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Autonomismo

Fare rete in Sardegna e ben oltre

 

Olbia 20 novembre 2021

 

Gentilissimi e gentilissime partecipanti al convegno indetto dall’Assemblea Natzionale Sarda (ANS),

 

in occasione dell’incontro con la presidente dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC), Elisenda Paluzie, vi scrivo, impossibilitata a presenziare, in qualità di osservatrice ALE-EFA e delegata di Autonomie e Ambiente.

Vi trasmetto i saluti e gli auguri di buon lavoro della presidente ALE-EFA Lorena Lopez De La Calle e del presidente di Autonomie e Ambiente Roberto Visentin, oltre ai miei personali.

La storia della Catalogna, come territorio autonomo che aspira e quindi lotta per il pieno autogoverno in una Europa confederale, è esemplare e dovrebbe essere d’ispirazione per la Regione Autonoma della Sardegna e per tutti gli altri territori della Repubblica Italiana che aspirano all’autodeterminazione.

La repressione anti-catalana deve essere approfondita e ben compresa da tutti noi. Noncisi può nascondere che tale repressione sia sostenuta in molti modi, espliciti o sotterranei, dalle forze del centralismo sia in Italia che in Europa.

La Repubblica Italiana e l’Unione Europea, come dimostrato una volta di più dall’uso del mandato di cattura europeo come armapoliticaimpropria contro gli esuli catalani, sono percorse da pulsioni autoritarie e centraliste, ma la nostra ammirazione per il percorso deiCatalani non deve fermarsi alla valutazione dei risultati da loro ottenuti, tralasciando l’analisi del metodo seguito per ottenerli.

È necessario capire le fasi del percorso, composto di dialogo, unità di intenti, piccole e grandi strategie e che ha portato la Catalogna a sfiorare il Sogno indipendentista.

Lo loro capacità di crescere, rinnovarsi, fare rete con le forze civiche, ambientaliste, territoriali e locali, spiega molti dei loro risultati.

Alla luce di questo oggi,anchein questa assemblea si possono gettare le basi per un nuovo percorso, che vada verso la maturità dell’autodeterminismo sardo,il qualedeve passare necessariamente dalla celebrazione delle altrui vittorie alla programmazione delle proprie,che sianovittorie a breve, a media, o a lunga scadenza.

La pluralità delle forze che aspirano all’autogoverno della Sardegna è una ricchezza che va incanalata nella capacità di fare squadra, rammentando che il nostro unico avversario storico è il centralismo.

Infine l’auspicio è che il mondo autodeterminista sardo volga lo sguardo anche a quei territori della penisola italiana che soffrono degli stessi mali della nostra terra, che aspirano a forme più o menoavanzatedi autogoverno, che come noi detengono un patrimonio culturale e linguistico oramai a rischio.

Non è da sottovalutareche un lavoro politico comune, tra forze delle diverse nazioni e territori,ci consentirebbe di esercitare maggiori pressioni sulla Repubblica Italiana,anche per una riscrittura della Costituzione in terminipiù avanzati nella direzione dell’autogoverno dei suoi popoli e territori.

Lo statuto della nostra regione è oramai obsoleto,dopo esser stato in gran parte tradito,mentre lo stato italiano sta riguadagnando terrenoin ogni materia.

Sono convinta che sia necessario ristabilire i termini dei rapporti fra stato e regione e sono altresì convinta che non si possa aspirare all’indipendenza se non si è capaci di praticare l’autonomia.

Con l’augurio di un proficuo lavoro vi saluto e vi abbraccio.

Silvia Lidia Fancello

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Festa dell'autogoverno a Montecopiolo

Ieri, sabato 7 agosto 2021, siamo stati invitati a una bella festa a Villagrande di Montecopiolo. Siamo stati ospiti del Comitato per Montecopiolo e Sassofeltrio in E.-Romagna, che hanno raggiunto quest'anno, dopo 14 anni di lotte, il risultato di essere spostati, a norma dell'art. 132 della Costituzione, dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna.

Tutte le forze di Autonomie e Ambiente, insieme al senatore Albert Lanièce della Union Valdôtaine, hanno contribuito negli ultimi due anni, a questa battaglia per il rispetto della Costituzione e dell'autogoverno delle popolazioni locali.

La forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna (MAR), in particolare, è stata al fianco di queste comunità romagnole che hanno dovuto aspettare così tanto per riunirsi alla loro terra.

Nel corso del pranzo, ha tenuto un piccolo ma denso discorso uno storico dirigente del MAR, il dottor Riccardo Chiesa, che ha ricordato come quella di Montecopiolo e Sassofeltrio sia stata una battaglia di autodeterminazione. E' stata l'espressione di storica e potente tendenza delle popolazioni, tutte e dappertutto, a pretendere l'ultima parola non solo su chi le governa e come, ma anche dove si è governati e quanto distanti, o piuttosto vicini, debbano essere quelli che ci governano. Evocando la poesia di Aldo Spallucci, il dottor Chiesa, ha ricordato che è stata una lotta ma anche un momento di gioia e di unità popolare. Proprio in una terra che è stata divisa da pulsioni ideologiche vigorose, è tempo per i Romagnoli di abbassare i vessilli che dividono e di innalzare insieme la bandiera unitaria e gioiosa dell'autodeterminazione, per il bene delle generazioni future.

Era presente come ospite alla festa l'architetto Francesco Frattolin, friulano di San Michele al Tagliamento, che è stato uno dei pionieri dell'attivismo delle comunità locali per poter correggere i confini inappropriati, che non rispettano la storia o non sono più confacenti alla situazione sociale ed economica contemporanea. Francolin si è meritato, per il suo apporto alla causa del passaggio in Romagna dei comuni della Vamarecchia, la cittadinanza onoraria di Sant'Agata Feltria. Ci ripromettiamo di fare insieme a lui degli approfondimenti sulla situazione di almeno un'altra ventina di territori che, in questa Repubblica, attendono una risposta alle loro richieste di aggiornamento dei confini amministrativi.

Nelle foto che alleghiamo per documentare il gioioso evento potete riconoscere, tra gli altri, Antonio D'Agostino e Davide Severini (attivisti di punta della lotta che ha riportato Montecopiolo e Sassofeltrio in Romagna), (Serafina Lorenzi (presidente del Comitato che ha riportato in Romagna i due comuni), Samuele Albonetti (coordinatore del MAR), Giovanni Poggiali (vicepresidente del MAR), Mauro Vaiani (dirigente del Comitato Libertà Toscana e segretario dell'assemblea di Autonomie e Ambiente).

20210807 img Montecopiolo Serafina WA0042

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 Approfondimenti:

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Friuli paese antico e nuovo d'Europa

  • Autore: Clape di culture Patrie dal Friûl - 17 marzo 2023

La storia del Friuli è stata condizionata dalla sua posizione, all’intersezione tra il punto più settentrionale del Mediterraneo e la porta d’ingresso da Oriente alla penisola italiana. In corrispondenza di tale crocevia sono fiorite le tre grandi città portuali che hanno segnato la storia del Friuli: Aquileia, Trieste e la vicina Venezia.

La formazione del Friuli come entità storico-politico-culturale si può far risalire all’epoca longobarda (sec. VI-VIII). A Occidente il confine del Friuli lungo la valle del Piave e il corso del Livenza si è stabilizzato da secoli, mentre ad Oriente vi sono sempre state più incertezze, a causa della non coincidenza tra confini geografici, etnici, socio-economici e politico-militari.

Sulla formazione della lingua friulanavi sono teorie diverse. Secondo quella più tradizionale, essa sarebbe il risultato dell’influenza del sostrato celtico sul latino qui portato dai coloni romani, e quindi avrebbe oltre duemila anni; mentre, secondo altre, essa si sarebbe formata mille anni più tardi, nel contesto di relativo isolamento dal resto d’Italia della realtà politica autonoma del Principato patriarcale di Aquileia.

L’identità e le istituzioni friulano sopravvissero in parte anche sotto la dominazione veneziana, iniziata nel 1420. La grandissima maggioranza della popolazione ha continuato a il friulano, ed esistono anche fin dal XIV secolo documenti letterari scritti in tale lingua, anche se, come è avvenuto per molte altre nazioni, è solo nell’Ottocento che si avvia una robusta tradizione letteraria e la lingua diviene la base principale dell’identità territoriale.

Dopo le tragedie delle guerre mondiali e del regime fascista, nella nuova Repubblica si avviano i movimenti per il riconoscimento dei Friulani come comunità con pieno diritto all’autonomia politico-amministrativa e alla tutela della propria lingua.

Quest’istanza è divenuta più impellente a partire dagli anni ’70 e ha trovato una debole accoglienza da parte delle istituzioni solo alla fine dello scorso secolo.

