L'imbroglio dell'elezione mediatica del capo

Nel nostro secolare impegno per le autonomie personali, sociali e territoriali, abbiamo sempre resistito a tutte le forme di concentrazione di potere. Continueremo quindi a metterci di traverso agli aspiranti "podestà" d'Italia e "napoleone" d'Europa.
L'elezione diretta di simili capi non è democrazia, ma mediacrazia. Le concentrazioni di potere informativo e, oggi, informatico, decidono non solo quello che i cittadini possono apprezzare, ma anche quello che devono disprezzare. In contesti così ampi nessun rapporto politico e culturale - quindi umano - è possibile fra elettori ed eletti, quindi alle comunità e ai leader locali non resta altro che la scelta di quello che appare come il meno peggio fra due candidati imposti dall'alto e da altrove. Ai cittadini non viene dato più potere, ma solo la possibilità di dividersi in due opposti conformismi. A causa di leggi elettorali ingiuste, che assicurano ai vincenti di occupare le assemblee con i loro "nominati", le istituzioni sono inaccessibili alle voci critiche, ai pensieri divergenti, agli indipendenti, a chi non è fedele ai capi.
I pericoli delle democrazie plebiscitarie e i guai combinati dai capi eletti da folle manipolate dai media sono già storicamente noti e ben chiari a chi ha ancora un po' di senso critico, cultura politica, senso civico.
Nel mondo contemporaneo, in cui stanno crollando i livelli di educazione e libera informazione, dove dilaga l'analfabetismo di ritorno e stanno precipitando persino le più semplici capacità di attenzione e concentrazione, i guasti possono solo ingigantirsi.
Questo disastro riguarda anche l'elezione diretta di capi a livello più basso. Anche le competizioni per governatore di regione, presidente di provincia, sindaco di una grande città, rischiano di essere ridotte a travestimenti della democrazia. I candidati hanno delle possibilità solo se sono già al potere, oppure sono già famosi grazie al potere dei media. I finalisti sono scelti dalle piramidi politiche principali. I confronti sono solo televisivi. I dibattiti sono ridotti alla contrapposizione di slogan semplicistici e fuorvianti. Gli elettori sono ridotti a tifosi passivi.
E' necessario l'emergere, dal basso, di candidati autonomisti, civici, liberi e indipendenti dal verticismo del bipolarismo mediatico. Ma anche sindaci e presidenti che si preparano a chiedere un nuovo mandato - spesso in polemica diretta con i loro stessi capi centralisti e autoritari - dovrebbero essere i primi a immaginare qualcosa di nuovo: godono di una relativa rendita di posizione e dovrebbero usarla per fermare l'erosione delle autonomie, che è anche erosione della democrazia.
In questo quadro desolante, c'è una speranza: coloro che credono nella religione civile delle autonomie, nei principi della sussidiarietà, nel civismo libero e autonomo dai vertici dei partiti centralisti, devono collegarsi, parlarsi, costruire proposte politiche e amministrative serie, competenti, lungimiranti.
Autonomie e Ambiente c'è.
Napoli - Firenze - Venezia, 17 gennaio 2025
A cura della presidenza di Autonomie e Ambiente