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Autonomismo

Per autonomie che facciano crescere altre autonomie

  • Autore: Geremia Gios, autonomista trentino - 13 marzo 2023

Riprendiamo, con minimi adattamenti al contesto delnostroForum 2043, l’intervento che Geremia Gios hagiàpubblicato su Il Nuovo Trentino (di domenica 12 marzo 2023). Gios è professore di agraria ed è stato sindaco di Vallarsa (TN): https://www.iltrentinonuovo.it/index.php/author/geremia/ - (per la foto di Geremia Gios si ringrazia il sito https://www.territoriocheresiste.it/)

 

La possibilità di attivare la cosiddetta “autonomia differenziatanelleregioni a statuto ordinario ha riacceso il dibattito attorno all’autonomia trentinae in definitiva attorno all’autonomia di tutti i territori.

Al fine di portare un contributo ritengo sia opportuno partire da una considerazione sull’autonomia in generale.

Per autonomia si può intendere la possibilità di determinate comunità di organizzarsi, all’interno di linee guida o normative di carattere generale, in maniera diversa da quella di altre comunità.

Un mondo globalizzato, condizionato dal prevalere della componente finanziaria difficilmente può lasciare spazio all’autonomia (se non a quella della finanza medesima). L’attività finanziaria sfrutta le economie di scala (più si è grandi più si può guadagnare), ma questo è possibile se ci si sono visioni del mondo, obiettivi, consumi, comportamenti uniformi. L’uniformità facilità la rapidità nel trasferimento dei capitali e, quindi, la possibilità di fare profitti. Del resto ancora gli antichi romani dicevanopecunia non olet. Tale detto si potrebbe tradurre in linguaggio moderno come: i capitali sono tutti ugualmente profittevoli, indipendentemente dal luogo, dalle modalità di impiego, dalle attività che gli hanno generati. Per la grande finanza che frequentemente riesce ad imporre, a livello centralestatale eanche attraverso istituzioni sovranazionali, regole che le sono favorevoli, avere a che fare con specificità locali comporta aumento di costi, perdita di opportunità, minori guadagni. In questo scenario le autonomie non servono anzi sono dannose.

Il mondo naturale, al contrario, è il regno della diversità ossia di modalità autonome e differenziate dei diversi organismi di organizzarsi in associazioni diverse tra loro. Prendiamo ad esempio le piante. La capacità di trasformare la luce in energia utilizzabile si basa su meccanismi assai simili nella maggior parte delle piante, ma nonostante questo, una foresta tropicale, la macchia mediterranea, la foresta alpina o la taiga siberiana sono assai diverse tra loro. Non serve essere botanici esperti per constatarlo: basta uno sguardo.

Nelle nostre valli basta considerare, con un po’ di attenzione, due versanti opposti di una stessa montagna per rendersi conto che la vegetazione che ricopre i medesimi è diversa. Perché? La risposta è, tutto sommato, semplice. Anche se le modalità di utilizzare la luce solare sono simili, ci sono differenze tra le tipologie di terreno, le necessità di acqua, l’intensità della luce, le temperature e molti altri componenti che servono per completare il ciclo vitale. Per poter utilizzare al meglio tutti i fattori disponibili sono necessarie non solo piante aventi caratteristiche diverse, ma anche associazioni differenti tra le medesime. Nel mondo vegetale capacità autonome e diversificate di organizzazione sono indispensabili. Siamo all’opposto di quanto chiesto dalla finanza.

Sotto il profilo sociale probabilmente siamo in una situazione intermedia tra mondo finanziario e mondo vegetale. Tutti gli uomini hanno pari dignità, ma unaorganizzazione economica e sociale che sia sostenibile, ossia possa durare nel tempo, deve potersi articolare in maniera diversa a livello locale In funzione delle esigenze differenti in contesti territoriali diversi.

In tale contesto parlare di autonomia significa riferirsi a regole che possono almeno in parte essere modificate da forme di autogoverno locale.

Limitiamoci a esaminare tre insiemi di regole, ognuno dei quali risulta efficace solo se applicato a beni o funzioni aventi certe caratteristiche e non altre. Tali insiemi - definibili anche come istituzioni o ordinamenti – sono: mercato, stato (o organizzazione gerarchica), gestione dei beni collettivi.

Senza approfondire, in questa sede le caratteristiche di queste istituzioni si può osservare che in relazione al problema delle autonomie mercato e stato possono funzionare, entro certi limiti, con regole che non hanno bisogno di articolazioni locali (e quindi di autonomie).

Tuttavia mercato e stato per poter durare nel tempo hanno bisogno, fra il resto, che vi sia tra la popolazione fiducia e senso di appartenenza. Senza la presenza di queste caratteristiche all’interno delle comunità interessate nessuna organizzazione (neppure lo stato o il mercato) può funzionare. Tuttavia fiducia e senso di appartenenza hanno le caratteristiche dei beni collettivi. Né lo stato né il mercato sono in grado di gestire questi beni. La fiducia, per esempio, non si può né comprare né imporre per legge.

Va riconosciuto che per avere fiducia e senso di appartenenza è necessario applicare linee guida proprie delle gestione dei beni collettivi che sono, ovviamente, diverse da quelle di stato e mercato. Tra i principi che è necessario rispettare nella logica della gestione dei beni collettivi vi è quello che in presenza di condizioni locali - sia ambientali sia sociali- specifiche deve essere data alle comunità locali la possibilità di organizzarsi in maniera autonoma.

Va da sé che la gestione della conoscenza necessaria per adottare decisioni corrette e condivise non può basarsi solo su informazioni accentrate come nel caso dell’organizzazione gerarchica (stato) o disperse come nel caso del mercato. Tra questi due livelli è indispensabile un livello intermedio che consenta di modificare localmente principi generali decisi altrove. Questo livello è il livello dell’autonomia.

Come sarebbe poco efficace cercare di riprodurre una foresta tropicale sulle Alpi così risulta controproducente voler applicare regole specifiche uniformi dalla Vetta d’Italia a Lampedusa.

In altri termini pensare che per gestire le comunità umane possono bastare il mercato (che organizza la conoscenza dispersa) e lo stato (che richiede conoscenze accentrate) è un errore drammatico. Un errore che porta da un lato ad una degenerazione burocratica – frutto del tentativo di controllare tutta la realtà – e, dall’altro a considerare elementi essenziali per la vita (quali ad esempio la solidarietà o molti beni ambientali) da non valutare perché privi di un “prezzo”.

Inconclusione,l’autonomia è una componente indispensabile non solo per le comunità chegiàne godono, ma per tutte le comunità. Al tempo stesso l’autonomia può durare solo se fa crescere al proprio interno e tra le comunità vicine altre autonomie. Solo chi, con sguardo miope, ritiene che autonomia significhi semplicementerivendicazione di“maggiori risorse” -invece che di maggiori responsabilità -può pensare il contrario.

L’attuazione di altre forme di autonomia, se perseguita con competenza e senza ipocrisie,non rappresenta, pertanto, un pericolo bensì uno stimolo per rivitalizzare l’autonomiadi tutti, compresa quella di cui il Trentino già gode.

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Per la Costituzione, non solo per la Romagna

 

Il Senato della Repubblica ha chiuso ieri, con un voto favorevole definitivo, il lunghissimo iter della legge per il passaggio dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna, dalla provincia di Pesaro e Urbino alla provincia di Rimini.

I due comuni romagnoli avevano chiesto di tornare in Romagna nel 2007, con un referendum popolare organizzato ai sensi dell'art. 133 della Costituzione, dove la volontà popolare si era espressa in maniera schiacciante per il passaggio.

Montecopiolo è un comune di poco più di 1.000 abitanti, Sassofeltrio ha circa 1.300 abitanti. Il fatto che la volontà popolare di due comunità così piccole sia stata contrastata e repressa, oltraggiata e vilipesa, per quattordici anni, la dice lunga sulle condizioni in cui è ridotta la nostra Repubblica delle Autonomie.

Il voto del Senato, oltre che a essere stato finalmente rispettoso per le due comunità interessate e per la Romagna, salva la Costituzione, di cui si stavano calpestando principi indisponibili a chiunque.

Autonomie e Ambiente si congratula con il Comitato promotore del passaggio dei due comuni, che ha lavorato generosamente per tanti anni e ancora vigilerà perché nei vari passaggi amministrativi non si trascurino mai più gli interessi delle persone e delle comunità. Ringraziamo la forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna per averci coinvolto e consentito di dare umilmente il nostro appoggio alla causa. Ringraziamo il sen. Albert Lanièce, della 'Union Valdôtaine (UV), per essersi sempre informato e interessato della vicenda.

L'opposizione, spesso con motivazioni opache e per assurde impuntature da parte dei partiti centralisti e autoritari, a simili correzioni dei confini amministrativi italiani (che spesso furono cambiati arbitrariamente sotto il fascismo) deve finire. Deve tornare a essere pienamente rispettata, ovunque, la volontà popolare, ovviamente informata e ponderata, espressa nelle dovute forme.

Chi non rispetta la democrazia e la Costituzione nelle piccole cose, non la rispetterà nelle situazioni più grandi, questo deve essere chiaro. Vigiliamo!

 

 

 

Per la dignità del consigliere comunale

  • Autore: A cura di OraToscana - lunedì dell'Angelo, 10 aprile 2023

Un appello da OraToscana nel Forum 2043 per tutti i consiglieri comunali della Repubblica

Prato – Santa Luce – San Vincenzo – Siena – Vecchiano, lunedì dell’Angelo, 10 aprile 2023

Introduzione

Alle persone che vengono elette nei consigli di ogni comune vorremmo che fossero restituiti dignità e poteri, necessari non a loro ma alle comunità locali, nell’interesse di molti oggi e delle generazioni future, per migliorare concretamente le cose.

Chi conosce la storia delle gloriose istituzioni comunali, sa bene che nulla garantisce nel tempo una saggia amministrazione quanto la conoscenza reciproca, l’intimità vorremmo dire, la condivisione dello stesso destino fra governanti e governati, esattamente quella che è possibile, appunto, in un comune.