La lingua è certamente uno dei fondamenti dell’identità friulana, ma si deve anche ribadire che per secoli il senso di appartenenza al Friuli ha avuto un carattere piuttosto politico-territoriale che linguistico. L’identità collettiva è un fenomeno complesso, multidimensionale. Accanto alla lingua, al territorio, all’organizzazione politica, giocano anche fattori più latamente culturali: costumi, riti, tradizioni, senso della storia e del destino comune, coscienza e volontà.

È ancora vivo, e prevalente in certi ambienti, un ‘idealtipo’ di friulano elaborato nel corso dell’Ottocento, che ha avuto nell’ ‘ideologia’ della Società Filologica Friulana la sua codificazione: il tipo (o stereotipo) del friulano «salt, onest, lavoradôr», essenzialmente modellato sulla figura archetipa del felix agricola, del ‘buon contadino’, con in più un’enfasi sul ruolo di queste terre di bastione della civiltà romana contro il mondo tedesco e slavo che preme dai confini.

Dall’ampia produzione letteraria, ideologica e saggistica sul carattere dei Friulani, fiorita in quest’ultimo secolo, ad opera sia dei Friulani stessi che di osservatori esterni, sembra di poter inferire un modello a cinque dimensioni. Il popolo friulano si caratterizzerebbe quindi per essere:

1. un popolo contadino, e quindi attaccato alla terra, vicino alla natura; organizzato in salde strutture familiari e in piccole comunità di paese; laborioso, ma anche dotato di capacità imprenditoriali; tradizionalista e fedele alla parola data;

2. un popolo cristiano, e quindi credente, inserito nella grande tradizione cattolica, dotato delle virtù della semplicità, dell’umiltà, dell’austerità, della capacità di sopportare con pazienza e fermezza le prove della vita;

3. un popolo nordico, quindi forte, grave, lento, taciturno, disciplinato, con senso dell’organizzazione e della collettività, ma con un sottofondo di tristezza esistenziale che trova conforto, oltre che nella laboriosità, anche nel vino, ed espressione nel canto corale;

4. un popolo di frontiera, collocato in una posizione esposta a rischi, temprato da una lunghissima storia di invasioni, saccheggi e battaglie; ma anche con la possibilità di aprirsi e relazionarsi positivamente con i vicini di altre culture, di mescolarsi con essi, di accoglierli ed esserne accolto;

5. un popolo migrante, perché nella modernità lo squilibrio tra popolazione e risorse costringe una quota di persone ad allontanarsi dalla patria, per cercare lavoro e sopravvivenza in altri paesi.

Nel dolore della partenza si rafforza l’amore, e nei disagi della lontananza si consolida un’immagine idealizzata del proprio paese. Nelle comunità di arrivo si ricreano ifogolârs e si mantengono la lingua e le tradizioni.

Tuttavia è da sottolineare che questo modello riflette, prevalentemente, una realtà storico-sociale abbastanza circoscritta: quella del Friuli grosso modo tra il 1870 e il 1970.

Ben poco possiamo dire della realtà più antica, medievale, perché la documentazione storico-archeologica sulla vita del popolo minuto è scarsissima, quasi inesistente. Le masse contadine sono ‘senza storia’, per definizione.

L’immagine dei Friulani che invece ci viene comunicata dalla documentazione storica dell’Evo moderno (secc. XV-XIX) è invece abbastanza diversa da quella tardo ottocentesca: il popolo friulano (cioè, in grandissima parte, i contadini) ci viene descritto spesso come riottoso, violento, neghittoso, indisciplinato. È certo l’immagine che ne hanno i padroni e i tutori dell’ordine, tendenti a enfatizzare questi aspetti negativi (lo stereotipo del villain, cioè del ‘cattivo’) più che quelli di segno opposto. Ma vi sono anche molte prove inoppugnabili di questo lato del carattere friulano di qualche secolo fa: storie di liti, banditismo, delitti, tumulti e insurrezioni. Per tutte, basti menzionare la «crudel zobia grassa» del 1511, la più violenta, prolungata ed estesa rivolta contadina dell’Italia rinascimentale.

Ovviamente queste speculazioni identitarie riflettono ormai assai poco il Friuli degli ultimi decenni, quello del dopo terremoto del 1976: un territorio altamente sviluppato, ricco, secolarizzato e mediatizzato. Un Friuli dove le masse di contadini non esistono più, sostituite da un 5% di moderni imprenditori agricoli; dove le campagne sono cosparse di insediamenti industriali; dove la maggioranza degli attivi è impiegata nel terziario, più o meno avanzato; dove resta l’emigrazione dei giovani laureati e dove è in corso l’immigrazione di gente proveniente da una settantina di paesi di tutto il mondo.

L’autonomismo in Friuli presenta caratteristiche originali, rispetto ad altri territori che erano, prima dell’unificazione, veri e propri stati, o almeno unità amministrative separate. Il problema friulano è stato quello di lottare per vedersi riconoscere una entità istituzionale e rappresentativa propria, senza farsi diluire in realtà amministrative o istituzionali eterogenee, ove comunque i centri di decisione erano e sono collocati all’esterno della realtà friulana, con la conseguenza che il proprio futuro è stato costantemente messo in discussione o comunque compromesso da logiche di potere politico, economico e culturale esterne e spesso contrapposte agli interessi friulani.

Mentre altrove, come in Trentino, in Val d’Aosta, in Alto Adige, in Catalogna, in Baviera, le realtà istituzionali sono state, da un certo punto in poi, saldamente controllate dalle rispettive comunità, da secoli il Friuli è stato inserito in ambiti territoriali eterogenei dove comunque i centri di decisione erano collocati al suo esterno: a Venezia per secoli, poi nell’era degli stati moderni nelle rispettive capitali, infine nella nuova Repubblica in una regione dotata sì di autonomia speciale ma il cui baricentro politico è Trieste.

L’autonomismo friulano ha dovuto pertanto muoversi verso la ricostruzione di una realtà istituzionale friulana, dotata di strumenti funzionali alla sua sopravvivenza come patrie.

Certamente sono importanti le azioni dirette ad elevare i gradi di autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia, sorta ad opera dell’impegno delle rappresentanze parlamentari del Friuli in seno alla Costituente, che poi è stato stravolto dall’esigenza di attribuire un ruolo all’allora Territorio libero di Trieste, ma ancora più importanti sono le iniziative e le politiche dirette alla crescita autonoma del Friuli come entità dalle caratteristiche originali.

Il percorso cui l’autonomismo friulano ha dato contributi importanti passa attraverso numerose tappe di cui tre sono fondamentali: la costituzione della Università di Udine come autonomo centro di formazione e di ricerca, risultato di un lungo processo storico condotto avanti con tenacia dalla comunità e dalle istituzioni friulane; il riconoscimento della lingua friulana da parte dello stato italiano con la legge 482/1999, con il quale il friulano è passato da uno stato indefinito di parlata locale, il cui carattere di lingua era riconosciuto solo a livello scientifico, al rango di lingua degna di forme importanti di sostegno e di tutela, alla pari delle comunità linguistiche che hanno alle loro spalle uno stato sovrano (la tedesca, la francese, la slovena, l’albanese, la greca); infine la costituzione della Comunità delle Province Friulane, a cura delle Province di Pordenone e di Udine, che potrebbe trasformarsi in un potente strumento di crescita della comunità friulana.

Questi risultati sono il frutto di un lungo lavoro di animazione e di impegno politico portato avanti da personaggi importanti che hanno dato vita a organizzazioni e movimenti politici di notevole peso.

Si pensi alle prime iniziative lanciate da Achille Tellini negli anni Venti, alla costituzione nel secondo dopoguerra dell’Associazione per l’Autonomia Friulana di Tiziano Tessitori, al Movimento Popolare Friulano di Gianfranco d’Aronco (la cui costituzione in partito avrebbe potuto cambiare completamente il panorama politico del Friuli), al Movimento Friuli di Fausto Schiavi e di don Francesco Placereani, al Comitato per l’Università Friulana di Tarcisio Petracco, alla Lega Friuli dei primi anni. E questo elenco non è certamente esaustivo.

Da una di queste iniziative, nota come “I laboratori dell'autonomia”, che ha visto l'adesione di tanti sindaci, persone del mondo della cultura e della vita sociale friulana, è iniziato alla fine dello scorso decennio un processo di riappropriazione in termini contemporanei della necessità dell’autogoverno.

L’esito dei laboratori è stata la nascita del “Patto per l'autonomia” un partito territoriale che ha adottato un motto antico, quello pronunciato da Giuseppe Bugatto, deputato friulano al Parlamento di Vienna, il 25 ottobre 1918:

CHE NISSUN DISPONI DI NÔ, SENSA DI NÔ

(CHE NESSUNO DISPONGA DI NOI SENZA DI NOI)

Parole antiche, ma che il Patto ha fatto vivere in una organizzazione moderna, plurale, inclusiva, attenta alle differenze territoriali e culturali di quel microcosmo che è la regione Friuli – Venezia Giulia. Basti pensare che nel Patto sono in uso ben quattro lingue:

Patto per l'Autonomia (italiano)

Pat pe Autonomie (friulano)

Pakt Za Avtonomijo (sloveno)

Pakt für die Autonomie (tedesco delle comunità di Sauris, Timau e Val Canale, da Pontebba a Tarvisi)

Il Patto per l’Autonomia, che si era costituito come movimento politico pochi mesi prima, alle elezioni regionali del 2018 ha ottenuto il 4,09% dei consensi, corrispondenti a 23.696 voti, eleggendo come consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli.

