Omaggio a Francesco Catanzariti, socialista meridionalista autonomista inquieto
Francesco Catanzariti, classe 1933, ci ha lasciato il 7 agosto 2024. E' stato un uomo politico socialista meridionalista autonomista, "inquieto" e quindi coraggioso e lungimirante. Come altri della sua generazione, ha fatto politica all'ombra delle tende dei partiti popolari della sinistra italiana del primo dopoguerra, ma sempre da posizioni indipendenti e infine avendo ben chiaro che le sinistre erano parte di una "partitocrazia" centralista.
Grazie a Radio Radicale è possibile ascoltare il suo intervento al XXXII congresso del Partito Radicale, registrato a Roma il 30 ottobre 1986. Catanzariti intervenne a nome del Movimento Meridionale della Calabria. In quell'intervento, che abbiamo qui trascritto per rendergli omaggio, c'è tutto ciò che è importante, per un autentico meridionalismo, per l'emancipazione delle Calabrie e del Sud, per una nuova stagione delle autonomie personali, sociali, territoriali, nella Repubblica e in Europa.
Al netto della necessità di contestualizzare un intervento che risale agli anni Ottanta del secolo scorso, nelle parole di Catanzariti troviamo concetti chiari, comprensibili, necessari e sufficienti anche per il XXI secolo: la consapevolezza di cosa è una "colonia" interna in uno stato come quello italiano, nel mercato comune europeo, nel mondo globalizzato; l'ancoraggio alle radici più profonde della promozione delle autonomie umane (che noi perseguiamo sempre alla luce dei valori della Carta di Chivasso); il realismo con cui si prende atto del "peso morto" di ceti burocratici ignoranti, incompetenti, parassitari, che prosperano grazie al centralismo e anzi contribuiscono a perpetuarne i disastri; la consapevolezza che senza una nuova generazione di leader locali, in un sistema politico più democratico, in cui i rappresentanti siano eletti dalle comunità locali, non ci sarà emancipazione e riscatto dalla miseria, dallo spopolamento, dall'assistenzialismo.
Fa impressione la lucidità di Catanzariti nel 1986, soprattutto pensando a quanti masanielli, guitti, populisti, impreparati e avventati ignoranti hanno poi impedito la formazione di movimenti politici meridionali veramente indipendenti dalle piramidi politiche nazionali. Il tempo però, sembrerà banale ripeterlo, è e sarà galantuomo e anche i territori del Sud, anche grazie al lavoro del Comitato Charta di Melfi, potranno presto esprimere una classe dirigente, invece che emigrante o peggio obbediente.
Pubblicato il 14 agosto 2024
Nota bene: nella trascrizione ci sono dei corsivi e delle inserzioni fra parentesi quadre che hanno il solo fine di rendere più piana la trascrizione dell'intervento - a cura del gruppo di studio del Forum 2043
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Compagni e amici Radicali, il nostro saluto fraterno, come Movimento Meridionale Calabria, nasce da ampie convergenze politiche e storiche, che ci hanno consentito di sostenere assieme una battaglia impegnativa ed importante come quella delle elezioni del 12 maggio 1985 (elezioni regionali della Calabria, ndr).
Abbiamo trovato in voi un importante punto di riferimento per il vostro carattere libertario, per la vostra sensibilità ai temi dell'autonomia, agli ideali di giustizia, per la vostra spietata critica di fronte al degrado politico economico e morale del paese, alla partitocrazia.
Ecco perché intervengo al vostro congresso con una intima sensazione di rispetto verso di voi, che avvertite così profondamente l'attuale crisi dello [strumento] partito politico, che vi ponete onestamente il problema se sia opportuno sopravvivere oppure sciogliervi, senza che altri per cecità e calcoli meschini, vengono turbati dai grossi rischi che la società italiana correrebbe con la privazione di un importante ruolo quale quello esercitato dal Partito Radicale.
Altrettanto rispetto non provo per l'arroganza delle burocrazie che hanno trasformato i partiti presenti sulla scena politica nazionale in organizzazioni prive di ideale e tese soltanto a perpetuarsi attraverso la corruzione, il favoritismo, il clientelismo. Ma a parte questo, noi del Movimento Meridionale siamo critici verso i partiti nazionali che con la loro struttura e comportamento di fatto deprivano di rappresentanza politica ed elettorale i cittadini del Meridione.
