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Autonomismo

La necessaria alternativa al neonazionalismo, a vecchi e nuovi centralismi, ai traditori della sussidiarietà

Il discorso della presidente Giorgia Meloni al Meeting di Rimini lo scorso 27 agosto 2025 è stato rivelatore. L'aspirante podestà d'Italia ha espresso, in modo pacato ma inequivocabile, la sua cultura politica centralista, venendo peraltro lungamente applaudita da una platea che ha evidentemente smarrito il suo antico attaccamento ai principi umani e cristiani della sussidiarietà.

Ha parlato dell'Italia come "nazione", oscurando sfacciatamente la verità storica che il nazionalismo italiano è stato la nostra rovina. Ciò che abbiamo ricostruito, dopo il disastro, è una Repubblica di autonomie, dove si è cercato, nonostante le contraddizioni e i guasti della modernità e della globalizzazione, di proteggere le diversità locali, regionali, culturali, linguistiche, che sono una esigenza insopprimibile di una vita veramente umana.

Secondo la presidente, l'Italia-nazione sta rioccupando il suo posto a fianco delle altre nazioni, ma quali sarebbero queste altre nazioni? Gli stati "mononazionali" sono una eccezione (spesso sinistra). I nostri vicini europei e mediterranei che prosperano sono ordinamenti che rispettano le autonomie e le diversità. Quelli dove si praticano forme di neonazionalismo e centralismo sono tutti in declino, a rischio di involuzioni autoritarie, quando non già sprofondati nella violenza, nel terrorismo, nella guerra.

La presidente Meloni ha rivendicato l'intervento del centralismo per rimediare alla crisi di alcuni territori, come Caivano, ma con questo argomento ha sfidato il buon senso e la sua - temporanea - fortuna politica. Quante Caivano possono essere emancipate dalla povertà e dalla violenza dall'intervento diretto di un governo centralista? Una, forse. Alcune, forse ma improbabile. E tutte le altre migliaia di periferie che stanno degradando, che si stanno impoverendo e spopolando, in cui sono a rischio interi patrimoni culturali e ambientali? Il centralismo non ne conosce neppure il numero, figuriamoci i problemi.

L'annuncio di alcune misure "nazionali", come un "piano casa" (un sempreverde propagandistico), sono stati particolarmente imbarazzanti. Non esistono soluzioni "italiane" per i problemi dei nostri diversi territori, dove si spazia dall'eccesso di cementificazione e speculazione, all'estremo opposto di abbandono, incuria, isolamento e spopolamento. Il declino non potrà mai essere fermato, senza sussidiarietà e responsabilità. Non è sorprendente, peraltro, come tutti questi neonazionalisti italiani (non solo quelli di Fratelli d'Italia, sia chiaro) siano tutti così ciechi e miopi rispetto all'esigenza di tutelare le nostre economie locali.

Dobbiamo smontare questo neonazionalismo centralista italiano, perché mette in discussione l'autonoma e originale azione politica dei leader locali per promuovere una vita veramente a misura di persona umana per le generazioni future, una vita radicata in comunità locali - di nascita o di elezione - coese e solidali, rispettose del proprio patrimonio culturale e del proprio ambiente naturale.

Nonostante il coro conformista della maggior parte dei media, nessun centralismo, nessun neonazionalismo, nessuna concentrazione di potere e di ricchezza stanno migliorando la vita quotidiana degli esseri umani. Anzi, nonostante tutta la retorica "green", la stanno mettendo sempre più in pericolo, distruggendo gli ecosistemi locali e minacciando il creato con i loro ecomostri e i loro arsenali pieni di armi di distruzione di massa. Tutte le grandi potenze - ma anche molte medie e piccole - sono autocrazie dove le persone, le famiglie, le piccole imprese, i coltivatori diretti, gli artigiani, le comunità locali, sono semplicemente stordite dalla propaganda, impoverite, oppresse.

Le nostre vecchie democrazie europee non fanno eccezione, visto che cresce come un cancro la concentrazione del potere nelle mani di pochi leader, tecnocrati e magnati.

Non dubitiamo che la presidente Meloni sarà abile, prudente e moderata, ma non facciamoci illusioni. Alla fine della sua stagione politica, cittadini e comunità si ritroveranno tutti meno autonomi e più dipendenti dallo stato.

Lavoriamo quindi, tutti noi che crediamo nell'autonomia delle persone e dei territori, a contribuire a una svolta politica. E' una sfida ineludibile, che riguarda non solo le personalità indipendenti e autonome dal bipolarismo "all'italiana", ma anche molti di coloro che stanno al momento partecipando a esperienze politiche e amministrative insieme al centrodestra e al centrosinistra. E' un cantiere in cui c'è bisogno di tanto lavoro da parte di tanti, superando gli attuali steccati.

L'Italia e l'Europa sono fatte di autonomie e non possiamo lasciare che i neonazionalisti, i centralisti, i tecnocrati le distruggano, perché dopo il passaggio di questi barbari del nostro essere autonomi, e quindi veramente italiani ed europei, non resterebbe più niente.

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Prato, mercoledì 3 settembre 2025, San Gregorio Magno - a cura della segreteria interterritoriale

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La cartina riprodotta a fianco del post è una famosa mappa dei territori italiana realizzata dal grande cartografo inglese John Cary nel 1799, dove sono descritte le diversità italiane com'erano prima della Rivoluzione francese e delle invasioni napoleoniche. Quila fonte su Wikipedia. Qui una versione a più alta definizione.

 

La più forte Autonomia potrebbe anche autodistruggersi?

  • Autore: Walter Pruner, autonomista trentino - Trentino, 29 novembre 2022

Una delle più forti e compiute autonomia della Repubblica Italiana potrebbe autodistruggersi?
Walter Pruner, autonomista trentino, in dialogo con gli attivisti e gli intellettuali del Forum 2043

 

Anche nel profondoNordest la temperatura sale, i ghiacciai si ritirano, si ritira pure la Politica: Politica entrata in fase letargica e da qualche tempo mostrante la corda. Ricorda a tutti che non esistono zone franche che per storia, tradizione, cultura, sono impermeabili al livellamento.

Arriva a Trento il vento centralista capitolino, arrivano i segnali di fumo, il fuoco lambisce i confini.

Arriva così un esito elettorale storico anche in Trentino, con il tricolore meloniano issato su una Terra di autonomia, una Terra che all’opzione autonomista ha preferitol’allineamento con Roma,con unvoto oltremodo prevedibile e reso incontendibile acausa di un incontinente lassismo politico, in Trentino non meno che nellapiù generalescena italiana.

La blindatura autonomista allombra dolomitica nulla ha ritenuto di porredi fronte al neo-populismo. Lo stesso che insegue londa della piazza, asseconda tutto nel segno del consenso, imbullona gli ideali riducendoli a merce di scambio in favore della monetizzazione del contingente, dell’ incasso elettorale immediato.

L’Autonomia che prevede il rispetto dei diritti ad ogni latitudine, all’interno di un contesto di autogestione solidale del territorio politico umano, territoriale e ambientale, abdica anche nella regione del Tirolo storico, cede le armi pure in quel Trentino delle peculiaritàe delle diversità.

Quelle diversità che rappresentarono nel tempo vere e proprie opportunità per laboratori di ideee realizzazioni, oggi vengono seppellite all’ombra di un oscurantismo che ha preferito il tatticismo autoreferente alla strategia di lungo corso. E così alla partita, a quella partita della grande scommessa in chiave autonomista, si è preferito l’autocongelamento operativo, attendista, nella speranza di comprendere quale opzione preferire, inseguendo l’interesse per una vittoria che, a prescindere da colore e contenuto, consentisse di staccare comunque ed a ogni prezzo la cedola più appetibile.

La speranza cheradici e ideali fortipotessero fungere da antidoto allappiattimento politico e alla desertificazionevaloriale si sta cosìrivelando illusoria,persinoin Trentino.

Nella Terra che fu di Alcide De Gasperi, nella regione sudtiroleseche è stata luogo diriconciliazione, ricostruzione esperimentazione virtuosa,alle porte dellaMitteleuropa,ci ritroviamooggi privi di una proposta politica originale, dopo esser stati a lungo un modello.

Dove è finito quello storico spirito coraggioso, allora avvolto nellorgoglio di una Terrache era presa a esempio da tanti altri territori? Perché questafiacchezza,questo appiattimento al livello politicoitaliano, senza più capacità propositiva?

Non è solol’esito matematico di questaultimatornata elettorale(le elezioni politiche del 25 settembre 2022) a far riflettere. Sono le motivazioni, solo apparentemente sconosciute, alla base della vittoria del neo-centralismo in una Terra di Autonomia, che allarmano. Solo apparentemente sconosciute perchè di fatto esse erano nellaria,anche se pochiimmaginavanosi sarebbero materializzate in queste proporzioni.

Ora Trentinoe Sudtiroloformano una regione formale edue province autonome,spesso incapaci di relazioni e sinergie.

La provincia autonoma di Bolzanoè asserragliata nella sua specialitàetnica.Può ancora permettersi di ingaggiare uno confronto rude con Roma, a testa alta, sapendo di poter contare sugaranzieinternazionali e contando,all’interno della provincia stessa,degli anticorpi sociali di un blocco popolare alla fine sufficientemente coeso anche se increscente fermento. Una sfida che nella peggiore delle ipotesi, anche in unnon improbabilebraccio di ferrocon un governo centralista estatalista, potrebbe perfino permettersi disfociare in un ulterioredistaccodal Trentino e dalle dinamiche del resto della Repubblica.

Il Trentino di contro in questi anni ha trovato difficoltà, grandi difficoltà,a rappresentare uno scenario se non di pari dignitàcon la vicina Bolzano, almeno di profittevole confronto. E la Terra del Concilio ora di fatto è collocata su un isolottoche si allontana da Bolzano e si avvicina aLombardia e Veneto. Col rischio importante di schiacciamentosu macro-derive economichedidifficile se non impossibile gestione.

Ora dunque si ponela questione “Trentino”, che si avvicina al decisivo appuntamento elettorale dell’ ottobre 2023, il voto amministrativo del prossimo autunno: con esso verrà eletto il Consiglio provinciale di Trento(che assieme al Consiglio provinciale di Bolzano costituisce il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige/Südtirol).

Il Consiglio provinciale di Trento, èorgano legislativo con competenze statutarie primarie,speciali e del tutto originali rispetto al quadro ordinamentale delle altre regioni della Repubblica.

Sarà interessante capire quale tipo di atteggiamento verrà assunto da Roma in occasione di questo appuntamento, che la costringerà obtorto collo ad assumere comportamenti politici diapparenteaperturaa temi autonomisti, che sono contro natura rispettoall’ondata di voto nazionalista. Come si potrà governare, da centralisti, una Autonomia specialissima?

Questione “Trentino” dunque, a breve chiamata a una sfida epocale, con la eventualità concreta di un governo a trazione “fiamma tricolore” e una Lega a rimorchio, in un evento unico nei quasi 75 anni di storia autonomista di questa terra.

L’ esito della sfida non è deciso, ma l’onda lungadel conformismo italianoda una parte, la frammentazione del quadrolocaledi contrappeso dall’ altro,segnano oggi il vantaggio dei nazionalisti centralisti italiani.

