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Contro l'imbroglio politico del leghismo

Cosa ci ricordano le polemiche su Clara Marchetto

Rilanciamo qui, integralmente, un recente intervento di Walter Pruner sulle polemiche attorno alla splendida figura di Clara Marchetto, autonomista e antifascista trentina. L'intervento è stato pubblicato sul Corriere del Trentino di sabato 14 febbraio 2026. Nel Consiglio regionale del Trentino-Sud Tirolo, le iniziative per ricordare Clara hanno incontrato l'opposizione delle destre nazionaliste e l'ignavia di certi "autonomisti" che da tempo ormai collaborano con esse.

 

Su Clara Marchetto, la pasionaria autonomista antifascista che la nostra Terra per troppo tempo ha ingenerosamente costretto all’oblio, si è perpetrata in Consiglio regionale da parte di un settore della maggioranza una imboscata politica degna di quella pratica negazionista, populista e qualunquista oggi tanto in voga. Si tratta di modelli che stanno permeando ed infiltrando la politica locale, in forza di una loro sottovalutazione e di un atteggiamento di contrasto prono che confonde il dibattito con la barbarie.

La politica che vive quale proprio orizzonte la sola contemporaneità è un paese senza antenati nè posteri, perchè senza memoria. Una Terrra che ha una storia straordinaria, ma non la studia, non la sa, è un paese assolutamente ignaro di se stesso. Un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani. La politica che rappresenta questa cifra a zero periodico, deve vergognarsi anche solo di provare ad innescare modelli di falso ideologico, deleteri verso la credibilità dell’interro sistema democratico, antifascista ed autonomista.

Clara Marchetto fu condannata all’ergastolo da quel singolare Tribunale settario istituito ai sensi dell’ art. 7 della legge 25/11/1926 n. 2008, estraneo alla Magistratura Ordinaria e voluto dal regime, all’interno delle famigerate “leggi fascistissime”, promulgate al fine di perseguire atti ritenuti contrari agli interessi della dittatura. Contro le sue sentenze non era attivabile ricorso alcuno o altra impugnazione. Detto Tribunale speciale fu effettivamente operativo dal 23 marzo 1939 al 29 luglio 1943, sciolto dal governo Badoglio a seguito della caduta del regime fascista. In pillole: 2780 sentenze tra cui il 62% furono verdetti politici, il 12% di spionaggio, il 10% riferiti ad atti di sabotaggio, il 9% a reati annonari, il resto riconducibili a omicidi, violenze e rapine commesse durante la guerra. Chiunque lontano dal credo fascista fosse incappato sotto il cingolato di questa sorta di “fascista inquisizione” aveva il destino segnato.

Parlare ufficialmente e nella sede più alta dell’autonomia regionale di ombre sulla storia di Clara Marchetto, e di necessità di approfondimento, con richiamo allo studio nei confronti di chi questo passaggio ha già fatto, è veramente suggestivo. Lo derubricherei a reato pendulo, da cattedra a banco, con assoluzione della relatrice per non aver compreso il fatto. Di più non aggiungerei.

Rilevano invece le cornici politiche, quella internazionale e quella locale.

Sussiste una sorta di corrente rassegnata ad una ineludibilità dell’attuale minimalismo, secondo la quale occorrerebbe abiltuarsi a lasciare correre tutto. La cosiddetta internazionale del politicamente scorretto, del falso purchè se ne parli, della parola eretta a manganello e della giustizia assogettata al potere, sta mettendo radici anche in Piazza Dante: In forma sorniona, coi tratti attendisti di chi insuffla gli animi del rancore e della divisione sapendo che questo funziona sempre e comunque. Latitante è il tema della argomentazione, che nella migliore delle ipotesi manca, e nella peggiore è falsa.

I fatti di questi giorni confermano questa permeabilità col quadro nazionale. Non deve meravigliare che ciò avvenga e questo in ragione del fatto che il partito di maggioranza relativa a Roma è l’alleato a stelle e strisce più forte in Europa, e la medesima forza è al governo anche nella terra di Degasperi.