Coloro che possono ascoltare questo appello, discuterlo, migliorarlo, farlo proprio, diventarne attivisti e promotori, militanti solidali fra di loro fino al punto da trasformarsi in un movimento interterritoriale capace d’imporre le riforme necessarie, sono primariamente coloro che consiglieri comunali lo sono, lo sono stati, abbiano tentato di diventarlo, o almeno siano stati vicini a una persona investita di questo gravoso e, oggi, ingrato incarico.

logo Autonomie e Ambiente AeA OraToscana

Proposte

  1. Il consigliere comunale deve godere di permessi dal lavoro durante il suo mandato (e di un sostegno al suo reinserimento lavorativo al termine dello stesso); di un compenso adeguato all’entità del suo impegno; di una tutela previdenziale e assicurativa; di un ufficio da cui condurre la sua attività istituzionale, oltre che portare avanti le proprie convinzioni e battaglie politiche.
  2. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere da sé, considerando le risorse e le dimensioni del suo territorio, di quanti consiglieri debba essere composto.
  3. Solo il consigliere comunale eletto deve essere impiegato a tempo pieno nell’amministrazione (come assessore o in altri incarichi).
  4. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere in autonomia quanti dei suoi membri debbano essere amministratori a tempo pieno e garantire loro un compenso adeguato.
  5. Ferma restando la centralità ordinamentale della figura del primo cittadino, ai consigli comunali deve essere consentito adottare una forma di governo direttoriale (collegiale, quindi con consigli che siano anche giunte), specie nelle comunità più piccole.
  6. Come raccomanda da ottant’anni la Carta di Chivasso, si dovrebbe essere elettori o eleggibili solo dopo un certo periodo che si è residenti e contribuenti del proprio comune, lasciando allo statuto comunale di determinare la lunghezza di tale periodo.
  7. Premesso che l’unico modo per imparare davvero a fare il consigliere comunale è quello di farlo, chi si candida al consiglio comunale dovrebbe aver dimostrato conoscenza delle lingue locali, parlate e scritte, ed avere - almeno - la formazione e la buona condotta richieste al giudice popolare.
  8. Per quanto le persone siano (giustamente) diffidenti nel dare il potere a chi non ha un mestiere o una istruzione, si deve prendere atto che nella vita politica sono indispensabili esperienza, competenza e anzianità: per qualcuno la politica può diventare una professione, non solo una vocazione, e di questo ogni comunità dovrebbe tenere conto nel decidere i pur necessari limiti ai mandati (consecutivi o non consecutivi).
  9. La carica di consigliere comunale dovrebbe essere incompatibile con ogni altra e sarebbe opportuno che nessuno potesse essere eletto o nominato in istituzioni superiori senza prima essere stato eletto consigliere comunale.
  10. L’espressione di candidature al consiglio comunale dovrebbe essere resa possibile a tutti coloro che ne abbiano i requisiti, con il minimo di formalità, eventualmente stabilendo un numero minimo di concittadini che la supportino.
  11. La campagna elettorale comunale dovrebbe essere organizzata e pagata dall’amministrazione, assicurando a tutti le stesse opportunità e gli stessi spazi, imponendo divieti, o almeno limiti e controlli rigorosi, alla spesa privata o di parte.
  12. La scelta dei consiglieri comunali deve essere fino in fondo nelle mani dei cittadini, quindi ogni elettore dovrebbe, obbligatoriamente, votare non più solo un simbolo o uno schieramento, ma prima di tutto una persona (massimo due, di genere diverso), fra i candidati della sua circoscrizione, trovandone i nomi già sulla scheda.
  13. I comuni devono potersi aggregare in libere associazioni intercomunali, in modo tale da garantire l’esercizio di funzioni associate, secondo principi di sussidiarietà; è opportuno che gli organi di tali associazioni di comuni siano eletti dai consiglieri comunali stessi.
  14. In tutti i casi in cui il comune, per dimensione demografica o per estensione geografica, sia composto di più comunità distinte (municipi, quartieri, frazioni, altro), si lasci alle popolazioni locali la possibilità di trasformarlo in una unione di comunità.
  15. Si deve riprendere, con ritrovato entusiasmo per l’autogoverno comunale e territoriale, l’abolizione delle prefetture e di ogni altra istituzione intermedia fra le regioni (o le province autonome) e le libere associazioni o unioni di comuni.
  16. Al comune, singolarmente o in associazione con altri del territorio, deve tornare il potere di cambiare concretamente le cose, secondo Costituzione, ponendo fine alla paralisi provocata dalla metastasi normativa regionale, statale, europea.

Note

A coloro che si preoccupano delle risorse, ricordiamo che siamo impegnati per la territorializzazione delle imposte, perché esse restino sui territori e perché ci siano fondi di perequazione. I comuni, peraltro, non devono vivere di soli Euro: possono e quindi dovrebbero essere create monete locali complementari, per creare uno scambio di beni e servizi all’interno della comunità o dei territori: l’autonomia energetica con fondi rinnovabili; la produzione sostenibile di cibo lobale; asili e scuole a cui i bambini possano andare a piedi; ambulatori medici di vicinato; riuso del patrimonio abitativo esistente e affitti equi; servizi pubblici locali, fondati sul lavoro cooperativo locale, staccati dal mercato dove tutto si misura in Euro.

Guardiamo con ammirazione a tante iniziative che puntano a restituire risorse alle nostre democrazie locali, come, in ultimo, la campagna "Riprendiamoci il Comune", ma a tanti amministratori, consiglieri, attivisti, gruppi, comitati, noi chiediamo di fare, insieme, qualcosa di molto più radicale: una lunga marcia per decentrare il potere, distribuire le risorse oggi centralizzate, delegificare, restituire dignità e poteri a ciascun comune e ai territori.

Le autorità comunitarie europee e lo stato (e, di riflesso, le regioni e le province autonome) devono finirla di alimentare la metastasi legislativa, che sta paralizzando senza assicurare protezione. Devono, per essere ancora più nitidi, smettere di legiferare sovrapponendosi sulle stesse materie, in plateale disprezzo al principio della sussidiarietà. Devono trattenersi dall’emanare “grida” per tutti i comuni, imponendo le stesse regole a municipi come Santa Luce, San Vincenzo, Vecchiano, Siena, Livorno, Prato, Firenze, come se fossero uguali.

Nel nostro mondo civico, ambientalista, autonomista, confederalista, siamo ostili ai leaderismi, ai presidenzialismi (anche quelli dei presidenti-governatori regionali e dei sindaci-podestà), alle tifoserie mediatiche, all’antipolitica, al populismo, al giustizialismo, all’antistatalismo tardoliberista, a irragionevoli proibizionismi, che riempiono il dibattito pubblico riducendolo a un fatuo chiacchiericcio mediatico, conducendo la Repubblica delle Autonomie alla rovina.

A noi pare evidente che i consiglieri comunali eletti devono urgentemente riprendersi dignità e poteri, perché essi possano davvero fare la differenza, essendo vicini alle persone, alle comunità, al territorio. Poteri e ovviamente doveri, perché eleggendo consiglieri comunali come accade ora, persone senza radici, senza cultura, senza consenso, senza responsabilità, stiamo sprofondando nella palude del ciarlatanismo politico.

Ai comuni è stato imposto, dal 1992 a oggi, di abbandonare beni comuni, di chiudere servizi pubblici universali, di rinunciare a svolgere funzioni economiche, sociali, ambientali, di lasciare potere a opache tecnocrazie (pubbliche ma sempre più spesso private). Ai politici dei comuni è stato imposto di lasciare potere a “tecnici”, che sono diventati un opaco mandarinato, a cui nessuno può chiedere mai di rendere conto. Questo svuotamento dei comuni e questa cancellazione della politica, però, tanto più moltiplica aziende esternalizzate, enti funzionali, agenzie, commissariati, sovrintendenze, autorità, garanti, agende, progetti, conferenze, piani, pubblicazioni, raccomandazioni, circolari, tanto meno protegge concretamente le persone, le comunità, i territori.

Qualcuno ricorderà il 1981 non solo per una sciagurata scelta di privatizzazione dei debiti pubblici, ma anche per un importante documento dei vescovi cattolici italiani sulle prospettive del paese. Da allora, dobbiamo ammetterlo con franchezza, ogni tentativo di fermare il declino agendo sul potere centrale italiano (o europeo) è sostanzialmente fallito. La Repubblica, schiacciata da troppe leggi ma senza più legge, sta letteralmente sprecando la vita di decine di migliaia di funzionari pubblici, spesso qualificati lavoratori del diritto e della conoscenza, ma ormai persone perse, che ricevono stipendi, magari importanti, ma il cui lavoro nelle burocrazie del centralismo è totalmente inutile se non controproducente per le comunità e per i territori.

Siamo debitori, per questo appello, ai costituenti che hanno voluto sancire i principi di “sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza” (art. 118 della Costituzione); a coloro che ispirarono, scrissero, attuarono la rivoluzionaria, per i tempi, legge 142 del 1990 (onoriamo il ricordo di persone come Fiorenzo Narducci e Alfredo Gracili); ai fondatori delle liste verdi storiche (in particolare l’avventuara umana, politica e amministrativa di Giannozzo Pucci); alle tradizioni politiche della Firenze che è stata la città di Giorgio La Pira e dalla sua “giunta parallela”, composta da Mario Fabiani, Tristano Codignola, Romano Bilenchi; ai pionieri della rivoluzione paesana e rionale; alle tante realtà civiche che sono riuscite a vincere la guida del proprio comune, con le proprie forze, senza l’aiuto di alcun partito o di alcun potentato (o che ci stanno provando, come il Polo Civico di FabioPacciani nella Siena di questa primavera 2023); a coloro che, come i socialisti di Vecchiano, custodiscono le migliori tradizioni della politica dei partiti popolari della Repubblica delle Autonomie; a coloro che contribuiscono al Forum 2043 e che si stanno impegnando per costruire un grande movimento interterritoriale per le autonomie e l’ambiente.

Un caveat conclusivo

Siamo in una situazione grave: stiamo invecchiando, impoverendoci, spopolandoci nei nostri territori periferici rispetto alla globalizzazione; siamo minacciati dalla nostra stessa civiltà industriale che distrugge l’ambiente e disumanizza la vita; in poche mani sono concentrati strumenti di digitalizzazione e virtualizzazione talmente potenti da cancellare la stessa realtà, sostituendola con un sinistro conformismo planetario, un orwelliano appiattimento culturale e spirituale; le elite della finanza globale concentrano ricchezze immense e praticano un capitalismo predittivo che ci telecomanda nei nostri consumi e, in una prospettiva paurosa, nei nostri stessi pensieri e desideri; pochi poteri politici praticano la sorveglianza universale, con una pervasività mai vista prima nella storia; i loro apparati militari-industriali ci ordinano di amare gli oppressori e odiare gli oppressi, rendendo accettabili ai nostri occhi le loro guerre infinite. Non c’è più tempo da perdere: è il momento di una riscossa popolare.