Il resto è nella cronaca politica dell’ultimo lustro. Il friulano autonomista, civico e ambientalista Moretuzzo (classe 1976, un figlio del Friuli del dopo terremoto), dopo cinque anni di impegno come capogruppo nel parlamento regionale, è oggi candidato presidente, con il sostegno di gran parte del centrosinistra, alle elezioni regionali previste per il 2-3 aprile 2023. Il Patto per l’Autonomia, inoltre, è alla guida, con proprio personale politico esperto, della rete interterritoriale di Autonomie e Ambiente ed è rappresentato nel bureau della famiglia politica europea degli autonomisti e dei territorialisti, la Alleanza Libera Europea (ALE, meglio nota come European Free Alliance, EFA).

Le persone impegnate nel Patto a livello territoriale, statale ed europeo continuano a lavorare politicamente per assicurare un futuro al Friuli, perché sia uno dei paesi nuovi d’Europa e del mondo, in questo XXI secolo.

Udine, 17 marzo 2023

a cura della Clape di culture Patrie dal Friûl (associazione culturale Patria del Friuli) - https://www.lapatriedalfriul.org/

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Giorni decisivi per le amministrative 2026

Siamo nei giorni decisivi per tutti coloro che parteciperanno alle prossime elezioni amministrative che, per la maggior parte dei territori della Repubblica, si svolgeranno il 24 e 25 maggio 2026. Le candidature e le liste dovranno essere depositate nelle giornate del 24 e 25 aprile.

I comuni chiamati al voto sono 900. La lista completa è disponibile sul sito del ministero dell'Interno.

Praticamente in tutti i comuni ci saranno dei candidati e delle liste caratterizzate dai valori dell'autonomia e del civismo. L'autonomia è molte cose: indipendenza spirituale e culturale personale; disinteresse perché si è persone che lavorano e vivono del proprio; autonomia dalle piramidi politiche del centralismo; passione e competenza per le autonomie locali; fedeltà ai valori della Repubblica delle Autonomie e dell'Europa delle Regioni. 

Chi desidera raccontare le candidature dei propri leader locali a un pubblico più vasto, ci contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Firenze, 17 aprile 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

 

Gli imbonitori dell'autonomia, ancora loro

Riceviamo e volentieri diffondiamo anche qui un intervento di Paolo Franco, pubblicato anche su La Nuova Padania (https://www.lanuovapadania.it/opinioni/pre-intese-pre-autonomia-franco-pre-sunte-riforme-datate-2018/):

In pompa magna è stata data notizia della sottoscrizione tra governo e regione di una pre-intesa riguardante l’attribuzione di alcune materie in autonomia ai sensi della Costituzione e della legge di attuazione detta “Calderoli” dal nome del Ministro competente.

Tralascio il fatto che questo avvenga a pochi giorni dal voto, e quindi abbia un sapore piuttosto propagandistico, e vado alla sostanza.

La prima domanda che mi pongo è la seguente: ma le pre-intese non erano già state sottoscritte nel 2018? Certo che sì e, purtroppo, sono rimaste solo sulla carta perché nessun governo succedutosi da allora ad oggi le ha mai ratificate.

Così segue una seconda domanda: cos’è cambiato da allora ad oggi che ci faccia sperare in un esito più fortunato affinché l’autonomia, anche se per poche materie, vada in porto? Mi rispondo: è stata approvata la legge di attuazione dell’autonomia “Calderoli” (anche se la Costituzione non la prevedeva). Allora andiamo a guardare questa legge che all’articolo 2 (Procedimento di approvazione delle intese fra Stato e Regione) scrive: “L'atto di iniziativa relativo alla richiesta di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia (…) è deliberato dalla Regione, sentiti gli enti locali, secondo le modalità e le forme stabilite nell'ambito della propria autonomia statutaria. L'atto è trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie che, acquisita entro sessanta giorni la valutazione dei Ministri competenti per materia e del Ministro dell'economia e delle finanze (…) avvia il negoziato con la Regione richiedente ai fini dell'approvazione dell'intesa di cui al presente articolo”.

Basta questo per capire che siamo fermi ancora al 2018: si tratta di una semplice, rinnovata, ricezione della medesima iniziativa regionale di sette anni fa.

Infatti la nota ufficiale del Ministero scrive che la firma odierna “fa seguito alle recenti iniziative delle Regioni e alle richieste di riprendere i procedimenti già avviati nel 2017” che, appunto, furono sottoscritti nel febbraio 2018. Non è stato fatto un metro in più!

Naturalmente non continuo nell’illustrare il successivo lungo e tortuoso procedimento introdotto dalla Calderoli, che, come ho sostenuto in più occasioni, rende difficilissimo il compimento del processo di autonomia. E, altrettanto, evito di citare la sentenza della Corte Costituzionale, conseguente alla Calderoli stessa, che ha ancor più peggiorato la situazione.

Volevo solo far emergere che la firma di oggi è perfettamente inutile, è una dichiarazione di intenti che sotto il profilo giuridico previsto dalla Costituzione e dalla legge di attuazione significa, nel gioco dell’oca, aver messo piede nella casella "torna all’inizio”.

Paolo Franco *
Vicenza, 18 novembre 2025

* Paolo Franco, autonomista veneto di lungo corso e amico di Autonomie e Ambiente - Ha nei giorni scorsi presieduto l'assemblea costituente del Patto del Nord, una realtà che sta promuovendo la liberazione degli autonomisti del Nord della Repubblica dalla degenerazione e dagli equivoci del leghismo salviniano. 

Gli imbroglioni del 40 su 40

Le ultime tre elezioni regionali dell'anno, in Veneto, Campania e Puglia, si sono chiuse con un altro crollo secco di 15 punti di affluenza al voto degli aventi diritto.

E' una caporetto per i pochi capi che egemonizzano la scena mediatica della Repubblica. E' un'altro inequivocabile segnale, non l'unico, che i leader di entrambi i poli vengono ormai votati solo dai loro tifosi.

Di fronte a questo disastro, Autonomie e Ambiente mette in guardia da coloro che, politicamente parlando, sono solo degli imbroglioni. Vogliono far eleggere i loro nominati come podestà, governatori, parlamentari, dalla minoranza degli elettori.

Vogliono vincere prendendo il 40% dei voti sul solo 40% di voti espressi.

Si fermi subito l'erosione della democrazia che è in corso.

Si archivi lo sciagurato progetto di far dichiarare eletti i sindaci che prendono solo il 40% dei voti validamenti espressi, senza ulteriore ballottaggio (oggi obbligatorio per i candidati sindaci che non raggiungono il 50% nei comuni con oltre 15.000 abitanti). Le regioni che hanno già adottato questo quorum di favore, come il Friuli-Venezia Giulia e la Sicilia, tornino sui loro passi. Le elezioni comunali sono le uniche rimaste in cui gruppi locali di cittadini attivi possono ancora sperare di contare qualcosa. Non distruggiamo questa ultima riserva di senso civico e di fiducia nell'utilità del voto.

Si avvii subito in ogni regione una riflessione critica sulle attuali leggi elettorali in vigore. I parlamenti regionali devono essere più plurali. La stessa designazione di candidati proclamati vincitori dai media settimane o mesi prima del voto, deve essere radicalmente rivista, eventualmente mettendo in discussione anche l'elezione diretta, ormai ridotta a plebiscito confermativo del candidato designato dallo schieramento più forte.

Si cambi subito il Rosatellum, restituendo agli elettori il diritto e il dovere di scegliere almeno due candidati (due persone di genere diverso), oltre che semplificando le norme di accesso alla candidatura, per permettere a più voci - locali, indipendenti, divergenti - di tentare l'ingresso alla Camera e al Senato.

Si rivedano tutte le leggi elettorali ingiuste, anche quella europea, che cancella dal Parlamento europeo intere regioni, la Valle d'Aosta in primis, ma non solo.

Si apra un dibattito pubblico su come porre fine all'omologazione dei media, per il ritorno al pluralismo politico e culturale, per la riforma dei servizi informativi pubblici, perché la Repubblica è piena di diversità che non si sentono rappresentate dall'attuale bi-conformismo e le cui voci non si riescono a sentire sulla grande stampa e sulle principali reti televisive.

Cova un rancore sempre più profondo dietro questa secessione dei cittadini dalla vita politica.

E' tempo di agire, prima che sia troppo tardi.

