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Occitania

Appello occitano per le europee 2024

Riceviamo oggi 21 novembre 2023, dalla Assemblada Occitana Valades, un forte appello a un lavoro comune per le elezioni europee 2024

2023 logo Assemblada Occitana Valadas tondo 300

La forza sorella delle Valadas scrive a tutto il Patto Autonomie e Ambiente, ma anche alle altre realtà della grande Occitania e ai territorialisti di tutta Europa.

È tempo di prepararsi insieme, scrivono, alle elezioni europee del 2024. Ci dobbiamo proporre come alfieri di idee nuove per il bene delle valli occitane, dell'Occitania nel suo complesso, di tutti i popoli e territori d'Europa.

E' stato già lanciato un primo appello a tutte le forze politiche occitaniste per una lista transnazionale e transpartitica:

https://assemblada-occitana.com/fr/appel-pour-une-liste-transnationale-pour-lautonomie-de-loccitanie

Siamo in attesa che sia raccolto nel mondo occitano e oltre.

Lo facciamo risuonare anche nella grande rete di Autonomie e Ambiente, in EFA e, in modo particolare, nella vicina Valle d'Aosta.

Le elezioni europee del 2024 sono ormai all' orizzonte. Non ripetiamo gli errori del 2019 (quando il simbolo di Autonomie per l'Europa uscì troppo tardi).

Si lavori in modo unitario e forte. Dobbiamo osare quello che sembra impossibile: eleggere degli autonomisti in Europa anche dai territori della Repubblica Italiana, per portare le istanze delle aree periferiche al centro del mondo politico e creare un vero rilancio di tutti i territori, concludono gli amici dell'Assemblada Occitana Valadas.

A questo appello si unisce il nostro Patto Autonomie e Ambiente.

Abbiamo già un simbolo che può garantirci di essere riconosciuti alle elezioni europee 2024 ed è quello che abbiamo già in uso da mesi (riprodotto in questa pagina nella sua forma basica).

Abbiamo già un progetto, che è quello deciso dall'Assemblea generale di Udine (10 giugno scorso):

https://autonomieeambiente.eu/news/160-per-la-libertas-europea

Inoltre, insieme a EFA, abbiamo già preso altre decisioni importanti al recente congresso di Strasburgo:

https://e-f-a.org/2023/10/23/maylis-rosberg-and-raul-romeva-efa-spitzenkandidaten/

Il prossimo 16 dicembre, infine, saremo a Chivasso, per gli 80 anni della Carta di Chivasso.

Sarà necessario molto lavoro. Dobbiamo ancora confrontarci con molte realtà, a partire dalla sorella maggiore Union Valdôtaine. Saranno indispensabili altri adempimenti politici e amministrativi, ma la decisione è presa.

Dobbiamo quindi chiedere a tutti un maggior impegno:

  • più iscrizioni alla mailing list di Autonomie e Ambiente (per non perdere le ultime notizie - la casella di adesione è in fondo a ogni pagina di questo sito)
  • disponibilità a figurare nelle liste del Patto Autonomie e Ambiente (donne, uomini, persone giovani)
  • presenza a Chivasso il prossimo 16 dicembre, per gli 80 anni della nostra magna Carta

A cura della segreteria interterritoriale - Chivasso, 21 novembre 2023

Assemblada Occitana Valadas

Confermata membro osservatore dalla verifica operata dalla III assemblea generale del 10 giugno 2023

Associazione di fatto - Candidata membro osservatore dal 2 aprile 2023 (l'adesione sarà ratificata dalla III Assemblea generale, prevista entro il 2023)

Assemblada Occitana Valadas

ramo dell' Assemblada Occitana attivo nelle valadas (o anche valades) occitane nella Repubblica Italiana

 

L’Assemblada Occitana Valadas è la branca locale dell’Assemblada Occitana nelle Valli Occitane. E' una associazione di cittadini impegnata per l'autogoverno delle nostre valli.