I soggetti sociali meridionali, come ci insegna la storia non solo recente, non hanno mai conosciuto una onesta, corretta ed autentica [rappresentanza] politica.
Ciò è provato da operazioni “sottili”, come lo spogliare [il Sud] dei risparmi accumulati da intere generazioni. Un’operazione di drenaggio portata avanti da ogni governo e sempre sostenuta dai partiti politici unitari. E’ un esempio fra gli altri, ma tanti altri se ne potrebbero fare sul piano della politica economica e perfino delle opere pubbliche, come le ferrovie costruite per scopi militari o per portare a termine l'operazione di repressione. Non solo contro il brigantaggio ma perfino contro i Fasci siciliani, la lotta per la terra, le rivolte popolari alla cui base, senza intaccarle, c'erano e ci sono condizioni di profondo malessere economico e sociale. Il “grande” Giolitti governò con il [suo] compromesso storico le ragioni padane e con i mazzieri, i prefetti, i carabinieri le regioni meridionali.
Nel dopoguerra tutti i partiti della “esarchia” (al tempo di questo discorso s’intendono i cinque partiti di governo del Pentapartito più il PCI, ndr) nella sostanza proseguirono nella gestione della cosa pubblica questo cinico disegno di amministrazione dualistica non certamente rispondente agli interessi globali del paese, innescando processi pericolosi di rottura, di razzismo, di mortificazione, di uso irrazionale delle risorse umane e materiali [di tutti i territori] del paese. Accantonando il “Piano del lavoro” di Giuseppe Di Vittorio e dei sindacalisti meridionalisti, la stessa ispirazione ideologica di Antonio Gramsci e perfino le intuizioni di don Luigi Sturzo, si concentrarono gli sforzi e i mezzi per le aree industriali economiche più competitive del Nord e si abbandonò il Sud al suo destino.
Al proletariato meridionale fu praticamente consegnata una valigia perché emigrasse, senza dar luogo a traumi nazionali e convulsioni politiche. Il dramma della Calabria, con le centinaia di migliaia di emigranti e di disoccupati, è vistosamente sotto gli occhi di tutti, al punto da configurare la regione come zona tipicamente di sottosviluppo, zona semi-coloniale, un Terzo mondo [interno].
Nella totale cecità dei partiti nazionali gli interventi statali, compresi il primo e il secondo “Piano verde” (le riforme e i piani per lo sviluppo agricolo degli anni Sessanta, ndr), sono stati prosciugati dai gruppi finanziari ed agrari della Pianura Padana.
Perfino la politica agricola della Comunità europea ha peggiorato la situazione. E’ riuscita a modificare i rapporti di scambio tra produzioni mediterranee e produzioni continentali, con la sbalorditiva conseguenza negativa da una parte di assistere alla nascita dei miliardari e dall'altra, nel Sud, di ritrovare agricoltori e contadini con la casa e la terra impegnate per la “riconversione”: da vite ad agrumi, da agrumi a grano, da grano all'ulivo, e da ulivo a vite.
Solo uno esempio: nel 1960 il rapporto di scambio tra olio di oliva e latte era di 10 a 1; oggi è di 2,5 a 1; cioè in venticinque anni l'olio ha perduto tre quarti del suo valore di scambio.
Lo stesso fracasso che si fa attorno alla Cassa per il Mezzogiorno, “divoratrice” delle ricchezze nazionale secondo alcuni… [Ma] pochi sanno che i [suoi contributi] rappresentano soltanto un decimo [dell’importo] dei depositi bancari che si sono spostati annualmente dal Sud al Nord nel corso di trentacinque anni.
Per evidenziare le responsabilità che gravano sui partiti nazionali mi sono limitato a poche esempi, non ho voluto per ragioni di tempo - sto concludendo - soffermarmi su altri significativa aspetti come quelli dello stato sociale, e contestare le malevoli ed interessate deformazioni che su questo terreno si fanno spesso, o sulla politica assistenzialistica, non voluta ma subita dal popolo meridionale come da tutto il paese nell'interesse della politica clientelare e del “mercato”, quello voluto dai “padroni del vapore”.
Né voglio parlare dell'altro drammatico aspetto, sul quale ho notato tanta sensibilità ed è un fatto che vi onora e che rende orgoglioso il Partito Radicale, che riguarda il problema della giustizia, della violazione dei diritti civili più elementari, dell'uso strumentale e disonesto che si fa del fattore criminalità, della delinquenza organizzata.