Roma, lunedì 24 novembre 2025

Mauro Vaiani Ph.D. (vicepresidente segretario di AeA), per la segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

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I candidati autonomisti della Vallée d’Aoste

Autonomie e Ambiente appoggia i candidati autonomisti della Valle d'Aosta per le prossime elezioni politiche del 25 settembre 2022.

Tra le forze che li hanno espressi e li sostengono, c'è la Union Valdôtaine, una forza storica dell'autonomismo nella Repubblica Italiana, che si sta rinnovando e sta per aprire una stagione politica nuova. E' attualmente alla guida della Regione autonoma della Valle d'Aosta con il presidente Erik Lavévaz. E' una forza popolare, moderata ma fortemente impegnata nella difesa dell'identità valdostana, dei beni comuni, dell'immenso patrimonio ambientale che la Valle custodisce per i valligiani, per i tantissimi visitatori, per l'umanità intera.

Per conoscere il lavoro del senatore uscente della Valle d'Aosta, il dott. Albert Lanièce, espressione della Union, potete approfondire navigando nel suo profilo Twitter: https://twitter.com/albertlaniece .

La Union è in dialogo stretto con Autonomie e Ambiente sin dalla fondazione della nostra rete. E' recentemente ritornata a far parte della nostra famiglia politica europea, l'Alleanza Libera Europea (European Free Alliance, EFA), di cui era stata fondatrice.

La Valle d'Aosta elegge un senatore e un deputato in collegi uninominali. Per questo i candidati sono stati presentati dalla Union Valdôtaine insieme a una aggregazione più ampia, chiamata Liste Vallée d’Aoste, che include anche la forza sorella Alliance Valdôtaine..

Candidato al Senato è il prof. Patrik Vesan, docente della Université de la Vallée d'Aoste, indicato dal Parti Démocrate – Vallée d'Aoste.

Candidato alla Camera  è il dott. Franco Manes (nella foto ANSA di corredo a questo post), esponente della Union, sindaco del piccolo comune di Doues (Doue in patois valdostano), amministratore di grande esperienza, impegnato nelle istituzioni dell'autogoverno valdostano, presidente del Consiglio permanente delle autonomie locali valdostane (CPEL) e del CELVA (Consorzio enti locali della Valle) che ne è organismo strumentale, oltre che fungere da delegazione regionale dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI).

Per conoscere meglio i candidati autonomisti della Valle d'Aosta:

https://www.lepeuplevaldotain.it/blog/la-force-de-lautonomie/

https://www.lepeuplevaldotain.it/blog/manes-un-homme-concret-un-digne-representant-des-valdotains-a-rome/

 

 

III Assemblea di OraToscana

Sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia, si terrà la III Assemblea di OraToscana, a Nodica di Vecchiano, dalle ore 16.

Vecchiano, sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia

III Assemblea di OraToscana

rete di civismi, ambientalismi, autonomismi, organizzazione membro di Autonomie e Ambiente e della European Free Alliance

OraToscana è una rete che riunisce, con modalità confederali, realtà civiche comunali e territoriali, membro della rete italiana "Autonomia e Ambiente" (AeA) e della rete europea EFA (Free European Alliance). La famiglia politica di EFA riunisce rappresentanti da oltre quaranta regioni d’Europa. E’ la casa storica delle autonomie personali, sociali, territoriali in Europa.

Tema dell’assemblea:

RiBellarsi per amore
dei territori e delle comunità
in Toscana e oltre

L’assemblea si terrà nella frazione di Nodica del comune di Vecchiano, nella sala parrocchiale. Questa l'agenda dei lavori:

  • ore 16 - adunanza dei delegati di OraToscana per gli adempimenti statutari e il rinnovo delle cariche
  • ore 17 - saluti istituzionali, presentazione di documenti, interventi politici (saranno invitati esponenti civici e politici amici delle autonomie, della partecipazione, della democrazia deliberativa, delle libertà personali, sociali, territoriali), dibattito ed eventuali votazioni sugli ordini del giorno presentati
  • ore 19 - apericena di autofinanziamento

La presidenza dell'assemblea è affidata a Ione Orsini (Un Cuore per Vecchiano), Riccardo Galimberti (RiBella Firenze), Mauro Vaiani (garante di OraToscana – Civici di Prato per le Autonomie).

-> E' gradito un preannuncio di partecipazione al dibattito pubblico e all'apericena finale di autofinanziamento a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. <-

L'evento è reso possibile dall'amicizia e dall'ospitalità della lista civica ambientalista autonomista "Un Cuore per Vecchiano":

 Logo 10 cm Un Cuore per Vecchiano

 

III Assemblea di OraToscana - promemoria

2025 11 22 MANIFESTO III assemblea OraToscana

Comunicato stampa - Promemoria

A Vecchiano la III Assemblea di OraToscana - sabato 22/11/2025

Firenze, 15 novembre 2025 

Sabato prossimo, 22 novembre 2025, per la festa di Santa Cecilia, a Vecchiano, si riunisce la III Assemblea dei delegati di OraToscana, la rete dei civismi toscani appassionati di autonomie personali, sociali, territoriali.

OraToscana, nata nel 2021, è una rete confederale di gruppi civici toscani. E' collegata con la rete italiana Autonomie e Ambiente (AeA) e con la rete europea delle autonomie European Free Alliance (EFA), i cui eurodeputati siedono sia nel gruppo parlamentare Greens-EFA che nel gruppo dei conservatori ECR.

I civismi e le autonomie coltivano non solo la trasversalità politica, ma difendono l'indipendenza delle realtà locali dagli eccessi della polarizzazione destra-sinistra.

Promuovono il protagonismo dei cittadini, la democrazia diretta e il federalismo di stile svizzero.

Privilegiano l'autonomia e la competenza delle persone elette, prima delle appartenenze.

L'assemblea di OraToscana rinnoverà gli organi del movimento.

Rilancerà i propri progetti per l'autonomia dei comuni - unici enti che possono assicurare servizi pubblici universali per l'autonomia e la dignità degli anziani, dei bambini, delle famiglie, oltre che proteggere i territori dal degrado ambientale e dalla desertificazione economica.

Sono attesi dirigenti europei e italiani delle autonomie, esponenti civici toscani sia di centrodestra, che di centrosinistra, che indipendenti, oltre ad intellettuali e attivisti di diversa estrazione.

L'assemblea sarà aperta al pubblico dalle 17 alle 19. 

Tutti i dettagli qui:

https://autonomieeambiente.eu/news/448-iii-assemblea-di-oratoscana

 La segreteria

Per conoscere meglio OraToscana:

https://www.biancorosso.me/

 

Il centralismo contro i poveri, le autonomie per la loro emancipazione

Il centralismo non solo ha fallito, ma si scatena contro i poveri. Mentre ormai s'incontrano per strada persone ricurve per il peso degli anni che vendono piccoli oggetti o chiedono elemosine per sopravvivere, le forze del centralismo autoritario hanno fatto fiasco miseramente con il "reddito di cittadinanza". Non difendiamo quel fallace progetto centralista, ma nello stesso tempo dobbiamo lottare perchè i comuni abbiano le risorse e i poteri per prendersi cura dei fragili e per l'emancipazione dei poveri. Avviata una riflessione tra le forze del patto Autonomie Ambiente, di cui riproduciamo qui i punti cruciali.

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Per l’emancipazione dei poveri
Un dibattito aperto fra le forze del patto Autonomie e Ambiente (AeA)

Venezia – Milano – Roma – Napoli – Palermo, 2 agosto 2023

Il patto Autonomie e Ambiente (AeA), rete di forze territoriali rappresentata e guidata dal Patto per l’Autonomia Friuli-Venezia Giulia, con il supporto del partito politico europeo Alleanza Libera Europea- European Free Alliance (ALE/EFA), ha avviato al proprio interno un dibattito sul fallimento del “reddito di cittadinanza” e sul pasticcio della sua frettolosa abolizione, nel cuore di un estate difficile, d’inflazione e quindi d’impoverimento generale.

Insieme ai nostri amministratori e attivisti dei diversi territori, non abbiamo mai condiviso la struttura e i meccanismi del “reddito di cittadinanza”, né il suo affidamento all’INPS, un ente centrale che non aveva alcuno strumento e alcuna competenza in materia di emancipazione dei poveri e di vicinanza alle persone fragili e inabili al lavoro.

Noi chiediamo un ritorno alla Costituzione che, anche in questa materia come in molte altre, è largamente inattuata e spesso sfacciatamente tradita.

L’assistenza, ma ancora di più l’emancipazione dalla povertà di chi è in difficoltà o è inabile al lavoro, fanno parte dei diritti inviolabili della persona umana, protetti dagli articoli 2 e 3 della Carta. L’art. 38 concretizza il diritto a essere assistiti: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. (…) Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera”.

