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I sicari delle autonomie


Giancarlo Giorgetti viene presentato dai media come quello serio in una Lega Salvini allo sbando, come quello competente nel governo dei raccattati di Giorgia Meloni.

La scarsa stampa che s'interessa ai dettagli dell'azione quotidiana di amministrazione della Repubblica Italiana nell'Unione Europea per lo più lo loda, o comunque lo ritiene quello più in continuità con il governo Draghi, quello con cui si può ragionare, quello meno pericoloso per lo status quo.

Hanno ragione. Formatosi da ragazzo nella destra sociale, è da trent'anni in Parlamento, dove entrò salendo sul treno in corsa dei primi successi leghisti. Ha avuto un ruolo ai tempi di Bossi e Berlusconi. E' stato uno dei registi della svolta populista e nazionalista - e soprattutto opportunista - del salvinismo. Oggi è pienamente diventato ciò che era scritto nel suo destino: uno dei più silenziosi e abili sicari della Repubblica delle Autonomie. Il suo cursus honorum spiega più di tante parole come il leghismo sia potuto diventare la nemesi delle aspirazioni che aveva raccolto ai suoi inizi: la rovina delle autonomie e degli autonomismi in Italia e in Europa.

Le sue ultime iniziative, da ministro delle finanze del governo più centralista della storia della Repubblica, riscuotono poca attenzione dai media, ma sono coerenti: messa una pietra tombale sul federalismo fiscale; per le autonomie esistenti solo chiacchiere, a partire da quella siciliana, o addirittura sgambetti, come nel caso della Valle d'Aostasistemi forfettari e rottamazioni concesse a spese delle entrate locali; la minaccia di tornare addirittura a varare una nuova "Equitalia" centralizzata, come se le precedenti esperienze di centralismo non avessero già dimostrato di essere un disastro. Né va dimenticato il suo ruolo cruciale nella gestione centralista, autoritaria, avventata, antisociale, fiscalmente regressiva, anti-economica e infine brutalmente austeritaria del cosiddetto "bonus 110".

La posizione politica del ministro è forte, perché è in linea con i tempi. Il centralismo tecnocratico va alla grande, da Bruxelles, a Milano, a Roma, in tutti i campi e praticamente nell'intero arco delle forze politiche. Nel frattempo, a dispetto della volontà della maggioranza delle popolazioni locali, il Titolo V è affondato, grazie agli errori giuridici e politici dell'apprendista stregone e collega di partito di Giorgetti, il ministro Calderoli. Gli ideali della Repubblica delle Autonomie e dell'Europa delle Regioni, seminati da Matteotti, Chanoux, Calamandrei, Codignola, Olivetti, Maria De Unterrichter Jervolino e tanti, tantissimi altri, sono oggi calpestati. 

Persone di orientamento centralista sono al potere in ogni ambiente, ma il problema non sono loro.

Il problema siamo noi. Almeno nelle organizzazioni autonomiste, dobbiamo fare pulizia dei sicari delle autonomie.

Con Autonomie e Ambiente abbiamo riconquistato terreno e restituito aria e acqua alle radici autonomiste della Repubblica.

Abbiamo fatto un buon cammino e ora aspettiamo tutti gli altri, anche quelli rimasti indietro.

 

Milano, 25 luglio 2025 - San Giacomo apostolo

A cura della segreteria interterritoriale