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Civismo

Al lavoro per la manutenzione della democrazia toscana

In tempi difficili, mentre siamo bombardati da notizie cupe sullo stato deille democrazie e dei diritti umani nel mondo, alcune forze civiche locali della Toscana hanno deciso di reagire cominciando da ciò che si può fare qui e ora, con le nostre forze, senza aspettare interventi dall'alto, da altri, da altrove: possiamo e quindi dobbiamo manutenere e migliorare la nostra democrazia locale. 

Ieri, 17 gennaio 2026, festa di Sant'Antonio Abate, si è svolto a Poggibonsi il seminario pubblico convocato dalle reti OraToscana e Toscana Civica sul tema: NON RASSEGNIAMOCI ALL’ASTENSIONISMO - Proposte dei civismi toscani per le necessarie riforme delle norme elettorali toscane (e non solo).

2026 01 17 civici a Poggibonsi contro astensionismo

I lavori sono stati introdotti da Paolo Marrocchesi (Toscana Civica) e da Mauro Vaiani (OraToscana - Autonomie e Ambiente - EFA) (nella foto, da sinistra, Paolo Marrocchesi, Mauro Vaiani e Alessandro Tomasi, portavoce dell'opposizione nel Parlamento toscano).

Hanno contribuito civici esponenti della lista civica "E' Ora" (che ha partecipato alle ultime elezioni regionali della Toscana, ottenendo il 2,37%) e altri gruppi civici indipendenti, fra i quali Giorgio Boncompagni, esponente civico della Valdichiana. Ha portato un contributo una delle realtà italiane impegnate contro il Rosatellum ed altre norme elettorali ingiuste, l'Associazione per la rappresentanza "Voto libero ed eguale" (https://www.votolibeguale.it/), con l'intervento di Francesco Ruggieri (Schierarsi - Firenze).

Queste realtà civiche, appassionate di autonomie personali, sociali, territoriali, non pretendono di avere in tasca una ricetta contro la minaccia dell'astensionismo e la crisi della partecipazione. Però fra le molte cause dell'attuale scollamento tra cittadini e istituzioni, si possono mettere anche le norme elettorali ingiuste, che escludono, allontanano, creano sfiducia, impediscono il rinnovamento delle elite dirigenti.

Le leggi elettorali della Repubblica Italiana sono tutte criticabili: da quella che regola l'elezione delle amministrazioni nei piccoli comuni, passando per le norme in vigore per i comuni con più di 15.000 abitanti, per le province, per le regioni, per la Camera, per il Senato, fino alla legge elettorale europea. In questo quadro difficile la legge elettorale della Toscana forse non è nemmeno la peggiore, ma è quella su cui possiamo incidere con il nostro impegno civico e politico locale.

Le forze locali che sono state escluse, impedendo loro di entrare in consiglio o addirittura di presentarsi alle elezioni, possono e quindi devono premere sul nuovo consiglio regionale appena eletto, il 12-13 ottobre 2025 scorso, perché le norme elettorali regionali siano corrette. I promotori del seminario, uniti in un coordinamento in stile confederale nel rispetto delle autonomie locali e delle diversità culturali e politiche, intendono dialogare con i 41 membri del Parlamento toscano per ottenere dei miglioramenti. Questa iniziativa di riforma potrebbe essere un contributo significativo contro la sfiducia e il rancore, che dilagano tra le persone e le comunità, specie le più piccole e periferiche della nostra terra.

Un primo elenco di problemi che possono essere portati all'attenzione dei legislatori toscani comprende: 

  • la richiesta di una "par condicio" toscana, cioè un maggior accesso all'informazione da parte di tutte le forze civiche e politiche che intendono proporre candidati; per un tempo molto più lungo e con condizioni di maggiore parità di quelle previste dalla "par condicio" italiana;
  • l'allungamento del tempo fra l'indizione e lo svolgimento delle elezioni (attualmente di circa 60 giorni, di cui solo 25-30 utili per la raccolta delle firme); questo per consentire la partecipazione non solo alle forze esistenti e ai candidati già noti, ma anche a persone e realtà nuove (magari promosse da persone che vivono del proprio e non sono già nel "mestiere" della politica); peraltro, in una società che invecchia e in cui stanno declinando tutte le forme di attivismo, poter contare su tempi più lunghi e quindi più calmi sarebbe sicuramente un vantaggio per tutti;
  • adempimenti uguali per tutti coloro che intendono presentarsi alle elezioni (come peraltro avviene per le elezioni comunali); considerando che gli "insider" sono già in partenza più forti o più organizzati, rispetto agli "outsider" nuovi od emergenti, non è giustificabile che gli uscenti-incombenti possano presentarsi raccogliendo 130 firme, mentre nuove formazioni ne devono raccogliere 13.000; questa disparità di trattamento deve essere colmata; in ogni caso l'attuale numero di firme richieste, con la relativa autenticazione e certificazione, è davvero eccessivo;
  • la registrazione dei contrassegni elettorali, nel rispetto dell'identità e dei simboli storici di tutti, deve essere posta prima e non dopo la presentazione delle liste (la Toscana ha collezionato una serie di tristi vicende di contestazioni ed esclusioni, da quelle contro la lista di Renzo Macelloni nel 2005, a quella contro la Lega Toscana nel 2015, a quella che portò all'ingiusta esclusione del Patto per la Toscana nel 2020);
  • revisione delle norme sul finanziamento delle campagne elettorali, introducendo forme di supporto pubblico - anche solo logistico e comunicativo - uguali per tutti;
  • va preso in considerazione il divieto di ogni forma di finanziamento delle campagne elettorali da parte di persone giuridiche (anche perché la Toscana è piena di società che sono "private" sono formalmente e sono in realtà dipendenti dalla politica; nessuno si sorprende che queste società finanzino sempre i candidati degli schieramenti più forti, magari gli uscenti che le hanno già favorite in passato, ma è chiaro che siamo di fronte a continui e scivolosi conflitti di interesse);
  • vanno superate le attuali regole di assegnazione dei seggi, che sovrarappresentano la provincia di Firenze e, all'interno della provincia, la città di Firenze (interessante in proposito un intervento del prof. Enrico Calossi);
  • va migliorata la rappresentanza di territori meno popolosi e più periferici, dalle montagne alle isole della Toscana (anche prendendo in considerazione un aumento del numero dei membri del Parlamento toscano, immaginando anche di superare la previsione centralista e frutto di una odiosa demagogia antipolitica contenuta nel DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011, n. 138, art. 14, comma 1);
  • in molti consideriamo fortemente discutibile che il presidente eletto debba avere una maggioranza assicurata nell'assemblea; va contro una autentica separazione dei due poteri, strangola il pluralismo e in definitiva, come è evidente a tutti, nel lungo termine sta facendo degradare la democrazia;
  • via le soglie di sbarramento (che peraltro sono intrinseche in una assemblea piccola come quella della Toscana);
  • se si continua a credere nell'elezione diretta del presidente della Toscana, essa deve avvenire con la maggioranza assoluta dei voti validi (50% + 1); basta con questa finzione di democrazia per cui si vince con solo il 40% (un problema politico che peraltro va molto oltre la Toscana);
  • se si conserva l'elezione diretta del presidente, il voto disgiunto deve diventare un voto su due schede separate (per eliminare le distorsioni e gli errori, che peraltro hanno condotto al caso "Toscana Rossa - Bundu", dove ben 72.000 cittadini toscani si sono sentiti beffati e privati della rappresentanza);
  • si dovrebbero rivedere (diminuire) le possibilità di pluricandidatura;
  • si dovrebbe consentire la partecipazione a gruppi civici e politici locali, anche quando essi fossero presenti e disponibili a candidarsi in una sola o in poche circoscrizioni;
  • sarebbe importante discutere della possibilità di candidature di indipendenti non collegati a schieramenti che sostengono uno dei candidati presidenti;
  • va immaginata una misura che consenta maggiore partecipazione al voto da parte di cittadini toscani residenti all'estero, oppure fuori sede per motivi di salute, lavoro e studio, oppure impediti da particolari condizioni di fragilità; va pensato un sistema di registrazione per il voto ("register to vote") magari anche online, assicurando segretezza e sicurezza del voto.