Quali siano gli organi e gli istituti che devono essere messi in campo è chiarito dalla divisione dei compiti fra stato e regioni sancita dall’art. 117. Tocca evidentemente alle autonomie locali occuparsi di protezione degli inabili al lavoro e l’emancipazione di chi è povero. Le regioni possono legiferare in materia, mentre ai comuni spetta di operare concretamente e direttamente.

Devono trovare piena attuazione i principi dell’art. 118, di sussidiarietà verticale (portando l’azione amministrativa al livello più vicino possibile ai cittadini di ogni comunità) e di sussidiarietà orizzontale (riconoscendo il ruolo decisivo delle istituzioni caritative autonome, molte delle quali sono parte decisiva della storia e dell’identità delle nostre comunità).

Si deve porre fine a decenni di confusione legislativa, di invadenza dei poteri centrali sulle autonomie, di confusione fra assistenza e previdenza, di dispersione e di spreco dei patrimoni degli enti assistenziali e delle risorse fiscali, di cui il “reddito di cittadinanza” è stata solo l’ultima manifestazione.

Il sovrapporsi di troppe leggi e leggine ha finito per creare una costellazione di enti e strumenti assistenziali in nessun modo coordinati fra di loro, finendo per creare terreno fertile per l’assistenzialismo, il clientelismo, le piccole furbizie, o anche vero e proprio malaffare organizzato. Gli ultimi governi – tecnici, populisti, di centrosinistra, di centrodestra – in questa materia sono stati tutti assolutamente distratti, inadeguati, quando non addirittura perniciosi.

Nei servizi sociali comunali e nel mondo delle istituzioni caritative e del terzo settore cresce la collera nei confronti della metastasi legislativa, delle complicazioni burocratiche, delle perversioni del centralismo.

Il centralismo si deve ritirare da ciò che può essere gestito solo dai sindaci e dagli amministratori locali, con i loro assistenti sociali, coordinandosi con le iniziative assistenziali e caritative presenti nei propri territori.

L’emancipazione dalla povertà e la protezione della persona inabile possono essere affrontate solo nella prossimità, da persone responsabili che conoscono le persone bisognose, perché vivono nella stessa comunità, come – ribadiamolo - previsto dalla Costituzione all’art. 118, secondo “princı̀pi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”.

Tutte le risorse e tutti i poteri, in materia di assistenza pubblica e di coordinamento dell’assistenza civica, devono tornare al più presto ai comuni.

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Per ulteriori approfondimenti:

https://www.autonomieeambiente.eu/

https://twitter.com/rete_aea

https://www.facebook.com/AutonomieeAmbienteUfficiale/

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Il centralismo paralizza, soffoca e infine uccide

  • Autore: Una pagina memorabile di Alexis de Tocqueville - Brandizzo, Caivano e Chivasso, 1 settembre 2023

Mentre la Repubblica delle Autonomie è in lutto per gli operai ferroviari di Brandizzo, che non esitiamo a chiamare vittime del centralismo, e osserviamo con tristezza che per "bonificare" una borgata distrutta dal centralismo, Caivano, si è invocata la passerella dei vertici del governo centrale e centralista, abbiamo voluto questo piccolo ma emblematico testo sul Forum 2043, che è come un interludio. Se arrivati fin qui abbiamo cominciato a capire, come lo capì Tocqueville all'alba della modernità industriale, che la vita umana, per restare tale, deve continuare a essere fondata sulla responsabilità dell'autogoverno al più basso livello possibile, allora vale la pena andare avanti, per salvare la nostra dignità umana, non solo la vita materiale e l'integrità del creato. Altrimenti, immaginatevi la peggior distopia e, siatene certi, ve la daranno. O territorialismo, o barbarie.

 

"Cosa mi importa, dopotutto, che vi sia un'autorità sempre pronta, che veglia a che i miei piaceri siano tranquilli, che vola davanti a me per allontanare i pericoli dal mio cammino, senza che io abbia bisogno di pensare a tutto questo; se questa autorità, nel tempo stesso che allontana le più piccole spine sul mio passaggio, è padrona assoluta della mia libertà e della mia vita; se monopolizza il movimento e l'esistenza al punto che quando essa languisce, languisce tutto intorno a lei, che tutto dorme, quando essa dorme, che tutto perisce quando essa muore? Vi sono in Europa certe nazioni in cui l'abitante si considera come una specie di colono indifferente al destino del luogo in cui abita. I più grandi cambiamenti sopravvengono nel suo paese senza il suo concorso; egli non sa precisamente quel che è successo e ne dubita, poiché ha inteso parlare dell'avvenimento per caso. Non solo, ma il patrimonio del suo villaggio, la pulizia della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia, non lo toccano affatto; egli pensa che tutte queste cose non lo riguardano in alcun modo, perché appartengono ad un estraneo potente, che si chiama il governo. Quanto a lui, non è che l'usufruttuario di questi beni, senza spirito di proprietà e senza idee di miglioramento. Questo disinteresse di se stesso si spinge tanto in là che se la sua sicurezza o quella dei suoi figli è compromessa, invece di cercare di allontanare il pericolo, egli incrocia le braccia per attendere che l'intera nazione venga in suo aiuto. Quest'uomo, del resto, benché abbia sacrificato completamente il suo libero arbitrio, non ama l'obbedienza più degli altri; si sottomette, è vero, al beneplacito di un impiegato, ma si compiace di sfidare la legge, come un nemico vinto, quando la forza si ritira. Così oscilla senza tregua fra la servitù e la licenza."

(fonte: Alexis de Toqueville, De la Démocratie en Amérique, Parigi, 1835-40. Edizione italiana: La democrazia in America, Rizzoli, Brescia,
1995, pp.96-97)

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A cura del gruppo di studio che coordina il Forum 2043 - Brandizzo, Caivano e Chivasso, 1 settembre 2043

L'immagine del "centralismo burocratico" di corredo a questa pagina è tratta da https://jovencuba.com/

 

Il compito delle autonomie verso le elezioni del 2026 e del 2027

Autonomie e Ambiente (AeA) è una sorellanza di movimenti territoriali, gruppi civici, attivisti appassionati di autonomie personali, sociali, territoriali. La nostra rete esiste per farli incontrare e collaborare sul piano politico ed elettorale, non certo per irreggimentarli in una qualche forma di organizzazione unitaria. Siamo lo strumento confederale al servizio di ciò che ci viene chiesto in tanti messaggi e disponibilità che ci arrivano dalla primavera dell'autonomia trentina, dai territorialisti pugliesi, dalla Toscana, da ogni regione e territorio d'Italia e anche dall'Europa, dove siamo partner EFA per portare avanti l'ideale dell'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli - l'unica possibile!

Le nostre radici sono profonde. Siamo ancorati alla Carta di Chivasso del 1943. Siamo gli eredi di coloro che hanno combattuto per la Repubblica delle autonomie. Siamo ispirati dalle intuizioni del Movimento Comunità di Adriano Olivetti, fondato il 3 giugno 1947 (di cui nel 2027 onoreremo l'ottantesimo anniversario). Riscopriamo il pensiero e l'azione di Bruno Salvadori e delle liste Federalismo, che unirono le forze promotrici di autogoverno dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, dalla Sardegna al Friuli. Recuperiamo le lungimiranti esperienze di confederalismo politico delle originarie liste verdi e delle prime leghe. Nel 2019 siamo ripartiti, con Autonomie e Ambiente, dalle macerie lasciateci dai ciarlatani, dai populisti e dai nazionalisti

Stiamo tuttora attraversando una lunga zona d'ombra, in cui pochissimi media si accorgono di noi. Nei sondaggi politico-elettorali siamo ancora nascosti fra gli "altri", ma riusciremo ad emergere. Siamo già un punto di riferimento per gli autonomismi storici, i gruppi civici autonomi, i nuovi territorialismi. Abbiamo sgombrato i canali di comunicazione verso gli amici della sussidiarietà e delle autonomie personali, sociali, territoriali, che ritroviamo nelle migliori tradizioni cristiano-sociali, socialiste riformiste, liberal-democratiche, civiche e civili.

Siamo forse una minoranza, ma una minoranza necessaria per chiunque voglia costruire una nuova stagione riformista per l'Italia e per l'Europa, dopo l'impressionante serie di fallimenti del centralismo politico degli ultimi trent'anni (sia che governassero le sinistre, i centrismi, le destre, i populismi, o i tecnocrati sedicenti "migliori").

 

2025 11 nuovo logo EFA AeA insieme

 

In questo anno 2026 le realtà di Autonomie e Ambiente promuoveranno insieme la partecipazione al referendum costituzionale sull'ordinamento giudiziario del 22-23 marzo, rifiutando gli eccessi di polarizzazione e le strumentalizzazioni. Essendo il tema assai risalente e non avendo la riforma contenuti centralisti, i nostri leader locali voteranno secondo le proprie convinzioni, nella massima libertà.

