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Ottant'anni di impegno della Union Valdôtaine per l'Europa delle regioni

Contributo della Union Valdôtaine al Forum 2043 - Aoste-Aosta, lunedì 15 dicembre 2025, San Valeriano

Il 2025 è stato un anno importante per le autonomie nella Repubblica Italiana e nell'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli. La Union Valdôtaine, in particolare, ha celebrato gli ottant'anni della Liberazione e della propria fondazione portando a termine un processo di rinnovamento e ricomposizione nella propria terra. Ha riallacciato percorsi di collaborazione con le autonomie del resto d'Italia e d'Europa, anche grazie alla crescente collaborazione con Autonomie e Ambiente e al ritorno nella rete EFA, di cui la Union era stata una delle forze fondatrici. Alla fine di questo periodo intenso, la Union ha ottenuto un importante successo elettorale nelle recenti elezioni regionali. La Union, la forza che più direttamente è erede e custode dei valori della Carta di Chivasso, con questo intervento sul Forum 2043, ci aiuta a tramandare un grande patrimonio di pensiero e azione autonomista, in questo nostro cammino comune verso il centenario della dichiazione autonomista.

Ottant’anni dopo: ritrovare la forza della Libertà e dell’Autogoverno

Nel 2025 che sta per chiudersi, abbiamo celebrato anniversari importanti.

In aprile, abbiamo ricordato gli Ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo, da quel «malgoverno livellatore e accentratore» contro cui si era battuta anche la Resistenza federalista, nata a Chivasso il 19 dicembre 1943 con il contributo di Émile Chanoux.

A settembre, in Valle d’Aosta abbiamo celebrato gli Ottant’anni dalla fondazione dell’Union Valdôtaine, il movimento che, volendo raccogliere quell’eredità, è sempre stata in prima linea per superare la visione di una Autonomia “concessa dall’alto” e realizzare, al contrario, una Autonomia “dal basso”, che rifletta la volontà profonda della nostra gente.

La nascita dell’Union Valdôtaine fu un atto politico. Un gesto di rivendicazione popolare, compiuto proprio attorno alle idee espresse da Chanoux, assassinato in carcere dai nazifascisti, che nei lavori preparatori della Carta di Chivasso – con grande intuito politico – aveva compreso che i partiti stato-nazionali non si sarebbero fatti carico delle istanze delle piccole comunità di montagna, e che sarebbe stato perciò necessario – dopo la Liberazione – auto-organizzarsi in movimenti politici locali e di territorio.

A ottant’anni da quel passaggio della Storia, ritrovare il senso delle nostre origini, che affondano le loro radici negli ideali e nelle scelte coraggiose della Resistenza federalista, significa riscoprire e difendere il diritto dei popoli a scegliere il proprio destino. Significa riaffermare che le comunità – piccole o grandi – hanno voce, identità, storia, diritti. Significa denunciare ogni deriva neocentralista, che cancella le specificità dei nostri territori ed elimina le giuste differenze in nome di una presunta efficienza.

Non si tratta di nostalgie. Si tratta piuttosto di tenere salde le proprie radici, che affondano nel pensiero europeista e autonomista, e di guardare al futuro, forti di quella Storia. Quel passato ci invita ancora oggi a lottare contro ogni autoritarismo, contro il culto della personalità e i verticismi, che si consumano nella smania di presidenzialismo. Allo stesso tempo, ci chiede di contrastare ogni forma di centralismo, che si maschera nei tagli ai Comuni, nella marginalizzazione delle minoranze linguistiche, nella tentazione di ignorare le Autonomie quando diventano scomode. Quando portano una voce diversa.

La Resistenza federalista, nei suoi ideali e valori, non è finita. Ha solo trovato una forma nuova. Oggi la si pratica ogni volta che si difende una scuola di montagna che tenga vivo il plurilinguismo, una sanità territoriale accessibile anche nei paesi più piccoli, una mobilità che tenga conto delle disparità geografiche e non solo delle esigenze delle grandi città.

La si pratica ogni volta che si afferma che un’Italia diversa è possibile, se si segue il disegno impresso a Chivasso: un Paese che cresce dal basso, che non teme le differenze, ma le valorizza come una ricchezza, nel quadro di un’Europa unita e rappresentativa di tutte le comunità locali.

Quest’anno, ripercorrendo gli anniversari che l’hanno attraversato, il nostro dovere è stato – ancora una volta – quello di guardare avanti, con determinazione. Il 1945 ci ha insegnato che la libertà è una conquista collettiva. E che senza giustizia territoriale, senza partecipazione popolare, senza riconoscimento delle identità locali e senza Autonomia, quella libertà rischia di rimanere soltanto sulla carta.

L’Union Valdôtaine, rinnovando il suo impegno, continuerà a essere voce di chi chiede più democrazia nei territori, più autogoverno, più rispetto. Perché non ci può essere vera Libertà senza vera Autonomia. E perché ottant’anni dopo, lo spirito del 1945 è ancora vivo, e chiede soltanto di trovare nuove energie e nuove gambe per correre.

Ottant'anni di impegno della Union Valdôtaine per le autonomie di tutti e dappertutto nell'Europa delle regioni, contributo della Union Valdôtaine - attraverso Frédéric Piccoli - per il Forum 2043. Si ringrazia il presidente Joël Farcoz. Aoste-Aosta, 15 dicembre 2025.

 

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