La platea autonomista, numerosa in terra tridentinaanche se oggi polverizzatain unaconfusadiaspora politica,non mostraancoraun grado diconsapevolezzacapace di suggestionare ed interessare.

Pare, è questo il dato di maggiore preoccupazione che si registra, essere venuto meno unsenso comunitario, la coesione attorno al bene comune delterritorio.Coesione persa, forse, per via diuna scontatezza, di un appagamento, di un’archiviazione della tematica autonomistica, sostanzialmente vista come un dato del passato,che appare irrilevante rispetto alla contingenza e alle problematiche globali che inevitabilmente toccano anche laprovincia e la regione.

Trattandosi di un malessere grave che tocca la centralina stessa della nostra Autonomia, il rientro politico nel solco di una forte priorità autonomistica non è scontato.

Le amiche e gli amici del Forum 2043 ci ricordano, con buoni argomenti, che l’Autonomia non è una possibilità, ma l’unico modo di affrontare le sfide del XXI secolo.

Però superare lapercezione di inutilità dell’Autonomia così comeè stata espressa da una fascia copiosa della popolazione lo scorso 25 settembre2022, richiede uno sforzo gigantesco, l’apertura di un cantiere per una nuova generazione.

Non si riparte da “a cosa” o “a chi” serve l’autonomismo, ma da chi siamo e perché vogliamo affrontare in autonomiapunti strutturali:l’inviolabilità dei diritti fondamentalidelle persone e delle comunità; lagestionelocaledelle risorsee dei beni comuni, restando integrati in una società aperta; lacentralità del tema ambientale,che ha bisogno di forti attori istituzionali, politici, sociali, economici, che perseguano con tenacia – e con urgenza - cambiamenti concreti in ciascun territorio.

Accettando queste sfide, potremmoriportareossigenopolitico all’interno di un’ agenda politica provinciale anemica. Un’agenda politica smarritasi tra le secche autoreferenziali degli ingorghi burocratici e la latitanza di coraggiose visioni di prospettiva, meglio, l’assenza di visioni.

Forsegran parte della popolazione non sentepiùla necessità politica diuna visione a lungo termine, ma questo, per un territorio che giàha godutodei vantaggi di un’ampia,prolungatae ormai consolidataautonomia,sarebbe forse più che un peccato d’ignavia, untradimento nei confronti delle generazioni future, una sorta di lento ma non meno drammaticosuicidiocollettivo.

 Trento, 29 novembre 2022

 Walter Pruner
(autonomista trentino)

 

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Le autonomie che vogliamo

Giovedì 18 maggio 2023 a Olbia in Sardegna si è tenuto un convegno sull'autonomia che vorremmo. L'incontro è stato coordinato da Lucia Chessa (segretaria RossoMori). Sono intervenuti il prof. Omar Chessa (costituzionalista dell'Università di Sassari), l'ing. Fernando Codonesu (attivista autonomista, in particolare per l'autonomia energetica), Francesco Desogus (RossoMori), Silvia "Lidia" Fancello, rappresentate di Autonomie e Ambiente e di Alleanza Libera Europea (ALE-EFA) in Sardegna. Non è stato l'ennesimo incontro di lamentazione sugli sconclusionati e irrealizzabili progetti leghisti. Silvia Fancello ha portato lo spessore politico-culturale di quanto AeA ha raccolto nel Forum 2043 e la determinazione con cui Autonomie e Ambiente intende realizzare la Repubblica delle Autonomie. Pubblichiamo qui la traccia dell'intervento di Fancello.

2023 05 18 convegno di Olbia locandina

“LA PACE NEL MONDO”, IL PRESIDENZIALISMO E LE AUTONOMIE

Intervento di Silvia "Lidia" Fancello

Immaginiamoci di essere in un film americano in cui la protagonista, una giornalista con molto senso critico, descrive le dinamiche dei concorsi di bellezza. Essa nota come le vincitrici delle competizioni, al ritiro del premio, nello sforzo di sembrare non solo belle, ma anche intelligenti ed empatiche, pronuncino la fatidica risposta alla fatidica domanda:

- Quale sarebbe il tuo desiderio? –

- La pace nel mondo! – rispondono le protagoniste eccitate e commosse fino alle lacrime mettendo in pericolo il trucco.

Un appello ruffiano, banale e purtroppo astratto rispondente ad un’idea ingenuamente buonista, molto stelle e strisce, di vago benessere generale, ovviamente priva di ogni ancoraggio a un contesto reale, senza la minima comprensione della purtroppo drammatica scena mondiale.

Adesso molti leader politici, in testa la presidente del consiglio Giorgia Meloni, vanno ripetendo oramai da settimane un mantra: “la stabilità del governo”.

Una frase magica che mette d’accordo tutti, come mette d’accordo “la pace nel mondo”.

C’è qualcuno che non vorrebbe la pace nel mondo, l’armonia e la serenità?

E c’è qualcuno di coloro che fanno politica che sono contrari alla stabilità del governo?

Magari qualcuno all’opposizione la desidera, ma se interrogato pubblicamente, non può che convenirne.

La “governabilità” è la parola chiave, contro la quale neanche il politico più oppositivo dell’opposizione si permetterebbe di contestare, perché la stabilità oggettivamente, ti consente di avviare percorsi lunghi di riforme, mettere in atto le leggi e valutarne la bontà nel tempo.

Dunque servendosi di questo concetto tanto nobile quanto astratto, la nostra premier ha avviato le consultazioni perfino con i leader delle opposizioni, per chiedere loro quanto siano disposti a sostenere una riforma della legge elettorale che consenta l’elezione diretta del presidente del consiglio, in nome della governabilità.

Nonostante si sia di fronte ad una sottrazione di democrazia a causa di una legge elettorale (i cui nomi via via assunti la dicono lunga sulla sua validità: Porcellum, Rosatellum ecc…), la quale rende impossibile per i territori eleggere i propri candidati in parlamento, anziché correggere questo sistema elettivo, si passa a discutere direttamente dell’elezione diretta del presidente.

Dietro questa manovra c’è una aspirazione molto chiara: concentrare in una sola figura ancora più potere, togliendolo a ciò che resta del Parlamento, ai territori e alla società, liberandosi dagli intralci e dai rallentamenti del nostro bicameralismo e anche di ciò che rimane delle attuali Autonomie.

Per dirla in breve, l’aspirazione è governare senza scocciature, dove per scocciature si intendono le inevitabili e noiose lungaggini istituzionali.

Lungaggini che devono essere una vera tortura per chi coltiva una visione unitaria e centralista del potere, una tale tortura da partorire l’idea perfino di un “sindaco d’Italia".

Facendo leva su certi sondaggi, alimentati peraltro da un conformismo mediatico monocorde, i leader degli attuali partiti, di destra ma anche di centro e di sinistra, si dichiarano tutto sommato disponibili a tali progetti di elezione diretta.

Come si fa a dire no alla pace nel mondo d’altronde?

C’è una classe politica a destra, al centro e anche a sinistra che sta scherzando col fuoco dove per fuoco si intende il centralismo autoritario.

Eppure siamo usciti da poco dal periodo in cui, in nome dell’emergenza, facendo leva su timori legittimi, abbiamo assistito a importanti sottrazioni di libertà e qualcuno deve avere capito bene quanto sia facile in Italia (e la Sardegna non fa eccezione), fomentare le paure, le più disparate e disperate reazioni, per proporsi poi come dispensatori dell’unica salvezza possibile…

Oggi qui, a nome di “Autonomie e Ambiente”, un coordinamento di sigle autonomiste e decentraliste, civiche e ambientaliste, attive in tutti i territori della Repubblica, ribadiamo che ci opporremo in ogni modo a questa deriva accentratrice di potere.

Occorre avere il coraggio di mettersi di traverso, opporsi alla narrazione accettata per stanchezza e per opportunismo, occorre smetterla di strizzare l’occhio a una parte ormai consistente dell’elettorato votante che è stata “educata” a essere populista, grazie alla superficialità dispensata a piene mani, per decenni, dall’alto – l’Italia è un caso emblematico in cui il populismo è stato calato dall’alto, da capi come Berlusconi, Renzi, Salvini, più che salito dal basso, con buona pace degli amici pentastellati, i quali anche loro hanno visto la loro sigla diventare una piramide finita in mano a un opaco vertice.

Noi abbiamo il coraggio di dire no, abbiamo il coraggio di andare in una direzione contraria al presidenzialismo.

Noi, le Autonomie le pretendiamo per tutti i territori, tutti nessuno escluso, perché nessuna regione è migliore di un’altra e perché nessuna regione ha più diritto di un’altra ad autogovernarsi.

Sui progetti di autonomia differenziata abbiamo già speso parole chiare (si vedano gli interventi nel nostro Forum 2043).

Il DDL Calderoli, è semplicemente irrealizzabile e infatti esso, in quanto tale, non è un pericolo, ma solo uno specchietto delle allodole per padani in preda a una crisi di nervi.

Che non sia un pericolo lo dimostra perfino l’ultima "bocciatura" di 48 ore fa da parte degli uffici del Senato.

Calderoli oggi porta avanti l’ultima pagliacciata di una Lega che non sa più cosa inventarsi, governata da capi in preda a gravi dissonanze cognitive, che vorrebbero essere autonomisti, ma sostengono il presidenzialismo; che parlano di autonomie, pur essendo centralisti in un governo centralista.

Naturalmente non ci basiamo solo sui corto circuiti leghisti, per affermare questo, ma ad un’analisi seria di tale proposta si può senz’altro affermare che:

  • Non c’è alcun progetto concreto di attuazione dell’art. 119 della Costituzione - I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni dovrebbero avere tutte un’autonomia di entrate e di uscite, peraltro osservando i vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea – una chimera impossibile senza un gigantesco processo italiano ed europeo di territorializzazione delle imposte
  • Non contiene la più pallida idea di come potrebbe essere il fondo “perequativo”, quello disposto dal terzo comma dello stesso art. 119 (infatti non se ne parla proprio in nessuna sede!)
  • Non c’è alcuna possibilità concreta di attuarla nei tempi stabiliti - Le vere autonomie, per esempio quella del Trentino, hanno richiesto cinquanta anni di estenuanti trattative fra stato e regione, con sacrifici e prese di responsabilità da parte dei territori, ma alla fine, fra le migliori attuate in Italia; cinquanta anni, non cinque mesi!
  • Non c’è alcuna concreta possibilità di decidere per tutti in via astratta e generale, quali possano essere i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), perché ogni territorio ha le proprie peculiarità, così come le comunità e le persone (basti pensare alla più semplice delle differenze, in campo sanitario, quella fra maschi e femmine); la Commissione Cassese, se mai partisse, partorirà qualche dichiarazione di principio, qualche rassicurante raccomandazione su cose perfino banali, ovvero quei diritti che ormai anche l’unione Europea cerca di garantire a chi viaggia per lavoro o studio; dopo di che, chiusi i lavori, non se ne farà nulla

Di fronte a questo nulla politico e giuridico, le forze politiche di Autonomie e Ambiente non ritennero di aderire alla proposta di riforma del Titolo V del 2001, con legge di iniziativa popolare, di cui il prof. Villone è stato il primo firmatario.

Questo pur nobile tentativo di correggere il testo costituzionale, oggi, in quali mani finirebbe?

