Il leghismo è morto e va sepolto

L'autonomista friulano Roberto Visentin è stato per anni un protagonista delle prime leghe regionali. Quando il movimento finì sotto la tirannia del Bossi solo al comando, scelse di ritirarsi da quella che vedeva come una degenerazione delle aspirazioni autonomiste originarie dei diversi territori. Qui una sua interessante intervista a Marco Ballico del Messaggero Veneto, sulla morte del leghismo e sulla necessità di superarlo definitivamente. Oggi Roberto Visentin, dopo essere stato uno degli ispiratori del Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia, è presidente di Autonomie e Ambiente e vicepresidente europeo di EFA, la famiglia politica europea delle autonomie e dei civismi.
Con l'invenzione della "Padania", con il "nordismo", il leghismo è diventato una piramide politica nel nord della Repubblica. Il tentativo di Roberto Maroni e di altri autonomisti storici di farla ritornare una casa plurale di autonomie è purtroppo abortito, anche per la prematura scomparsa di "Bobo". Quando a capo della piramide leghista è arrivato Matteo Salvini, al "comandante" il nord è rimasto stretto. La piramide è diventata italianista, nazionalista, centralista, autoritaria, bigotta e reazionaria. Così Salvini ha potuto aspirare a diventare podestà d'Italia invocando pieni poteri dalle spiagge del Papeete. Ancora oggi, pur ridimensionato, continua a imperversare come "pontefice" del faraonico nastro di cemento da innalzare nel cielo dello Stretto di Messina.
Udine, 20 giugno 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente (AeA)