Avere ignorato le raccomandazioni circa la natura nazionalista ed antiautonomista della destra post missina sta presentando il conto, era inevitabile. L’ossessione di una presunta sostanziale equivalenza politica tra sinistra e destra, e la presunta inesistenza di linee chiare di demarcazione, cozza contro orizzonti di società che sono diversi, migliori o peggiori sceglierà l’elettore, ma riferiti sicuramente a valori altri, radicalmente altri.

Sul piano più strettamente locale, è dirimente capire quale sia il tasso di interdipendenza da Roma rispetto agli assetti politico coalizionali. A giudicare dai bocconi amari e dai mancati interventi d’aula sulla questione Marchetto, qualcosa si evince. Una in particolare, è la costante irrequietezza declinata spesso in imbarazzo, che la maggioranza deve gestire, nel dialogo scorbutico alimentato anche da abili facilitatori parlamentari, altrove votati, ma pattiziamente riconosciuti garanti di un rapporto inscindibile con la Garbatella.

Senza battere ciglia in Aula i bifloreati Autonomisti di governo, pugnalati nella loro storia da coerenti camerati di viaggio, indigesti ma condivisi, sodali politici di coloro che Marchetto ergastolarono, pagano per l’ennesima volta lo scotto di traiettorie sovraniste e nazionaliste ontologicamente e storicamente antitetiche al profilo autonomista.

Che Fratelli d’Italia sul tema del fascismo nella migliore delle ipotesi si divida, e nella peggiore certifichi compatto la propria natura nazionalista e sovranista, sta nello spartito della propria natura, nulla di nuovo.

Lo scandalo non sta nella coerenza di Fratelli d’Itala, ma nella vergognosa incoerenza di un certo “Autonomismo” che con essa si allea.

Trento, 14 febbraio 2026

Walter Pruner

 

Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Clara_Marchetto

https://www.cultura.trentino.it/Appuntamenti/Clara-Marchetto-Sola-contro-tutti2 (da cui abbiamo tratto l'immagine di Clara Marchetto pubblicata in questo post)

https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/politica/26_febbraio_17/chi-e-clara-marchetto-la-donna-che-a-40-anni-dalla-morte-sta-lacerando-il-centrodestra-in-trentino-lo-spionaggio-l-ergastolo-e-fcc58f58-b4b7-4072-8362-27170e31dxlk.shtml

https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/lettere-al-direttore/walter-pruner-clara-marchetto-la-memoria-tradita-limboscata-politica-che-oltraggia-storia-ed-autonomia/

Un intervento di Alberto Predotti sulla Primavera dell'Autonomia  

Cosa è poi successo, dopo le polemiche, nel Consiglio regionale del Trentino-Sud Tirolo: 

https://www.consiglio.regione.taa.it/it/attivita-consiliare/pagine/comunicato&id=101

 

Firmate le ennesime "preintese" leghiste

Apprendiamo da Palazzo Chigi che sono state firmate le ennesime "preintese" tra il  Governo e le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Continuano i magheggi del ciarlatano in capo Roberto Calderoli in materia di "autonomia differenziata". All'incontro di approvazione degli "schemi di intesa preliminare" per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, hanno partecipato il presidente della regione Liguria Marco Bucci, il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. Si recita un altro atto di una commedia che sta mettendo in pericolo la Repubblica delle autonomie che ci sono e ancora di più quelle che ci potrebbero essere. Autonomie e Ambiente resta ferma, con le porte aperte, a tutti i veri autonomisti che sono stanchi di essere presi in giro.

Roma, 19 febbraio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente AeA - partner EFA nella Repubblica Italiana

 

2026 02 19 ennesime pre intese Calderoli

 

La scomparsa di Umberto Bossi

Ieri, 19 marzo 2026, è morto Umberto Bossi, all'età di 85 anni.

E' stato parte della storia del mondo delle autonomie e degli autonomismi, nel bene e nel male. Partecipiamo quindi al cordoglio dei familiari, degli amici, dei suoi conterranei, dei compagni del suo cammino.

Per i dettagli sulla sua lunga avventura umana e politica rimandiamo alle numerose fonti disponibili online.