Questo elenco va considerato interlocutorio e non esaustivo. Non si tratta di slogan che possano essere agitati sui media e sulle reti sociali, ma che richiedono attenzione, ponderazione, approfondimento insieme ai legislatori e agli esperti, nell'interesse pubblico, con generosità, con una visione a lungo termine.

Paolo Moschi (presidente di Toscana Civica) e Francesca Marrazza (Ribella Firenze - OraToscana), fra gli altri, hanno posto l'accento sul fatto che questa manutenzione della democrazia toscana può essere una occasione per promuovere rinnovamento e alternanza.

Alessandro Tomasi, portavoce dell'opposizione nel Parlamento toscano, che ha partecipato all'intero seminario, si è messo a disposizione su queste e altre proposte provenienti dal mondo civico.

La presidente del consiglio regionale Stefania Saccardi e i consiglieri di maggioranza Matteo Biffoni e Federico Eligi, che non hanno potuto essere presenti, hanno inviato un messaggio di disponibilità all'ascolto e all'interlocuzione.

Per interloquire con gli organizzatori del seminario, si prega di scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. . 

Prato, 19 gennaio 2026 - a cura degli organizzatori del seminario 

2026 01 18 candidarsi e votare deve essere facile

Anche in Toscana qualcosa sta cambiando

Si sono tenute gli scorsi 12-13 ottobre 2025 le importanti elezioni regionali della Toscana. Dalla forza sorella OraToscana riceviamo le congratulazioni per due persone indipendenti e competenti la cui elezione nel nuovo parlamento toscano era tutt'altro che scontata (nell'immagine di corredo al post i loro ritratti estratti dai rispettivi manifesti elettorali): Federico Eligi, riformista antico amico dei civismi e dei movimenti per le autonomie e per i diritti civili, eletto a Pisa; Diletta Fallani, una ambientalista amica dei civismi, eletta a Livorno, anche con il sostegno di Città Diversa Livorno (una delle realtà costituenti di OraToscana).

Anche le elezioni toscane sono state trasformate dai media in una mera competizione diretta fra il candidato del centrosinistra - il presidente Eugenio Giani, riconfermato - e il candidato del centrodestra - il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi. Fra di loro c'è stata la solita corsa a chi vince "perdendo meno voti", come si legge in una riflessione di Mauro Vaiani (garante di OraToscana, oltre che vicepresidente segretario di Autonomie e Ambiente), ma alla fine, nonostante i partiti verticali della Repubblica Italiana facciano di tutto per allontanare la gente dalle urne, qualcosa alla fine è cambiato.

Il nuovo consiglio regionale è, inaspettatamente, molto più plurale e articolato del precedente, nonostante la partecipazione al voto dei Toscani sia scesa a minimi storici: 1.435.329 votanti su un totale di 3.007.061 aventi diritto (47,73%). Hanno votato soprattutto i tifosi degli attuali partiti, è vero, ma la gran parte dei votanti ha anche utilizzato il voto personale e diretto ai candidati della propria circoscrizione, i cui nomi in Toscana sono già stampati sulle schede. Questo ha portato sorprese e novità. Non ci sono solo partiti confermati e partiti sconfitti. Anche all'interno delle diverse formazioni politiche e dei diversi territori della Toscana sono emerse figure nuove e diverse, che potrebbero correggere il grigiore, la pigrizia e i molti errori della precedente amministrazione Giani e di quelle che la hanno preceduta.

OraToscana ci trasmette anche l'affetto per diversi candidati che purtroppo non ce l'hanno fatta. Il movimento è loro grato per averci provato. Fra di essi: Francesco Carbini (civico riformista, circoscrizione di Arezzo); Andrea Ulmi (civico moderato, circoscrizione di Grosseto); Alessandro Giorgi (civico autonomista della circoscrizione di Pisa); Salvatore Bimonte (giovane esponente cristiano-sociale di Prato).

No, non è bastato ai Toscani l'ennesimo referendum fra sinistra e destra, secondo OraToscana. E' evidente che le persone, le famiglie, le piccole imprese, i contadini, gli artigiani, vogliano qualcosa di diverso. La rete di OraToscana si sente più impegnata che mai per leggi elettorali più giuste, per una diversa rappresentanza delle autonomie dei territori, per la promozione di civismi capaci di generare nuove autonomie personali, sociali, territoriali.

OraToscana ha convocato la propria III assemblea generale per il 22 novembre 2025, la festa di Santa Cecilia, a Nodica di Vecchiano.

Firenze, 15 ottobre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale

 

Autonomie e Ambiente in tutti i territori - Incontro con la segreteria

A seguito del notevole interesse riscosso dal contributo di OraToscana al Forum 2043 sulla dignità e i poteri del consigliere comunale, Mauro Vaiani, membro della segreteria interterritoriale, ha accettato di commentarlo, affrontando anche altri temi d'attualità, nella nostra resistenza al centralismo autoritario e, nell'attualità politica, al presidenzialismo. La sintesi della conversazione, rivolta a tutti gli amministratori locali civici, ambientalisti, autonomisti, è una occasione per uno sguardo d'insieme sulla rete Autonomie e Ambiente. La sorellanza è uno strumento politico ed anche elettorale (per combattere le leggi elettorali ingiuste, che impediscono alle comunità di eleggere i loro leader locali). Sotto la guida del Patto per l'Autonomia, vogliamo incidere, non in solitudine ma insieme ad altre forze civiche, ambientaliste, localiste, riformiste, sul futuro della Repubblica delle Autonomie e, ancora di più, per una nuova Europa delle autonomie personali, sociali, territoriali, a partire dalle elezioni europee del maggio 2024. Undici minuti di ascolto.

 

Per contattare la rete Autonomie e Ambiente: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Buon 2026 dalla Toscana con un confederalismo antico ma più attuale che mai

Ieri lunedì 29 dicembre 2025 a Pontedera, ospitato dal gruppo Presidio Civico, si è tenuto il brindisi di fine anno 2025 e di auguri per un sereno e operoso 2026, fra i civismi appassionati di autonomie che sono in rete attraverso OraToscana.

Queste reti di civismo hanno radici antiche, che risalgono alle origini della Repubblica delle Autonomie e dell'Europa delle Regioni, nelle parole della Carta di Chivasso del 1943, ma il loro progetto di confederalismo dal basso è più contemporaneo e necessario che mai.

La rete OraToscana, dopo la III Assemblea celebrata a Vecchiano lo scorso 22 novembre, è animata da sette moderatori, in rappresentanza di altrettanti territori: Francesca Marrazza (presidente di RiBella Firenze, per la città di Firenze); Ione Orsini (Un Cuore per Vecchiano, anche in rappresentanza di San Giuliano e Pisa); Alberto Andreoli (Presidio Civico, per Pontedera e Valdera); Marco Cannito (storico leader di Città Diversa, per Livorno e provincia); Riccardo Galimberti (Grosseto e provincia); Andrea Ridi (Più Certaldo, in rappresentanza della Valdelsa fiorentina); Mauro Vaiani (Civici Pratesi per le Autonomie, per Prato e provincia). Sono tutte persone che vivono del proprio e sono impegnate in politica mettendoci il proprio tempo libero dagli impegni di lavoro e di famiglia.

La rete è già in contatto con decine di altre realtà civiche in ogni provincia della Toscana, per contribuire a una fioritura a lungo termine della cultura delle autonomie civiche in tutta la Toscana.

OraToscana è a sua volta connessa con la rete italiana Autonomie e Ambiente e con la famiglia politica europea delle autonomie EFA (European Free Alliance).

Il metodo confederale assicura a ogni gruppo civico locale la totale libertà politica per perseguire i propri obiettivi locali di buongoverno, attraverso il rafforzamento delle proprie istituzioni democratiche locali, la ricostruzione di una sanità pubblica e prossima, l'impegno per una vita semplice e sicura a misura sia di anziani che di bambini, la protezione dell'ambiente e dell'economia locali, la promozione delle piccole imprese, del commercio e dell'artigianato di prossimità, dei beni comuni, dei servizi pubblici locali.

Non si sono messi in rete come civici qualsiasi. Come ha ribadito la presidente di Ribella Firenze, Francesca Marrazza, siamo una rete "civista" non solo "civica". Civico può definirsi chiunque non abbia (più) una tessera di un partito nazionale, ma il nostro civismo ha identità e radici più profonde, in una cultura dell'autonomia che ci distingue chiaramente dagli schieramenti di centrosinistra e centrodestra.

