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L'uso partigiano del potere d'indizione delle elezioni


Cinque regioni a statuto ordinario sono avviate verso le elezioni, a fine anno o all'inizio del 2026: Veneto, Campania, Puglia, Marche, Toscana. Era atteso un accordo fra le cinque giunte regionali uscenti e il ministero dell'interno, perché s'immaginava di vederle andare al voto in una unica tornata. Questa intesa non pare in vista e anzi si assiste, da parte di alcuni presidenti uscenti, a uno sconcertante uso partigiano del loro potere d'indizione delle elezioni regionali.

Particolarmente imbarazzante l'atteggiamento di Eugenio Giani (uscente di centrosinistra in Toscana) e di Francesco Acquaroli (uscente di centrodestra nelle Marche), perché essi intendono ricandidarsi. Hanno dichiarato di voler indire le elezioni in tutta fretta entro ottobre, con la conseguenza che candidature civiche, indipendenti, nuove, che volessero sfidare le due piramidi politiche del centrosinistra e del centrodestra sarebbero costrette a raccogliere le firme in pieno agosto.

Qui una presa di posizione degli amici di OraToscana contro questo balletto sempre più strumentale sulle date delle elezioni.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato di denuncia di queste manovre antidemocratiche, da parte dei civismi toscani riuniti in L'Altra Toscana, rete di cui è garante il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro.

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IL BALLETTO DELLE DATE PER LE REGIONALI È UNO SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA

Il balletto stucchevole sulle date delle prossime elezioni regionali in Toscana, con il presidente Giani che continua a lanciare ipotesi e proclami senza alcuna ufficialità, è ormai diventato uno spettacolo indecoroso, un insulto alla partecipazione democratica.

A oggi non esiste ancora una data certa, non ci sono candidati ufficiali, solo proclami a orologeria dettati da logiche di potere, non da senso istituzionale.

Da settimane assistiamo a un valzer di date ipotetiche, dichiarazioni ambigue e silenzi strategici: non c’è ancora, nessun calendario trasparente, nessun elenco di candidati: l’intero processo elettorale appare più come una manovra di palazzo che un percorso democratico trasparente.

Ma c’è di più, e di peggio.

Se davvero si andrà al voto a ottobre, come ventilato, si configura una vera e propria violazione dello spirito democratico: i soggetti politici che non sono rappresentati in Consiglio regionale oggi — e che quindi devono raccogliere le firme per presentare le proprie liste — si troveranno con tempi strettissimi per farlo, nel cuore dell’estate, quando la partecipazione popolare è naturalmente più difficile.

Un ostacolo non casuale, ma scientificamente progettato per tagliare fuori ogni voce scomoda o alternativa.

Non è la prima volta che accade: già in passato, in Toscana e in altre regioni, il sistema di raccolta firme è stato usato come barriera più che come garanzia. Nel 2010 diverse liste furono escluse dalla competizione regionale proprio per cavilli legati alla tempistica e alla validazione delle sottoscrizioni. L’Associazione Luca Coscioni da anni denuncia l’impossibilità per nuovi soggetti politici di partecipare ad armi pari, e nel 2022 ha chiesto senza successo la digitalizzazione delle firme, oggi ampiamente praticabile ma ancora ignorata dal legislatore.

Anche in occasioni recenti, come le elezioni europee del 2024, l’Italia è finita nel mirino delle istituzioni europee per aver modificato le regole elettorali a pochi mesi dal voto, imponendo una raccolta firme onerosa e opaca, in violazione dei più elementari principi democratici.

Si parla tanto di mancata partecipazione della gente alla vita pubblica e di astensionismo e poi si fa di tutto per allontanare ancor di più i cittadini e comprimere le forme di democrazia.

È un ostacolo pratico che diventa un ostacolo politico. Si impedisce, nei fatti, la partecipazione di nuove forze, si ostacola il pluralismo, si chiude la porta in faccia a chi vuole rappresentare un’altra idea di Toscana.

Quando la burocrazia diventa arma politica, la democrazia è sotto assedio. Quello che sta accadendo in Toscana è grave: non è solo negligenza, è una manovra consapevole per piegare le regole all’interesse di pochi. Si impedisce la nascita di alternative, si soffoca il pluralismo, si chiude la porta al cambiamento.

L’Altra Toscana c’è, e ci sarà. Chiediamo chiarezza, subito. Chiediamo tempi certi e accessibili per tutti. Chiediamo che non si giochi sulla pelle della democrazia.

La Toscana merita molto di più di questo teatrino. E merita, come è stato in altri momenti della sua storia, trasparenza, equità e rispetto delle regole comuni.

 

Giorgio Del Ghingaro

Sindaco di Viareggio e garante del coordinamento civico L’Altra Toscana

 

Viareggio, 4 luglio 2025