Successivamente ci dedicheremo alle elezioni amministrative. Ci candideremo oppure appoggeremo i candidati amici delle autonomie, specialmente i civici indipendenti e autonomi, per il buongoverno dei nostri territori, comune per comune. Solo amministrazioni locali forti e competenti possono, secondo i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza (art. 118), garantire efficacia, efficienza e prossimità ai cittadini, in particolare ai più anziani, ai più fragili, alle piccole e medie aziende, ai piccoli agricoltori custodi del territorio, alle comunità più periferiche e marginali. I consiglieri comunali sono un baluardo cruciale in questo tempo di erosione della democrazia e continueremo a lottare per restituire loro dignità e poteri.

Deve continuare la nostra lotta nonviolenta, insieme a molte altre realtà politiche, culturali e della società civile, seguendo il magistero, fra gli altri, del compianto Felice Besostri, per avere leggi elettorali più giuste per tutti. E' necessario superare il Rosatellum e dobbiamo spenderci per una legge elettorale migliore con cui andare alle elezioni politiche previste per il 2027. Settarismo, estremismo, una velenosa polarizzazione, l'incubo del presidenzialismo, populismi, nazionalismi, vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, saranno fermate solo restituendo centralità a istituzioni rappresentative di molti, non di pochi.

Il mondo delle autonomie deve avere una voce più forte nelle istituzioni, a ogni livello. Autonomie e Ambiente ci crede e lavora per questo, non in solitudine, ma aprendosi a ogni necessaria collaborazione politica ed elettorale.

Per dialogare con Autonomie e Ambiente: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Genova, domenica 1 febbraio 2026 - A cura della segreteria interterritoriale

Messaggio diffuso con la newsletter di lunedì 2 febbraio 2026, festa della Candelora

L'immagine di corredo al post è una vista rasserenante e ispirante dei Prati di Sant'Orso, che richiama le radici spirituali del nostro impegno per le autonomie, tratta da questo sito del FAI

 

Imparare a essere autocritici dal Friuli al Trentino e oltre

  • Autore: Roberto Visentin, presidente di Autonomie e Ambiente - Udine-Trento, domenica di Pasqua, 9 aprile 2023

Dal Friuli al Trentino e oltre, condividere esperienze per far crescere una nuova generazione autonomista

di Roberto Visentin (autonomista friulano, presidente di Autonomie e Ambiente)

Passate le elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, condividiamo le nostre esperienze e segnaliamo i nostri errori, perché il tutto serva alla crescita dell’autonomismo in tutti i territori.

Il candidato autonomista Massimo Moretuzzo ha avuto, per la qualità del suo lavoro come esponente di opposizione in consiglio, il sostegno di gran parte del centrosinistra. Mentre il presidente uscente e ricandidato, Fedriga, aveva il sostegno della destra centralista.

Ricordando anche che in Friuli-VG la legge elettorale esclude dall’elezione il candidato presidente che arriva terzo, incentivando il bipolarismo, questa contrapposizione era praticamente obbligata.

La soddisfazione del buon risultato del Patto per l’Autonomia F-VG (che ha aumentato in voti e in seggi) non può far dimenticare le criticità di questa avventura elettorale.

Le scelte imposte dal sistema elettorale non sono mai indolori, per nessuno dei concorrenti.

Non c’è alcuna possibilità di dialogo con le attuali Lega Salvini e Fratelli d’Italia, per gli autonomisti. Sono due piramidi politiche ostili alle diversità territoriali e i loro esponenti periferici non sono quasi mai leader locali autonomi, ma spesso “yesmen” dei loro capi milanesi e romani.

Qualcuno di loro, con dichiarazioni di circostanza, si presenta diversamente, come “pro autonomia”, ma le loro opere e ancora di più le loro omissioni, rivelano il loro centralismo.

C’è invece dialogo con le molte anime del centrosinistra e con molti altri movimenti civici e ambientalisti. Tuttavia, alle strutture centrali del PD, partito che ha la maggiore forza strutturata residuale in quel campo, rimproveriamo di aver perso una occasione in Friuli-Venezia Giulia. Il PD ha oscurato la candidatura di una figura autonomista, civica, ambientalista, e soprattutto autonoma. Ha tentato persino di arruolarlo fra le proprie fila, durante la campagna elettorale. Sicuramente c’è riuscito mediaticamente, visto che dalla stampa italiana è scomparsa la realtà che il centrosinistra si era alleato con una forza politica orgogliosamente autonomista. Questo, in una regione dove l’elettorato autonomista è largamente maggioritario, non è stata una mossa felice, a nostro modesto parere.

Infine si è ripresentato il grande problema dell’astensionismo, che ha raggiunto il 55%. Vanno a votare praticamente solo gli integrati, i convinti, o i portatori di istanze molto mobilitanti, magari estreme. Non abbiamo alcuna ricetta in tasca, ma non ci rassegniamo al fatto che così tanti concittadini restino esclusi dalla vita politica locale (magari per essere invece mobilitati, dalla forza dei media, quando scenderà in campo il prossimo “salvatore” populista).

Continueremo quindi ad aggiornare i nostri progetti e la loro narrazione, restando autonomisti e soprattutto autonomi politicamente e culturalmente, in Italia e in Europa.

Dovremo essere anche sempre più connessi tra di noi, fra i diversi territori, per porre un freno alle leggi elettorali antidemocratiche, all’incombente presidenzialismo, alla deriva centralista che stanno minando dall’interno la Repubblica delle Autonomie.

Il nostro linguaggio è moderato, la nostra cultura di governo è riformista, ma le nostre idee sulle autonomie personali, sociali, territoriali sono chiare, forti, mai ambigue. Forse sono una possibilità per far emergere una nuova generazione di leader autonomisti e riportare al voto tanti elettori delusi.

Udine - Trento, domenica di Pasqua, 9 aprile 2023

 

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2023 04 09 Roberto Visentin Il Nuovo Trentino

 

In ricordo di Peppino Coffano e della gloriosa UOPA

Riceviamo la notizia della scomparsa di Peppino Coffano, a 93 anni. Le nostre più sincere condoglianze ai suoi familiari, amici e conterranei dell'Ossola, in particolare a coloro che stanno conservando la straordinaria eredità spirituale, culturale e politica della Unione Ossolana per l'Autonomia (UOPA), di cui Giuseppe Coffano fu uno dei padri.

2025 04 02 Giuseppe Peppino Coffano rip

 

Ringraziamo Roberto Gremmo per aver condiviso con il pubblico autonomista una foto particolarmente importante, risalente al 19 gennaio 1979:

1979 01 19 uopa ricordo Gremmo di Coffano

Si tratta di una foto di grande importanza storica. Da sinistra a destra si vedono l'autonomista Luigi Mescia, del Comitato Retico;il poeta piemontese Enea Ribatto; lo stesso Giuseppe Coffano; il fondatore della UOPA Alvaro Corradini; Sergio Gandolfi; al microfono Giorgio Goggio; l’allora ventisettenne Roberto Gremmo. Il penultimo nella foto era il valdese Osvaldo Coisson, uno dei firmatari nel 1943 della Carta di Chivasso. L'ultimo era l'allora presidente dell’ANPI Ossolana, Emanuele Rossi.

Per approfondire:

https://www.lastampa.it/verbano-cusio-ossola/2025/04/02/news/giuseppe_peppino_coffano_morto-15084544/

https://www.lanuovapadania.it/piemonte/unione-ossolana-per-lautonomia-addio-a-coffano-storico-fondatore/amp/ (il ricordo di Roberto Gremmo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Ossolana_per_l%27Autonomia

https://ossola24.it/index.php/12640-solo-il-federalismo-potra-salvare-l-italia-l-uopa-40-anni-dopo-rivendica-le-sue-idee-video?tmpl=component&type=raw

https://www.isimbolidelladiscordia.it/2018/04/le-radici-dellautonomismo-cercatele-in.html (un importante articolo di Gabriele Maestri)

https://www.ilrosa.info/cronaca/la-memoria-fa-grande-una-comunita

 

Domodossola, 2 aprile 2025 - a cura della segreteria interterritoriale

 

 

 

In ricordo di Sergio Salvi

Abbiamo appreso oggi, lunedì 24 aprile 2023, della scomparsa di Sergio Salvi, avvenuta ieri, 23 aprile.

Lo studioso fiorentino e toscano è stato un pioniere degli studi in lingua italiana sui popoli senza stato, le colonie interne agli stati europei moderni, le identità, gli autonomismi, la difesa delle lingue madri e delle forme vernacolari. Alla famiglia, in particolare alla vedova Elda, le sentite condoglianze di tutta la famiglia di Autonomie e Ambiente, in particolare di nostri attivisti toscani, romagnoli, friulani e sardi, che lo hanno conosciuto e stimato da più lungo tempo.

Sergio Salvi era nato a Firenze il 3 luglio 1932. Una serena e operosa vecchiaia è stata interrotta da una dolorosa malattia.

La benedizione della salma si tiene mercoledì 26 aprile 2023, alle ore 15, nella chiesa del Corpus Domini, in Via Reims, angolo Via Gran Bretagna.