Uno dei primi impegni della rete OraToscana per il 2026 è la prosecuzione della lotta per leggi elettorali più giuste per tutti. Le cattive norme elettorali sono una delle cause della sfiducia e dell'astensionismo, perché allontanano i cittadini dall'impegno politico in prima persona o in sostegno ai loro leader locali. Un appuntamento pubblico contro l'astensionismo e per la correzione della legge elettorale toscana, è già stato organizzato insieme ad altre realtà civiche toscane per sabato 17 gennaio 2026 alle 16, a Poggibonsi, presso l'Hotel Alcide.

Nella foto sottostante alcuni dei partecipanti all'evento di OraToscana di ieri a Pontedera. Da sinistra: Marco Vanni; Alberto Andreoli; Francesca Marrazza; Riccardo Galimberti; Claudia Filippeschi; Mauro Vaiani.

2025 12 29 auguri moderno confederalismo foto gruppo

 Pontedera, 30 dicembre 2025 - A cura della Moderazione di OraToscana

 

 

 

 

 

 

 

  

Che sia un autunno di dialogo e di speranza

Basta con gli urlatori, che poi troppo spesso diventano picchiatori e traditori.

Si deve aprire una stagione di tregua, dialogo, ritorno al ragionamento e alla collaborazione politica fra diversità e fra diversi.

Autonomie e Ambiente dà voce a un bisogno che non esitiamo a chiamare di riconciliazione, resistendo al bombardamento mediatico di immagini e parole di odio e velenosa polarizzazione:

  • voce ai cittadini che vogliono firmare per abolire leggi ingiuste come il Rosatellum (cliccare qui e qui);
  • voce alle persone candidate civiche e indipendenti, che vogliono collaborare fra di loro per il bene comune, anche se corrono in liste diverse, nelle regionali;
  • voce ai paesi, ai piccoli comuni, alle periferie, che vogliono unirsi per assicurare a una popolazione che invecchia servizi pubblici universali di qualità, a partire dalla sanità;
  • voce alle piccole imprese, ai piccoli negozi, agli artigiani, ai coltivatori diretti, alle piccole associazioni e realtà diffuse di volontariato, che costituiscono la trama essenziale delle nostre comunità:
  • voce agli esperti e ai leader che si espongono per il cessate il fuoco su tutti i fronti, non perché ci si debba rassegnare al terrorismo o alle ingiustizie geopolitiche, ma proprio l'opposto: è dopo il cessate il fuoco che si pongono le basi del cambiamento, che potranno finalmente cadere, grazie alla forza nonviolenta della partecipazione e del voto, i mostri e i tiranni che hanno scatenato terrore e guerra.

Siamo la voce delle autonomie e dei civismi di tutti i territori, che non solo vogliono resistere al centralismo, ma pretendono più responsabilità, più poteri, più risorse, perché i problemi sono spesso globali, ma ogni territorio ha il diritto-dovere di trovare le proprie soluzioni concrete, che sono sempre locali, secondo principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza (art. 118 della Costituzione).

Buona firma a tutti i cittadini sul portale delle iniziative popolari.

Buon voto alle persone della Valle d'Aosta e delle Marche.

Ritrovare il sorriso è possibile, anche nella vita pubblica interna e internazionale!

Buon autunno a tutti.

Aosta - Ancona, 21 settembre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale

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Per i pochi che non la riconoscono, precisiamo che l'immagine a corredo del post è "il ragazzo che sorride" (the smiling boy), il simbolo della Rivoluzione di velluto (the Velvet Revolution) di Praga e Bratislava del 1989, promossa dal Forum Civico di Vàclav Havel e dal movimento "Pubblico contro la violenza" di Alexander Dubček.

 

Civismo toscano autonomo: appuntamento per sabato 28 giugno 2025

Il prossimo appuntamento del nuovo civismo autonomo toscano, raccolto nel coordinamento L'Altra Toscana, è a Firenze per sabato 28 giugno 2025, alle ore 9.30 presso l'Hotel Florence Metropole in Via del Cavallaccio 36 a Firenze.

Sarà presentato il manifesto della nuova rete, con gli interventi di Giovanni Bellosi (Scandicci Civica), Claudio Lucii (Vivi Poggibonsi), Mauro Vaiani (Ora Toscana - Civici di Prato per le autonomie), Renzo Luchi (Cittadini per Fiesole), Francesco Carbini (Liste Civiche Sangiovannesi).

Ci saranno i saluti di Anna Trassi (sindaca civica di Lamporecchio), David Saisi (sindaco civico di Gallicano), Alessandro Polcri (sindaco civico di Anghiari e presidente della provincia di Arezzo). 

Coordinano il dibattito Anna Ravoni (già sindaca di Fiesole) e Federico D'Anniballe (Cambiamo Ponsacco).

Conclude il sindaco di Viareggio, Giorgio del Ghingaro, garante del coordinamento.

 

Colloquio con Pierluigi Piccini sulle speranze di un civismo che è qui per restare

Pierluigi Piccini, sindaco di Siena alla fine del XX secolo e da vent'anni mentore del civismo di Siena e oltre, a colloquio con Mauro Vaiani, vicepresidente segretario di Autonomie e Ambiente e garante di OraToscana. Il colloquio rilancia valoci civici, competenza amministrativa, sussidiarietà, democrazia, amore per gli altri e per i propri territori, sacrificio e candore dell'impegno politico, autonomia personale, sociale, territoriale. Questo colloquio fra Pierluigi Piccini e Mauro Vaiani è dedicato alle nuove generazione di leader territoriali.

E’ stato possibile grazie all’amicizia fra Per Siena, OraToscana, Autonomie e Ambiente, EFA.

Pierluigi Piccini era già intervenuto sul Forum 2043 di Autonomie e Ambiente:Il civismo che è qui per restare

Per conoscere il movimento Per Siena:https://www.persiena.it/

Il blog di Pierluigi Piccini, una vera miniera di cultura politica, civismo, filosofia e arte:https://pierluigipiccini.it/

Per conoscere OraToscana, forza sorella di Autonomie e Ambiente ed EFA in Toscana:https://www.biancorosso.me/

Per conoscere la rete Autonomie e Ambiente, partner di EFA nella Repubblica Italiana:https://www.autonomieeambiente.eu

Grazie a Renzo Giannini DJ (Youtube: Il Lampone -   / @il_lampone  ) per la collaborazione.

I contenuti del canale di Autonomie e Ambiente sono liberamente utilizzabili e ridistribuibili secondo i termini della licenza CC BY-SA. Registrazione realizzata il 18 giugno 2025 e pubblicata il 21 giugno 2025.

 

Congratulazioni al prof. De Toni nuovo sindaco di Udine

Congratulazioni vivissime al prof. Alberto Felice De Toni, che ha vinto il ballottaggio ed è da ieri il nuovo sindaco di Udine. La sua candidatura civica è stata fortemente voluta dal Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia. La lista civica De Toni Sindaco, con il sostegno del nostro mondo autonomista, civico, ambientalista, ha raggiunto al primo turno il 12%. Al ballottaggio De Toni ha avuto l'appoggio di un campo di forze di sinistra, centro e indipendenti ancora più ampio di quelle che lo sostenevano al primo turno.

Al prof. De Toni sono giunte congratulazioni da tutta la sorellanza di Autonomie e Ambiente e dai responsabili di EFA, la nostra famiglia politica europea.

Per approfondire:

https://twitter.com/lorenalacalleA/status/1648014887962943497?s=20

https://www.facebook.com/AutonomieeAmbienteUfficiale/posts/pfbid02QmutvXGvb7CNWETEtXFMqbhuzzjV667r84umA2LXH7kGq1dtah8hv19K5Yy3xvUEl

 

Congresso di Lombardia Civica a Vigevano

Domenica 26 maggio 2024 a Vigevano, alle 10, al Castello Sforzesco nella sala del Duca, si riunisce il primo congresso di Lombardia Civica - Alleanza per il territorio e il federalismo. L'assemblea sarà presieduta da Giuseppe Oliviero, presidente, e da Enrico Chiapparoli, segretario. Sarà presente il vicepresidente europeo degli autonomisti di EFA e presidente della rete Autonomie e Ambiente, Roberto Visentin.