Domandiamoci chi ne trarrebbe vantaggio proprio in questo momento di emergenza democratica, in questi giorni in cui si parla di elezione diretta del presidente del consiglio, cioè di una pericolosa deriva centralista?

Chiediamoci quale formidabile arma si sta mettendo in mano a coloro che vogliono blindare la costituzione contro aspirazioni autonomiste? Si combattono nuove improbabili autonomie differenziate, ma certamente si mettono in pericolo quelle consolidate, legittime e purtroppo ancora in gran parte inattuate.

Quelle autonomie autentiche, quelle che richiedono assunzione di responsabilità.

Quelle autonomie calibrate sull’esigenza di ogni territorio.

Quelle che chiedono la piena solidarietà fra tutte le regioni, non certo ridicole e incompetenti rivendicazioni di risorse (secondo alcuni inattendibili schemi fiscali alcuni territori hanno più industrie, più fatturati, più risorse, certo, ma, come ci mostrano le cronache delle ultime ore, a ritrovarsi territorio in emergenza e bisognoso di aiuto, a seguito di una calamità, è un attimo).

Riteniamo che, l’unica stabilità possibile e l’unica governabilità che possiamo accettare sia quella del decentralismo, della ridistribuzione dei poteri agli enti locali, dell’assunzione di responsabilità, territorio per territorio, in un quadro normativo che prevenga i conflitti di competenze, impedisca le rendite di posizione, assicuri a tutti non solo e non tanto i diritti, ma il dovere di conservare la propria terra, con tutte le sue diversità e consegnarla alle generazioni future.

Dai fatti invece risulta che una classe politica tutta ha dimenticato che esistono la Costituzione, gli Statuti e, non in ultimo, lo Statuto speciale della Sardegna.

Uno Statuto che per quanto imperfetto è comunque uno strumento da attuare fino all'ultima riga.

Perché le Autonomie non sono altro che questo, strumenti da usare per amministrare bene i propri territori e non serve ottenerle se poi si fa finta che non esistano, essendo più comodo ubbidire e inchinarsi a Roma piuttosto che assumersi la responsabilità di fare sentire la voce della propria terra e lottare per essa.

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Le défi de l’avenir, ensemble

Domani, 18 maggio 2023, alle 18 a Saint-Vincent, nell'anniversario del martirio di Émile Chanoux, è convocata una tappa importante di un cammino di ricomposizione dell'autonomismo valdostano, che deve restare fedele alla Carta di Chivasso e aprirsi a valori civici e ambientalisti necessari mentre ci inoltriamo nell'Europa del XXI secolo.

All'incontro parteciperanno rappresentanti politici di Union Valdôtaine, Alliance Valdôtaine, Vallée d’Aoste Unie, Orgueil Valdôtain, Pays d’Aoste Souverain, ma sono attesi attivisti e intellettuali da tutti i milieux dove si è convinti della necessità dell'autogoverno del territorio e del popolo valdostano.

Con la Union Valdôtaine, oggi tornata nella nostra famiglia politica europea, l'Alleanza Libera Europea ALE-EFA (che la Union aveva a suo tempo contribuito a fondare), Autonomie e Ambiente ha un rapporto stretto sin dall'inizio del nostro cammino pubblico nella Repubblica Italiana. Alliance Valdôtaine è membro fondatore di Autonomie e Ambiente. 

Non si cercano scorciatoie organizzative, in un momento in cui tutte le forme di partecipazione politica devono ripensarsi. Non è solo per il consolidamento di un'alleanza elettorale e politica, che è già in parte realizzata. Si è in cerca di un recupero di ragioni profonde, per assicurare alle generazioni future la benedizione di un autogoverno lungimirante: la sfida dell'avvenire, non solo per se stessi ma, come è sempre avvenuto in passato, contribuendo a una presa di coscienza in tutti i territori della Repubblica delle Autonomie e dell'Europa.

Per approfondire:

Il rinnovamento dell'autonomismo come argine al centralismo - l'intervento di Erik Lavévaz su Il Nuovo Trentino e sul nostro Forum 2043

https://www.lepeuplevaldotain.it/blog/le-defi-de-lavenir-le-jeudi-18-mai-2023-le-monde-autonomiste-se-rencontre-a-saint-vincent/

 

Le parole vive di Chivasso

Salvate nelle vostre agende l'invito a questo seminario pubblico, promosso dal Forum 2043, per sabato 11 marzo 2023, dalle ore 16 (attenzione, l'orario d'inizio è stato aggiornato):

PAROLE VIVE
PER LE AUTONOMIE E L'AMBIENTE

Lettura pubblica della Carta di Chivasso e testimonianze su ciò che essa tramanda ancora oggi di essenziale a chi vuole difendere l’acqua, la terra, la salute, le autonomie personali, sociali, territoriali, per le nostre comunità locali e per le generazioni future

Sarà con noi Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia Friuli – Venezia Giulia), insieme con attivisti e intellettuali del civismo, dell'ambientalismo, dell'autonomismo impegnati in ogni territorio per la Repubblica delle Autonomie.

Prenotazioni d’intervento sul canale Telegram del Forum 2043: https://t.me/Forum2043

Per restare aggiornati sull'evento:

https://www.facebook.com/events/502898198487883/

Informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Con questa iniziativa, avviamo un percorso che ci accompagnerà tutto questo anno 2023, che è l'anno dell'80° anniversario della Carta di Chivasso del 19 dicembre 1943. Per arrivare preparati all'evento, segnaliamo alcuni video realizzati tre anni fa dalla webtivù della forza sorella Union Valdôtaine in occasione del 77° anniversario della Carta di Chivasso:

 

 

 

Les autonomies sont une source inépuisable...

Les autonomies sont une source inépuisable... Le autonomie personali, sociali, territoriali sono una fonte inesauribile di buon senso, senso civico, libertà, responsabilità, capacità d'includere, valorizzazione di diversità e biodiversità, comprensione che il proprio buon vivere dipende dal benessere dei nostri vicini e della nostra comunità, riforme nella Repubblica delle Autonomie, cooperazione nell'Europa delle regioni, solidarietà internazionale e pace nel mondo.

Le autonomie si conservano e si valorizzano a partire dalla vita materiale, dalle esigenze più semplici e più quotidiane, in un groviglio inestricabile di diritti inalienabili e di doveri imprescindibili.

Autonoma deve essere la missione dell'agricoltore. Deve poter vivere anche la più piccola impresa agricola, anche quella meno "produttiva" ma che comunque genera custodia delle tradizioni e dell'ambiente.

Autonome devono essere l'impresa artigiana, i laboratori, i negozi di prossimità, i locali, i circoli, gli studi e ogni tipo di botteghe, perché queste realtà sono la spina dorsale di una convivenza a misura di persona umana.

Autonomo deve essere il medico di famiglia, a cui deve essere restituita la libertà scientifica e organizzativa necessaria per potersi occupare, in scienza e coscienza, di una popolazione con un'età media alta come mai prima nella storia.

Autonomi devono essere i servizi pubblici e sociali presenti in ciascun quartiere, rione, frazione, paesino. Nessuno meglio di chi vive il territorio sa come affrontare i problemi che riguardano la propria vita quotidiana e quella dei suoi vicini.

Autonomi devono essere i comuni. I piccoli municipi, in particolare, devono avere poteri e risorse sufficienti. Non possono essere travolti dalla metastasi normativa di origine regionale, statale, unionale. Si deve accettare una seria discussione su come le attività pubbliche possano e forse debbano finanziarsi senza contrarre debiti sul "mercato".

Autonome devono essere le persone cittadine, quando esercitano il loro diritto-dovere di eleggere i rappresentanti del loro collegio o di votare su referendum locali. La Svizzera è vicina, è il cuore pulsante della democrazia europea, dovrebbe essere una fonte d'ispirazione. Eppure la nostra Repubblica e l'Unione Europea si ostinano a impantanarsi nel centralismo autoritario, nella tecnocrazia, nella sorveglianza universale.

Autonomi, prima di tutto dai pregiudizi e dal conformismo, oltre che dalle piramidi politiche del nostro tempo, devono essere i nostri storici movimenti autonomisti e territorialisti e i nuovi civismi, se vogliamo che essi possano liberare le energie e le competenze di una nuova generazione di leader locali, interterritoriali, europei.  

Prato di Sant'Orso, Valle d'Aosta, 22 giugno 2025, Corpus Domini

A cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

 

Lettura pubblica integrale delle PAROLE VIVE della Carta di Chivasso

  • Autore: Gruppo di studio interterritoriale Forum 2043 - 11 marzo 2023
Ciò che i rappresentanti di queste valli hanno affermato,
vale per tutte le regioni italiane,
per i piccoli popoli che formano quel tutto
che è il popolo italiano
(Émile Chanoux, Federalismo e autonomie,
in P. MOMIGLIANO LEVI (a cura di), Écrits, Institut Historique de la Résistance en Vallée d'Aoste,
Aosta, 1994, p. 399, p. 422)

I contenuti del nostro seminario online dedicato alle parole vive della Carta di Chivasso (qui il testo integrale), tenutosi ieri sabato 11 marzo 2023, sono pubblici e disponibili attraverso il prezioso archivio politico di Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente

Per un approfondimento delle conclusioni politico-culturali e una sinossi completa degli interventi:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/117-parole-vive-per-le-autonomie-e-l-ambiente

Attraverso il nostro canale YouTube diffondiamo l'estratto della lettura pubblica integrale della Carta di Chivasso, pochi minuti ma di grandissimo valore:

https://www.youtube.com/watch?v=wSLSjx0PJ0c

 

La Carta di Chivasso, dopo ottant'anni dal 19 dicembre 1943, ci definisce, ci unisce, ci aiuta a tramandare i nostri valori, ci sostiene nel nostro impegno per la Repubblica delle Autonomie personali, sociali, territoriali.

Aiutateci a diffonderla e a farla conoscere, attraverso le reti sociali:

https://twitter.com/rete_aea/status/1634869894306058240?s=20

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Massimo Moretuzzo candidato presidente

E' il passo giusto, una disponibilità data con umiltà e serietà. Massimo Moretuzzo è il candidato espresso dall' #autonomismo alle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia. La lista Patto per l'Autonomia sarà un punto di riferimento per una nuova generazione di leader locali civici, ambientalisti, autonomisti.

Per approfondire il lavoro svolto dal Patto per l'Autonomia per arrivare a essere, con Massimo Moretuzzo, un punto di riferimento per tutti, si approfondiscano i temi su cui il partito autonomista e i suoi alleati civici, insieme con il gruppo consiliare regionale, hanno lavorato: https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie.

Il candidato presidente Massimo Moretuzzo ha il supporto di gran parte delle forze di centrosinistra e dei movimenti che hanno rappresentato l'opposizione alla opaca giunta uscente (quella guidata da uno degli ultimi epigoni del morente leghismo, Fedriga).

Le elezioni della regione autonoma speciale Friuli-Venezia Giulia si svolgeranno domenica e lunedì 2-3 aprile 2023.

Alcuni approfondimenti:

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1200-regionali-del-2-3-aprile-2023-massimo-moretuzzo-candidato-presidente

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1194-accordo-elettorale-tra-civica-fvg-e-patto-per-l-autonomia

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1195-no-compatto-delle-opposizioni-alla-reintroduzione-delle-province

A Massimo Moretuzzo, ai candidati del Patto per l'Autonomia aperto ai civici e ai localisti, a tutte le forze della coalizione, gli auguri più sinceri di buon lavoro da tutta la sorellanza di Autonomie e Ambiente.