Lo studio di Sergio Salvi forse più conosciuto anche a livello internazionale è il disseminativo "Le nazioni proibite. Guida a dieci colonie "interne" dell'Europa occidentale",Vallecchi,Firenze, 1973. Il libro è citato anche da un suo coetaneo e anch'egli recentemente scomparso, il grande Tom Nairn.

Ricordiamo anche "Le lingue tagliate. Storia delle minoranze linguistiche in Italia",Rizzoli, Milano, 1975, e "Patria e matria. Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell'Europa occidentale contemporanea",Vallecchi, Firenze, 1978.

Sergio Salvi, come rappresentante di un antico e radicato autonomismo toscano, è stato presente in molti momenti della storia della nostra famiglia politica decentralista, come per esempio nelle pionieristiche esperienze delle liste Federalismo.

In tempi più recenti Sergio Salvi si era cimentato in una riflessione sulla storia moderna della Toscana, che ha avuto una notevole risonanza: "L'identità toscana. Popolo, territorio, istituzioni dal primo marchese all'ultimo granduca", Le Lettere, Firenze, 2006.

Per chi vuole conoscere meglio la sua figura, i suoi molteplici interessi, la sua vasta cultura, rimandiamo alla pagina a lui dedicata da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Salvi.

Nella foto, Sergio Salvi a Riccione (fu accompagnato da Mauro Vaiani), a un convegno del Movimento per l'Autonomia della Romagna sulla salvaguardia della propria cultura e lingua vernacolari, il 17 marzo 2018.

 

 

Invecchiare bene in autonomia

In prossimità del Natale 2025, dell'anno nuovo 2026, di tutte le feste del cuore d'inverno, ci siamo lasciati illuminare da una icona potente di lealtà, solidarietà, attaccamento fra generazioni: la storia di Noemi e Rut, due donne vedove e povere che, dopo tante avversità, si alzano e si mettono in cammino verso Betlemme, insieme, in autonomia, unendo le loro diversità per il bene comune, con coraggio, tanto da figurare nella tradizione ebraico-cristiana come antenate del re Davide e del Signore Gesù Cristo.

Per la prima volta nella storia umana le nostre società sarannno costituite da una grande maggioranza di anziani. Crediamo che gli anziani, restando attivi nelle proprie comunità, garantiranno le autonomie personali, sociali, territoriali, necessarie a mantenere il mondo a misura di persona umana. Saranno le brigate d'argento delle autonomie, cioè della prossimità, unico fondamento della coesione sociale.

Mentre le tecnocrazie, le concentrazioni di potere, vecchi e nuovi centralismi continuano a distruggere il pianeta, scatenare e alimentare guerre, opprimere comunità e diversità, bombardare di propaganda le menti, inseguire perversi sogni di sorveglianza universale e dominio globale, le brigate d'argento ricostruiranno coesione sociale, servizi pubblici, beni comuni.

Rifiutiamo ogni forma di estremismo, cospirazionismo, settarismo. Le brigate d'argento riconquisteranno con la veraforza della nonviolenza, con moderazione e pragmatismo, paesino dopo paesino, quartiere per quartiere, tutte le comunità locali. 

Solo comunità locali gestite da autorità locali forti, competenti, dotate di risorse e poteri, sapranno essere custodi della loro terra e della Terra, in modo che ogni territorio sia vivibile per i suoi abitanti e per le generazioni future, secondo principi di libertà, pace, giustizia, salvaguardia del creato.

Per restituire poteri, competenze, risorse alle comunità, per il bene degli anziani e di tutti, Autonomie e Ambiente non esiterà a incoraggiare gli attivisti e le amministrazioni locali ad adottare misure non convenzionali e sperimentali. La solidarietà all'interno di una comunità non si alimenta solo con la finanza europea e internazionale, ma anche con lo spontaneo scambio di tempo, servizi e beni fra membri della stessa comunità.

Stiamo invecchiando, ma non siamo condannati. Non sprofonderemo nella palude dei pregiudizi neonazionalisti di destra e neogiacobini di sinistra. L'ultima parola della storia non sarà degli aspiranti tiranni della globalizzazione, ma dei cantoni della Svizzera, delle repubbliche come San Marino, delle comunità locali e degli anziani saggi e coraggiosi come Noemi, che le guideranno insieme con e nell'interesse delle persone più giovani, le Rut di oggi e di domani.

Prato, 20 dicembre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente - EFA partner nella Repubblica Italiana

 

Fonti, stimoli, spunti di approfondimento:

 

L'eccedenza autonomista

L'eccedenza autonomista è inaggirabile e incomprimibile. Solo nella comunità locale, nelle sue tradizioni e libertà, le persone possono sentirsi veramente libere, eguali, accolte, vicine, solidali.

Le persone non hanno bisogno di un "sistema-paese", ma di un sistema di paesini, di quartieri, di comunità locali vitali e coese. Ciascuno ha bisogno di servizi pubblici e beni comuni locali, cioè vicini. L'universalità che può veramente migliorare la vita quotidiana degli anziani, delle famiglie, delle imprese, è quella della prossimità, che può essere assicurata solo da forti autonomie locali.

Europa e Italia non sono "nazioni" che possano essere comandate da una ristretta cerchia di capi "nazionali", ma ordinamenti al servizio delle comunità locali. Se si allontanano dai princìpi e dalle buone pratiche della sussidiarietà, diventano inutili, dannosi, non di rado oppressivi delle autonomie personali, locali, territoriali. Non c'è stato centralista che non sia, in atto o in potenza, nemico delle diversità e delle biodiversità, della pace e della giustizia. Per questo la differenza e la resistenza degli autonomisti sono indispensabili.

I territori e le loro istituzioni democratiche locali sono abitate e animate da storici autonomismi e da movimenti civici che non sono rappresentati nelle due principali piramidi politiche italiane. Non perché non siamo anche noi talora più progressisti o più moderati, ma perché la verticalizzazione mediatica non rappresenta le nostre istanze locali. Non ci identifichiamo nella polarizzazione fra pochi leader di centrodestra o di centrosinistra che ci viene imposta dai media. Non ci rassegniamo a un sistema politico italiano ed europeo in cui, attraverso leggi elettorali ingiuste e la concentrazione di potere economico e mediatico in poche mani, i territori non possono liberamente eleggere i propri leader locali, conservare le proprie economie locali, proteggere il proprio territorio e i suoi beni culturali e ambientali.

Nessuna deriva tecnocratica, populista, centralista, autoritaria, ci ridurrà al silenzio e ci cancellerà dalla storia della Repubblica, dell'Europa e del mondo. Le politiche autonomiste, territorialiste, civiche, sono le uniche che possono mettere in campo nuove generazioni di leader competenti, diligenti, resistenti, capaci di porre un freno alla concentrazione di potere economico e tecnologico, che sta disumanizzando le persone e distruggendo il pianeta.

Venezia - Napoli - Bari - Lecce, 6 novembre 2025 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente (partner di European Free Alliance nella Repubblica Italiana)

 

L'imbroglio dell'elezione mediatica del capo

Nel nostro secolare impegno per le autonomie personali, sociali e territoriali, abbiamo sempre resistito a tutte le forme di concentrazione di potere. Continueremo quindi a metterci di traverso agli aspiranti "podestà" d'Italia e "napoleone" d'Europa.

L'elezione diretta di simili capi non è democrazia, ma mediacrazia. Le concentrazioni di potere informativo e, oggi, informatico, decidono non solo quello che i cittadini possono apprezzare, ma anche quello che devono disprezzare. In contesti così ampi nessun rapporto politico e culturale - quindi umano - è possibile fra elettori ed eletti, quindi alle comunità e ai leader locali non resta altro che la scelta di quello che appare come il meno peggio fra due candidati imposti dall'alto e da altrove. Ai cittadini non viene dato più potere, ma solo la possibilità di dividersi in due opposti conformismi. A causa di leggi elettorali ingiuste, che assicurano ai vincenti di occupare le assemblee con i loro "nominati", le istituzioni sono inaccessibili alle voci critiche, ai pensieri divergenti, agli indipendenti, a chi non è fedele ai capi.

I pericoli delle democrazie plebiscitarie e i guai combinati dai capi eletti da folle manipolate dai media sono già storicamente noti e ben chiari a chi ha ancora un po' di senso critico, cultura politica, senso civico.

Nel mondo contemporaneo, in cui stanno crollando i livelli di educazione e libera informazione, dove dilaga l'analfabetismo di ritorno e stanno precipitando persino le più semplici capacità di attenzione e concentrazione, i guasti possono solo ingigantirsi.

Questo disastro riguarda anche l'elezione diretta di capi a livello più basso. Anche le competizioni per governatore di regione, presidente di provincia, sindaco di una grande città, rischiano di essere ridotte a travestimenti della democrazia. I candidati hanno delle possibilità solo se sono già al potere, oppure sono già famosi grazie al potere dei media. I finalisti sono scelti dalle piramidi politiche principali. I confronti sono solo televisivi. I dibattiti sono ridotti alla contrapposizione di slogan semplicistici e fuorvianti. Gli elettori sono ridotti a tifosi passivi.