E' gradita una registrazione alla mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Lombardia Civica è associata ad Autonomie e Ambiente ed è fra le principali protagoniste nel suo territorio del risveglio di un civismo naturalmente autonomista, indipendente dalle piramidi nazionali, votato al buongoverno delle comunità locali.

Saranno presenti i candidati delle liste civiche già confederate in Lombardia Civica (nella grafica sotto).

2024 05 13 liste lombardia civica

Milano, 22 maggio 2024 - a cura della segreteria interterritoriale

Dieci giorni contro il ventennio dei nominati

Si aggiungono nuove iniziative dal basso contro le leggi elettorali ingiuste;

https://www.votolibeguale.it/

Sono sulla piattaforma pubblica, gratuita, accessibile, in grado di proteggere la privacy dei cittadini che la usano. 

Sono promosse da cittadini civici, indipendenti, coraggiosi (che conosciamo personalmente e che stimiamo).

Solo che restano pochi giorni, dieci da oggi! Entro il 30 settembre questa iniziativa dovrà terminare (mentre altre andranno avanti, ovviamente).

Migliaia di persone sanno che, ormai da un ventennio, i cittadini non eleggono più i loro parlamentari. Camera e Senato sono piene di "nominati". Persino giornalisti e politici importanti hanno ammesso in pubblico che questo scandolo delle leggi elettorali ingiuste deve finire.

Il silenzio assordante che ha soffocato iniziative come quella dell'anno scorso contro il Rosatellum del Comitato Besostri, può essere aggirato solo da un passaparola esponenziale.

L'orrendo Rosatellum in qualche modo dovrà essere cambiato, perché è insostenibile, contrario alle norme europee e soprattutto incostituzionale.

Chi sa come stanno le cose con il Rosatellum, firmerà per far sentire un po' di pressione popolare! 

Il Rosatellum deve essere cancellato. Coraggio!

 

Milano, 20 settembre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale

 

Documentazione video conferenza stampa EFA-AeA a Milano (16 maggio 2024)

Emergenza cemento in Toscana

OraToscana si mobilita a fianco di Presidio Civico di Pontedera, una delle liste civiche locali collegate nel sistema confederale della nostra forza sorella toscana, contro la cementificazione dell'area del Chiesino. In Toscana, dietro la cortina fumogena di una incessante retorica "green", il problema del consumo di suolo è gravissimo. Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa di OraToscana, uscito nel pomeriggio del 25 novembre 2025. 

Firenze, 25 novembre 2025

L'amministrazione comunale di Pontedera, uno dei comuni con il più alto e avventato consumo di suolo della Toscana, vuole portare avanti la maxi lottizzazione nell'area del Chiesino.

Si tratta di un intervento monstrum, già fortemente criticato dagli uffici regionali competenti e criticato duramente da tutti gli attivisti ambientalisti del territorio.

Quello di Presidio Civico di Pontedera, con il consigliere avvocato Alberto Andreoli, fu l'unico voto contrario della precedente consiliatura.

Altri 25 ettari di suolo vergine verranno cementificati, fra Pontedera e Fornacette, aree peraltro tra le più antropizzate della Toscana, con gravi conseguenze di inquinamento, traffico, vivibilità, aumento dei rischi alluvionali.

La questione merita di essere portata all'attenzione del nuovo consiglio regionale e della nuova giunta del confermato presidente Eugenio Giani, oltre che al nuovo portavoce dell'opposizione Alessandro Tomasi, visto che sia il centrosinistra che il centrodestra di Pontedera si sono uniti nel voler fare questa salto nel buio, indifferenti alle critiche tecniche e contraddicendo la retorica delle elite al potere in Toscana che continuamente si vantano di essere "green". 

L'appello che PRESIDIO CIVICO avanza nei confronti del consiglio comunale di Pontedera è di non approvare questa variante e di conservare l'area quale polmone verde insostituibile.  

Per un approfondimento rimandiamo alla pagina sociale di Presidio Civico, realtà civica autonoma collegata con OraToscana 

L'immagine in testa è tratta dallo stesso post, fonte La Nazione.

Per conoscere meglio OraToscana:

https://www.biancorosso.me/ 

 

Fare rete in Sardegna e ben oltre

 

Olbia 20 novembre 2021

 

Gentilissimi e gentilissime partecipanti al convegno indetto dall’Assemblea Natzionale Sarda (ANS),

 

in occasione dell’incontro con la presidente dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC), Elisenda Paluzie, vi scrivo, impossibilitata a presenziare, in qualità di osservatrice ALE-EFA e delegata di Autonomie e Ambiente.

Vi trasmetto i saluti e gli auguri di buon lavoro della presidente ALE-EFA Lorena Lopez De La Calle e del presidente di Autonomie e Ambiente Roberto Visentin, oltre ai miei personali.

La storia della Catalogna, come territorio autonomo che aspira e quindi lotta per il pieno autogoverno in una Europa confederale, è esemplare e dovrebbe essere d’ispirazione per la Regione Autonoma della Sardegna e per tutti gli altri territori della Repubblica Italiana che aspirano all’autodeterminazione.

La repressione anti-catalana deve essere approfondita e ben compresa da tutti noi. Noncisi può nascondere che tale repressione sia sostenuta in molti modi, espliciti o sotterranei, dalle forze del centralismo sia in Italia che in Europa.

La Repubblica Italiana e l’Unione Europea, come dimostrato una volta di più dall’uso del mandato di cattura europeo come armapoliticaimpropria contro gli esuli catalani, sono percorse da pulsioni autoritarie e centraliste, ma la nostra ammirazione per il percorso deiCatalani non deve fermarsi alla valutazione dei risultati da loro ottenuti, tralasciando l’analisi del metodo seguito per ottenerli.

È necessario capire le fasi del percorso, composto di dialogo, unità di intenti, piccole e grandi strategie e che ha portato la Catalogna a sfiorare il Sogno indipendentista.

Lo loro capacità di crescere, rinnovarsi, fare rete con le forze civiche, ambientaliste, territoriali e locali, spiega molti dei loro risultati.

Alla luce di questo oggi,anchein questa assemblea si possono gettare le basi per un nuovo percorso, che vada verso la maturità dell’autodeterminismo sardo,il qualedeve passare necessariamente dalla celebrazione delle altrui vittorie alla programmazione delle proprie,che sianovittorie a breve, a media, o a lunga scadenza.

La pluralità delle forze che aspirano all’autogoverno della Sardegna è una ricchezza che va incanalata nella capacità di fare squadra, rammentando che il nostro unico avversario storico è il centralismo.

Infine l’auspicio è che il mondo autodeterminista sardo volga lo sguardo anche a quei territori della penisola italiana che soffrono degli stessi mali della nostra terra, che aspirano a forme più o menoavanzatedi autogoverno, che come noi detengono un patrimonio culturale e linguistico oramai a rischio.

Non è da sottovalutareche un lavoro politico comune, tra forze delle diverse nazioni e territori,ci consentirebbe di esercitare maggiori pressioni sulla Repubblica Italiana,anche per una riscrittura della Costituzione in terminipiù avanzati nella direzione dell’autogoverno dei suoi popoli e territori.

Lo statuto della nostra regione è oramai obsoleto,dopo esser stato in gran parte tradito,mentre lo stato italiano sta riguadagnando terrenoin ogni materia.

Sono convinta che sia necessario ristabilire i termini dei rapporti fra stato e regione e sono altresì convinta che non si possa aspirare all’indipendenza se non si è capaci di praticare l’autonomia.

Con l’augurio di un proficuo lavoro vi saluto e vi abbraccio.

Silvia Lidia Fancello

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Friuli paese antico e nuovo d'Europa

  • Autore: Clape di culture Patrie dal Friûl - 17 marzo 2023

La storia del Friuli è stata condizionata dalla sua posizione, all’intersezione tra il punto più settentrionale del Mediterraneo e la porta d’ingresso da Oriente alla penisola italiana. In corrispondenza di tale crocevia sono fiorite le tre grandi città portuali che hanno segnato la storia del Friuli: Aquileia, Trieste e la vicina Venezia.

La formazione del Friuli come entità storico-politico-culturale si può far risalire all’epoca longobarda (sec. VI-VIII). A Occidente il confine del Friuli lungo la valle del Piave e il corso del Livenza si è stabilizzato da secoli, mentre ad Oriente vi sono sempre state più incertezze, a causa della non coincidenza tra confini geografici, etnici, socio-economici e politico-militari.