In Francia, l'Assemblada Occitana è un’ associazione costituita secondo la legge. In Italia è una associazione politica di fatto.

Gli Occitani si battono in tutta Europa per

  • una economia occitana locale, autosufficiente, dinamica, ecologica e sociale
  • la creazione delle condizioni politiche e sociale necessarie per l’installazione e la costituzione di una entità territoriale di autogoverno occitano locale, plurale, confederativo, democratico
  • la promozione e lo sviluppo della cultura e della lingua occitane, con uno statuto di lingua ufficiale e la generalizzazione del suo insegnamento a tutti i livelli
  • restaurare la dignità nazionale storica del popolo occitano, attraverso processi di autodeterminazione
  • difendere le persone (fisiche e morali) che subiscono discriminazioni, trattamenti ingiusti, vessazioni, diffamazioni, o violenze a causa dell’uso della loro cultura, della lingua, dell’accento occitano o della loro origine occitana

L’Assemblada Occitana, in tutte le sue ramificazioni locali, non è un luogo per chiacchieroni, ciarlatani, turisti della politica. E' una associazione politica, che lotta perché le vallate occitane abbiano il potere di cambiare le cose attraverso l'autogoverno.

Promuove una azione politico-elettorale sostenendo nei comuni occitane liste civiche ancorate alle nostre tradizioni di autogoverno.

Per la vita politica interterritoriale, agisce in stretta solidarietà con gli autonomisti d'Europa.

In Italia, in particolare, collabora con la rete Autonomie e Ambiente e con la UnionValdôtaine, nella comune adesione ai valori della Carta di Chivasso.

In Francia simpatizza con la rete Régions et peuplessolidaires.

In Europa simpatizza con EFA (European Free Alliance - Alleanza Libera Europea).

Contatto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Pubblicazione: Domenica delle Palme, 2 aprile 2023 - Ultimo aggiornamento 2 aprile 2023

 

 

Essere ancora autonomisti in montagna: possibile e necessario

  • Autore: A cura della segreteria della Assemblada Occitana Valadas (si ringrazia in particolare Mattia Pepino) - Valadas, 25 marzo 2023

Siamo un' organizzazione politica occitanista, aperta, inclusiva e trasversale, forse l'unica con tali connotati presente nelle nostre Valadas che fanno parte della Repubblica Italiana.

Le nostre valli entrano nella storia scritta con l’espansione romana. Il Regno dei Cozii, in Valle Pèllice (Val Pelis), riuscì a mantenere un sostanziale autogoverno rispetto all'Impero Romano almeno fino all'epoca augustea, grazie alla grande duttilità e alla prudenza che sono da sempre caratteristiche della gente di montagna.

Un evento importantissimo avvenne durante il Medioevo, quando, nel 1343, nacque la Repubblica degli Escartons. Nota anche come Carta Magna, la Repubblica si estendeva sui 2 versanti delle montagne (oggi italiano e francese), tra la Valle Varaita e la Alta Val di Susa in Italia, fino a Briancon in Francia.

L’autonomia veniva esercitata attraverso sconti sulla tassazione, che consentirono un florido commercio, un notevole miglioramento socio-economico ed arricchimento culturale, al punto che gli storici parlano di "Paradiso Alpino", o anche di “paradosso alpino”, proprio in riferimento alla Repubblica degli Escartons. Mentre il resto d’Europa soffriva la Peste Nera e le altre crisi del Trecento, si registrò un aumento di istruzione e un'apertura sociale superiore tra le persone di montagna rispetto a quelle di pianura, evento molto raro.

La Repubblica degli Escartons cessò di esistere nel 1713, con il Trattato di Utrecht.

Nei secoli successivi le valli occitane continuarono tuttavia ad essere terre di agricoltori molto intraprendenti, ma anche artigiani, commercianti e maestri. Le valadas, peraltro, diedero rifugio, durante gli anni dell'Inquisizione, al movimento religioso dei Valdesi che furono drammaticamente perseguitati dai potenti della Chiesa Cattolica.