Ci teniamo a ricordare i primi anni del suo impegno politico per le autonomie, che sono e resteranno quelli più significativi. Era una persona cresciuta nei piccoli gruppi dell'estrema sinistra quando nel 1979, a 38 anni, incontrò per caso Bruno Salvadori, uno dei leader più significativi della lunga storia della Union Valdôtaine. Si appassionò ai principi generali del federalismo e lavorò per contribuire allo sviluppo dei movimenti autonomisti che già esistevano nell'Italia settentrionale, con l'amico e sodale Roberto Maroni.

Mutuando l'esperienza della Unione Ossolana per l'Autonomia (UOPA), fondò nel 1980 la sua prima sigla politica: l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia (UNOLPA). Purtroppo la tragica morte di Bruno Salvadori nell'incidente automobilistico dell'8 giugno 1980 privò lui e tanti altri pionieri dell'autonomismo di un punto di riferimento cruciale.

Negli anni successivi Umberto Bossi, insieme a Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni, Emilio Sogliaghi, Roberto Maroni e altri, riuscì a organizzare un vero e proprio movimento politico territoriale per la Lombardia, quella Lega Lombarda con cui, alle elezioni politiche del 1987, fu eletto al Senato (per tutti, da allora, Bossi diventò il Senatùr, senatore in dialetto varesotto).

In parallelo con la crisi della partitocrazia italiana, la Lega Lombarda e le altre leghe ottennero visibilità e consenso popolare. Riuscirono anche a promuovere importanti attività culturali di approfondimento dei problemi italiani ed europei di autogoverno dei territori. Molti loro esponenti acquisirono capacità di governo delle comunità e dei territori.

Abbiamo chiaro cosa è andato storto: la svolta verticistica che lo portò a trasformare decine di leghe locali in una piramide soggetta a un ristretto gruppo di fedelissimi, a tratti tirannico. Non aveva una profonda cultura confederalista. Non crediamo comprendesse la necessaria coerenza tra mezzi e fini, che è il necessario fondamento per un movimento politico e culturale che intenda costruire qualcosa che attraversi le generazioni (e non solo assicurare la sopravvivenza a una generazione di dirigenti). In altre parole e correndo consapevolmente il rischio di essere semplicistici: non si può promuovere autogoverno dei territori praticando un centralismo di stampo bolscevico.

Quando Bossi e i suoi fedelissimi diventarono infine un cerchio magico, carente di trasparenza e moralità, il partito verticale, centralista e autoritario se ne liberò, ma passò in mano ad altri capi. Il suo immediato successore, Roberto Maroni, non riuscì ad avviare un processo di autoriforma (non ne ebbe proprio il tempo, per via del suo ritorno a tempo pieno al governo della Lombardia). Era già in corso quella degenerazione che pochi anni più tardi è diventata visibile a tutti, fino alla deriva salvinista, nazionalista, bigotta e reazionaria. La Lega Salvini è oggi la nemesi di ciò che avevano rappresentato le prime storiche leghe.

Sappiamo che fra le persone che hanno condiviso con Bossi un'intera stagione politica è in corso un profondo ripensamento. Ci auguriamo che prosegua, senza nostalgie e senza coazioni a ripetere ciò che in passato è già stato sbagliato.

Milano, 20 marzo 2026 - a cura della segreteria interterritoriale

Fonti e approfondimenti:

La foto è tratta da un articolo di Stefania Piazzo su La Nuova Padania

Un approfondimento, come sempre di qualità, su I Simboli della Discordia

 

 

Tre maestri ci spiegano l'impraticabilità dell'autonomia differenziata e l'imbroglio leghista contro tutte le autonomie

Raccogliamo qui le voci di tre maestri di diritto costituzionale, che sono anche tre persone amiche delle autonomie: Francesco Palermo, Marco Olivetti, Sabino Cassese.

1) Intervista su Radio Radicale al professore Francesco Palermo su "L'autonomia differenziata: livelli essenziali, costi standard e necessarie asimmetrie", di Roberta Jannuzzi (9 febbraio 2023, durata: 15 min 38 sec). Il prof. Palermo spiega con chiarezza che da sempre la Repubblica delle Autonomie e le autonomie regionali hanno dei nemici. Le previsioni costituzionali in materia di autonomia territoriale sono pressoché tutte inattuate, spesso tradite. Né ci sono molte speranze che i testi Calderoli, pieni di limiti e contraddizioni (come peraltro lo erano i testi Boccia e prima ancora i testi Gentiloni), possano portarci da qualche parte.