Spesso alibi e pretesto per acquietare la cattiva coscienza d'una classe dominante e dirigente incapace di proteggere il cittadino dal delitto e di rimuovere le cause culturali ed economiche, attaccando alla radice il malessere. Anzi volutamente si scambiano effetti con cause, nell'assoluzione di precise responsabilità politiche dei potentati. Si usano fenomeni perversi, le cui conseguenze disastrose sono pagate e patite dalla popolazione meridionale, per sparare nel mucchio, in violazione della Costituzione, per criminalizzare ed etichettare con cinismo un popolo.
Si sappia che in Calabria ci sono migliaia e migliaia e migliaia di diffidati, di ritiro di patenti a volte per aver partecipato ad un funerale - perché non c'è neanche il diritto di partecipare ai funerali - oppure per un precedente banale, irrisorio, o addirittura per essere “nullafacenti” - come mi è capitato di leggere - cioè disoccupati.
O come voi Radicali avete denunziato, si sappia che in Calabria si può entrare vivo e robusto in una caserma per uscire in una bara, come è capitato ad un giovane nel mio paese natìo (Platì, ndr), o come fu il caso di una donna, per lo spavento di un blitz inconcludente ed inutile, si può trovare anche la morte.
Ecco perché noi del Movimento Meridionale Calabria parliamo [della nostra terra come] di una “colonia”.
Per avviarmi alla conclusione, voglio riprendere quanto i giornali hanno riportato in merito agli interventi del professore Leopoldo Elia, ex presidente della Corte costituzionale, e di Maurice Duverger al convegno di Perugia sulla crisi dei partiti. Mi ha colpito una espressione di Duverger sui politici come “avversari collaboratori”. Il politologo non penso abbia mai studiato la funzione del ruolo dei partiti nel Meridione. Se ha letto Gaetano Mosca, non penso abbia letto certamente Gaetano Salvemini e Guido Dorso. In Italia da sempre tutti i partiti si sono presentati e si presentano come “avversari collaboratori” attorno agli interessi corporativi del Settentrione e come “nemici nemici” nel Meridione.
Il Movimento Meridionale non ha oggi i problemi che attanagliano il Partito Radicale (sciogliersi o continuare, ricordiamo, era il tema del congresso radicale del 1986, ndr).
Il Meridione nell'attuale fase storica manca di rappresentanza politica adeguata, specie in Calabria, dal punto di vista degli estremi produttivi della società, i capitalisti e i proletari.
Nel Meridione riceve rappresentanza politica, anzi si è impadronito e gestisce i partiti, un ceto medio che non è produttivo, in quanto non è legato alla produzione reale, ma solo all’attività burocratica e per giunta di qualità scadente. Abbiamo così un dominio, dall'estrema destra all'estrema sinistra, dell'intellettuale disorganico o tradizionale che dir si voglia (arretrato e impreparato, si potrebbe dire, gramscianamente, ndr). [Figura che] blocca, congela, ossifica le possibilità e le spinte in direzione del cambiamento.
Cari amici Radicali, noi abbiamo bisogno di un movimento politico e abbiamo bisogno di farlo crescere.
Siamo mossi da grandi utopie, come per esempio l'Europa della Regioni, nel quadro di una nuova carta proletaria che ripattuisca la solidarietà fra tutti i popoli della Terra.
Abbiamo bisogna altresì di grande concretezza, al fine di realizzare un'alleanza tra produttori meridionali che rigenerando l'economia tragga il il Meridione fuori dallo stato di disfacimento [materiale e] morale in cui versa ormai da molti anni. Abbiamo bisogno di un movimento politico perché i buoni e gli onesti debbono trovare un luogo di incontro, perché escano dall'ombra e si schierino in primo luogo contro il sistema partitocratico, che voi avete contribuito validamente a mettere a nudo.
In questo contesto, nel rispetto delle specificità di ognuno e nel coordinamento dell'azione, siamo convinti che un grande ruolo può essere assolto dal Partito Radicale. Per questo, cari compagni ed amici, guardiamo al vostro congresso con attenzione e con apprensione.
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Intervento di Francesco Catanzariti, Movimento Meridionale Calabria, al XXXII congresso del Partito Radicale, Roma 30 ottobre 1986
Fonti e approfondimenti:
https://www.radioradicale.it/scheda/20099?i=2732252
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Catanzariti
https://www.giornalistitalia.it/addio-ciccio-catanzariti-socialista-inquieto/
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