Non possono farla gli ultimi, i troppo anziani, i malati, gli oppressi, i rifugiati, gli sradicati, i diseredati della Terra. Nemmeno la faranno coloro che sono integrati nella mentalità dominante, né, d’altra parte, coloro che sono stati abbagliati da prospettive settarie, cospirazioniste, apocalittiche. Come scrive Mauro Vaiani nel suo Cosmonauta Francesco, la rivoluzione la devono fare i penultimi: le persone che ancora hanno una cultura, una memoria, un’identità, un lavoro, una loro proprietà o un’attività economica privata, una capacità di comprendere in modo critico la parola scritta, una minima connessione alle reti sociali globali contemporanee, una capacità “donmilianiana” di avanzare i propri dubbi con parole chiare e appropriate, una spiritualità se non una fede. Persone che sanno distinguere se una cosa funziona meglio in Svizzera piuttosto che in Cina o negli Stati Uniti, a San Marino piuttosto che a Bruxelles, con un’anima libertaria e una cultura riformista, ma ancorate a una etica della responsabilità, piuttosto che della fanatica convinzione.

Sorgano quindi cavalieri di civismo, ambientalismo, autonomismo del XXI secolo, in difesa dei molti, contro i pochi, perché la vita resti umana e il pianeta abitabile: una nuova generazione di leader locali, a chilometro zero, capaci di generosità e sacrificio, disposti a concorrere alle loro elezioni locali e determinati a vincere.

* * *

Per aderire a questo appello e trasformarlo insieme in azione politica, elettorale, legislativa:

Se - e solo se - siete in grado di impegnarvi con una lista civica nel vostro comune in Toscana e volete essere parte della rete di OraToscana:

Per partecipare, con Autonomie e Ambiente, alla costruzione del movimento per l’autogoverno dei territori del XXI secolo:

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Per le aree interne, cioè per tutti

Riceviamo e volentieri diffondiamo un invito a mobilitarsi per il futuro delle comunità locali nelle cosiddette "aree interne":

L'associazione Give Back Giovani-Aree Interne, con l'appoggio dell'associazione Comuni Virtuosi, ha lanciato una petizione su Change.org per sostenere una proposta di legge dedicata alle aree interne, che nel nostro Paese rappresentano oltre il 60% del territorio nazionale ma che sono spesso trascurati dalle politiche nazionali e dall'opinione pubblica.

La proposta nasce dall'esperienza del policy lab "Yes I Am" organizzato tra luglio e agosto 2025 a Bagnoli Irpino, coinvolgendo cinquanta giovani provenienti da tutta Italia con background diversi (amministratori, ricercatori, professionisti, semplici appassionati). L'associazione crede che non bastino soltanto fondi o interventi temporanei: ciò che serve davvero sono strumenti e competenze che rendano le comunità autonome e protagoniste del loro sviluppo sociale, economico e culturale.

La proposta di Give Back vuole stimolare la partecipazione dei cittadini delle aree interne alla vita pubblica, attraverso la creazione di assemblee civiche, Forum dei Giovani, sportelli informativi sulle opportunità europee e hub di prossimità con uffici di progettazione autonomi. Oltre a questi strumenti di governance locale, la proposta include interventi concreti per la vita quotidiana dei territori: il rafforzamento della sanità territoriale attraverso la figura dell'infermiere di prossimità, l'implementazione di servizi di trasporto a chiamata, la formazione digitale per pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini (soprattutto anziani) e poli di innovazione per le politiche rurali.

Chiediamo al Governo un impegno che vada oltre l'erogazione di semplici opportunità, per garantire il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

Sostenere la proposta dell'associazione significa mettere le persone al centro delle politiche per le aree interne, garantendo strumenti concreti per restare, tornare e costruire futuro nei territori che li hanno visti nascere.

È possibile sostenere la proposta firmando la petizione al link qui di seguito: https://www.change.org/p/restare-%C3%A8-un-diritto-una-legge-per-le-aree-interne 

Prato, 4 febbraio 2026 - a cura di Salvatore Bimonte

Per una Alleanza Libera Europea più ampia

Gandia, Assemblea Generale dell'EFA, 6 giugno 2026

Mozione 26 (- approvata all'unanimità -) VERSIONE ITALIANA (qui l'originale inglese)

Presentata all'assemblea da Roberto Visentin e Mauro Vaiani a nome delle realtà sorelle di Autonomie e Ambiente (Patto per l’autonomia, Rumâgna Unida, Ora Toscana, Siciliani Liberi)

Un argomento a favore di una più ampia Alleanza Libera Europea di Autonomie e Autonomismi

L'autonomia dichiarata dai rappresentanti di queste valli si applica a tutti i territori.

(Émile Chanoux, martire antifascista della Valle d'Aosta e coautore della Carta di Chivasso del 1943)

 

L'europeismo che abbiamo conosciuto è finito, a causa dell'incoerenza degli Stati, della resistenza tecnocratica al cambiamento e delle crescenti minacce provenienti dall'esterno del continente. Siamo costretti a prendere decisioni sagge sulla nostra famiglia politica europea e sulla visione dell'Europa in cui crediamo. L'EFA ha bisogno di riscoprire le ragioni profonde della propria esistenza, di acquisire autonomia politica e visibilità indipendente con temi e proposte proprie. È un principio riconosciuto che, fin dalla nostra fondazione nel 1981, siamo stati promotori della diversità linguistica e culturale. Nel tempo siamo diventati una roccaforte contro le vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, e questo è il nostro potenziale di sviluppo. Senza indipendenza e visibilità, saremo, nella migliore delle ipotesi, inutili alleati di altri partiti che ci useranno per scopi estranei ai nostri obiettivi, mettendo a repentaglio le diversità che siamo qui per difendere. Per questi motivi, dopo aver riconosciuto i cambiamenti epocali che stiamo vivendo e la necessità di rafforzare la nostra formazione politica, riteniamo utile esprimere alcune proposte operative.

1. La nostra visione di una confederazione europea di città, territori, regioni e popoli è un progetto ambizioso e una grande sfida. Per contribuire a questo progetto, dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e comunicare in modo più efficace per ottenere una visibilità pubblica adeguata alle diversità territoriali che desideriamo proteggere. La campagna politica contro la centralizzazione dei fondi europei per l'agricoltura (EFA) è stata un esempio di metodo operativo innovativo ed efficace.

2. Disponiamo di un gruppo di lavoro sulla comunicazione ben preparato, creativo e produttivo. Il passo successivo dovrebbe essere quello di adattarne i risultati al contesto locale. Dovremmo promuovere competenze comunicative, calibrate sulle specificità di ciascuna regione europea, con particolare attenzione ai media locali. Le diverse, e talvolta persino divergenti, posizioni socio-culturali dei nostri membri non ci impediscono di consultarli e di fornire loro risposte concrete.

3. Infine, una raccomandazione: rimanere statici mette a repentaglio la nostra stessa esistenza. Dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con nuove realtà che, pur con diverse sfumature, lottano per il proprio autogoverno territoriale all'interno di un'Europa confederale. Dobbiamo quindi includere con coraggio nuove componenti provenienti sia da centinaia di regioni europee, dove l'EFA è ancora sconosciuta, sia dai nostri stessi territori, dove esistono altri movimenti civici, gruppi indipendenti e autonomisti. Allargarsi è rischioso, ma necessario per contrastare centralismo, populismo ed estremismo. La nostra forza risiederà nella capacità di interagire con coloro che, con diversi gradi di comprensione, condividono la nostra visione di un'Europa confederale di città, territori, regioni e popoli.

Gandia, Assemblea Generale dell'ALE (EFA), 6 giugno 2026

Approvata all'unanimità

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Perché Giacomo Matteotti è importante per le Autonomie

Il Forum 2043 ha pubblicato un ricordo di Giacomo Matteotti, a cent'anni dal suo ultimo discorso alla Camera del Regno d'Italia. Mauro Vaiani spiega perché Matteotti è così importante per tutti, ma perché lo è in modo incredibile per noi che lottiamo per le Autonomie personali, sociali, territoriali.

Visitate il Forum 2043 e leggete l'approfondimento su Giacomo Matteotti:

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/313-giacomo-matteotti-vive

Rovigo, 30 maggio 2024 - A cura della segreteria interterritoriale

 

Perché rinascano le autonomie europee

Chi potrà davvero occuparsi degli anziani, se non autonomie locali rafforzate?

Chi altri se non le nostre istituzioni locali porrà fine alla produzione di rifiuti, all'inquinamento, ai disastri ambientali?

Chi se non forti e responsabili governi territoriali può proteggere il futuro dei contadini, dei pescatori, degli allevatori, degli artigiani, delle piccole e medie imprese, proteggendo economia locale e coesione sociale?

Siamo garanti di identità e solidarietà, quelle che nascono dal vivere insieme nella comunità locale, facendoci prossimo gli uni degli altri, ben sapendo che nella vita di ogni giorno abbiamo molti doveri, non solo diritti.

Per le persone e per le comunità dobbiamo riunirci e alzare la nostra voce nella politica italiana ed europea.

Siamo diversi, ma abbiamo robuste e risalenti radici comuni (le eredità spirituali e politiche di Chanoux, Olivetti, Matteotti, fra tante altre della nostra storia, sono state recentemente ricordate).

E' compito di tutti noi autonomisti, forze territoriali e realtà civiche, resistere a populisti, estremisti e soprattutto ai nazionalisti, i quali, incapaci di riformare l'Europa e la Repubblica, ingannano i cittadini con proclami sovranisti.

Sappiamo bene che l'Europa degli stati è in crisi, perché le cancellerie del continente hanno tradito i principi di sussidiarietà, solidarietà e sicurezza comune, ma sappiamo ancora di più quanto sia stato autoritario, distruttivo, sanguinario il nazionalismo centralista italiano e ci opporremo sempre al suo ritorno, in qualsiasi forma.

Il posto delle autonomie locali italiane è dove sono sempre state: nell'Europa dei popoli, dei territori, delle città e delle regioni, unita da ragionevoli vincoli confederali.

Il mondo delle autonomie è l'unica speranza perché le generazioni future possano vivere in un mondo a misura di persona umana, paesino per paesino, quartiere per quartiere, territorio per territorio.

Siamo la prima linea della resistenza contro tutte le forme di concentrazione di potere, siano esse politiche, burocratiche, culturali, economiche, finanziarie, tecnologiche, militari. 

Nonostante le leggi elettorali ingiuste e la continua erosione della democrazia, dobbiamo continuare il lavoro per unire autonomismi, territorialismi, civismi, per portare avanti la nostra missione storica.