 

 

Memento Trentino

Urne ancora calde in Trentino con alcuni esiti in attesa di ballottaggio - previsto per domenica 18 maggio 2025 - ed il comune maggiore, Trento capoluogo, che supera l’esame diretto al primo turno.

Nel capoluogo di regione l’indice di affluenza alle urne si ferma al minimo storico del 49,93%, col candidato sindaco del centro sinistra autonomista riformista vincente col 54,65% e quello della destra centro fermo al 26,60%.

Sono stati 85 i comuni che hanno avuto un solo candidato sindaco, oltre la metà dei comuni totali. In 84 di essi è stato superato il quorum del 40% di votanti, limite di legge per evitare il commissariamento.

Tale norma transitoria è stata introdotta in questa tornata elettorale abbassandola dal 50%. In virtù di un previsto calo di partecipazione: si è preferito intervenire sulla legge anziché sul sintomo, questi sono evidentemente i tempi sbrigativi della politica anche in terra che fu di grande ascolto e mediazione.

Oggi, coi sovranisti al governo ed una parte dell’ autonomismo storico a gonfiarne il petto, diventa normale la forzatura istituzionale ed il bullismo politico. La gente non vota? Abbassiamo del 10% il limite sotto il quale il voto è invalido.

In più della metà dei comuni del Trentino dunque in questa legislatura non ci sarà una minoranza, privando l’ente delle condizioni necessarie alla costruzione e creazione di competenza, ponendo poi grave pregiudizio in termini di sano e democratico confronto partecipativo.

Esclusa Trento, le comunità più grosse chiamate al voto vanno al ballottaggio: si tratta di Pergine Valsugana, Riva del Garda, Arco, Cles, Borgo Valsugana, Avio, Cavalese, Mori, Novella, Ville d’ Anaunia, Volano.

Geometrie variabili quanto ad alleanze coalizionali, con gravi accordi mancati in alcuni casi come a Pergine Valsugana, coesi a destra con la complicità dell’autonomismo sovranista delle due Stelle Alpine, praticati col civismo locale in altri.

Poi, matrimoni contro natura a Riva del Garda con i Fratellisti, e a Cles in cui il fu partito autonomista storico, quello che governò in più riprese la Provincia Autonoma, sigla ufficiale accordo al secondo turno neanche con la coalizione di centro destra che non c’è, ma per non sbagliare indirizzo, direttamente con i sovranisti di Fratelli d’Italia che, unica forza, la rappresenta.

Con gli Autonomisti diasporati e la candidata sindaca di Casa Autonomia - Paola Demagri - costretta in questo ad una coraggiosa rimonta.

Il “movimentismo” degli autonomisti storici del Partito Autonomista Trentino Tirolese è uno dei dati locali che balza immediatamente all’occhio, in questa tornata elettorale che si concluderà con i ballottaggi di domenica prossima. La rinuncia ad un dialogo fattivo con tutte le forze autonomiste frantumatesi in mille rivoli, da parte del Partito autonomista che fu di riferimento per anni nell’universo trentino, assume una sua specifica connotazione.

E’ il cambio di paradigma rispetto ad una storia che vide il PATT protagonista di una sua centralità fino a quando decise di respingere - siamo soprattutto negli ultimi dieci anni - un ruolo di scudo contro i mascherati tentativi di infiltrazione nazionalIsta-leghista, spacciata per "comunanza" politica verso un autonomismo che con quella roba nulla centrava.

La proposta forte di coinvolgimento elettorale da parte di quella Lega sovranista (che altro era ed è rispetto al modello di Miglio), per interpretare la pancia demagogica e populista del peggior nazionalismo italiano e non solo, è la grande impostura di questo ex-autonomismo trentino, asservito alla destra nazionalista ed illiberale, che tenta di spadroneggiare non solo in Europa.

Qui la destra ha il volto di un governatorato a guida leghista edulcorato nei modi, solido nella volontà pervasiva di assicurarsi la perpetuazione di quello che altro non è se non un galleggiamento amministrativo. Galleggiamento amministrativo che non punta ad un governo di scelte, ma di scelte quasi sempre di ordinaria amministrazione, in un regime che richiederebbe urgenze anche qui in tema soprattutto di welfare e potere salariale.

La muscolatura operativa è messa invece in campo con sagacia e rigore “cencellico”, in presenza di nomine specifiche e occupazione precisa di ruoli ritenuti imprescindibili e funzionali.

La recente nomina del giudice laico al Tar di Trento, o la deroga al terzo mandato, nei metodi mostra l’attitudine ad imporre muscolarmente, in ed in violazione di ogni condivisione, puntando unicamente al voto in più, in un’ Aula consiliare spesso sorda, sempre attonita.

L’ autonomismo a forte vocazione ambientalista che il Trentino ha sostanzialmente sfarinato in questo ultimo decennio, in sigle che lo hanno deprivato di grip elettorale sufficiente, mostra in questa fase il volto ferito di una potenzialità inespressa.

E’ venuto meno l’elemento collante che rendeva unificante e federativo quell’autonomismo, che partiva dalle periferie ma incontrava forti simpatie, seppur minori, anche nei centri urbani.

Oggi un patto federativo tra tutte le forze orizzontalmente presenti nel panorama trentino sembrerebbe tecnicamente un passo scontato e l’opzione più necessaria. Pregiudizievole è stata, purtroppo, la non messa a terra di un serio, severo, esigente pragmatismo politico, quello fondato su solidi confini valoriali.

Da questi, con assoluto rigore e chiarezza, occorre ripartire per affermare che non può essere il collante dell’utilità a descrivere le traiettorie dei movimenti.

Troppo comodo ma anche troppo rischioso perché in termini assoluti tutto sarebbe allora fungibile in favore di declinazioni ego rivolte e prive di respiro collettivo.

Solo il discrimine legato a precisi riferimenti ideali potrebbe permettere di creare politiche reali, argomentate da prospettive comuni di società. Il resto è chimica politica con la quale nelle migliori delle ipotesi vincere un’elezione e celebrarne subito dopo la sua lapidazione.

Autonomia, solidarismo, pacifismo, ambientalismo, diritti civili, autogoverno, pietre miliari di una base di partenza, ma anche molto, molto altro, da cui ricostruire. Chi a questa famiglia non vuole aderire, appartiene a qualcosa che non è certamente migliore o peggiore, ma è altro e diverso. Diverso per idea stessa di mondo che si desidera, e che poco rileva se non per questioni di tipo politico lessicale chiamare in un modo o nell’altro secondo rappresentazioni storiche di modelli dello scorso secolo.

Guai però a pensare che al di là delle definizioni geopolitiche della citata storiografia politica del recente passato, oltre quindi le ragioni semantiche di termini oggi - forse - desueti come destra e sinistra, progressisti e conservatori, non sussistano nei fatti ancora oggi gli elementi strutturali di differenza, che rimandano a visioni di società basate su altri capisaldi.

Anche e soprattutto per questo le scorciatoie machiavelliche messe in campo in questa tornata elettorale trentina dall’autonomismo oscurantista lego-nazionalista, lasciano l’amaro nei palati del cittadino.

Esse deludono perché preludono nei fatti all’ idea di una politica mercantile arrogante e disposta ad ogni accordo al ribasso pur di auto-alimentare la propria bulimica, autorigenerante visione di chi lavora partendo dall’oggi per arrivare al proprio domani, e non al domani comune. Perché all’oggi e solo all’ oggi è rivolta.

E’ questo che certo “Autonomismo” ha qui fatto il 4 maggio scorso: infilando una strada acefala di valori, commerciale nei fatti, che al netto dei futuri ballottaggi, ha già perso la partita, prima che con l’urna, con la storia.

Sappiano anche queste vicende di ordinario, convulso “autonomismo nazionalista” fungere da sentinella, monito e speranza, in favore di esperienze virtuose capaci di trarre insegnamento dagli altrui sbagli.

Trento, 13 maggio 2025

Walter Pruner

 

Niscemi, l'ennesimo disastro del centralismo

Nel mondo delle autonomie, ogni volta che vediamo dispiegarsi un disastro naturale, ci mobilitiamo perché arrivino aiuti, secondo principi di prossimità, sussidiarietà e solidarietà, per superare l'emergenza. Contemporaneamente ci dedichiamo a studiare se e quanto sia mancata la prevenzione, che è il fondamento del buongoverno del territorio, delle comunità, degli ecosistemi locali.

Anche a Niscemi e in altri territori recentemente colpiti dalla forza della natura, in Sicilia e nel Sud, troviamo ancora una volta i disastri del centralismo. Le autonomie locali sono da decenni tradite, deresponsabilizzate, definanziate, svuotate di competenze e risorse, riempite di un personale politico subalterno ai poteri centrali, che si preoccupa solo di compiacere i propri capi (siano essi a Palermo, a Napoli, a Roma, a Bruxelles).

Il centralismo domina anche imponendo la pigrizia mentale, culturale, politica, ottenendo che poco o nulla venga fatto di quello che era possibile fare localmente, per tempo e in tempo, con le proprie forze, senza affidarsi ad altri, più in alto, altrove.

Non manca mai, negli stati centralisti, dopo il danno la beffa: coloro che sono stati resi impotenti, incompetenti, dipendenti dalle autorità centrali, vengono poi anche additati o persino derisi, per non esser stati previdenti ed efficienti...

Dietro ogni disastro naturale c'è quasi sempre un disastro politico, stavolta incarnato emblematicamente da figure del centralismo italiano che sono da decenni al potere come Nello Musumeci (detto Nullo, nella vox populi siciliana), ma anche dalla sinistra parabola populista dei seguaci di Cateno De Luca, che dopo essersi fatti megafoni dell'assurdo progetto del ponte di Messina, oggi si sono improvvisamente convertiti alla richiesta (peraltro giusta) di abbandonare quella follia e dirottare quelle enormi risorse sulla manutenzione dei territori. 

Risuonano, ancora una volta, le terribili e profetiche parole di una pagina di Tocqueville, scritte all'inizio della nostra modernità centralista e autoritaria. Leggetele, se volete essere davvero autonomisti e anticentralisti, con animo riformista, competenza e passione per un vero autogoverno di tutti dappertutto.

Niscemi, 30 gennaio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente 

 

Approfondimenti:

https://www.sicilianiliberi.org/2026/01/22/ciclone-harry-lindifferenza-dopo-la-tempesta/

https://autonomieeambiente.eu/news/91-una-pietra-sopra-il-ponte-di-messina

https://autonomieeambiente.eu/news/54-gli-aspiranti-faraoni-d-italia-riparlano-di-ponte-sullo-stretto

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/182-il-centralismo-paralizza-soffoca-e-infine-uccide

 

Fonte della foto:

https://www.siciliainprogress.com/niscemi-disastro-annunciato/

 

Oltre il 7% in Friuli-Venezia Giulia

Quella di Massimo Moretuzzo, del Patto per l'Autonomia, con il sostegno di gran parte del centrosinistra, era una proposta di nuovo governo autonomista. I cittadini del Friuli-Venezia Giulia che sono andati a votare, purtroppo sempre meno, hanno preferito confermare l'uscente Massimiliano Fedriga e la sua lista di indipendenti, sostenuta dal centrodestra. I risultati sono questi e vanno accettati, oltre che approfonditi e meditati. Come sempre, gli attivisti, i candidati, i capi della campagna troveranno di che rammaricarsi e migliorarsi.