Anche l’avvento della modernità e delle terrificanti guerre e dittature del Novecento non ha spento l’anima occitana. Le nostre valli sono state fra i primi teatri della resistenza al nazifascismo, subendo numerosissime rappresaglie, tra cui spicca l’eccidio di Boves di fine 1943-inizio 1944.

Persone di cultura occitana come Osvaldo Coisson parteciparono alla redazione della Carta di Chivasso del 19 dicembre 1943.

Tuttavia, in particolare nel secondo dopoguerra, le valli occitane subirono, come gran parte dei territori emarginati da nuovi poteri politici e industriali, un drammatico spopolamento. Elva, per esempio, passò dai 1.319 abitanti del 1901 ai 92 del 2016, Vernante dai 4.519 del 1901 ai 1.219 del 2011; Salbertrand dai 1.172 del 1901 ai circa 550 di oggi. L’urbanizzazione e l’industrializzazione delle città di pianura hanno offerto maggiori opportunità, un’alternativa – forse di corto respiro – alla più spartana vita montanara. Purtroppo, con lo spopolamento, i servizi ai cittadini si sono ridotti veramente in montagna. Il turismo, in gran parte fondato sulle seconde case, non basta a compensare ciò che si è perso.

Negli anni '70, in analogia con quanto avvenuto in altri territori europei, in sintonia con il movimento anticoloniale internazionale, una forte riscoperta della cultura e della lingua occitana è stata portata avanti in particolar modo a livello musicale e culturale ma anche a livello politico. Va ricordata la figura di François Fontan (in occitano Francés Fontan), un grande occitanista di Nizza, trasferitosi a Frassino in Val Varacha, Fontan fu il fondatore del PNO (Parti Nationaliste Occitan) in Francia e del MAO (Movimento Autonomista Occitano) in Italia.

Il MAO è stato attivo indicativamente fino al 1985 ed ha ottenuto importanti risultati per la tutela dell’Occitania, come il riconoscimento della madrelingua occitana con la Legge 482/99.

Negli anni di attività del MAO molti comuni hanno messo la bandiera occitana assieme a quella europea ed italiana dai balconi dei municipi, mentre altri hanno inserito il doppio cartello del nome del comune in italiano – occitano.

Nel XXI secolo, finito il ventennio in cui le autonomie sono state messe in pericolo dal grande equivoco leghista e nordista, è tempo che riparta l’azione politica occitanista. Il poco che è stato ottenuto, in termini di riconoscimento dell’identità occitana, non è infatti al sicuro, senza il ritorno alla politica.

Il compito principale del movimento autonomista occitano è in fondo semplice: l’autogoverno delle nostre valadas, attraverso istituzioni di autogoverno, che facendo rete fra di loro, dovrebbero avere una dignità cantonale almeno pari a quella di una provincia autonoma delle valli occitane.

Le montagne – non solo quelle occitane, perché il tema dell’autogoverno riguarda ogni territorio – devono poter gestire in autonomia le proprie risorse. Nessun altro, da fuori, ha il diritto di dirci come dobbiamo vivere! Perché la montagna è prima di tutto patrimonio e responsabilità di chi la vive!

Per questo, verso la fine degli anni Dieci, l’occitanismo ha iniziato a ristrutturarsi politicamente. Come Assemblada Occitana Valadas, in connessione con il movimento occitano interterritoriale, portiamo avanti questa prospettiva di autogoverno, insieme con le battaglie locali di ogni giorno, cercando di ottenere il massimo per il territorio! Un esempio è il nostro forte attivismo a favore della ferrovia Cuneo-Nizza, arrivando ad essere protagonisti della vittoria di questo antico bene comune al concorso "Luoghi del cuore" del FAI.

Siamo storicamente in fecondi rapporti con la Union Valdôtaine e, più recentemente, con i Liberi Elettori Piemontesi animati da Milian Racca.