 

Firenze, 30 agosto 2026

A cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

L'immagine è un particolare del simbolo di "Autonomie per l'Europa", lista promossa dalla Union Valdôtaine alle elezioni europee del 2019

 

Prato sceglie il suo futuro e forse non solo il suo

2026 04 23 Biffoni annuncia nuova stagione

Prato è una delle principali città al voto i prossimi 24-25 maggio 2026. Nonostante decenni di delocalizzazione e finanziarizzazione, è ancora una delle capitali del tessile e uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. E' ancora una città del lavoro, che quindi attrae immigrati da tutto il mondo. Un quarto dei suoi quasi 200.000 abitanti sono immigrati non ancora cittadini della Repubblica. A Prato vivono persone provenienti da oltre 130 paesi del mondo, ma la comunità straniera più importante è quella formata dai 33.000 residenti registrati provenienti dalla Cina Popolare. A questi va aggiunta la presenza di immigrati non registrati, che è difficile da stimare.

Una presenza allogena così concentrata è praticamente un unicum. Gli immigrati cinesi sono originari per lo più della prefettura di Wenzhou, (provincia delloZhejiang, sulla costa, a sud di Shanghai). I cittadini cinesi che vivono a Prato parlano quindi in maggioranza il dialetto di Wenzhou (Wenzhounese - 温州话), una variante ben distinta del gruppo linguistico Wu, tanto da essere stata definita "la lingua del diavolo" per la sua complessità, che la rende poco comprensibile persino agli altri parlanti Wu, tanto meno ai parlanti delle tante altre lingue native della Cina meridionale (ricordiamoci che la Cina postcomunista è grande quanto un continente: ha una lingua ufficiale unica, il Mandarino, ma è abitata da centinaia di popoli diversi).

E' stata l'immigrazione a forgiare la Prato industriale del XX secolo. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale arrivarono a Prato prima immigrati dalle campagne e dalle montagne toscane. Poi durante il boom industriale sono arrivati lavoratori da tutte le altre regioni italiane, in particolare dalle aree relativamente più povere di Veneto, Abruzzo, Mezzogiorno, Sicilia, Sardegna. Più tardi sono arrivati lavoratori dal Marocco e altri paesi mediterranei, in tempi più recenti anche dal Pakistan e dal Bangladesh. Dopo il 1989 erano arrivate immigrazioni importanti da paesi ex comunisti come l'Albania e la Romania. L'arrivo dei Wu, a partire dagli anni '90, ha apportato un ennesimo cambiamento ben più profondo, non solo quantitativo. Le altre immigrazioni hanno fornito manodopera all'industria pratese, ma la comunità cinese, per le sue dimensioni e per le sue specificità, ha creato quella che, per semplificare, può essere considerata una economia parallela dentro il distretto industriale.

Il territorio ha tutti i problemi ambientali delle zone intensamente antropizzate: eccesso di cementificazione e inquinamento; riduzione del patrimonio agricolo e naturale; dissesto idrogeologico. I limiti quantitativi della crescita demografica ed economica sono già stati ampiamente raggiunti e le conseguenze negative sull'abitabilità del territorio e la salute delle prossime generazioni sono già davanti agli occhi di tutti.

Prato condivide con altri territori della Toscana, d'Italia e d'Europa problemi che non si possono più risolvere parlando genericamente di "crescita": l'invecchiamento della popolazione; la distruzione della sanità di prossimità (a opera dei "modernizzatori" di ogni colore che si sono alternati al potere in Europa e in Italia negli ultimi decenni); l'impoverimento delle classi medie; l'indebolimento dei servizi pubblici e sociali dovuto a decenni di austerità; la fuga di giovani "cervelli"; i pericoli della concentrazione di potere tecnologico; la rapida senescenza e la carente manutenzione dell'edilizia pubblica e delle principali infrastrutture. Gli enormi costi della manutenzione affliggono anche gran parte dell'immenso patrimonio immobiliare privato, specie degli edifici industriali.

Non sono in crisi i valori del lavoro e della solidarietà, che anzi resistono e sono trasversali all'intera società, ma la loro traduzione in progetti politici, in una visione a lungo termine, è sempre più difficile.

Questa è la realtà complessa in cui si è dovuta muovere la piccola realtà dei Civici di Prato per le Autonomie, la quale, attraverso OraToscana, è collegata ad Autonomie e Ambiente (AeA) e alla European Free Alliance (EFA). Interagisce inoltre con altre reti, come i Civici Toscani, il Cuore d'Italia, il coordinamento Vivibilità. Il civismo toscano appassionato di autonomie s'impegna con grande libertà nei propri comuni. La maggior parte dei gruppi s'impegna in autonomia dai poli della politica italiana, ma non mancano esperienze di collaborazione con il centrosinistra e con le forze moderate. Si tiene sempre ovviamente la dovuta distanza dai centralisti, dagli autoritari, dai populisti, dai bigotti, dai reazionari. Si sceglie, comune per comune, guardando alle persone, alle loro competenze, alla loro capacità di ascoltare e servire le proprie comunità.

Dal 2025, a seguito dell'avvio di un dialogo tra il mondo delle autonomie e le formazioni d'ispirazione cristiano-sociale, in particolare con l'avvio della Rete Civica Solidale, i civici autonomisti di Prato avevano dato il loro contributo al progetto "Prato Civica Solidale", insieme ad esponenti di Demos (che a Prato ha una significativa presenza) e ad altri cittadini civici e indipendenti.

Il panorama politico di Prato si è impoverito, sia a sinistra che a destra, sia nei partiti che nelle realtà indipendenti. Con l'avvicinarsi del voto la forza politica storicamente dominante, il PD, ha richiamato il suo esponente più popolare, Matteo Biffoni, che l'anno scorso era stato eletto nel parlamento regionale della Toscana con un record assoluto di preferenze personali.

Biffoni è già stato sindaco per due mandati, dal 2014 al 2024. I propositi del suo secondo mandato (2019-2024) erano stati travolti dall'emergenza Covid e dalle alluvioni del 2023. Gli era succeduta l'amministrazione di Ilaria Bugetti, prima sindaca donna della storia di Prato, anche lei persona con grande consenso e con programmi innovativi, ma la sindaca si è dimessa dopo solo un anno, per affrontare più serenamente, libera da responsabilità amministrative, l'inchiesta su presunti favori elettorali in cui si è trovata coinvolta. Alle dimissioni della Bugetti nel 2025 è seguito lo scioglimento degli organi politici e il commissariamento per un anno.

Matteo Biffoni, oggi ricandidato, ha ripetutamente dimostrato di essere una persona competente e capace di ascoltare le persone e le comunità. Da questo punto di vista tutti, sia amici che avversari, gli riconoscono di non avere rivali. Ha annunciato una "nuova stagione": tutto dovrà essere diverso rispetto alla sua precedente esperienza amministrativa, perché il mondo, Prato e anche lui sono cambiati.

L'impegno di Biffoni è sfidante, perché i comuni sono schiacciati dalla metastasi normativa. Sono stati privati di autonomia, risorse e poteri. Eppure il comune è ancora, specie in una città grande e relativamente ricca come Prato, un punto di riferimento e un faro di speranza per le proprie comunità.

In questo momento così difficile della storia di Prato, di fronte ai gravi problemi ambientali, sociali e di legalità nell'economia, il gruppo promotore di Prato Civica Solidale è stato sollecitato a impegnarsi con Matteo Biffoni in un'area civica più vasta, che potesse esprimere un governo innovativo e unificante della città e del comune. Così si è arrivati alla decisione di partecipare, con altre esperienze civiche e democratiche, alla lista civica unitaria "BIFFONI SINDACO".

2026 04 30 Prato Civica Solidale

Cinque sono le persone candidate da Prato Civica Solidale nella lista Biffoni (nella foto sopra, da sinistra): Simone Puggelli (musicista, dirigente Demos); Caterina Ramogida (professoressa e da poco avvicinatasi a Demos); Mauro Vaiani (funzionario pubblico, referente dei Civici di Prato per le Autonomie, dirigente OraToscana e AeA); Sandra Mugnaioni (insegnante in pensione, già consigliera comunale per Demos); Moreno Sarti (avvocato ed esponente civico indipendente).

Tutte le persone candidate nella lista "BIFFONI SINDACO" si sono assunte una grande responsabilità, insieme a Matteo Biffoni. Per gli amici e gli attivisti delle autonomie personali, sociali, territoriali, in Toscana e oltre, questa scelta di impegnarsi direttamente per il buon governo concreto di quartieri, frazioni, periferie di una città così complessa su un territorio così esausto, è una sfida da far tremare i polsi. Questa scelta di governo dirà qualcosa d'importante per il futuro delle autonomie e dei civismi ben oltre Prato.

Per parafrasare una popolare espressione toscana, per tutti loro "finisce il culturale e principiano le grane della politica". Per approfondire la loro esperienza e le loro motivazioni, rimandiamo a questo approfondimento: https://diversotoscana.blogspot.com/2026/04/prato-civica-solidale-con-biffoni.html.

Per cominciare a conoscere tutti i candidati sindaco e tutte le liste presenti alle votazioni comunali di Prato, rimandiamo alla presentazione, al solito curatissima, pubblicata da "I Simboli della Discordia" del dott. Gabriele Maestri: https://www.isimbolidelladiscordia.it/2026/05/prato-simboli-e-curiosita-sulla-scheda.html.

Prato, 3 maggio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente  

 

Presentazione della sorellanza Autonomie e Ambiente

(ultima modifica 24 luglio 2026)

 

Autonomie e Ambiente (AeA) è una sorellanza di forze e gruppi politici territoriali, una rete di civismo, ambientalismo, storico autonomismo e moderno decentralismo.

E' stata registrata l’11 novembre 2019, dopo una lunga serie di contatti e incontri preliminari tra diverse forze italiane aderenti alla Alleanza Libera Europea, ALE (European Free Alliance, EFA) e altre forze locali attive in diversi territori dello stato italiano. La sorellanza ha tenuto la sua prima assemblea generale e si è presentata all'opinione pubblica a Udine il 21 febbraio 2020.

La rete unisce forze politiche locali e territoriali, autonomiste e civiche, ciascuna delle quali ha la propria storia di impegno per l'autogoverno e contro il centralismo: civica, localista, territorialista, autonomista, federalista, confederalista, anticolonialista, indipendentista.

Ciascuna delle forze sorelle è e resta una organizzazione autonoma, attiva secondo quanto stabilito dall'art. 49 della Costituzione. AeA associa movimenti, realtà, gruppi e singoli attivisti che ne condividono le finalità e sono gelosi della propria autonomia politica e territoriale. Autonomie e Ambiente è in rete anche con movimenti, gruppi, centri politico-culturali autonomisti che non partecipano alle elezioni nei loro territori.

AeA ha stabilito uno stretto rapporto politico con ALE-EFA, assumendo un ruolo di sostegno alle forze locali della Repubblica Italiana nel loro cammino di collaborazione e, in prospettiva, di adesione diretta alla famiglia politica europea dell'autogoverno di tutti dappertutto, del civismo, dell'ambientalismo, degli autonomismi, del confederalismo, delle aspirazioni delle comunità locali.