Massimo Moretuzzo, insieme ad altri quattro consiglieri nuovi eletti del Patto per l'Autonomia più, salvo sorprese nei riconteggi ufficiali, il consigliere della forza sorella Slovenska Skupnost, si preparano quindi a rappresentare una opposizione autonomista, civica, ambientalista, riformista e democratica nel prossimo quinquennio.

Il nostro mondo autonomista e territorialista è sempre molto aperto al dialogo e alla collaborazione politica con tutti, quando ci sono, come oggi, emergenze sociali e ambientali drammatiche. Erano anni che non stabilivamo una collaborazione con forze di centrosinistra, ma si era creata una opportunità, attraverso il sostegno spontaneo alla candidatura di Massimo Moretuzzo, da parte delle opposizioni della passata legislatura nella regione autonoma.

Per il Patto per l'Autonomia, per la forza sorella Slovenska Skupnost, ottenuto il supporto civico e ambientalista di Adesso Trieste e di altre figure indipendenti dai diversi territori, è stata una sfida difficilissima, ma infine vinta.

Non siamo capipopolo, non siamo populisti, non siamo giustizialisti, non abbiamo né soldi né potere. Non ci aspettiamo ondate di voti di protesta come quelle che hanno raggiunto i vari aspiranti "sindaci d'Italia" e "capi politici" nell'ultimo decennio.

Siamo una parte, piccola forse, ma essenziale nella storia e soprattutto per il futuro della Repubblica delle Autonomie e di una nuova confederazione europea. Stiamo raccogliendo forze sufficienti, nei territori dello stato italiano, perché la Repubblica e l'Unione Europea non sbandino verso forme di centralismo autoritario (non accetteremo mai, in nessuna forma, il presidenzialismo italiano o europeo, ricordiamolo).

Moderati nei toni, riformisti per cultura, audaci negli obiettivi sociali, daremo fino in fondo il nostro contributo per fermare l'impoverimento delle persone e delle comunità, per la salute, per i beni comuni, per una transizione ambientale fatta democraticamente e inclusivamente dal basso, per frenare le storture della globalizzazione, per la pace, per tutte le autonomie personali, sociali, territoriali nel mondo.

Nelle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia abbiamo raccolto più consenso e più seggi di cinque anni fa, superando il 7% e sfiorando i 30.000 voti (sommando i risultati delle nostre due forze sorelle: il Patto per l'Autonomia e la Slovenska Skupnost).

Nelle elezioni comunali di Udine, il prof. Alberto Felice De Toni, candidato civico indipendente con l'appoggio del Patto per l'Autonomia, va al ballottaggio e la sua lista civica De Toni Sindaco supera il 12%.

Grazie a coloro che si sono impegnati, perché un risultato c'è e da questa piccola luce che si è accesa a Nordest possiamo proseguire per obiettivi ancora più ambiziosi.

--- dalla segreteria di Autonomie e Ambiente - Udine - Firenze - Palermo - 4 aprile 2023

Segnaliamo a chi può approfondire i cinguettii di Twitter con cui Autonomie e Ambiente ha seguito lo scrutinio:

https://twitter.com/rete_aea/status/1641708940923641856?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642896112137773062?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642898144877850626?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642919533244555264?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1643217211518066689?s=20

 

Oltre la crisi dell'autonomismo veneto

Il Veneto terrà le sue elezioni regionali i prossimi 23-24 novembre 2025.

La regione che, al di fuori delle autonomie storiche e speciali, ha la più grande cultura politica e storia amministrativa autonomista si avvia al voto in una situazione di grave crisi.

In poche altre regioni d'Europa l'elettorato autonomista è stato così sfacciatamente imbrogliato e strumentalizzato, fino a essere spinto ad allontanarsi dalle urne oppure a votare per i partiti centralisti. Un caso esemplare di patologia politica, prima ancora che di analfabetismo civile e civico, o di conformismo mediatico - che pure ci sono e rappresentano condizionamenti pesanti.

La responsabilità principale è della sé-dicente Lega Veneta salviniana e del suo "leader" Zaia, ma anche di vecchi e stantii "autonomisti" venetisti, come i candidati della lista "zombie", la Łiga Vèneta (ŁV). Un partito morto da anni, guidato da pochi improbabili personaggi che, al solo fine di favorire il centrodestra, è ancora una volta sulle schede elettorali, in cambio di qualche posticino per uno o due dei suoi capetti.

Altri autonomisti sono finiti nel frullatore di liste estremiste e cospirazioniste.

La maggior parte, inevitabilmente, resterà a casa.

Resta un piccolo segnale di speranza: la possibilità di dialogare con chi si è candidato nella lista Popolari per il Veneto, guidata dal candidato presidente Franco Bui. Un tentativo di tenere accesa una piccola luce nell'oscurità di una regione dominata dal conformismo e da una insana polarizzazione politica.

Il Veneto, una delle regioni più cementificate e inquinate d'Europa, avrebbe bisogno di una scossa.

Può venire solo dalla rivolta di chi, territorio per territorio, ha cercato di fare qualcosa per il bene comune, tenendosi distinto e distante dagli estremisti di sinistra, di destra, di centro, di Zaia (uomo immagine ma anche vero specchietto per le allodole autonomiste). Fra di loro vogliamo ricordare le persone straordinarie che animano la sanità di prossimità di Cavarzere e Cona 

Auguriamoci che ci sia, ma se non ci sarà stavolta, sarà per la prossima, perché il popolo è come l'acqua: non si può tenere per sempre. Quello veneto non farà eccezione, se non nel breve, sicuramente nel medio-lungo termine.

Venezia, 15 novembre 2025 - A cura della segreteria interterritoriale

Approfondimenti:

https://www.popolariperilveneto.it/il-veneto-nella-palude-dellautonomia-tradita-serve-un-risveglio-politico-regionale/

https://www.popolariperilveneto.it/

 

 

 

Omaggio delle autonomie a Pier Paolo Pasolini

Le autonomie d'Italia e d'Europa ricordano Pier Paolo Pasolini, nel cinquantenario del suo tragico e misterioso assassinio, consumato a  Ostia il 2 novembre 1975.

Pier Paolo Pasolini non è stato solo uno dei più grandi poeti, scrittori, cineasti, intellettuali del Novecento. E' stato un grande amico delle autonomie personali, sociali, territoriali. Non solo del suo materno Friuli, ma di tutte le culture vernacolari e tradizionali che la modernità ha in parte cancellato e tuttora cerca di distruggere.

A Pasolini è dedicata una pagina del nostro Forum 2043, che vi invitiamo a leggere.

Da non perdere, nella pagina del Forum 2043 dedicata a Pasolini, uno struggente ricordo scritto da Gianni Repetto, un noto territorialista piemontese, amico di Autonomie e Ambiente.

Casarsa, 2 novembre 2025, solennità dedicata alle anime dei defunti - a cura della segreteria interterritoriale

L'immagine di corredo al post riproduce un verso di Pasolini (da "Le ceneri di Gramsci"), dettaglio fotografato dalle pagine dedicate a Pasolini dal Corriere della Sera del 28 ottobre 2025, nel supplemento "La lettura" (ndr)

 

Parole vive per le autonomie e l'ambiente - Tutti gli interventi e le conclusioni politiche

Sabato 11 marzo 2023 si è tenuto il seminario online organizzato dal Forum 2043, in collaborazione con Autonomie e Ambiente, sul tema "Parole vive per le autonomie e l'ambiente - Rilettura integrale della Carta di Chivasso". Siamo già entrati nell'ottantesimo anno da quando la Carta fu scritta, nel 1943, eppure le parole di Chivasso sono vive, giovani, profumano di primavera per la democrazia, le autonomie, l'ambiente, la pace,  la libertà. Sono ancora essenziali per coloro che credono nella Repubblica delle Autonomie, nell'Europa dei popoli, in un mondo liberato da autoritarismi, colonialismi e militarismi.

Com'era nelle intenzioni degli organizzatori, il seminario ha rafforzato tutti i movimenti civici, ambientalisti, storicamente autonomisti, modernamente decentralisti, che hanno partecipato. Essi hanno il compito di portare avanti la visione del partigiano e martire Émile Chanoux e promuovere gli ideali di autogoverno dei territori, sussidiarietà verticale e orizzontale, autonomie personali, sociali e territoriali, che sono incisi nella Costituzione italiana, grazie all’impegno di padri costituenti come Giulio Bordon, Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Andrea Finocchiaro Aprile, Emilio Lussu, Aldo Spallicci, Tiziano Tessitori.

Le due sessioni, di un'ora ciascuna circa, sono state registrate e sono disponibili attraverso l'archivio politico multimediale di Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente

Sul canale YouTube di Autonomie e Ambiente è stata pubblicata, in estratto, la lettura pubblica integrale della Carta di Chivasso.

Come ha sintetizzato Roberto Visentin (presidenza Autonomie e Ambiente, AeA) nelle sue conclusioni, la Carta di Chivasso è ciò che ci unisce e ci definisce. I suoi valori ci sostengono e ci consentono di essere come acqua nel deserto della politica di questa incompiuta "Repubblica delle Autonomie". Le nostre sconfitte sono lezioni. Le nostre differenze sono attrezzi per affrontare e realizzare davvero, territorio per territorio, il grande cambiamento ambientale che ci aspetta.

Hanno partecipato, fra gli altri, Massimo Moretuzzo (nella foto), candidato alla presidenza del Friuli - Venezia Giulia alle elezioni dei prossimi 2-3 aprile 2023, esponente autonomista, civico, ambientalista del Patto per l'Autonomia, sostenuto da gran parte del centrosinistra. E' intervenuto anche Erik Lavevaz, già presidente della Valle d'Aosta, ed esponente dell'Union Valdôtaine, fortemente impegnato nel profondo rinnovamento in corso all'interno dello storico Mouvement e per la ricomposizione delle posizioni autonomiste, che devono riunirsi contro l'eterno ritorno del centralismo.

La rete di Autonomie e Ambiente (AeA) è una larga e inclusiva sorellanza di forze e gruppi politici territoriali attivi nelle varie regioni e province autonome della Repubblica Italiana. Con la collaborazione della famiglia politica europea degli autonomisti, l'Alleanza Libera Europea (ALE - European Free Alliance, EFA), si sta organizzando per la partecipazione alle elezioni europee del 2024.

Di seguito la sinossi completa dell'evento:

2022 07 06 repubblica delle autonomie ancora diversificata FORUM 2043 piccola

Sabato 11 marzo 2023 ore 16-18

Seminario pubblico

PAROLE VIVE

PER LE AUTONOMIE
E L'AMBIENTE

Evento organizzato dal Forum 2043
in collaborazione con Autonomie e Ambiente

Interventi

Parte prima ore 16-17

Mauro Vaiani (OraToscana – segreteria di Autonomie e Ambiente – coordinamento Forum 2043) - Apertura lavori

Eliana Esposito (Siciliani Liberi) – Canto dell’autogoverno

Mauro Vaiani – Introduzione

Sara Borchi e Stefano Fiaschi – Lettura integrale della Carta di Chivasso

Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia Friuli-Venezia Giulia)

Erik Lavevaz (Union Valdôtaine – già presidente della Valle d’Aosta)

Silvia Fancello "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)

Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi)

Andrea Acquarone (autonomista ligure e animatore di "Che l'inse!")

Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera, attivista per l'autogoverno e per la salute in Sardegna)

Parte seconda ore 17-18.00

Samuele Albonetti (Rumâgna Unida, già coordinatore del Movimento per l’Autonomia della Romagna)

Maria Luisa Stroppiana (Assemblada Occitana - Valadas)

Gino Giammarino (editore e attivista per l'autogoverno di Napoli e del Sud, Forum 2043)

Walter Pruner (autonomista trentino)

Silvia Fancello "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)

Giovanna Casagrande (Sardegna Possibile)

Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi)

Milian Racca (Liberi Elettori Piemonte)

Roberto Visentin (vicepresidente europeo EFA-ALE, presidente AeA) – Conclusioni politiche

Mauro Vaiani – Saluti finali

A conclusione dell'evento si è lanciato un appello per le donne, la vita, la libertà di tutti, e per la pace, dappertutto, con l’ascolto della canzone Baraye di Shervin Hajipour nella versione remix di DJ Siavash (fonti: https://youtu.be/I0bEMX6Avp0 - https://djsia.com/)

Hanno mandato un messaggio perché non sono potute intervenire le persone amiche:

Alfredo Gatta (Pro Lombardia, vicepresidente di AeA)

Lucia Chessa (RossoMori - Sardegna)

Luana Farina Martinelli (Caminera Noa)

* * *

Per seguire gli sviluppi dell'evento è indispensabile iscriversi al canale Telegram del Forum 2043: https://t.me/Forum2043

Si ringrazia per la collaborazione tecnica e creativa: Renzo Giannini - Il Lampone - https://www.youtube.com/lorenxman

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Per autonomie che facciano crescere altre autonomie

  • Autore: Geremia Gios, autonomista trentino - 13 marzo 2023

Riprendiamo, con minimi adattamenti al contesto delnostroForum 2043, l’intervento che Geremia Gios hagiàpubblicato su Il Nuovo Trentino (di domenica 12 marzo 2023). Gios è professore di agraria ed è stato sindaco di Vallarsa (TN): https://www.iltrentinonuovo.it/index.php/author/geremia/ - (per la foto di Geremia Gios si ringrazia il sito https://www.territoriocheresiste.it/)

 

La possibilità di attivare la cosiddetta “autonomia differenziatanelleregioni a statuto ordinario ha riacceso il dibattito attorno all’autonomia trentinae in definitiva attorno all’autonomia di tutti i territori.

Al fine di portare un contributo ritengo sia opportuno partire da una considerazione sull’autonomia in generale.

Per autonomia si può intendere la possibilità di determinate comunità di organizzarsi, all’interno di linee guida o normative di carattere generale, in maniera diversa da quella di altre comunità.

Un mondo globalizzato, condizionato dal prevalere della componente finanziaria difficilmente può lasciare spazio all’autonomia (se non a quella della finanza medesima). L’attività finanziaria sfrutta le economie di scala (più si è grandi più si può guadagnare), ma questo è possibile se ci si sono visioni del mondo, obiettivi, consumi, comportamenti uniformi. L’uniformità facilità la rapidità nel trasferimento dei capitali e, quindi, la possibilità di fare profitti. Del resto ancora gli antichi romani dicevanopecunia non olet. Tale detto si potrebbe tradurre in linguaggio moderno come: i capitali sono tutti ugualmente profittevoli, indipendentemente dal luogo, dalle modalità di impiego, dalle attività che gli hanno generati. Per la grande finanza che frequentemente riesce ad imporre, a livello centralestatale eanche attraverso istituzioni sovranazionali, regole che le sono favorevoli, avere a che fare con specificità locali comporta aumento di costi, perdita di opportunità, minori guadagni. In questo scenario le autonomie non servono anzi sono dannose.

Il mondo naturale, al contrario, è il regno della diversità ossia di modalità autonome e differenziate dei diversi organismi di organizzarsi in associazioni diverse tra loro. Prendiamo ad esempio le piante. La capacità di trasformare la luce in energia utilizzabile si basa su meccanismi assai simili nella maggior parte delle piante, ma nonostante questo, una foresta tropicale, la macchia mediterranea, la foresta alpina o la taiga siberiana sono assai diverse tra loro. Non serve essere botanici esperti per constatarlo: basta uno sguardo.

Nelle nostre valli basta considerare, con un po’ di attenzione, due versanti opposti di una stessa montagna per rendersi conto che la vegetazione che ricopre i medesimi è diversa. Perché? La risposta è, tutto sommato, semplice. Anche se le modalità di utilizzare la luce solare sono simili, ci sono differenze tra le tipologie di terreno, le necessità di acqua, l’intensità della luce, le temperature e molti altri componenti che servono per completare il ciclo vitale. Per poter utilizzare al meglio tutti i fattori disponibili sono necessarie non solo piante aventi caratteristiche diverse, ma anche associazioni differenti tra le medesime. Nel mondo vegetale capacità autonome e diversificate di organizzazione sono indispensabili. Siamo all’opposto di quanto chiesto dalla finanza.

Sotto il profilo sociale probabilmente siamo in una situazione intermedia tra mondo finanziario e mondo vegetale. Tutti gli uomini hanno pari dignità, ma unaorganizzazione economica e sociale che sia sostenibile, ossia possa durare nel tempo, deve potersi articolare in maniera diversa a livello locale In funzione delle esigenze differenti in contesti territoriali diversi.

In tale contesto parlare di autonomia significa riferirsi a regole che possono almeno in parte essere modificate da forme di autogoverno locale.

Limitiamoci a esaminare tre insiemi di regole, ognuno dei quali risulta efficace solo se applicato a beni o funzioni aventi certe caratteristiche e non altre. Tali insiemi - definibili anche come istituzioni o ordinamenti – sono: mercato, stato (o organizzazione gerarchica), gestione dei beni collettivi.

Senza approfondire, in questa sede le caratteristiche di queste istituzioni si può osservare che in relazione al problema delle autonomie mercato e stato possono funzionare, entro certi limiti, con regole che non hanno bisogno di articolazioni locali (e quindi di autonomie).

Tuttavia mercato e stato per poter durare nel tempo hanno bisogno, fra il resto, che vi sia tra la popolazione fiducia e senso di appartenenza. Senza la presenza di queste caratteristiche all’interno delle comunità interessate nessuna organizzazione (neppure lo stato o il mercato) può funzionare. Tuttavia fiducia e senso di appartenenza hanno le caratteristiche dei beni collettivi. Né lo stato né il mercato sono in grado di gestire questi beni. La fiducia, per esempio, non si può né comprare né imporre per legge.

Va riconosciuto che per avere fiducia e senso di appartenenza è necessario applicare linee guida proprie delle gestione dei beni collettivi che sono, ovviamente, diverse da quelle di stato e mercato. Tra i principi che è necessario rispettare nella logica della gestione dei beni collettivi vi è quello che in presenza di condizioni locali - sia ambientali sia sociali- specifiche deve essere data alle comunità locali la possibilità di organizzarsi in maniera autonoma.

Va da sé che la gestione della conoscenza necessaria per adottare decisioni corrette e condivise non può basarsi solo su informazioni accentrate come nel caso dell’organizzazione gerarchica (stato) o disperse come nel caso del mercato. Tra questi due livelli è indispensabile un livello intermedio che consenta di modificare localmente principi generali decisi altrove. Questo livello è il livello dell’autonomia.

Come sarebbe poco efficace cercare di riprodurre una foresta tropicale sulle Alpi così risulta controproducente voler applicare regole specifiche uniformi dalla Vetta d’Italia a Lampedusa.

In altri termini pensare che per gestire le comunità umane possono bastare il mercato (che organizza la conoscenza dispersa) e lo stato (che richiede conoscenze accentrate) è un errore drammatico. Un errore che porta da un lato ad una degenerazione burocratica – frutto del tentativo di controllare tutta la realtà – e, dall’altro a considerare elementi essenziali per la vita (quali ad esempio la solidarietà o molti beni ambientali) da non valutare perché privi di un “prezzo”.

Inconclusione,l’autonomia è una componente indispensabile non solo per le comunità chegiàne godono, ma per tutte le comunità. Al tempo stesso l’autonomia può durare solo se fa crescere al proprio interno e tra le comunità vicine altre autonomie. Solo chi, con sguardo miope, ritiene che autonomia significhi semplicementerivendicazione di“maggiori risorse” -invece che di maggiori responsabilità -può pensare il contrario.

L’attuazione di altre forme di autonomia, se perseguita con competenza e senza ipocrisie,non rappresenta, pertanto, un pericolo bensì uno stimolo per rivitalizzare l’autonomiadi tutti, compresa quella di cui il Trentino già gode.

* * *

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Per la Costituzione, non solo per la Romagna

 

Il Senato della Repubblica ha chiuso ieri, con un voto favorevole definitivo, il lunghissimo iter della legge per il passaggio dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna, dalla provincia di Pesaro e Urbino alla provincia di Rimini.

I due comuni romagnoli avevano chiesto di tornare in Romagna nel 2007, con un referendum popolare organizzato ai sensi dell'art. 133 della Costituzione, dove la volontà popolare si era espressa in maniera schiacciante per il passaggio.

Montecopiolo è un comune di poco più di 1.000 abitanti, Sassofeltrio ha circa 1.300 abitanti. Il fatto che la volontà popolare di due comunità così piccole sia stata contrastata e repressa, oltraggiata e vilipesa, per quattordici anni, la dice lunga sulle condizioni in cui è ridotta la nostra Repubblica delle Autonomie.

Il voto del Senato, oltre che a essere stato finalmente rispettoso per le due comunità interessate e per la Romagna, salva la Costituzione, di cui si stavano calpestando principi indisponibili a chiunque.

Autonomie e Ambiente si congratula con il Comitato promotore del passaggio dei due comuni, che ha lavorato generosamente per tanti anni e ancora vigilerà perché nei vari passaggi amministrativi non si trascurino mai più gli interessi delle persone e delle comunità. Ringraziamo la forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna per averci coinvolto e consentito di dare umilmente il nostro appoggio alla causa. Ringraziamo il sen. Albert Lanièce, della 'Union Valdôtaine (UV), per essersi sempre informato e interessato della vicenda.

L'opposizione, spesso con motivazioni opache e per assurde impuntature da parte dei partiti centralisti e autoritari, a simili correzioni dei confini amministrativi italiani (che spesso furono cambiati arbitrariamente sotto il fascismo) deve finire. Deve tornare a essere pienamente rispettata, ovunque, la volontà popolare, ovviamente informata e ponderata, espressa nelle dovute forme.

Chi non rispetta la democrazia e la Costituzione nelle piccole cose, non la rispetterà nelle situazioni più grandi, questo deve essere chiaro. Vigiliamo!