Sulla formazione della lingua friulanavi sono teorie diverse. Secondo quella più tradizionale, essa sarebbe il risultato dell’influenza del sostrato celtico sul latino qui portato dai coloni romani, e quindi avrebbe oltre duemila anni; mentre, secondo altre, essa si sarebbe formata mille anni più tardi, nel contesto di relativo isolamento dal resto d’Italia della realtà politica autonoma del Principato patriarcale di Aquileia.

L’identità e le istituzioni friulano sopravvissero in parte anche sotto la dominazione veneziana, iniziata nel 1420. La grandissima maggioranza della popolazione ha continuato a il friulano, ed esistono anche fin dal XIV secolo documenti letterari scritti in tale lingua, anche se, come è avvenuto per molte altre nazioni, è solo nell’Ottocento che si avvia una robusta tradizione letteraria e la lingua diviene la base principale dell’identità territoriale.

Dopo le tragedie delle guerre mondiali e del regime fascista, nella nuova Repubblica si avviano i movimenti per il riconoscimento dei Friulani come comunità con pieno diritto all’autonomia politico-amministrativa e alla tutela della propria lingua.

Quest’istanza è divenuta più impellente a partire dagli anni ’70 e ha trovato una debole accoglienza da parte delle istituzioni solo alla fine dello scorso secolo.

La lingua è certamente uno dei fondamenti dell’identità friulana, ma si deve anche ribadire che per secoli il senso di appartenenza al Friuli ha avuto un carattere piuttosto politico-territoriale che linguistico. L’identità collettiva è un fenomeno complesso, multidimensionale. Accanto alla lingua, al territorio, all’organizzazione politica, giocano anche fattori più latamente culturali: costumi, riti, tradizioni, senso della storia e del destino comune, coscienza e volontà.

È ancora vivo, e prevalente in certi ambienti, un ‘idealtipo’ di friulano elaborato nel corso dell’Ottocento, che ha avuto nell’ ‘ideologia’ della Società Filologica Friulana la sua codificazione: il tipo (o stereotipo) del friulano «salt, onest, lavoradôr», essenzialmente modellato sulla figura archetipa del felix agricola, del ‘buon contadino’, con in più un’enfasi sul ruolo di queste terre di bastione della civiltà romana contro il mondo tedesco e slavo che preme dai confini.

Dall’ampia produzione letteraria, ideologica e saggistica sul carattere dei Friulani, fiorita in quest’ultimo secolo, ad opera sia dei Friulani stessi che di osservatori esterni, sembra di poter inferire un modello a cinque dimensioni. Il popolo friulano si caratterizzerebbe quindi per essere:

1. un popolo contadino, e quindi attaccato alla terra, vicino alla natura; organizzato in salde strutture familiari e in piccole comunità di paese; laborioso, ma anche dotato di capacità imprenditoriali; tradizionalista e fedele alla parola data;

2. un popolo cristiano, e quindi credente, inserito nella grande tradizione cattolica, dotato delle virtù della semplicità, dell’umiltà, dell’austerità, della capacità di sopportare con pazienza e fermezza le prove della vita;

3. un popolo nordico, quindi forte, grave, lento, taciturno, disciplinato, con senso dell’organizzazione e della collettività, ma con un sottofondo di tristezza esistenziale che trova conforto, oltre che nella laboriosità, anche nel vino, ed espressione nel canto corale;

4. un popolo di frontiera, collocato in una posizione esposta a rischi, temprato da una lunghissima storia di invasioni, saccheggi e battaglie; ma anche con la possibilità di aprirsi e relazionarsi positivamente con i vicini di altre culture, di mescolarsi con essi, di accoglierli ed esserne accolto;

5. un popolo migrante, perché nella modernità lo squilibrio tra popolazione e risorse costringe una quota di persone ad allontanarsi dalla patria, per cercare lavoro e sopravvivenza in altri paesi.

Nel dolore della partenza si rafforza l’amore, e nei disagi della lontananza si consolida un’immagine idealizzata del proprio paese. Nelle comunità di arrivo si ricreano ifogolârs e si mantengono la lingua e le tradizioni.

Tuttavia è da sottolineare che questo modello riflette, prevalentemente, una realtà storico-sociale abbastanza circoscritta: quella del Friuli grosso modo tra il 1870 e il 1970.

Ben poco possiamo dire della realtà più antica, medievale, perché la documentazione storico-archeologica sulla vita del popolo minuto è scarsissima, quasi inesistente. Le masse contadine sono ‘senza storia’, per definizione.

L’immagine dei Friulani che invece ci viene comunicata dalla documentazione storica dell’Evo moderno (secc. XV-XIX) è invece abbastanza diversa da quella tardo ottocentesca: il popolo friulano (cioè, in grandissima parte, i contadini) ci viene descritto spesso come riottoso, violento, neghittoso, indisciplinato. È certo l’immagine che ne hanno i padroni e i tutori dell’ordine, tendenti a enfatizzare questi aspetti negativi (lo stereotipo del villain, cioè del ‘cattivo’) più che quelli di segno opposto. Ma vi sono anche molte prove inoppugnabili di questo lato del carattere friulano di qualche secolo fa: storie di liti, banditismo, delitti, tumulti e insurrezioni. Per tutte, basti menzionare la «crudel zobia grassa» del 1511, la più violenta, prolungata ed estesa rivolta contadina dell’Italia rinascimentale.

Ovviamente queste speculazioni identitarie riflettono ormai assai poco il Friuli degli ultimi decenni, quello del dopo terremoto del 1976: un territorio altamente sviluppato, ricco, secolarizzato e mediatizzato. Un Friuli dove le masse di contadini non esistono più, sostituite da un 5% di moderni imprenditori agricoli; dove le campagne sono cosparse di insediamenti industriali; dove la maggioranza degli attivi è impiegata nel terziario, più o meno avanzato; dove resta l’emigrazione dei giovani laureati e dove è in corso l’immigrazione di gente proveniente da una settantina di paesi di tutto il mondo.

L’autonomismo in Friuli presenta caratteristiche originali, rispetto ad altri territori che erano, prima dell’unificazione, veri e propri stati, o almeno unità amministrative separate. Il problema friulano è stato quello di lottare per vedersi riconoscere una entità istituzionale e rappresentativa propria, senza farsi diluire in realtà amministrative o istituzionali eterogenee, ove comunque i centri di decisione erano e sono collocati all’esterno della realtà friulana, con la conseguenza che il proprio futuro è stato costantemente messo in discussione o comunque compromesso da logiche di potere politico, economico e culturale esterne e spesso contrapposte agli interessi friulani.

Mentre altrove, come in Trentino, in Val d’Aosta, in Alto Adige, in Catalogna, in Baviera, le realtà istituzionali sono state, da un certo punto in poi, saldamente controllate dalle rispettive comunità, da secoli il Friuli è stato inserito in ambiti territoriali eterogenei dove comunque i centri di decisione erano collocati al suo esterno: a Venezia per secoli, poi nell’era degli stati moderni nelle rispettive capitali, infine nella nuova Repubblica in una regione dotata sì di autonomia speciale ma il cui baricentro politico è Trieste.

L’autonomismo friulano ha dovuto pertanto muoversi verso la ricostruzione di una realtà istituzionale friulana, dotata di strumenti funzionali alla sua sopravvivenza come patrie.

Certamente sono importanti le azioni dirette ad elevare i gradi di autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia, sorta ad opera dell’impegno delle rappresentanze parlamentari del Friuli in seno alla Costituente, che poi è stato stravolto dall’esigenza di attribuire un ruolo all’allora Territorio libero di Trieste, ma ancora più importanti sono le iniziative e le politiche dirette alla crescita autonoma del Friuli come entità dalle caratteristiche originali.

Il percorso cui l’autonomismo friulano ha dato contributi importanti passa attraverso numerose tappe di cui tre sono fondamentali: la costituzione della Università di Udine come autonomo centro di formazione e di ricerca, risultato di un lungo processo storico condotto avanti con tenacia dalla comunità e dalle istituzioni friulane; il riconoscimento della lingua friulana da parte dello stato italiano con la legge 482/1999, con il quale il friulano è passato da uno stato indefinito di parlata locale, il cui carattere di lingua era riconosciuto solo a livello scientifico, al rango di lingua degna di forme importanti di sostegno e di tutela, alla pari delle comunità linguistiche che hanno alle loro spalle uno stato sovrano (la tedesca, la francese, la slovena, l’albanese, la greca); infine la costituzione della Comunità delle Province Friulane, a cura delle Province di Pordenone e di Udine, che potrebbe trasformarsi in un potente strumento di crescita della comunità friulana.