E' necessario l'emergere, dal basso, di candidati autonomisti, civici, liberi e indipendenti dal verticismo del bipolarismo mediatico. Ma anche sindaci e presidenti che si preparano a chiedere un nuovo mandato - spesso in polemica diretta con i loro stessi capi centralisti e autoritari - dovrebbero essere i primi a immaginare qualcosa di nuovo: godono di una relativa rendita di posizione e dovrebbero usarla per fermare l'erosione delle autonomie, che è anche erosione della democrazia.

In questo quadro desolante, c'è una speranza: coloro che credono nella religione civile delle autonomie, nei principi della sussidiarietà, nel civismo libero e autonomo dai vertici dei partiti centralisti, devono collegarsi, parlarsi, costruire proposte politiche e amministrative serie, competenti, lungimiranti.

Autonomie e Ambiente c'è.

 

Napoli - Firenze - Venezia, 17 gennaio 2025

A cura della presidenza di Autonomie e Ambiente

 

La dichiarazione di Gandia 2026 per l'Europa dei popoli

Dichiarazione di Gandia, approvata e firmata da tutti i delegati dell'assemblea generale di EFA (ALE, Alleanza Libera Europea) a Gandia

“Popoli sovrani in un'Europa sovrana”

Gandia, 5-6 giugno 2026

Noi, rappresentanti dell'Alleanza Libera Europea (ALE-EFA), riuniti a Gandia, nella Comunità Valenciana, riaffermiamo con convinzione la nostra visione di un'Europa sovrana, democratica e radicata nei suoi popoli e territori.

L'Europa si trova a un bivio e deve prendere in mano il proprio futuro ora. La riforma democratica delle istituzioni della UE non può essere rimandata.

Un'Europa sovrana significa definire la propria agenda politica, difendere con fermezza il diritto internazionale e agire senza servitù negli affari globali.

Significa anche rafforzare la nostra resilienza: raggiungere la sovranità energetica attraverso le fonti rinnovabili, garantire la sovranità alimentare sostenendo i nostri agricoltori e ponendo fine alla concorrenza sleale, e costruire la sovranità economica attraverso una reindustrializzazione giusta e sostenibile. L'Europa deve porre fine alla sua dipendenza da attori esterni in settori strategici che indeboliscono la nostra autonomia e capacità.

Ma l'Europa non si ricostruirà dall'alto. Vogliamo un'Europa sovrana che protegga i suoi popoli e sostenga il diritto internazionale, la cooperazione e la pace. Questa trasformazione deve partire dal basso. Territori, regioni e città sono i veri motori del futuro dell'Europa, dove la democrazia è più vicina ai cittadini e dove le soluzioni sono più efficaci.

Come EFA abbiamo sempre sostenuto che la forza dell'Europa risiede nella sua diversità e nel suo approccio dal basso, nella sua capacità di unire la diversità attraverso la coesione e la cooperazione, non l'uniformità attraverso la centralizzazione.

Per questo motivo richiamiamo gli ideali fondanti dell'Europa e rivendichiamo il finanziamento diretto, la capacità decisionale e di attuazione per i territori, le regioni e le città, affinché guidino la trasformazione europea.

È più che mai necessaria un'Europa più resiliente e unita. Richiede dialogo, cooperazione, diplomazia e persino la volontà di uscire dalle nostre zone di comfort e di accettare i disaccordi.

Ciò rafforzerà la legittimità politica e la democrazia dell'UE e darà potere a tutti i territori europei in uno spirito confederale.

Questa è la nostra strada: un'Europa di popoli sovrani, che costruiscono insieme un'Europa sovrana.

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Original English here

 

 

 

 

 

 

 

La memoria lunga degli autonomisti

  • Autore: Piercesare Moreni, autonomista del Trentino, 2 aprile 2022

Proprio perché il nostro pensiero autonomista è necessario a una umanità globalmente minacciata da una massificazione disumanizzante, dobbiamo salvaguardare le nostre profonde radici e avere il coraggio di una memoria lunga.

Localismo, territorialismo, regionalismo, federalismo, confederalismo, anticolonialismo, indipendentismo, altro non sono stati che la declinazione graduata di comuni e universali aspirazioni all’autogoverno.

In Trentino prima della straordinaria primavera politica rappresentata dall’esperienza dell’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali) i primi movimenti autonomisti, come il CIT (Comitato per l’Indipendenza del Trentino) e il MST (Movimento Separatista Trentino), furono incubatori dai quali si svilupparono in modo meno velleitario le istanze di un mondo autonomista capace di buongoverno.

In Sicilia già nel 1942 venne costituito il Comitato per l’indipendenza della Sicilia, poi divenuto Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, ma l’autogoverno di cui dovrebbe godere la più grande isola del Mediterraneo è rimasto sulla carta.

Il Movimento Separatista Valdostano si schianta, a guerra ancora in corso, contro gli interessi internazionali che lo abbandonano al suo destino, anche se si salvano le intuizioni illuminate del notaio Émile Chanoux nel lavoro politico della Union Valdôtaine. La cultura dell'autogoverno, non solo per la Valle ma per ogni territorio, viene coltivata e proclamata dal toscano-friulano-valdostano Bruno Salvadori, che cerca un modo nuovo per raccontare a tutta Italia e a tutta Europa la straordinaria attualità di un modello cantonale ispirato alle istituzioni della Svizzera. Bruno Salvadori (nella foto commemorativa in alto) purtroppo muore prematuramente nel 1980, a soli 38 anni.

In Friuli la complessità della posizione geografica e geopolitica rese la proposta autonomista, se possibile, ancor più difficile che altrove: nonostante l’impegno autonomista risalga al 1945 con l’Associazione per l’Autonomia Friulana, l’autonomia speciale resta ancora insufficientemente attuata.

Trieste e la Venezia Giulia nel 1945 videro la nascita del Fronte dell’Indipendenza per il Libero Stato Giuliano, da cui si sono poi dipanati molti movimenti civici, alcuni anche di grande freschezza e lungimiranza, ma senza che ciò abbia fatto ancora maturare esperienze avanzate di autonomia politica.

In Sardegna, già alla sua costituzione nel 1921, il Partito Sardo d’Azione propugnava l’autodeterminazione dal Regno italiano; divenne un partito di massa e, fino a un certo punto, fu l’unica forza organizzata in grado di contrastare su quel territorio l’avvento del fascismo. A più riprese esponenti “sardisti” hanno governato, eppure l’autonomia speciale della Sardegna è un involcruo ancora semivuoto e l’isola è una nazione colonizzata e oppressa.

Napoli e la Campania, gli Abruzzi e il Molise, la Lucania e le Puglie, le Calabrie sono, dal tempo della conquista sabauda, sottoposte alla continua estrazione di risorse tipica di ogni forma di colonialismo interno.

Le aspirazioni autonomiste in ogni altro territorio della Repubblica, pur abbracciate da prestigiosi costituenti - fra gli altri, Giulio Bordon, Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Andrea Finocchiaro Aprile, Emilio Lussu, Aldo Spallicci, Tiziano Tessitori - e anche da molti esponenti locali delle principali forze politiche popolari, sono rimaste compresse dalla “ragion di stato” e dalle leggi ferree della partitocrazia romanocentrica.

I nostri movimenti, sin dall’immediato dopoguerra, subiscono le conseguenze della guerra fredda e l’azione repressiva congiunta di servizi segreti statali e internazionali, la polarizzazione del dibattito politico fra atlantisti e comunisti, la sopravvivenza nello stato repubblicano del centralismo autoritario dello stato fascista (a sua volta continuazione diretta dell’autoritarismo sabaudo), il ruolo mai marginale del centralismo pontificio nella Chiesa cattolica; tuttavia abbiamo contribuito alla stesura di una Costituzione che consente una Repubblica delle autonomie personali, sociali, territoriali e sulla difesa di essa è nostro compito storico e intergenerazionale essere inflessibili.

Tempus fugit irreparabilis: l’apparente immobilismo istituzionale e politico degli ultimi quarant’anni, nella Repubblica italiana, nell’Unione Europea, nelle istituzioni della globalizzazione, non è mai stato neutrale. Stiamo scivolando lentamente ma inesorabilmente verso una distopia centralista tecnocratica. Siamo stati avvertiti, dai padri e dalle madri dell’autonomismo e, in tempi più recenti, da grandi figure del nostro tempo, come il grande poeta friulano e italiano Pier Paolo Pasolini, che ci ha messo in guardia dall’avvento del “tecnofascismo”; tocca a noi, spes contra spem, fare la nostra parte.

Trento - Firenze, 2 aprile 2022 - A cura di Piercesare Moreni, autonomista trentino, e di altri studiosi autonomisti del Forum 2043

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