 

 

 

Per la dignità del consigliere comunale

  • Autore: A cura di OraToscana - lunedì dell'Angelo, 10 aprile 2023

Un appello da OraToscana nel Forum 2043 per tutti i consiglieri comunali della Repubblica

Prato – Santa Luce – San Vincenzo – Siena – Vecchiano, lunedì dell’Angelo, 10 aprile 2023

Introduzione

Alle persone che vengono elette nei consigli di ogni comune vorremmo che fossero restituiti dignità e poteri, necessari non a loro ma alle comunità locali, nell’interesse di molti oggi e delle generazioni future, per migliorare concretamente le cose.

Chi conosce la storia delle gloriose istituzioni comunali, sa bene che nulla garantisce nel tempo una saggia amministrazione quanto la conoscenza reciproca, l’intimità vorremmo dire, la condivisione dello stesso destino fra governanti e governati, esattamente quella che è possibile, appunto, in un comune.

Coloro che possono ascoltare questo appello, discuterlo, migliorarlo, farlo proprio, diventarne attivisti e promotori, militanti solidali fra di loro fino al punto da trasformarsi in un movimento interterritoriale capace d’imporre le riforme necessarie, sono primariamente coloro che consiglieri comunali lo sono, lo sono stati, abbiano tentato di diventarlo, o almeno siano stati vicini a una persona investita di questo gravoso e, oggi, ingrato incarico.

logo Autonomie e Ambiente AeA OraToscana

Proposte

  1. Il consigliere comunale deve godere di permessi dal lavoro durante il suo mandato (e di un sostegno al suo reinserimento lavorativo al termine dello stesso); di un compenso adeguato all’entità del suo impegno; di una tutela previdenziale e assicurativa; di un ufficio da cui condurre la sua attività istituzionale, oltre che portare avanti le proprie convinzioni e battaglie politiche.
  2. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere da sé, considerando le risorse e le dimensioni del suo territorio, di quanti consiglieri debba essere composto.
  3. Solo il consigliere comunale eletto deve essere impiegato a tempo pieno nell’amministrazione (come assessore o in altri incarichi).
  4. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere in autonomia quanti dei suoi membri debbano essere amministratori a tempo pieno e garantire loro un compenso adeguato.
  5. Ferma restando la centralità ordinamentale della figura del primo cittadino, ai consigli comunali deve essere consentito adottare una forma di governo direttoriale (collegiale, quindi con consigli che siano anche giunte), specie nelle comunità più piccole.
  6. Come raccomanda da ottant’anni la Carta di Chivasso, si dovrebbe essere elettori o eleggibili solo dopo un certo periodo che si è residenti e contribuenti del proprio comune, lasciando allo statuto comunale di determinare la lunghezza di tale periodo.
  7. Premesso che l’unico modo per imparare davvero a fare il consigliere comunale è quello di farlo, chi si candida al consiglio comunale dovrebbe aver dimostrato conoscenza delle lingue locali, parlate e scritte, ed avere - almeno - la formazione e la buona condotta richieste al giudice popolare.
  8. Per quanto le persone siano (giustamente) diffidenti nel dare il potere a chi non ha un mestiere o una istruzione, si deve prendere atto che nella vita politica sono indispensabili esperienza, competenza e anzianità: per qualcuno la politica può diventare una professione, non solo una vocazione, e di questo ogni comunità dovrebbe tenere conto nel decidere i pur necessari limiti ai mandati (consecutivi o non consecutivi).
  9. La carica di consigliere comunale dovrebbe essere incompatibile con ogni altra e sarebbe opportuno che nessuno potesse essere eletto o nominato in istituzioni superiori senza prima essere stato eletto consigliere comunale.
  10. L’espressione di candidature al consiglio comunale dovrebbe essere resa possibile a tutti coloro che ne abbiano i requisiti, con il minimo di formalità, eventualmente stabilendo un numero minimo di concittadini che la supportino.
  11. La campagna elettorale comunale dovrebbe essere organizzata e pagata dall’amministrazione, assicurando a tutti le stesse opportunità e gli stessi spazi, imponendo divieti, o almeno limiti e controlli rigorosi, alla spesa privata o di parte.
  12. La scelta dei consiglieri comunali deve essere fino in fondo nelle mani dei cittadini, quindi ogni elettore dovrebbe, obbligatoriamente, votare non più solo un simbolo o uno schieramento, ma prima di tutto una persona (massimo due, di genere diverso), fra i candidati della sua circoscrizione, trovandone i nomi già sulla scheda.
  13. I comuni devono potersi aggregare in libere associazioni intercomunali, in modo tale da garantire l’esercizio di funzioni associate, secondo principi di sussidiarietà; è opportuno che gli organi di tali associazioni di comuni siano eletti dai consiglieri comunali stessi.
  14. In tutti i casi in cui il comune, per dimensione demografica o per estensione geografica, sia composto di più comunità distinte (municipi, quartieri, frazioni, altro), si lasci alle popolazioni locali la possibilità di trasformarlo in una unione di comunità.
  15. Si deve riprendere, con ritrovato entusiasmo per l’autogoverno comunale e territoriale, l’abolizione delle prefetture e di ogni altra istituzione intermedia fra le regioni (o le province autonome) e le libere associazioni o unioni di comuni.
  16. Al comune, singolarmente o in associazione con altri del territorio, deve tornare il potere di cambiare concretamente le cose, secondo Costituzione, ponendo fine alla paralisi provocata dalla metastasi normativa regionale, statale, europea.

Note

A coloro che si preoccupano delle risorse, ricordiamo che siamo impegnati per la territorializzazione delle imposte, perché esse restino sui territori e perché ci siano fondi di perequazione. I comuni, peraltro, non devono vivere di soli Euro: possono e quindi dovrebbero essere create monete locali complementari, per creare uno scambio di beni e servizi all’interno della comunità o dei territori: l’autonomia energetica con fondi rinnovabili; la produzione sostenibile di cibo lobale; asili e scuole a cui i bambini possano andare a piedi; ambulatori medici di vicinato; riuso del patrimonio abitativo esistente e affitti equi; servizi pubblici locali, fondati sul lavoro cooperativo locale, staccati dal mercato dove tutto si misura in Euro.

Guardiamo con ammirazione a tante iniziative che puntano a restituire risorse alle nostre democrazie locali, come, in ultimo, la campagna "Riprendiamoci il Comune", ma a tanti amministratori, consiglieri, attivisti, gruppi, comitati, noi chiediamo di fare, insieme, qualcosa di molto più radicale: una lunga marcia per decentrare il potere, distribuire le risorse oggi centralizzate, delegificare, restituire dignità e poteri a ciascun comune e ai territori.

Le autorità comunitarie europee e lo stato (e, di riflesso, le regioni e le province autonome) devono finirla di alimentare la metastasi legislativa, che sta paralizzando senza assicurare protezione. Devono, per essere ancora più nitidi, smettere di legiferare sovrapponendosi sulle stesse materie, in plateale disprezzo al principio della sussidiarietà. Devono trattenersi dall’emanare “grida” per tutti i comuni, imponendo le stesse regole a municipi come Santa Luce, San Vincenzo, Vecchiano, Siena, Livorno, Prato, Firenze, come se fossero uguali.

Nel nostro mondo civico, ambientalista, autonomista, confederalista, siamo ostili ai leaderismi, ai presidenzialismi (anche quelli dei presidenti-governatori regionali e dei sindaci-podestà), alle tifoserie mediatiche, all’antipolitica, al populismo, al giustizialismo, all’antistatalismo tardoliberista, a irragionevoli proibizionismi, che riempiono il dibattito pubblico riducendolo a un fatuo chiacchiericcio mediatico, conducendo la Repubblica delle Autonomie alla rovina.

A noi pare evidente che i consiglieri comunali eletti devono urgentemente riprendersi dignità e poteri, perché essi possano davvero fare la differenza, essendo vicini alle persone, alle comunità, al territorio. Poteri e ovviamente doveri, perché eleggendo consiglieri comunali come accade ora, persone senza radici, senza cultura, senza consenso, senza responsabilità, stiamo sprofondando nella palude del ciarlatanismo politico.

Ai comuni è stato imposto, dal 1992 a oggi, di abbandonare beni comuni, di chiudere servizi pubblici universali, di rinunciare a svolgere funzioni economiche, sociali, ambientali, di lasciare potere a opache tecnocrazie (pubbliche ma sempre più spesso private). Ai politici dei comuni è stato imposto di lasciare potere a “tecnici”, che sono diventati un opaco mandarinato, a cui nessuno può chiedere mai di rendere conto. Questo svuotamento dei comuni e questa cancellazione della politica, però, tanto più moltiplica aziende esternalizzate, enti funzionali, agenzie, commissariati, sovrintendenze, autorità, garanti, agende, progetti, conferenze, piani, pubblicazioni, raccomandazioni, circolari, tanto meno protegge concretamente le persone, le comunità, i territori.

Qualcuno ricorderà il 1981 non solo per una sciagurata scelta di privatizzazione dei debiti pubblici, ma anche per un importante documento dei vescovi cattolici italiani sulle prospettive del paese. Da allora, dobbiamo ammetterlo con franchezza, ogni tentativo di fermare il declino agendo sul potere centrale italiano (o europeo) è sostanzialmente fallito. La Repubblica, schiacciata da troppe leggi ma senza più legge, sta letteralmente sprecando la vita di decine di migliaia di funzionari pubblici, spesso qualificati lavoratori del diritto e della conoscenza, ma ormai persone perse, che ricevono stipendi, magari importanti, ma il cui lavoro nelle burocrazie del centralismo è totalmente inutile se non controproducente per le comunità e per i territori.

Siamo debitori, per questo appello, ai costituenti che hanno voluto sancire i principi di “sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza” (art. 118 della Costituzione); a coloro che ispirarono, scrissero, attuarono la rivoluzionaria, per i tempi, legge 142 del 1990 (onoriamo il ricordo di persone come Fiorenzo Narducci e Alfredo Gracili); ai fondatori delle liste verdi storiche (in particolare l’avventuara umana, politica e amministrativa di Giannozzo Pucci); alle tradizioni politiche della Firenze che è stata la città di Giorgio La Pira e dalla sua “giunta parallela”, composta da Mario Fabiani, Tristano Codignola, Romano Bilenchi; ai pionieri della rivoluzione paesana e rionale; alle tante realtà civiche che sono riuscite a vincere la guida del proprio comune, con le proprie forze, senza l’aiuto di alcun partito o di alcun potentato (o che ci stanno provando, come il Polo Civico di FabioPacciani nella Siena di questa primavera 2023); a coloro che, come i socialisti di Vecchiano, custodiscono le migliori tradizioni della politica dei partiti popolari della Repubblica delle Autonomie; a coloro che contribuiscono al Forum 2043 e che si stanno impegnando per costruire un grande movimento interterritoriale per le autonomie e l’ambiente.

Un caveat conclusivo

Siamo in una situazione grave: stiamo invecchiando, impoverendoci, spopolandoci nei nostri territori periferici rispetto alla globalizzazione; siamo minacciati dalla nostra stessa civiltà industriale che distrugge l’ambiente e disumanizza la vita; in poche mani sono concentrati strumenti di digitalizzazione e virtualizzazione talmente potenti da cancellare la stessa realtà, sostituendola con un sinistro conformismo planetario, un orwelliano appiattimento culturale e spirituale; le elite della finanza globale concentrano ricchezze immense e praticano un capitalismo predittivo che ci telecomanda nei nostri consumi e, in una prospettiva paurosa, nei nostri stessi pensieri e desideri; pochi poteri politici praticano la sorveglianza universale, con una pervasività mai vista prima nella storia; i loro apparati militari-industriali ci ordinano di amare gli oppressori e odiare gli oppressi, rendendo accettabili ai nostri occhi le loro guerre infinite. Non c’è più tempo da perdere: è il momento di una riscossa popolare.