Questi risultati sono il frutto di un lungo lavoro di animazione e di impegno politico portato avanti da personaggi importanti che hanno dato vita a organizzazioni e movimenti politici di notevole peso.

Si pensi alle prime iniziative lanciate da Achille Tellini negli anni Venti, alla costituzione nel secondo dopoguerra dell’Associazione per l’Autonomia Friulana di Tiziano Tessitori, al Movimento Popolare Friulano di Gianfranco d’Aronco (la cui costituzione in partito avrebbe potuto cambiare completamente il panorama politico del Friuli), al Movimento Friuli di Fausto Schiavi e di don Francesco Placereani, al Comitato per l’Università Friulana di Tarcisio Petracco, alla Lega Friuli dei primi anni. E questo elenco non è certamente esaustivo.

Da una di queste iniziative, nota come “I laboratori dell'autonomia”, che ha visto l'adesione di tanti sindaci, persone del mondo della cultura e della vita sociale friulana, è iniziato alla fine dello scorso decennio un processo di riappropriazione in termini contemporanei della necessità dell’autogoverno.

L’esito dei laboratori è stata la nascita del “Patto per l'autonomia” un partito territoriale che ha adottato un motto antico, quello pronunciato da Giuseppe Bugatto, deputato friulano al Parlamento di Vienna, il 25 ottobre 1918:

CHE NISSUN DISPONI DI NÔ, SENSA DI NÔ

(CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI SENZA DI NOI)

Parole antiche, ma che il Patto ha fatto vivere in una organizzazione moderna, plurale, inclusiva, attenta alle differenze territoriali e culturali di quel microcosmo che è la regione Friuli – Venezia Giulia. Basti pensare che nel Patto sono in uso ben quattro lingue:

Patto per l'Autonomia (italiano)

Pat pe Autonomie (friulano)

Pakt Za Avtonomijo (sloveno)

Pakt für die Autonomie (tedesco delle comunità di Sauris, Timau e Val Canale, da Pontebba a Tarvisi)

Il Patto per l’Autonomia, che si era costituito come movimento politico pochi mesi prima, alle elezioni regionali del 2018 ha ottenuto il 4,09% dei consensi, corrispondenti a 23.696 voti, eleggendo come consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli.

Il resto è nella cronaca politica dell’ultimo lustro. Il friulano autonomista, civico e ambientalista Moretuzzo (classe 1976, un figlio del Friuli del dopo terremoto), dopo cinque anni di impegno come capogruppo nel parlamento regionale, è oggi candidato presidente, con il sostegno di gran parte del centrosinistra, alle elezioni regionali previste per il 2-3 aprile 2023. Il Patto per l’Autonomia, inoltre, è alla guida, con proprio personale politico esperto, della rete interterritoriale di Autonomie e Ambiente ed è rappresentato nel bureau della famiglia politica europea degli autonomisti e dei territorialisti, la Alleanza Libera Europea (ALE, meglio nota come European Free Alliance, EFA).

Le persone impegnate nel Patto a livello territoriale, statale ed europeo continuano a lavorare politicamente per assicurare un futuro al Friuli, perché sia uno dei paesi nuovi d’Europa e del mondo, in questo XXI secolo.

Udine, 17 marzo 2023

a cura della Clape di culture Patrie dal Friûl (associazione culturale Patria del Friuli) - https://www.lapatriedalfriul.org/

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III Assemblea di OraToscana

Sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia, si terrà la III Assemblea di OraToscana, a Nodica di Vecchiano, dalle ore 16.

Vecchiano, sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia

III Assemblea di OraToscana

rete di civismi, ambientalismi, autonomismi, organizzazione membro di Autonomie e Ambiente e della European Free Alliance

OraToscana è una rete che riunisce, con modalità confederali, realtà civiche comunali e territoriali, membro della rete italiana "Autonomia e Ambiente" (AeA) e della rete europea EFA (Free European Alliance). La famiglia politica di EFA riunisce rappresentanti da oltre quaranta regioni d’Europa. E’ la casa storica delle autonomie personali, sociali, territoriali in Europa.

Tema dell’assemblea:

RiBellarsi per amore
dei territori e delle comunità
in Toscana e oltre

L’assemblea si terrà nella frazione di Nodica del comune di Vecchiano, nella sala parrocchiale. Questa l'agenda dei lavori:

  • ore 16 - adunanza dei delegati di OraToscana per gli adempimenti statutari e il rinnovo delle cariche
  • ore 17 - saluti istituzionali, presentazione di documenti, interventi politici (saranno invitati esponenti civici e politici amici delle autonomie, della partecipazione, della democrazia deliberativa, delle libertà personali, sociali, territoriali), dibattito ed eventuali votazioni sugli ordini del giorno presentati
  • ore 19 - apericena di autofinanziamento

La presidenza dell'assemblea è affidata a Ione Orsini (Un Cuore per Vecchiano), Riccardo Galimberti (RiBella Firenze), Mauro Vaiani (garante di OraToscana – Civici di Prato per le Autonomie).

-> E' gradito un preannuncio di partecipazione al dibattito pubblico e all'apericena finale di autofinanziamento a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. <-

L'evento è reso possibile dall'amicizia e dall'ospitalità della lista civica ambientalista autonomista "Un Cuore per Vecchiano":

 Logo 10 cm Un Cuore per Vecchiano

 

III Assemblea di OraToscana - promemoria

2025 11 22 MANIFESTO III assemblea OraToscana

Comunicato stampa - Promemoria

A Vecchiano la III Assemblea di OraToscana - sabato 22/11/2025

Firenze, 15 novembre 2025 

Sabato prossimo, 22 novembre 2025, per la festa di Santa Cecilia, a Vecchiano, si riunisce la III Assemblea dei delegati di OraToscana, la rete dei civismi toscani appassionati di autonomie personali, sociali, territoriali.

OraToscana, nata nel 2021, è una rete confederale di gruppi civici toscani. E' collegata con la rete italiana Autonomie e Ambiente (AeA) e con la rete europea delle autonomie European Free Alliance (EFA), i cui eurodeputati siedono sia nel gruppo parlamentare Greens-EFA che nel gruppo dei conservatori ECR.

I civismi e le autonomie coltivano non solo la trasversalità politica, ma difendono l'indipendenza delle realtà locali dagli eccessi della polarizzazione destra-sinistra.

Promuovono il protagonismo dei cittadini, la democrazia diretta e il federalismo di stile svizzero.

Privilegiano l'autonomia e la competenza delle persone elette, prima delle appartenenze.

L'assemblea di OraToscana rinnoverà gli organi del movimento.

Rilancerà i propri progetti per l'autonomia dei comuni - unici enti che possono assicurare servizi pubblici universali per l'autonomia e la dignità degli anziani, dei bambini, delle famiglie, oltre che proteggere i territori dal degrado ambientale e dalla desertificazione economica.

Sono attesi dirigenti europei e italiani delle autonomie, esponenti civici toscani sia di centrodestra, che di centrosinistra, che indipendenti, oltre ad intellettuali e attivisti di diversa estrazione.

L'assemblea sarà aperta al pubblico dalle 17 alle 19. 

Tutti i dettagli qui:

https://autonomieeambiente.eu/news/448-iii-assemblea-di-oratoscana

 La segreteria

Per conoscere meglio OraToscana:

https://www.biancorosso.me/

 

Il civismo che è qui per restare

  • Autore: Pierluigi Piccini - Siena, 6 luglio 2023

Pierluigi Piccini è oggi uno degli intellettuali più impegnati, attraverso il suo blog e il suo impegno nell’associazione civica “Per Siena”, in quella che dobbiamo chiamare, senza paura di apparire enfatici, una primavera del civismo nella Repubblica italiana. Il civismo di Siena, anche nelle ultime elezioni amministrativedel 14-15 maggio 2023, ha dimostrato di essere una presenza determinante: quasi 3.000 persone personalmente impegnate come sostenitrici e candidate, sette liste civiche a sostegno della candidatura civica indipendente di Fabio Pacciani, un risultato al primo turno di oltre 6.000 voti (22,65%). Dopo vent’anni di lavoro politico e culturale, il civismo di Siena non è riassorbibile, né riducibile agli schemi semplicistici delle piramidi politiche nazionali e costituisce un punto di riferimento per coloro che credono, maperdavvero, in una Repubblica di autonomie personali, sociali, territoriali. Il presente contributosviluppa,con alcuni adattamenti al contesto del Forum 2043,le riflessionidi Pierluigi Piccini del 12 giugno 2023, intitolateCi siamo dimenticati che si può essere democratici ma di destra e populisti ma di sinistra”.