Le forze di AeA si sono unite nella sorellanza per condurre la Repubblica Italiana e l'Unione Europea verso un radicale decentralismo, cominciando dalla piena attuazione della Costituzione e degli Statuti regionali (speciali e ordinari) vigenti, che disegnerebbero una ideale Repubblica delle Autonomie, nel contesto di una Europa dei popoli, dei territori, delle regioni, ma che da decenni vengono costantemente disapplicati o addirittura traditi.

Le crisi del nostro tempo hanno reso drammaticamente evidente la necessità dell'autogoverno dei territori, anche a coloro che non hanno una formazione e una cultura autonomista o anticolonialista. Sta crescendo la consapevolezza globale che quanto è necessario per garantire alle generazioni future la pace e l'ambiente, la libertà e la giustizia, il cibo e l'acqua, la salute e la cultura, potrà essere realizzato solo attraverso forti, competenti e determinate autorità locali, capaci di cambiare le cose concretamente, territorio per territorio.

Per decenni e in particolare dopo la riforma costituzionale del 2001, che con tutti i suoi difetti può essere considerata comunque l'ultima riforma autonomista italiana, le promesse di decentramento e sussidiarietà sono state tradite da tutti: sinistre, centrismi, destre, tecnici, populisti, politici di vecchi e nuovi movimenti, compresi quelli che pure erano cresciuti proprio proclamando di voler restituire più potere alle comunità locali e ai cittadini (come le prime leghe, liste verdi, gruppi di cittadinanza attiva, fra gli altri). Cosa è andato storto? E’ successo che tutti i partiti italiani "nazionali”, cioè centralisti e verticisti, guidati da leader soli al comando o comunque da cerchie ristrette (non di rado avide del potere e delle ricchezze concentrate nelle istituzioni centraliste), hanno mostrato di essere carenti di competenza legislativa e di autentiche convinzioni riguardo ai principi di sussidiarietà e solidarietà.

L'autonomismo vive anche di orizzontalità organizzativa. Da forze politiche organizzate in modo verticale, centralista e autoritario, non potranno mai essere realizzate riforme decentraliste, evidentemente. E' quindi missione fondamentale di Autonomie e Ambiente tenere in vita ed allargare una famiglia politica di forze politiche territoriali, che credano nelle autonomie personali, sociali, territoriali, dimostrandolo prima di tutto restando fedeli alla propria autonomia organizzativa, civica e politica. L'antico problema gandhiano della coerenza tra strumenti e fini va compreso, una volta per tutte: non accetteremo mai più "un partito" di autonomisti o con programmi autonomisti; vogliamo invece tanti partiti autonomisti, almeno uno per ciascun territorio. Se si crede davvero nella Repubblica delle Autonomie, in una nuova Europa delle regioni, dei territori e dei popoli, nel confederalismo e nel decentralismo internazionali, occorre confederalismo anche nell'organizzazione politica.

La rete confederale di Autonomie e Ambiente è e resterà governata collegialmente, con meccanismi di selezione di dirigenti competenti per l'oggi e di formazione di una nuova generazione di leader territoriali per il domani.

AeA è stata concepita attraverso un lungo dialogo preparatorio tra forze antiche e nuove, facendo tesoro delle preziose esperienze di collaborazione politica tra forze territoriali che ci sono state in passato, come le liste Federalismo, e altri sforzi congiunti portati avanti dalle forze autonomiste storiche nelle aule parlamentari e nella società.

La sorellanza si riconosce nei valori della Carta di Chivasso, firmata il 19 dicembre 1943, durante un convegno antifascista clandestino, a cui contribuirono, tra gli altri, figure come Émile Chanoux e Federico Chabod.

Nella Carta di Chivasso fu sancita la rivolta contro “i venti anni di malgoverno livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma»”, ma più in generale contro il centralismo, il colonialismo, il militarismo, che avevano caratterizzato lo stato unitario italiano, scatenando “OPPRESSIONE POLITICA, attraverso l'opera dei suoi agenti politici ed amministrativi (militi, commissari, prefetti, federali, insegnanti), piccoli despoti incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale, di cui furono solerti distruttori; ROVINA ECONOMICA...; DISTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE...”. Contro i guasti del centralismo autoritario, la Carta di Chivasso propose “un regime repubblicano democratico a base regionale e cantonale”, con un evidente riferimento alla Confederazione Svizzera e quindi con un respiro europeo. 

Nella Carta riecheggano aspirazioni autonomiste ancora più risalenti della resistenza al centralismo nazionalista prima e fascista poi: le tradizioni autonomiste e federaliste del Risorgimento (Cattaneo, Ferrari, Pisacane e tanti altri); l'anticolonialismo (in Sicilia, in Sardegna e oltre); il neutralismo di socialisti, popolari, liberali, conservatori contrari all’ingresso del Regno d’Italia nella “Inutile Strage” 1915-1918.

Autonomisti e federalisti furono eletti nella Costituente del 1946 e furono attivi negli anni della Ricostruzione. La generazione successiva partecipò all'istituzione delle regioni a cui si giunse nel 1970. Siamo stati protagonisti delle lotte per i diritti civili e per le riforme antipartitocratiche, antiautoritarie, anticentraliste, che sono fiorite negli anni Ottanta e in particolare dopo il 1989.

Il nostro decentralismo contemporaneo ha quindi radici profonde, ricche, diverse, territorio per territorio. Le forze sorelle di Autonomie e Ambiente sono fedeli a queste radici e guardano con fiducia al futuro, perché, come amano dire gli attivisti dell’autogoverno della Catalogna, siamo “siamo qui per cambiare secolo, non solo per cambiare stato".

La lista aggiornata delle formazioni politiche sorelle e di tutte le realtà e persone a noi associate è mantenuta sul nostro sito (voce "rete").

Autonomie e Ambiente, attraverso il Forum 2043 e la collaborazione con altre reti civiche e politiche, sta allargando il proprio raggio d'azione, in vista della partecipazione alle prossime elezioni, a ogni livello in cui le leggi elettorali impongano la presentazione di cartelli interterritoriali.

Per approfondire:

 

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Radio Radicale, un grande servizio pubblico anche per le piccole autonomie

In vista delle celebrazioni dei cinquant'anni del monumentale servizio pubblico fornito da Radio Radicale e dal suo preziosissimo archivio digitale, anche il mondo delle autonomie vuole esprimere un sentito e necessario omaggio.

Exegi monumentum aere perennius
(Orazio, incipit dell'Ode III, 30)

Radio Radicale iniziò le trasmissioni il 26 marzo 1976, sull'onda della grande stagione delle radio libere. L'omaggio delle autonomie al 50° della radio si estende, naturalmente, al ricordo dei 70 anni del Partito Radicale, che la ha partorita, e del grande attivista della nonviolenza e dei diritti civili, oltre che mentore del mondo radicale, Marco Pannella, a dieci anni dalla morte. Lo condividiamo con rispetto e con ogni incoraggiamento per il Partito Radicale, dopo la conclusione del suo 43° congresso.

Senza l'archivio di Radio Radicale tanta parte della storia politica contemporanea, non solo della Repubblica Italiana e delle istituzioni europee ma di gran parte del mondo, sarebbe incomprensibile.

Conducendo una agile ricerca nell'archivio digitale della radio, per conto del Forum 2043 (il gruppo di approfondimento culturale e di formazione politica di Autonomie e Ambiente), abbiamo selezionato dieci importanti documenti su oltre trent'anni di storia del nostro mondo di attivisti delle autonomie personali, sociali, territoriali, più una piccola perla: un documento con la viva voce di Aldo Capitini, risalente al 1963.

I dieci documenti che ci riguardano vanno dal 1990, subito dopo la caduta del Muro di Berlino, fino alla fondazione di Autonomie e Ambiente, come rete contemporanea delle realtà territoriali, indenni o liberate dalle degenerazioni sovraniste, nazionaliste, estremiste (in particolare da quelle dei salvinisti). Realtà che, attraverso Autonomie e Ambiente, sono collegate con la famiglia europea delle autonomie, EFA. 

Riportiamo qui gli undici documenti, in ordine cronologico:

01) 06 AGO 1963 - Seminario sul federalismo dal basso per una società nonviolenta (recupero archivistico della voce di Aldo Capitini e altri) - https://www.radioradicale.it/scheda/449420/seminario-internazionale-di-discussioni-sulle-tecniche-della-nonviolenza

02) 09 DIC 1990 - L'assemblea verde di Castrocaro in cui furono sconfitti federalisti e localisti - https://www.radioradicale.it/scheda/38060/assemblea-di-fondazione-dei-verdi-italiani-e-convenzione-programmatica

03) 20 NOV 1991 - Proposte della UnionValdôtaine per uno stato federale - https://www.radioradicale.it/scheda/43385/norme-per-la-costituzione-dello-stato-federale

04) 25 GEN 1992 - III Dieta delle originarie leghe territoriali - https://www.radioradicale.it/scheda/44893/proposte-e-riforme-istituzionali

05) 08 GEN 1993 - L'Europa delle regioni come futuro di pace (convegno organizzato con La Rete, a Prato) - https://www.radioradicale.it/scheda/62631/leuropa-delle-regioni-un-futuro-attraverso-la-solidarieta-la-comprensione-lapertura-ai
 
06) 12 APR 2000 - Un federalismo referendario di stile "svizzero" contro i neonazionalismi - https://www.radioradicale.it/scheda/129946/federalismo-referendario-svizzero-come-alternativa-al-neo-nazionalismo-padano
 
07) 07 GIU 2006 - Riforme federaliste o rischio di neocentralismo? Un dibattito pacato fra Augusto Barbera e Giuseppe De Vergottini (una pacatezza a cui dovrebbero tornare molti che oggi si scatenano in modo settario contro il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo 2026) - https://www.radioradicale.it/scheda/238569/si-tratta-veramente-di-una-riforma-da-rifare
 
08) 03 FEB 2011 - L'organizzazione federalista dello stato, l'Europa, il regionalismo, la Lega, i Radicali - https://www.radioradicale.it/scheda/320652/lorganizzazione-federalista-dello-stato-leuropa-il-regionalismo-la-lega-i-radicali
 
09) 14 FEB 2014 - Chiusura della campagna di Michela Murgia per l'autogoverno della Sardegna - https://www.radioradicale.it/scheda/403661/elezioni-regionali-in-sardegna-chiusura-della-campagna-elettorale-di-michela-murgia
 
10) 25 GEN 2019 - La riscoperta del federalismo riparte anche da Roma, capitale del centralismo - https://www.radioradicale.it/scheda/564300/il-futuro-del-federalismo

11) 11 MAR 2023 - In vista dell' 80° anniversario della Carta di Chivasso: parole vive per le autonomie e l'ambiente - https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente
 
Grazie di esserci, Radio Radicale. Il mondo delle autonomie sarà sempre schierato per il finanziamento pubblico di questo servizio pubblico e per la conservazione nel tempo del suo archivio digitale, come bene culturale di rilievo internazionale.
 