Abbiamo avviato, grazie al lavoro comune nel Forum 2043, un progetto politico con Autonomie e Ambiente e con EFA, per riportare nel Parlamento europeo, le nostre istanze di autogoverno, insieme con tutti gli altri territori che resistono al centralismo italiano e francese.

Valadas, 25 marzo 2023

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Le Valli Occitane con Autonomie e Ambiente

L'associazione politica Assemblada Occitana Valades, già da tempo in collegamento con Autonomie e Ambiente, ha chiesto di essere associata ad Autonomie e Ambiente.

Il giorno 1 aprile 2023, la presidenza di Autonomie e Ambiente ha accolto l'associazione occitana come candidata osservatrice, in forma pubblica, con il consenso dei Liberi Elettori Piemontesi, considerando che essa già partecipa al Forum 2043, i suoi rapporti storici con la forza sorella maggiore Union Valdôtaine,la simpatia che la rete delle Assembladas ha sempre espresso per EFA e per RPS.

La candidatura sarà comunque soggetta a ratifica alla III Assemblea generale, che sarà organizzata entro il 2023.

Qui la pagina della nostra nuova forza sorella a cui diamo un caloroso benvenuto.

Udine, domenica delle Palme, 2 aprile 2023

Flag of Occitania with star

Un maestro occitano a Firenze

  • Autore: Alessandro Michelucci - Firenze, 9 maggio 2023

Grazie ad Alessandro Michelucci, un giornalista fiorentino che si occupa da una vita di popoli minacciati, culture a rischio di cancellazione, minoranze oppresse, recuperiamo la memoria di Robert Lafont, un maestro della cultura occitana e un ispiratore di una "rivoluzione regionalista" che riguarda tutti i territori che vivono in stati troppo grandi e troppo centralisti. L'articolo di Michelucci riprende una sua pagina pubblicata sul numero 484 del 18 marzo 2023 di "Cultura Commestibile", rivista fiorentina di Maschietto Editore, in occasione del centenario della nascita di Lafont. E' un'altra occasione per rafforzare le radici del nostro impegno contro il centralismo, in Francia, in Italia, in tutti gli stati, che noi, come Lafont, vediamo come un vero e proprio colonialismo interno. Il nostro impegno per restituire autogoverno a tutti i territori, come sosteneva il maestro occitano, non si esaurisce in un impegno per la "decentralizzazione". Semmai, la nostra, è una rivoluzione decentralista ed è per noi il modo migliore per celebrare l'odierna giornata dell'Europa.

Firenze, 9 maggio 2023

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Robert Lafont, maestro occitano

Secondo uno stereotipo radicato, la Francia sarebbe la patria dei diritti umani, della democrazia e della libertà. A nulla vale ricordare che questa repubblica è nata mettendo al bando le lingue diverse dal francese e annettendo un'isola vicina (la Corsica). A nulla vale ricordare che ha combattuto sette anni per non perdere l'ultima colonia importante (l'Algeria) e che pratica tuttora un centralismo anacronistico negando i diritti delle sue numerose minoranze linguistiche (Alsaziani, Baschi, Bretoni, Catalani, Corsi, Fiamminghi e Occitani). Chi si ostina a vedere nella Francia un faro di libertà, quindi, dovrebbe ascoltare la voce delle figure politiche e intellettuali che hanno toccato con mano una realtà molto diversa dagli stereotipi suddetti. Uno dei più lucidi è stato Robert Lafont, nato a Nîmes il 16 marzo di cento anni fa e deceduto a Firenze nel 2009. Qui aveva vissuto a partire dal 1984, pur dividendosi fra il capoluogo toscano e Montpellier.