 

Marco Da Milano (l’11 giugno 2023) sul quotidiano “Domani” scrive che gli schieramenti – intende quelli generali che si propongono in tutta Italia e anche in Europa, che sarebbero la sinistra, la destra, il centro – starebbero tornando e che ci sarebbero quindi nuove occasioni per le leadership nazionali, quella della Schlein (ma anche per quella della Meloni).

Eppure, mentre starebbero tornando la sinistra, la destra, il centro, è anche vero che ci siamo dimenticati che si può essere democratici, ma di destra, e populisti, ma di sinistra.

Tornano gli schieramenti – forse - ma continua ad aumentare la percentuale di persone a cui la sostanza politica di questi schieramenti sfugge e che vogliono essere protagoniste di qualcosa di diverso, da esse stesse creato, territorio per territorio.

Siamo moltitudine di individui, che dovrebbero comprare occasionalmente prodotti preconfezionati e messi sul mercato elettorale, o siamo persone capaci ancora di cittadinanza attiva?

Il polo civico di Siena, che si è riproposto ancora una volta e con forza, è un fenomeno locale, che risente delle dimensioni e delle peculiarità del nostro contesto locale, eppure è anche parte di un fenomeno esteso, presente in tutta Italia e in realtà anche oltre.

Siamo stati un movimento di ricostruzione dal basso di una politica fondata sulla serietà, la competenza, la ricerca della mediazione fra interessi legittimi, la protezione dei beni comuni con un occhio particolarmente attento alle generazioni future.

Eppure siamo stati trattati con disprezzo dal PD, che ha considerato il civismo come un intruso, mentre loro incarnerebbero la politica vera, quella dei partiti. Il loro attacco è stato rivolto in una unica direzione, la nostra. Errore imperdonabile, perché un autentico problema del PD è esattamente la capacità di costruire alleanze con forze autonome e innovative, diverse e soprattutto realmente rappresentative, come appunto il nostro civismo.

Come abbiamo già scritto più volte il bipolarismo non paga, perché c’è sempre bisogno di forze intermedie che non si accontentino di slogan generali, proposte semplicistiche, contrapposizioni mediatiche. Forse intermedia che non sono sempre partitiche, ma sempre più spesso, come è accaduto a Siena, civiche.

Territori ed Europa, nazioni e globalizzazione, ceti medi impoveriti ed elite, diritti individuali e sociali, sono sono soltanto alcune delle antinomie in essere, per le quali non ci sono facili ricette. Non le hanno i conservatorismi, i sovranismi, i populismi. Non le ha la sinistra, il cui sguardo sulla società non è più complessivo, anche se vorrebbe ancora essere egemonico.

Il civismo, che è stato ed è sicuramente anche fluidità, moderazione e pragmatismo, sta maturando e consolidando una una base valoriale.

Stiamo tornando a fare politica a partire dal patrimonio della Costituzione (seguendo uno stimolo, fra tanti altri, come quello di Giuseppe Cotturri, sul fare cittadinanza attiva contro ogni forma di populismo).

I cittadini, con i loro movimenti civici, potrebbero cambiare molte cose, nella loro vita quotidiana, nelle loro amministrazioni locali, nei loro territori, se si riprendesse il cammino verso la piena attuazione, fra gli altri, dell’art. 118 della Costituzione:

Art. 118. Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

La direzione del cambiamento è già indicata nella Costituzione e in altri documenti che nel tempo si sono aggiunti per rispondere a bisogni fondamentali di fronte alla complessità della contemporaneità, come le convenzioni internazionali sui diritti politici e sociali, la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei, le carte internazionali sui diritti del malato e di altre persone umane fragili, i moltissimi documenti che raccomandano la responsabilità sociale e ambientale delle imprese (i diritti e i doveri di “cittadinanza” dell’impresa). Il cambiamento ha già una direzione, che non è data in astratto, ma viene data da concrete battaglie di cittadinanza.

La Costituzione è anche il terreno d’incontro con le realtà civiche, ambientaliste, autonomiste di questo Forum 2043, che rileggono e rilanciano la Carta di Chivasso del 1943, perché ciò che allora gli antifascisti di montagna chiesero per le loro valli, “valeper tutte le regioni italiane, per i piccoli popoli che formano quel tutto che è il popolo italiano” (Émile Chanoux).

Questo è un terreno di lavoro, difficile ma affascinante, che potrebbe determinare, per chi lo condivide e lo fa proprio, anche nuove alleanze e un rilancio effettivo della democrazia partecipata. Su questo il civismo continuerà a lavorare, e non solo a livello locale, ritrovando radici, restituendo significato alle parole, ritrovando capacità di governo, senso del dovere civico, dedizione ai beni comuni e alla res publica

Pierluigi Piccini

(pubblicato il 6 luglio 2023)

 

Seguite il blog di Pierluigi Piccini: https://pierluigipiccini.it/

Visitate il sito dell'associazione civica Per Siena: https://persiena.it/

Per approfondire l'esperienza della coalizione civica che ha candidato Fabio Pacciani alle elezioni comunali di Siena del 14-15 maggio 2023: https://diversotoscana.blogspot.com/2023/05/per-la-rivoluzione-civica-di-siena.html

La fonte della foto è https://www.radiosienatv.it/

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Il civismo che ha radici porterà frutto

Un intervento di Mauro Vaiani in dialogo con il prof. Pino Pisicchio, su quale civismo può veramente produrre innovazione e riforme nella Repubblica delle Autonomie e nell'Europa delle Regioni - (L'intervento è stato ripreso integralmente da Formiche.net : https://formiche.net/2025/08/il-civismo-non-si-esaurisce-con-le-liste-civetta-lintervento-di-vaiani/#content , ndr 9 agosto 2025)

 

Stimolato dall’intervento del prof. Pino Pisicchio, intitolato “Il trionfo delle liste civiche non ha nulla di civico” (apparso su Domani del 30/7/2025), vorrei ricordare come in tutta la Repubblica, nelle elezioni comunali e regionali, la presenza di liste civiche locali, nel senso lato di formazioni prive di simboli di partito, sia un fenomeno antico e consolidato, semplicemente incomprimibile, espressione del diritto-dovere costituzionale dei cittadini di attivarsi per scegliere i propri amministratori locali.

Questa presenza civica non è in crescita solo perché i partiti stessi promuovono liste civiche che in realtà sono liste civetta dietro le quali essi nascondono la propria impopolarità, quelle che il prof. Pisicchio chiama liste “ancillari” di uno dei due campi in cui si vorrebbe polarizzata la vita politica italiana.

Sta crescendo un civismo libero e autonomo, in gran parte indipendente se non in aperta polemica con le piramidi politiche del centrosinistra e del centrodestra. E’ questa è una buona notizia. Un civismo che, sia chiaro, se dalla crisi dei due poli rinascesse una piramide politica di “centro”, sarebbe indipendente anche da essa. Un civismo che sarebbe quanto meno ingeneroso liquidare come espressione di “potentati locali”.

Il civismo migliore è espresso da candidati liberi e autonomi che emergono e talvolta, almeno in ambiti territoriali ristretti, riescono a scardinare il bipolarismo, perché sono portatori di valori, culture, competenze e soluzioni ai problemi della propria comunità locale.

Poiché non esistono soluzioni “italiane” ai problemi dei tanti e diversi territori italiani, questo civismo locale è indispensabile.

I media ci bombardano con gli slogan agitati da pochi capi politici italiani, per uno dei quali dovremmo “tifare”, ma nessuno di questi slogan, da diversi decenni, produce buona politica per risolvere i problemi che si accumulano nelle periferie. Intendiamoci: di tifosi i capi politici italiani ne hanno ancora parecchi, ma ormai la rottura con questa politica italiana e i suoi slogan generici, per due cittadini su tre, è profonda e, al momento, appare irreversibile.

