La scomparsa di Umberto Bossi

Ieri, 19 marzo 2026, è morto Umberto Bossi, all'età di 85 anni.
E' stato parte della storia del mondo delle autonomie e degli autonomismi, nel bene e nel male. Partecipiamo quindi al cordoglio dei familiari, degli amici, dei suoi conterranei, dei compagni del suo cammino.
Per i dettagli sulla sua lunga avventura umana e politica rimandiamo alle numerose fonti disponibili online.
Ci teniamo a ricordare i primi anni del suo impegno politico per le autonomie, che sono e resteranno quelli più significativi. Era una persona cresciuta nei piccoli gruppi dell'estrema sinistra quando nel 1979, a 38 anni, incontrò per caso Bruno Salvadori, uno dei leader più significativi della lunga storia della Union Valdôtaine. Si appassionò ai principi generali del federalismo e lavorò per contribuire allo sviluppo dei movimenti autonomisti che già esistevano nell'Italia settentrionale, con l'amico e sodale Roberto Maroni.
Mutuando l'esperienza della Unione Ossolana per l'Autonomia (UOPA), fondò nel 1980 la sua prima sigla politica: l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia (UNOLPA). Purtroppo la tragica morte di Bruno Salvadori nell'incidente automobilistico dell'8 giugno 1980 privò lui e tanti altri pionieri dell'autonomismo di un punto di riferimento cruciale.
Negli anni successivi Umberto Bossi, insieme a Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni, Emilio Sogliaghi, Roberto Maroni e altri, riuscì a organizzare un vero e proprio movimento politico territoriale per la Lombardia, quella Lega Lombarda con cui, alle elezioni politiche del 1987, fu eletto al Senato (per tutti, da allora, Bossi diventò il Senatùr, senatore in dialetto varesotto).
In parallelo con la crisi della partitocrazia italiana, la Lega Lombarda e le altre leghe ottennero visibilità e consenso popolare. Riuscirono anche a promuovere importanti attività culturali di approfondimento dei problemi italiani ed europei di autogoverno dei territori. Molti loro esponenti acquisirono capacità di governo delle comunità e dei territori.
Abbiamo chiaro cosa è andato storto: la svolta verticistica che lo portò a trasformare decine di leghe locali in una piramide soggetta a un ristretto gruppo di fedelissimi, a tratti tirannico. Non aveva una profonda cultura confederalista. Non crediamo comprendesse la necessaria coerenza tra mezzi e fini, che è il necessario fondamento per un movimento politico e culturale che intenda costruire qualcosa che attraversi le generazioni (e non solo assicurare la sopravvivenza a una generazione di dirigenti). In altre parole e correndo consapevolmente il rischio di essere semplicistici: non si può promuovere autogoverno dei territori praticando un centralismo di stampo bolscevico.
Quando Bossi e i suoi fedelissimi diventarono infine un cerchio magico, carente di trasparenza e moralità, il partito verticale, centralista e autoritario se ne liberò, ma passò in mano ad altri capi. Il suo immediato successore, Roberto Maroni, non riuscì ad avviare un processo di autoriforma (non ne ebbe proprio il tempo, per via del suo ritorno a tempo pieno al governo della Lombardia). Era già in corso quella degenerazione che pochi anni più tardi è diventata visibile a tutti, fino alla deriva salvinista, nazionalista, bigotta e reazionaria. La Lega Salvini è oggi la nemesi di ciò che avevano rappresentato le prime storiche leghe.
Sappiamo che fra le persone che hanno condiviso con Bossi un'intera stagione politica è in corso un profondo ripensamento. Ci auguriamo che prosegua, senza nostalgie e senza coazioni a ripetere ciò che in passato è già stato sbagliato.
Milano, 20 marzo 2026 - a cura della segreteria interterritoriale
Fonti e approfondimenti:
La foto è tratta da un articolo di Stefania Piazzo su La Nuova Padania
Un approfondimento, come sempre di qualità, su I Simboli della Discordia