Lafont è stato il più importante intellettuale che la cultura occitana abbia espresso nella seconda parte del ventesimo secolo. Ma dato che oggi il termineoccitano può generare un equivoco, è necessario un chiarimento.L'Occitania ammnistrativa, nata con la la riforma territoriale del 2016, si estende per 72000 kmq e include alcune città di rilievo della Francia meridionale, fra le quali Montpellier, Nîmes e Tolosa. Questa coincide solo in parte conla regione storico-linguistica dell'Occitania, grande quasi il triplo, che rappresenta un caso emblematico di nazione senza stato.Per molti questa cultura è legata a qualche pallido ricordo scolastico: la lingua d'oc, i trovatori provenzali, lo sterminio dei Catari. Ma esistono anche tappe più vicine a noi: basti pensare a Frédéric Mistral (1830-1914), il poeta provenzale che nel 1904 ricevette il Premio Nobel per la letteratura.

In questa storia si inserisce a pieno titoloRobert Lafont, poeta e romanziere, drammaturgo e linguista, anticipatore dei movimenti no-global (quelli che in Francia vengono chiamatialtermondialistes), lucido critico del centralismo francese e paladino di una Francia federale.

Nel 1945 Lafont è fra i fondatori dell'Institut d'estudis Occitans (IEO), che dirige a più riprese negli anni successivi. L'anno successivo, insieme ad altri, fondaL'ase negre (Il mulo), la prima rivista occitanista del dopoguerra.Quello che bisogna sottolineare con forza, comunque, è che l'attenzione alle questioni regionali non ha niente a che fare col passatismo o col ripiegamento folklorico: per lui l'area occitana non deve essere "riserva etnografica e linguistica, ma una terra viva e pulsante", scrive nel 1955 sulla rivistaOc. Lafont rifiuta senza mezzi termini il micronazionalismo difeso da altri esponenti del variegato movimento occitano. Propone invece un socialismo originale, basato sull'autogestione e sul decentramento.

In opere di rilievo centrale, comeLa révolution régionaliste (1967),Sur la France (Gallimard, 1968) eDécoloniser en France (Gallimard, 1971), espone il concetto di colonialismo interno:

"Per noi questa espressione, non colonialismotout court, ma colonialismo interno, non è né un facile vessillo di rivolta, né un modo per attirare l'attenzione mediatica. È l'espressione più adatta che abbiamo trovato per definire una serie di processi economici di cui il sottosviluppo regionale è l'involucro visibile" (La révolution régionaliste).

Questa teoria influenza fortemente le lotte nazionalitarie che si stanno sviluppando in altre regioni europee, come la Bretagna, la Catalogna e la Scozia. Una tesi che verrà ripresa da altri studiosi, fra i quali il fiorentino Sergio Salvi (Le nazioni proibite. Guida a dieci colonie "interne" dell'Europa occidentale,Vallecchi, 1973).

Parallelamente Lafont prosegue il forte impegno in difesa della cultura occitana, attestato da libri comeClefs pour l'Occitanie (Seghers, 1971),Lettre ouverte aux français d'un occitan (Albin Michel, 1973) e La revendication occitane (Flammarion, 1974).

Negli stessi anni partecipa alle imponenti proteste contadine del Larzac, un'area rurale minacciata dall'ampliamento di una base militare, che si risolvono positivamente.

Passano quindi molti anni segnati dall'impegno accademico (insegna all'Università Paul-Valéry di Montpellier) e dalla scrittura, con opere che spaziano dal romanzo alla poesia, dal teatro alla linguistica. Ma la fiamma dell'impegno politico non si spenge mai. Infatti torna a manifestarsi nel 2003, quando Lafont partecipa attivamente al convegnoGardarem la terra. In quella occasione lo studioso legge il manifesto politico che lui stesso ha redatto. Il convegno si richiama apertamente ai moti popolari degli anni Settanta (la grande protesta del Larzac) e ne attualizza lo spirito.

La vita di Robert Lafont è stata un meraviglioso mosaico di esperienze politiche e culturali che si sono intrecciate fra loro con la massima coerenza. Lo studioso occitano è stato un uomo di grande cultura, ma non è mai rimasto chiuso in una torre d'avorio. Radicale ma mai velletario, ci lascia un'eredità ideale di enorme valore, secondo la quale la difesa della diversità culturale non potrà mai accettare che la vita venga ridotta a merce.

Alessandro Michelucci

 

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