Il civismo di cui parliamo non è riportato dalla “piena” dell’antipolitica o del populismo. Ha radici culturali e politiche molto profonde: l’autonomismo antifascista ed europeista ispirato dalla Carta di Chivasso del 1943 (quello che i leghisti e i loro alleati hanno incredibilmente tradito); il fiume carsico, che potremmo chiamare “olivettiano”, dei civismi laici sempre in cerca di innovazione e bellezza, sensibili al richiamo della “campana” della humana civilitas, che risuona in ogni territorio; il socialismo autonomista di Giacomo Matteotti; la passione civile per le autonomie locale tipica del cristianesimo-sociale.

Il civismo che ha tali radici può generare nuove autonomie personali, sociali, territoriali, in Italia e in Europa, per noi e per le generazioni future.

Mi permetto di contraddire il prof. Pisicchio su un punto: con leggi elettorali più giuste, alcuni esponenti di questo civismo migliore potrebbero davvero riuscire a partecipare alla politica italiana ed europea, come indipendenti e come innovatori. Noi di Autonomie e Ambiente ci crediamo e per questo siamo in dialogo e al lavoro con altre reti del civismo, della solidarietà, del rilancio della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Firenze, 31 luglio 2025

 

Mauro Vaiani Ph.D.
vicepresidente segretario di Autonomie e Ambiente

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Imola, 6-7 dicembre 2024: l'assemblea dei leader territoriali

Vi aspettiamo alla IV Assemblea generale di Autonomie e Ambiente i prossimi 6-7 dicembre 2024, a IMOLA, una delle città romagnole più cariche di storie e significati, per riflettere sull'Europa che vogliamo: l'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli, della sussidiarietà, del decentramento, delle autonomie personali, sociali, territoriali.

Il nostro tema guida sarà: L'AUTONOMIA CURA (Autonomy cares).

2024 12 06 07 IV AG un primo logo

L'evento è organizzato dalla forza sorella attiva nel territorio, Rumâgna Unida. Sarà con noi Lorena López de Lacalle,presidente europea di EFA (European Free Alliance), insieme ad altri rappresentanti europei e italiani del civismo e del territorialismo contemporanei. A Imola, nei giorni 6 e 7 dicembre 2024, Autonomie e Ambiente (AeA), la sorellanza di forze territoriali che rappresenta in Italia la storica EFA (la famiglia politica europea dei territori in cerca di autogoverno), riunirà delegati dei territori, dirigenti politici, studiosi.

Rivendicheremo per le persone, le formazioni sociali, i territori un'autonomia differente, un'autonomia che cura: le crisi, le guerre, il terrorismo in Europa e nel mondo; la povertà e le malattie; gli anziani e i bambini; l'emarginazione e l'oppressione dei diversamente abili e delle differenze; il degrado urbano e il consumo di suolo nelle città, l'abbandono e lo spopolamento delle aree interne; vecchie e nuove forme di inquinamento (comprese quelle invisibili); l’ambiente e il pianeta nell'interesse delle generazioni future; il conformismo dei media; l’erosione della democrazia; l’incompetenza e l’autoritarismo di vecchi e nuovi centralisti.

La scena mediatica è occupata dai ciarlatani dell' "autonomia differenziata", da rigurgiti neonazionalisti, dagli aspiranti podestà d'Italia, napoleoni d'Europa, tiranni della globalizzazione. Intanto tutto declina, degrada, talvolta scivola verso la catastrofe: dalla sicurezza internazionale ai servizi pubblici del più piccolo dei nostri comuni. Dobbiamo reagire contro ogni inutile e pericolosa concentrazione di ricchezze e di potere. Il centralismo è contrario ai nostri più profondi valori umani e cristiani, liberali e sociali, che promuoviamo con fermezza sin dai tempi della Resistenza e della Carta di Chivasso (e in realtà da molto tempo prima!).

Dobbiamo riprenderci, comune per comune, territorio per territorio, il potere di cambiare le cose, tornando all'applicazione piena dei principi di sussidiarietà, che sono sanciti dagli statuti regionali e locali, dalla Costituzione e dai trattati europei.

Ne parleremo insieme, in vista di azioni politiche ed elettorali comuni, con leader civici e territoriali autonomi dal conformismo e dal bipolarismo coatto.

Ulteriori informazioni

I lavori si svolgeranno all'Hotel Donatello di Imola

2024 12 06 07 hotel donatello

Saranno così articolati:

  • Venerdì 6 dicembre 2024 dalle 15 alle 19 circa: ascolto di alcuni ospiti politici e istituzionali, esperti e attivisti amici delle autonomie, oltre che di rappresentanti di movimenti amici, alleati o in dialogo con AeA e con EFA
  • Venerdì 6 dicembre 2024 alle ore 20 circa: cena sociale di autofinanziamento
  • Sabato 7 dicembre 2024 dalle 9 alle 13 circa: dibattito politico fra i rappresentanti delle forze territoriali, i delegati di AeA ed EFA, oltre che dei rispettivi movimenti giovanili

Per restare informati è necessario iscriversi alla newsletter di AeA: https://www.autonomieeambiente.eu

I lavori della IV Assemblea generale saranno pubblici e si svolgeranno in lingua italiana.

Ufficio stampa:

Alberto Mazzotti - 338 8556129 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Prenotazione obbligatoria:

Per partecipare alla IV Assemblea è necessario iscriversi scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Invecchiare bene in autonomia

In prossimità del Natale 2025, dell'anno nuovo 2026, di tutte le feste del cuore d'inverno, ci siamo lasciati illuminare da una icona potente di lealtà, solidarietà, attaccamento fra generazioni: la storia di Noemi e Rut, due donne vedove e povere che, dopo tante avversità, si alzano e si mettono in cammino verso Betlemme, insieme, in autonomia, unendo le loro diversità per il bene comune, con coraggio, tanto da figurare nella tradizione ebraico-cristiana come antenate del re Davide e del Signore Gesù Cristo.

Per la prima volta nella storia umana le nostre società sarannno costituite da una grande maggioranza di anziani. Crediamo che gli anziani, restando attivi nelle proprie comunità, garantiranno le autonomie personali, sociali, territoriali, necessarie a mantenere il mondo a misura di persona umana. Saranno le brigate d'argento delle autonomie, cioè della prossimità, unico fondamento della coesione sociale.

Mentre le tecnocrazie, le concentrazioni di potere, vecchi e nuovi centralismi continuano a distruggere il pianeta, scatenare e alimentare guerre, opprimere comunità e diversità, bombardare di propaganda le menti, inseguire perversi sogni di sorveglianza universale e dominio globale, le brigate d'argento ricostruiranno coesione sociale, servizi pubblici, beni comuni.

Rifiutiamo ogni forma di estremismo, cospirazionismo, settarismo. Le brigate d'argento riconquisteranno con la veraforza della nonviolenza, con moderazione e pragmatismo, paesino dopo paesino, quartiere per quartiere, tutte le comunità locali. 

Solo comunità locali gestite da autorità locali forti, competenti, dotate di risorse e poteri, sapranno essere custodi della loro terra e della Terra, in modo che ogni territorio sia vivibile per i suoi abitanti e per le generazioni future, secondo principi di libertà, pace, giustizia, salvaguardia del creato.

Per restituire poteri, competenze, risorse alle comunità, per il bene degli anziani e di tutti, Autonomie e Ambiente non esiterà a incoraggiare gli attivisti e le amministrazioni locali ad adottare misure non convenzionali e sperimentali. La solidarietà all'interno di una comunità non si alimenta solo con la finanza europea e internazionale, ma anche con lo spontaneo scambio di tempo, servizi e beni fra membri della stessa comunità.

Stiamo invecchiando, ma non siamo condannati. Non sprofonderemo nella palude dei pregiudizi neonazionalisti di destra e neogiacobini di sinistra. L'ultima parola della storia non sarà degli aspiranti tiranni della globalizzazione, ma dei cantoni della Svizzera, delle repubbliche come San Marino, delle comunità locali e degli anziani saggi e coraggiosi come Noemi, che le guideranno insieme con e nell'interesse delle persone più giovani, le Rut di oggi e di domani.

Prato, 20 dicembre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente - EFA partner nella Repubblica Italiana

 

Fonti, stimoli, spunti di approfondimento: