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Verso il referendum costituzionale 2026 in autonomia


Riguardo all'imminente referendum costituzionale sull'ordinamento delle magistrature della Repubblica, il mondo delle autonomie si è espresso in maniera variegata. Ci sono nostri esponenti più o meno scettici sulla riforma Nordio, altri più favorevoli, altri incerti.

Una preoccupazione ci pare comune a tutti noi: ancora una volta registriamo una polarizzazione strumentale, francamente eccessiva e talvolta persino violenta, che ha coinvolto non solo i capi della destra e della sinistra, non solo studiosi, non solo uomini di cultura e dell'informazione, ma addirittura gli stessi magistrati in servizio.

Questo non può continuare. Su riforme discusse e attese da decenni non ci si può dividere in modo così strumentale, a colpi di propaganda e di processi mediatici sommari alle intenzioni dei favorevoli o dei contrari.

Comunque finisca il referendum, i problemi resteranno. Se la riforma Nordio verrà confermata, ci sarà da lavorare insieme sui decreti attuativi e sulle altre riforme urgenti che il mondo della giustizia e delle carceri esige. Se non verrà confermata, occorrerà lavorare ancora più duramente per dare una diversa attuazione alla VII disposizione transitoria della Costituzione, per completare la riforma iniziata con il codice Vassalli del 1989, per dare maggiore autonomia ma anche maggiore responsabilità sia ai pubblici ministeri che ai giudici.

Un'altra riforma che dovremo affrontare, insieme, meglio prima che poi, riguarda lo stesso istituto referendario. In una Repubblica così grande ed eterogenea, i referendum "nazionali" rischiano sempre di essere dominati da concentrazioni di potere mediatico. Non abbiamo regole sufficiemente chiare ed eque sul finanziamento delle campagne referendarie. In tempi di crisi della partecipazione (e di invecchiamento della popolazione) siamo privi di soluzioni strutturali per consentire il voto ai fuori sede. E' tutta da ridiscutere - in quanto gravata da forti problemi di efficacia, opportunità e trasparenza - la modalità di partecipazione al voto da parte dei cittadini italiani che vivono all'estero.

Essendo noi eredi di coloro che hanno lottato per il diritto di voto, siamo sempre per andare a votare, anche nelle condizioni peggiori, ma non rinunciamo a lottare perché possiamo esercitare questo dovere civico in condizioni migliori.

Buon voto, comunque, per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.

Firenze, 17 marzo 2026 - a cura della segreteria interterritoriale