Firenze, 8 febbraio 2026 - a cura di Mauro Vaiani (segretario di Autonomie e Ambiente - AeA)

 

RiBelli per tutti i territori della Toscana e oltre

OraToscana, rete di civismi appassionati di autonomie nata nel 2021 ma erede di una tradizione pluridecennale di attivismo civico, autonomista, ambientalista in Toscana, ha tenuto sabato 22 novembre 2025, per la festa di Santa Cecilia, la propria III Assemblea confederale dei delegati dei territori. L'assemblea si è tenuta nella sala parrocchiale di Nodica di Vecchiano, grazie al supporto organizzativo della lista civica locale "Un Cuore per Vecchiano". L'evento è stato totalmente autofinanziato dai partecipanti.

La realtà politica OraToscana fa parte della rete italiana Autonomie e Ambiente (AeA) e della European Free Alliance, la confederazione europea degli storici autonomismi e dei nuovi territorialismi, impegnata per l'Europa delle regioni e dei popoli. Il tema dell'assemblea era ispirato dall'esperienza fiorentina della lista civica RiBella Firenze: "RiBellarsi per amore dei territori e delle comunità in Toscana e oltre". L'intento è quello di "RiBellarsi" allo status quo anche nel senso di tornare a fare bello il posto in cui viviamo, con competenza, diligenza, cura.

Sono stati adottati dei cambiamenti statutari per promuovere un'azione politica confederale, una scelta controcorrente e ambiziosa in una politica toscana e italiana dominata da pochi leader mediatici, dove gli attivisti locali sono ormai ridotti a tifosi dei loro capi.

E' stata eletta la nuova Moderazione, l'organo di coordinamento fra i gruppi e le liste civiche che aderiscono alla rete, mantenendo peraltro la totale autonomia del proprio impegno civico e politico locale. Ne fanno parte sette moderatori, ciascuno dei quali espresso dai territori già connessi: Francesca Marrazza (presidente di RiBella Firenze, per la città di Firenze); Ione Orsini (Vecchiano, San Giuliano, Pisa); Alberto Andreoli (Pontedera e Valdera); Marco Cannito (storico leader di Città Diversa, per Livorno e provincia); Riccardo Galimberti (Grosseto e provincia); Andrea Ridi (Valdelsa fiorentina); Mauro Vaiani (Prato e provincia). Vaiani è stato anche confermato garante della rete e responsabile dei rapporti di OraToscana con le altre reti italiane ed europee. 

E' stata confermata la volontà di amicizia e collaborazione con gli altri civismi toscani, in particolare con Toscana Civica, i civici indipendenti, i giovani leader civici della "Toscana dei cittadini" e tutte le realtà civiche e territoriali collegate attraverso l'iniziativa "L'Altra Toscana".

Ha partecipato all'assemblea il presidente di Autonomie e Ambiente, Roberto Visentin, che ha portato anche il saluto di Lorena Lopez, la presidente europea di EFA. E' intervenuto l'on. Franco Manes, deputato della Valle d'Aosta, anche a nome del presidente della Union Valdôtaine, Joel Farcoz, annunciando l'impegno dello storico movimento autonomista per riportare le autonomie, i territori, i civismi al centro della vita politica della Repubblica e dell'Europa, contro vecchi e nuovi centralismi, autoritarismi, militarismi.

Samuele Albonetti ha portato il saluto del movimento Rumâgna Unida, forza sorella di OraToscana nella rete Autonomie e Ambiente. Hanno inviato un messaggio Silvia Lidia Fancello, dirigente AeA ed EFA attiva in Sardegna, e Paolo Marrocchesi di Toscana Civica.

Laura Nieddu, una delle coordinatrici della lista ospite Un Cuore per Vecchiano, ha presentato il progetto civico per le elezioni comunali che a Vecchiano si terranno nel 2026. Esponenti e gruppi di OraToscana, peraltro, saranno impegnati in molte elezioni comunali l'anno prossimo in Toscana, fra cui Prato, Pistoia, Sesto Fiorentino, Figline e Incisa Valdarno. 

Sono intervenuti alcuni consiglieri comunali del territorio aderenti a questo civismo in rete, fra cui Vincenzo Carnì (Un Cuore per Vecchiano) ed Elisabetta Mazzarri (Civica di San Giuliano Terme). Ha portato un saluto Mario De Luca, consigliere di Vecchiano eletto in una lista moderata locale.

OraToscana ha confermato di essere un punto di riferimento per un civismo che ha radici storiche profonde nella cultura delle autonomie che in Toscana si ricollega direttamente a Piero Calamandrei e Tristano Codignola, ma anche con l'eredità politica e culturale di portata italiana ed europea dei martiri antifascisti Giacomo Matteotti ed Émile Chanoux.

Confermato l'impegno per leggi elettorali ed ordinamenti politici più giusti per tutti, per fermare l'erosione della democrazia e riportare i cittadini al voto e alla partecipazione, a partire dall'impegno per restituire dignità e poteri ai consiglieri comunali. E' intervenuto all'assemblea Bartolomeo Nicolotti, dell'Associazione per la Rappresentanza Voto Libero ed Eguale, alle cui proposte di legge d'iniziativa popolare per superare l'odioso Rosatellum, OraToscana darà il proprio sostegno.

OraToscana promuoverà iniziative per correggere la legge elettorale toscana, in modo da restituire maggiore rappresentantività ai territori e alle minoranze. Su questo tema è stato portato un importante contributo da Davide Bacarella, dirigente riformista-europeista vicino al neoeletto consigliere regionale Federico Eligi.

I temi di un impegno civico amico delle autonomie personali, sociali, territoriali sono sempre più urgenti: riorganizzare le nostre comunità e i nostri servizi per una popolazione di anziani; la sanità pubblica riorganizzata secondo principi di prossimità e restituendo centralità al rapporto fra le persone e il proprio medico di fiducia; l'impegno per la montagna e per i territori più periferici; la centralità delle piccole imprese nell'economia locale; la restituzione di competenze e risorse ai territori e alle comunità locali, anche alle più piccole e marginali, contro i rischi di spopolamento e desertificazione sociale, economica e culturale. La Moderazione raccoglierà tutti i contributi raccolti nel dibattito generale e nei gruppi locali in un documento politico che sarà diffuso al più presto.

Vecchiano, sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia - A cura di Mauro Vaiani, garante di OraToscana

Nella foto in alto a sinistra l'intervento dell'on. Franco Manes alla III Assemblea confederale di OraToscana. Alla sua destra Mauro Vaiani e Ione Orsini che hanno fatto parte della presidenza dell'adunanza.

 2025 11 22 foto gruppo III assemblea OraToscana

Una foto di un gruppo di partecipanti alla III Assemblea. Da sinistra si riconoscono: Riccardo Barea, Alessandro Tritoli, Laura Nieddu, Domenico Zucca, Marco Cannito, Riccardo Galimberti, l'ospite Bartolomeo Nicolotti (attivista anti-Rosatellum), Mauro Vaiani, Andrea Ridi, Elisabetta Mazzarri, Elisabetta Scatena, Vincenzo Carnì, Ione Orsini.

2025 11 22 presidenza Galimberti Orsini Vaiani

Nella foto i membri della presidenza della III Assemblea confederale di OraToscana del 22 novembre 2025. Da sinistra: Riccardo Galimberti, Ione Orsini, Mauro Vaiani.

 

Ringraziamento a Il Nuovo Trentino

Come ha scritto Walter Pruner, nei suoi dieci mesi di presenza nelle edicole, "Il Nuovo Trentino", liberamente e con coraggio guidato in questi mesi dall’ ottimo Paolo Mantovan, ha arricchito il quadro della comunicazione locale e territoriale, fuori da logiche compromissorie e di subalternità ai poteri forti.

Il quotidiano nato lo scorso ottobre dalle ceneri de “Il Trentino” (che era stato chiuso nel gennaio 2021) uscirà per l'ultima volta nelle edicole il prossimo 13 agosto 2023. L'editore SIE ha annunciato che i giornalisti saranno ricollocati all'interno del sito web, che continuerà le pubblicazioni e anzi sarà potenziato. Ce lo auguriamo di tutto cuore, perché anche in rete c'è assoluto bisogno di testate d'informazione locale e territoriale di qualità.

Dal nostro patto per le autonomie, l'ambiente, l'Europa, la pace, esprimiamo sincera solidarietà e l'augurio che questa voce amica delle autonomie personali, sociali, territoriali non si spenga.

Siamo grati a "Il Nuovo Trentino" per aver ospitato i nostri principali leader e attivisti, anticipando e lanciando a un pubblico molto più vasto alcuni degli interventi che hanno poi arricchito il nostro Forum 2043.

Auguriamo al direttore Mantovan, ai giornalisti, a tutti i lavoratori e collaboratori, ogni bene per il proseguo.

(a cura della segreteria interterritoriale - 6 agosto 2023)

Qui una selezione degli autori e degli scritti che abbiamo avuto l'onore di condividere con "Il Nuovo Trentino":

Autonomisti in rinnovamento, unico argine al centralismo

Erik Lavévaz, Union Valdôtaine (già presidente della Valle d'Aosta) - Aosta-Trento, 12 aprile 2023

Imparare a essere autocritici dal Friuli al Trentino e oltre

Roberto Visentin, presidente di Autonomie e Ambiente - Udine-Trento, Pasqua, 9 aprile 2023

Per autonomie che facciano crescere altre autonomie

Geremia Gios, autonomista trentino - 13 marzo 2023

Dibattito sulle autonomie ospitato da Il Nuovo Trentino

Mauro Vaiani, Claudia Zuncheddu, Ciro Lomonte, Roberto Visentin - 28 febbraio / 3 marzo 2023

La più forte Autonomia potrebbe anche autodistruggersi?

Walter Pruner, autonomista trentino - Trentino, 29 novembre 2022

 

 

 

 

Seminario sulle parole vive di Chivasso

Seminario online

PAROLE VIVE PER LE AUTONOMIE E L'AMBIENTE

Sabato 11 marzo 2023, ore 16
(conclusione lavori prevista per le ore 18 circa)

Promosso dal Forum 2043
in collaborazione con la presidenza di Autonomie e Ambiente (AeA)

Piattaforma: https://zoom.us/j/97267541503?pwd=KytzRmNzcngzeDIxUnpVNW1mdnE5Zz09

Presentazione

Crediamo in una primavera politica animata da valori civici, ambientalisti, autonomisti. Al deserto di idee e progetti, alle regole elettorali antidemocratiche, alla mancanza di dibattito civile su una stampa libera e pluralista, reagiamo rivendicando il nostro posto e assumendoci le nostre responsabilità in Italia e in Europa. I nostri movimenti, gruppi, intellettuali, attivisti territoriali sono ancorati ai principi della Carta di Chivasso del 1943, di cui quest'anno celebreremo l'ottantesimo anniversario.

Le parole di Chivasso sono vive, qui e ora, per noi che crediamo nella Repubblica delle Autonomie, nell'Europa dei popoli, in un mondo liberato da autoritarismi, colonialismi e militarismi.

Il nostro compito è portare avanti la visione del partigiano e martire Émile Chanoux e promuovere gli ideali di autogoverno dei territori, sussidiarietà verticale e orizzontale, autonomie personali, sociali e territoriali, che sono incisi nella Costituzione italiana, grazie all’impegno di padri costituenti come Giulio Bordon, Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Andrea Finocchiaro Aprile, Emilio Lussu, Aldo Spallicci, Tiziano Tessitori.

Ciò che la nostra storia di lotte per l'autogoverno ci tramanda è essenziale per chi vuole difendere l’acqua, la terra, la salute, le autonomie, le nostre comunità ed economie locali, i doveri dei contemporanei e i diritti delle generazioni future.

I nostri pensieri devono essere lucidi, le nostre azioni risolute, oggi più di sempre, contro i cialtroneschi avventurieri di un falso autonomismo "differenziato" che in realtà tradiscono da venticinque anni le autonomie esistenti e vogliono condurci verso il disastro del presidenzialismo, come se l'Italia non fosse già uno stato sufficientemente centralista e autoritario, dove chi è temporaneamente al potere crede ancora, ottant'anni dopo, in "Roma doma".

Programma

  • Lettura pubblica della Carta di Chivasso (le voci sono di Sara Borchi e Stefano Fiaschi)
  • Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia Friuli - Venezia Giulia)
  • Mauro Vaiani (OraToscana, segreteria di AeA, coordinamento del Forum 2043)
  • Silvia Fancello, "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)
  • Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi, vicepresidente di AeA)
  • Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera, attivista per l'autogoverno e per la salute in Sardegna, Forum 2043)
  • Andrea Acquarone (autonomista ligure e animatore di "Che l'inse!")
  • Samuele Albonetti (Rumâgna Unida, già coordinatore del MAR)
  • Gino Giammarino (editore e attivista per l'autogoverno a Napoli e nel Sud, Forum 2043)
  • Alfredo Gatta (Pro Lombardia, vicepresidente di AeA)
  • Maria Luisa Stroppiana (Assemblada Occitana - Valadas)
  • Milian Racca (Liberi Elettori Piemonte)
  • Walter Pruner (autonomista trentino)
  • Erik Lavevaz (Union Valdôtaine)
  • Roberto Visentin (Patto per l'Autonomia Friuli - Venezia Giulia, vicepresidente EFA-ALE, presidente AeA)

 

Per accedere all'evento è indispensabile iscriversi al canale Telegram del Forum 2043: https://t.me/Forum2043

Collaborazione tecnica: Renzo Giannini - Il Lampone - https://www.youtube.com/lorenxman

 Collegamento sulla rete sociale:

https://www.facebook.com/events/502898198487883/

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Senza paura verso nuove autonomie

“Chi ha paura delle autonomie? Oltre il dibattito sull’autonomia differenziata” è il titolo dell’incontro promosso dal Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia-Civica F-VG, che si è tenuto mercoledì 5 luglio 2023, nella Sala Pasolini della sede della Regione Friuli-Venezia Giulia a Udine.
L'incontro è stato introdotto e moderato da Elia Mioni del Patto per l’Autonomia.
E' intervenuto Marco Boato, già parlamentare e componente della Commissione Affari costituzionali per diverse legislature, che ha fatto un significativo riassunto della storia di decenni di fallimento delle riforme costituzionali, ammonendo che uno dei motivi di questo fallimento è lo scontro, ancora irrisolto in questa Repubblica, fra centralisti e coloro che ispirano a forme più avanzate di autonomie personali, sociali, territoriali.
Da remoto è intervenuto Danilo Lampis, portavoce di “Sardegna chiama Sardegna” (una iniziativa civica, ambientalista, per nuove forme di autogoverno, recentemente promossa da una rete di giovani dell'isola). Lampis ha ribadito che gli attuali progetti di autonomia differenziata sono, oltre che impraticabili, tesi a cristallizzare rapporti di dipendenza e le disparità derivanti da una lunga storia di colonialismo interno. Ha tuttavia invitato a un rilancio, in Italia e in Europa, un contrattacco di coloro che aspirano ad autogovernarsi, nella solidarietà fra territori, contro i riflessi centralisti e autoritari.
E' intervenuta Elena Ostanel, consigliera regionale del Veneto con la lista “Il Veneto che Vogliamo”, che ha espresso le preoccupazioni del mondo civico per il centralismo non solo statale, ma anche regionale.
Infine, Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica F-VG nel consiglio regionale di Trieste, ha invitato ad accettare le sfide dell'autonomia, un'autonomia diffusa e capillare, che riguardi tutte le comunità. Una autonomia che può consentire a tutti e ovunque di sperimentare e realizzare soluzioni più avanzate di quelle che ci stanno riservando al momento i centri del potere statale ed europeo.
L'autonomia differenziata di Calderoli e della Lega, essendo un imbroglio politico ed essendo minata da pesanti contraddizioni interne, fallirà. E' tempo che civismo, ambientalismo, autonomismo, movimenti per l'autodeterminazione, si preparino, dialogando e collaborando, a un rilancio, innovativo e coraggioso, per una cultura e buone pratiche di autogoverno, di respiro europeo.

Solidarietà alla Romagna

Riceviamo e volentieri diffondiamo questo comunicato degli autonomisti romagnoli che si stanno attivando attraverso Rumâgna Unida (da Faenza, 6 maggio 2023):

ANNO 2023: ALLUVIONE IN ROMAGNA

Romagna, 6 maggio 2023

Esprimiamo enorme dolore per quanto accaduto in Romagna nei giorni scorsi; condoglianze ai famigliari dei deceduti e solidarietà a chi è stato colpito da alluvioni e frane che hanno coinvolto abitazioni ed attività. L’augurio sincero è che quanto prima si possa tornare ad una situazione di normalità.

Ora non è il momento delle polemiche e nemmeno delle passerelle dei politici di turno. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e spalare il fango. Verrà in seguito anche il tempo di analizzare in profondità cause ed eventuali responsabilità.

Sebbene non si ricordino fenomeni simili in area romagnola da tempo, già oggi possiamo affermare che è sbagliato considerare tali eventi come “eccezionali”. Si rischia la sottovalutazione, che evidentemente c’è stata.

Le criticità idrauliche del Lamone e di altri corsi e canali, sono lì da sempre! Inoltre sappiamo da anni che il cambiamento climatico in atto ci pone di fronte a nuove sfide e ci deve portare ad adottare misure di prevenzione più efficaci. Le domande che ci poniamo a che porremo alle istituzioni competenti in materia sono numerose. Vi erano risorse stanziate per le opere di prevenzione e di manutenzione dei corsi d’acqua? Tali risorse erano adeguate? Correttamente ripartite? Utilizzate pienamente? Che ruolo ha giocato la attuale amministrazione regionale? Se emergeranno responsabilità, esse dovranno avere conseguenze.

Nel ringraziare vigili del fuoco, protezione civile e tutti coloro che si stanno adoperando per il ritorno alla normalità, auspichiamo un reale rapido ristoro economico, al di là degli annunci roboanti di queste ore, da parte degli organismi regionali e statali competenti.

Infine, siamo fermamente convinti che il governo del territorio debba essere locale. Chi è del posto meglio conosce le proprie specificità. Con adeguate e proporzionate risorse, pur sapendo che non si potranno del tutto evitare certi eventi, ci si potrà però difendere meglio. Certamente meglio di quanto mostrato in questi primi giorni di maggio 2023 quando è venuta a galla l'impreparazione, su diversi fronti della gestione idraulica, di quella regione troppo grande e troppo composita, formata da Romagna e province emiliane, che qualcuno dei suoi responsabili insiste nel definire esemplare... Mentre, a nostro parere, fuori da Bologna e a Est del fiume Sillaro, essa è uno strumento di governo inadeguato.

Un gruppo di autonomisti romagnoli di Rumâgna Unida

 

 

Sostegno alla causa di Montecopiolo e Sassofeltrio

 

Approvato in via straordinaria dalla II Assemblea in sostegno alle comunità di Montecopiolo e Sassofeltrio

Udine,20 marzo 2021

Ordine del giorno
di sostegno alla volontà popolare dei comuni di
Montecopiolo e Sassofeltrio

LaII Assemblea Generale di Autonomie e Ambiente, riunita per approfondire il tema del

Ritorno alla Costituzione e agli Statuti

nel corso della II sessione del 20 marzo 2021, all’unanimità e in via straordinaria,esprime pienoe incondizionato sostegno alla causa del rispetto della volontà popolare dei cittadini dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio, espressa da ormai 14 anni (referendum popolare del 24 e 25 giugno 2007), invitando il Senato della Repubblica a concludere al più presto l'iter della legge per il trasferimento dei due comuni dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna.

Per maggiori informazioni:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Scarica in pdf:

https://www.autonomieeambiente.eu/files/9/Documentazione/7/2021-03-1920IIAGAeAordine-del-giorno-Montecopiolo-Sassofeltrio.pdf

Riascoltate il pacato ma severo riepilogo della storia del referendum tradito, nelle parole di Agostino D'Antonio:

 

 

 

Sostiene Veronica Nicotra

Questa intervista di Veronica Nicotra, segreteria generale ANCI, ai microfoni del podcast Radar(https://uraniamedia.it/) non poteva passare inosservata nel mondo delle autonomie. La competenza, l'equanimità verso le diverse parti politiche in campo, i toni pacati, la cautela istituzionale con cui risponde alle domande di Gaia De Scalzi, rendono la conversazione, se possibile, ancora più audace: i comuni hanno bisogno di una brutale semplificazione normativa (meno leggi da parte dell'Europa, dal governo, dalle regioni); i comuni sono molto diversi e hanno un drammatico bisogno di autogovernarsi secondo regole diverse; i comuni sono già oggi molto più democratici e responsabili dei livelli istituzionali superiori e potrebbero fare ancora meglio se avessero maggiori poteri (anche maggiori risorse, ma non è la quantità la cosa più importante, semmai la loro stabilità). Le amministrazioni comunali sono le prime investite dall'invecchiamento della popolazione, dalle crisi economiche, dai problemi dell'integrazione, dallo svuotamento delle aree interne, dalla desertificazione dei centri storici (per trasformarli in miniere turistiche), dalla rarefazione dei servizi sociali e sanitari. Con un po' più di coraggio, di fiducia nella sussidiarietà (che è sempre responsabilità), i comuni potrebbero potrebbero fare molto. Lasciamoli fare.