Non possono farla gli ultimi, i troppo anziani, i malati, gli oppressi, i rifugiati, gli sradicati, i diseredati della Terra. Nemmeno la faranno coloro che sono integrati nella mentalità dominante, né, d’altra parte, coloro che sono stati abbagliati da prospettive settarie, cospirazioniste, apocalittiche. Come scrive Mauro Vaiani nel suo Cosmonauta Francesco, la rivoluzione la devono fare i penultimi: le persone che ancora hanno una cultura, una memoria, un’identità, un lavoro, una loro proprietà o un’attività economica privata, una capacità di comprendere in modo critico la parola scritta, una minima connessione alle reti sociali globali contemporanee, una capacità “donmilianiana” di avanzare i propri dubbi con parole chiare e appropriate, una spiritualità se non una fede. Persone che sanno distinguere se una cosa funziona meglio in Svizzera piuttosto che in Cina o negli Stati Uniti, a San Marino piuttosto che a Bruxelles, con un’anima libertaria e una cultura riformista, ma ancorate a una etica della responsabilità, piuttosto che della fanatica convinzione.

Sorgano quindi cavalieri di civismo, ambientalismo, autonomismo del XXI secolo, in difesa dei molti, contro i pochi, perché la vita resti umana e il pianeta abitabile: una nuova generazione di leader locali, a chilometro zero, capaci di generosità e sacrificio, disposti a concorrere alle loro elezioni locali e determinati a vincere.

* * *

Per aderire a questo appello e trasformarlo insieme in azione politica, elettorale, legislativa:

Se - e solo se - siete in grado di impegnarvi con una lista civica nel vostro comune in Toscana e volete essere parte della rete di OraToscana:

Per partecipare, con Autonomie e Ambiente, alla costruzione del movimento per l’autogoverno dei territori del XXI secolo:

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Per le aree interne, cioè per tutti

Riceviamo e volentieri diffondiamo un invito a mobilitarsi per il futuro delle comunità locali nelle cosiddette "aree interne":

L'associazione Give Back Giovani-Aree Interne, con l'appoggio dell'associazione Comuni Virtuosi, ha lanciato una petizione su Change.org per sostenere una proposta di legge dedicata alle aree interne, che nel nostro Paese rappresentano oltre il 60% del territorio nazionale ma che sono spesso trascurati dalle politiche nazionali e dall'opinione pubblica.

La proposta nasce dall'esperienza del policy lab "Yes I Am" organizzato tra luglio e agosto 2025 a Bagnoli Irpino, coinvolgendo cinquanta giovani provenienti da tutta Italia con background diversi (amministratori, ricercatori, professionisti, semplici appassionati). L'associazione crede che non bastino soltanto fondi o interventi temporanei: ciò che serve davvero sono strumenti e competenze che rendano le comunità autonome e protagoniste del loro sviluppo sociale, economico e culturale.

La proposta di Give Back vuole stimolare la partecipazione dei cittadini delle aree interne alla vita pubblica, attraverso la creazione di assemblee civiche, Forum dei Giovani, sportelli informativi sulle opportunità europee e hub di prossimità con uffici di progettazione autonomi. Oltre a questi strumenti di governance locale, la proposta include interventi concreti per la vita quotidiana dei territori: il rafforzamento della sanità territoriale attraverso la figura dell'infermiere di prossimità, l'implementazione di servizi di trasporto a chiamata, la formazione digitale per pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini (soprattutto anziani) e poli di innovazione per le politiche rurali.

Chiediamo al Governo un impegno che vada oltre l'erogazione di semplici opportunità, per garantire il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

Sostenere la proposta dell'associazione significa mettere le persone al centro delle politiche per le aree interne, garantendo strumenti concreti per restare, tornare e costruire futuro nei territori che li hanno visti nascere.

È possibile sostenere la proposta firmando la petizione al link qui di seguito: https://www.change.org/p/restare-%C3%A8-un-diritto-una-legge-per-le-aree-interne 

Prato, 4 febbraio 2026 - a cura di Salvatore Bimonte

Per una Alleanza Libera Europea più ampia

Gandia, Assemblea Generale dell'EFA, 6 giugno 2026

Mozione 26 (- approvata all'unanimità -) VERSIONE ITALIANA (qui l'originale inglese)

Presentata all'assemblea da Roberto Visentin e Mauro Vaiani a nome delle realtà sorelle di Autonomie e Ambiente (Patto per l’autonomia, Rumâgna Unida, Ora Toscana, Siciliani Liberi)

Un argomento a favore di una più ampia Alleanza Libera Europea di Autonomie e Autonomismi

L'autonomia dichiarata dai rappresentanti di queste valli si applica a tutti i territori.

(Émile Chanoux, martire antifascista della Valle d'Aosta e coautore della Carta di Chivasso del 1943)

L'europeismo che abbiamo conosciuto è finito, a causa dell'incoerenza degli Stati, della resistenza tecnocratica al cambiamento e delle crescenti minacce provenienti dall'esterno del continente. Siamo costretti a prendere decisioni sagge sulla nostra famiglia politica europea e sulla visione dell'Europa in cui crediamo. L'EFA ha bisogno di riscoprire le ragioni profonde della propria esistenza, di acquisire autonomia politica e visibilità indipendente con temi e proposte proprie. È un principio riconosciuto che, fin dalla nostra fondazione nel 1981, siamo stati promotori della diversità linguistica e culturale. Nel tempo siamo diventati una roccaforte contro le vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, e questo è il nostro potenziale di sviluppo. Senza indipendenza e visibilità, saremo, nella migliore delle ipotesi, inutili alleati di altri partiti che ci useranno per scopi estranei ai nostri obiettivi, mettendo a repentaglio le diversità che siamo qui per difendere. Per questi motivi, dopo aver riconosciuto i cambiamenti epocali che stiamo vivendo e la necessità di rafforzare la nostra formazione politica, riteniamo utile esprimere alcune proposte operative.

1. La nostra visione di una confederazione europea di città, territori, regioni e popoli è un progetto ambizioso e una grande sfida. Per contribuire a questo progetto, dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e comunicare in modo più efficace per ottenere una visibilità pubblica adeguata alle diversità territoriali che desideriamo proteggere. La campagna politica contro la centralizzazione dei fondi europei per l'agricoltura (EFA) è stata un esempio di metodo operativo innovativo ed efficace.

2. Disponiamo di un gruppo di lavoro sulla comunicazione ben preparato, creativo e produttivo. Il passo successivo dovrebbe essere quello di adattarne i risultati al contesto locale. Dovremmo promuovere competenze comunicative, calibrate sulle specificità di ciascuna regione europea, con particolare attenzione ai media locali. Le diverse, e talvolta persino divergenti, posizioni socio-culturali dei nostri membri non ci impediscono di consultarli e di fornire loro risposte concrete.

3. Infine, una raccomandazione: rimanere statici mette a repentaglio la nostra stessa esistenza. Dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con nuove realtà che, pur con diverse sfumature, lottano per il proprio autogoverno territoriale all'interno di un'Europa confederale. Dobbiamo quindi includere con coraggio nuove componenti provenienti sia da centinaia di regioni europee, dove l'EFA è ancora sconosciuta, sia dai nostri stessi territori, dove esistono altri movimenti civici, gruppi indipendenti e autonomisti. Allargarsi è rischioso, ma necessario per contrastare centralismo, populismo ed estremismo. La nostra forza risiederà nella capacità di interagire con coloro che, con diversi gradi di comprensione, condividono la nostra visione di un'Europa confederale di città, territori, regioni e popoli.

Gandia, Assemblea Generale dell'ALE (EFA), 6 giugno 2026

Approvata all'unanimità

* * *

 

 

 

 

Gandia, EFA General Assembly, 6 June 2026

 

Motion number 

26 (- unanimously approved -) 

Name of the persons
introducing the  Motion to the GA 

Roberto Visentin & Mauro Vaiani 

Member party 

Parties of AeA (Patto per L’autonomia,  Rumâgna Unida, OraToscana, Siciliani  Liberi

Title (of the Motion) 

A Case for a Wider European Free Alliance  of Autonomies and Autonomists

 

The autonomy the representatives of these valleys have stated, applies to all  territories.  

(Émile Chanoux, anti-fascist martyr from the Aosta Valley and coauthor of the  Chivasso Charter of 1943)  

The Europeanism we have known is over, because of states’ incoherence,  technocratic resistance to change, and increasing menaces from outside the  Continent. We are forced to make wise decisions about our European political  family and the vision of Europe we believe in. EFA needs to reclaim the profound  reasons of her existence, to gain political autonomy, and independent visibility with  its own distinctive themes and proposals. It is a recognized acquis we have been  since our foundation in 1981 the advocate for linguistic and cultural diversity. We  have become in time a stronghold against old and new forms of authoritarian  centralism, and this is our potential to develop. Without independence and visibility,  we will be, at best, useless allies of other parties that will use us for purposes  unrelated to our goals, while putting in peril the diversities we are here to defend.  These are the reasons why, after acknowledging the epochal changes we are  experiencing and the need to boost our political formation, we believe it is useful to  express some operational proposals.

1. Our vision of a European confederation of cities, territories, regions, and peoples, is an ambitious project and a great challenge. To contribute to this project, we must step out of our comfort zone and communicate more effectively to achieve public visibility tailored to territorial diversities we wish  to protect. The political campaign to oppose the centralization of European  agricultural funds has been an example of an innovative and effective  operational method.  

2. We have a well-prepared, creative and productive communications working group. The next step should be to localize its outputs. We should promote communication skills, tailored to the specificities of each European region, with a special attention to local media. The diverse, and perhaps sometimes even divergent, socio-cultural positions of our members do not prevent us from consulting them, and give them concrete answers. 

3. Finally, a recommendation: remaining static endangers our very existence. We must have the courage to engage with new realities that, albeit with different nuances, are fighting for their own territorial self-government, within a confederal Europe. We must then courageously include new components both from hundred of European regions, where EFA is still unknown, and also from within our own territories, where other civic movements, independent groups, and autonomists exist. Enlarging is risky, but necessary to contrast centralism, populism, and extremism. Our strength will lie in our ability to engage with those who, with varying degrees of understanding, share our vision of a confederal Europe of cities, territories, regions and peoples.

Gandia, EFA General Assembly, 6 June 2026

Carried by unanimity

* * *

 

Perché Giacomo Matteotti è importante per le Autonomie

Il Forum 2043 ha pubblicato un ricordo di Giacomo Matteotti, a cent'anni dal suo ultimo discorso alla Camera del Regno d'Italia. Mauro Vaiani spiega perché Matteotti è così importante per tutti, ma perché lo è in modo incredibile per noi che lottiamo per le Autonomie personali, sociali, territoriali.

Visitate il Forum 2043 e leggete l'approfondimento su Giacomo Matteotti:

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/313-giacomo-matteotti-vive

Rovigo, 30 maggio 2024 - A cura della segreteria interterritoriale