In estrema (nostra) sintesi : tutto ciò che non abbiamo avuto né dalle destre, né dalle sinistre, né dai centri, né dai tecnici, né dai populisti.

Una boccata d'aria per noi che crediamo nelle autonomie, ancorati a valori di sussidiarietà, solidarietà, responsabilità, prossimità. Tutto ciò in cui noi crediamo, anche se i media lo oscurano, è più necessario che mai.

Intervista di soli 24 minuti, tutta da ascoltare:

Firenze, 11 giugno 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente (AeA)

La foto di corredo al post è tratta da qui: https://www.anci.piemonte.it/nicotra-fase-cruciale-per-il-pnrr-urgente-accelerare-i-pagamenti/

 

 

 

TempoSospeso ha aggiornato la carta delle màtrie d'Italia

Le edizioni TempoSospeso (https://edizionitemposospeso.it/) ci segnalano l'uscita della nuova edizione, rivista e aumentata, della carta delle màtrie di un'altra Italia.

Siamo arrivati a 650 toponimi, con il tempo sempre più esplicativi della ricchezza delle diversità dei territori dell'Italia in Europa.

La mappa è disponibile in formato 68 x 90 cm su carta (200 grammi), stampata in offset ad alta definizione.

Viene spedita in tubo rigido con tariffa raccomandata: 25 € (spedizione compresa).

Grazie e un caro saluto a Massimo Angelini, il mentore di TempoSospeso.

Per conoscere meglio Angelini, ricordiamo il suo intervento nel Forum 2043.

 

Ronco Scrivia (Genova), 6 luglio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente (AeA)

 

Tre maestri ci spiegano l'impraticabilità dell'autonomia differenziata e l'imbroglio leghista contro tutte le autonomie

Raccogliamo qui le voci di tre maestri di diritto costituzionale, che sono anche tre persone amiche delle autonomie: Francesco Palermo, Marco Olivetti, Sabino Cassese.

1) Intervista su Radio Radicale al professore Francesco Palermo su "L'autonomia differenziata: livelli essenziali, costi standard e necessarie asimmetrie", di Roberta Jannuzzi (9 febbraio 2023, durata: 15 min 38 sec). Il prof. Palermo spiega con chiarezza che da sempre la Repubblica delle Autonomie e le autonomie regionali hanno dei nemici. Le previsioni costituzionali in materia di autonomia territoriale sono pressoché tutte inattuate, spesso tradite. Né ci sono molte speranze che i testi Calderoli, pieni di limiti e contraddizioni (come peraltro lo erano i testi Boccia e prima ancora i testi Gentiloni), possano portarci da qualche parte.

2) Un breve intervento del professore Marco Olivetti (ordinario di Diritto Costituzionale alla LUMSA), nel corso del seminario tenutosi al CNEL lo scorso 17 maggio 2023, sul tema "Riforme istituzionali e forme di governo. Un confronto" (A cura di Pantheon e Delfina Steri - Organizzatori: Federalismi.it, Osservatorio sui processi di governo), ci avverte del fatto che il governo ha già troppo potere e sta svuotando la Repubblica delle Autonomie. Una voce molto controcorrente e quindi molto necessaria nel contesto di quella giornata in cui furono innalzati molti peana al presidenzialismo e a nuove forme di premiarato.

 3) Un ultimo richiamo del professore Sabino Cassese contro il rischio del centralismo è stata inserito nella sua indicazione numero 8 ai membri della Commissione LEP (livelli essenziali prestazioni). Imporre gli stessi LEP da un angolo all'altro della Repubblica, rischia di essere una grave limitazione delle autonomie esistenti, altro che favorire lo sviluppo di nuove economie. Cassese, nella sua lunga esperienza, è sempre stato un pacato difensore della Repubblica delle Autonomie (di cui non ha mai sposato interpretazioni radicali, sia chiaro, anzi in passato è già stato molto critico con i pasticci politico-giudiziari del leghismo e del centrodestra in materia di autonomie e altro). In una recente intervista ha tuttavia ricordato, olimpicamente, che sono stati i costituenti a volere una Repubblica di autonomie asimmetriche (https://www.ilgiornale.it/news/politica/lautonomia-differenziata-decisero-i-costituenti-2113856.html). Averle tradite con l'eterno ritorno del centralismo italiano, con l'elaborazione di nuove forme di centralismo tecnocratico europeo, con imbrogli politici come il miscuglio di parole autonomiste e fatti centralisti ("autonomia differenziata" + "presidenzialismo" = anelli al naso e più catene per tutti i territori) portato avanti dal governo Meloni, non pare essere una strada che condurrà da qualche parte. Somiglia più a una scivolosa deriva.

 

Raccomandiamo anche di rivedere sul Forum 2043 come abbiamo stigmatizzato l'autonomia differenziata come grande specchietto per le allodole, un grande imbroglio - politicamente parlando - ordito da un leghismo ormai in piena crisi d'identità e di legittimità:

https://www.autonomieeambiente.eu/forum-2043/104-autonomia-differenziata-specchietto-per-allodole

 

 


 

Tutto sui lavori della IV assemblea generale - Imola 2024

A Imola in Romagna, i giorni 6 e 7 dicembre 2024, Autonomie e Ambiente ha tenuto la propria IV assemblea generale, all'Hotel Donatello.

Qui l'agenda dei lavori.

Qui il documento politico e gli ordini del giorno finali.

Qui il comunicato stampa.

Qui l'approfondimento sul contributo dell'esperienza di sanità pubblica e prossima portataci da Ornella Mancin e Tiziana Mattiazzi, dalle comunità di Cavarzere e Cona, dove opera la cooperativa Medicina Futura.

Qui di seguito i quattro video che documentano ampiamente i lavori:

1) VENERDÌ 6 DICEMBRE 2024 - L'AUTONOMIA CURA (Autonomy cares) - sessione di ascolto di competenze ed esperienze – prima parte - h 15-17

Modera: Mauro Vaiani (v.p. segretario AeA) - Interventi:  Samuele Albonetti (RU); Giovanni Poggiali (MAR); Prof. Vittorio Daniele; Dott.ssa Ornella Mancin; Dott.ssa Tiziana Mattiazzi; Roberto Visentin (presidente AeA)

 

 

2) VENERDÌ 6 DICEMBRE 2024 - L'AUTONOMIA CURA (Autonomy cares) - sessione di ascolto di competenze ed esperienze – seconda parte - h 17.15-19.15

Modera: Mauro Vaiani (v.p. segretario AeA) - Interventi:  Dott. Sergio Bagnasco; Prof. Tiziano Bonini Baldini; Agostino D'Antonio; Joël Farcoz (Union Valdôtaine); Riccardo Galimberti (RiBella Firenze-OraToscana); Marco Mastacchi (cons. regionale civico E-R); Antonello Licheri; Fabrizio “Caveja” Barnabè (l'artista romagnolista nella foto)

 

3) SABATO 7 DICEMBRE 2024 - IL CIVISMO GENERA AUTONOMIE (Civism generates autonomies) - assemblea dei delegati - prima parte h 09-11

Purtroppo manca la registrazione dei primi minuti in cui si sono letti i saluti di Renato Soru  (Progetto Sardegna – Coalizione Sarda), Ciro Lomonte (Siciliani Liberi), Emiliano “Milian” Racca (Liberi Elettori Piemonte), Marco Cannito (Città Diversa - Livorno), Elia Mioni (Il Passo Giusto); Manuel Pirino (Generazione Italie);  Ettore Beggiato (autonomista veneto)

L’assemblea ha anche ricordato con un momento di raccoglimento gli ostaggi, i prigionieri politici, i feriti e i caduti di tutte le violenze politiche, di tutti i conflitti, su ogni fronte

Modera: Mauro Vaiani (v.p. segretario AeA) - Interventi: Roberto Visentin (presidente AeA); Samuele Albonetti (presidente Rumâgna Unida); Joël Farcoz (président de l'Union Valdôtaine); Michele Zuddas (promotore "Pratobello 2024"); Domenico Galbiati (Insieme); Paolo Guerra (AssoRaRo)

 

4) SABATO 7 DICEMBRE 2024 - IL CIVISMO GENERA AUTONOMIE (Civism generates autonomies) - assemblea dei delegati - seconda parte h 11.30-13.30

Modera: Mauro Vaiani (v.p. segretario AeA) - Interventi: Luigi Spanu (Partecipazione Attiva); Gino Giammarino in ricordo di Beppe Di Bello (Liberiamo la Basilicata); Enrico Chiapparoli (segretario Lombardia Civica); Maxhence Helfrich (segretario generale EFAy); Samuele Albonetti (Rumâgna Unida); Diego Genta (att. franco-provenziale – Lib. Elettori Piemonte); Riccardo Galimberti (RiBella Firenze – OraToscana); Gino Giammarino (Comitato Charta di Melfi); Giuseppe Olivieri (presidente Lombardia Civica); Francesca Marrazza (RiBella Firenze); Stefano Pesaresi (azdor Rumâgna Unida); Silvia “Lidia” Fancello (Comitato Sardigna Pro S’Europa); conclusioni di Lorena López de Lacalle (presidente EFA)

 

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I quattro video che documentano i lavori di Imola possono essere ascoltati tutti insieme attraverso il collegamento alla playlist creata dal canale YouTube Autonomie e Ambiente:

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L'assemblea di Imola non sarebbe stata possibile senza il supporto e la generosità della forza politica territoriale locale, Rumâgna Unida, dello storico Movimento per l'Autonomia della Romagna
e di alcuni cittadini impegnati nel civismo imolese.

Si ringrazia, per il costante supporto tecnico, organizzativo e politico Stefano Pesaresi (azdor Rumâgna Unida). Grazie al creativo e videomaker Renzo Giannini di Prato per il supporto nella pubblicazione della documentazione video.

AUTONOMIE E AMBIENTE (AeA)è orgogliosamente partner nella Repubblica Italiana di EUROPEAN FREE ALLIANCE (EFA) - https://www.e-f-a.org

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - https://www.autonomieeambiente.eu

Imola, 23 dicembre 2024 - raccolta di documenti a cura della segreteria interterritoriale