2) Un breve intervento del professore Marco Olivetti (ordinario di Diritto Costituzionale alla LUMSA), nel corso del seminario tenutosi al CNEL lo scorso 17 maggio 2023, sul tema "Riforme istituzionali e forme di governo. Un confronto" (A cura di Pantheon e Delfina Steri - Organizzatori: Federalismi.it, Osservatorio sui processi di governo), ci avverte del fatto che il governo ha già troppo potere e sta svuotando la Repubblica delle Autonomie. Una voce molto controcorrente e quindi molto necessaria nel contesto di quella giornata in cui furono innalzati molti peana al presidenzialismo e a nuove forme di premiarato.

 3) Un ultimo richiamo del professore Sabino Cassese contro il rischio del centralismo è stata inserito nella sua indicazione numero 8 ai membri della Commissione LEP (livelli essenziali prestazioni). Imporre gli stessi LEP da un angolo all'altro della Repubblica, rischia di essere una grave limitazione delle autonomie esistenti, altro che favorire lo sviluppo di nuove economie. Cassese, nella sua lunga esperienza, è sempre stato un pacato difensore della Repubblica delle Autonomie (di cui non ha mai sposato interpretazioni radicali, sia chiaro, anzi in passato è già stato molto critico con i pasticci politico-giudiziari del leghismo e del centrodestra in materia di autonomie e altro). In una recente intervista ha tuttavia ricordato, olimpicamente, che sono stati i costituenti a volere una Repubblica di autonomie asimmetriche (https://www.ilgiornale.it/news/politica/lautonomia-differenziata-decisero-i-costituenti-2113856.html). Averle tradite con l'eterno ritorno del centralismo italiano, con l'elaborazione di nuove forme di centralismo tecnocratico europeo, con imbrogli politici come il miscuglio di parole autonomiste e fatti centralisti ("autonomia differenziata" + "presidenzialismo" = anelli al naso e più catene per tutti i territori) portato avanti dal governo Meloni, non pare essere una strada che condurrà da qualche parte. Somiglia più a una scivolosa deriva.

 

Raccomandiamo anche di rivedere sul Forum 2043 come abbiamo stigmatizzato l'autonomia differenziata come grande specchietto per le allodole, un grande imbroglio - politicamente parlando - ordito da un leghismo ormai in piena crisi d'identità e di legittimità:

https://www.autonomieeambiente.eu/forum-2043/104-autonomia-differenziata-specchietto-per-allodole

 

 


 

Voci siciliane contro il faraonico progetto del ponte sullo Stretto di Messina

Ci sono voci siciliane che si sono sempre opposte alla costruzione di un ponte sullo Stretto di Messina. A conservarle con coerenza nel tempo, senza mai cedere agli ondeggiamenti opportunistici della politica siciliana, italiana ed europea, sono stati gli attivisti del Movimento Siciliani Liberi, la giovane organizzazione fondata il 3 gennaio 2016 a Pergusa. Siciliani Liberi ha raccolto l'antico patrimonio culturale e politico degli storici movimenti per il pieno autogoverno della Sicilia in Europa. Il movimento è membro di Autonomie e Ambiente e di European Free Alliance. Fra le molte ragioni "No Ponte", una è insuperabile: dopo cinquant'anni in cui si è lentamente preso coscienza che abbiamo antropizzato, inquinato, sfruttato, cementificato, imbruttito troppo il pianeta, un'opera di ingegneria umana così faraonica è semplicemente insostenibile. Nulla e nessuno può giustificare un cambiamento così radicale della geografia della grande isola al centro del Mediterraneo (e della vicina piccola penisola delle Calabrie). Non c'è nessun disprezzo per l'ingegneria e per le tecnologie, in questa obiezione. Si tratta di avere maturato un senso del limite, per amore del Creato e delle generazioni future, oppure brancolare ancora nel buio, accecati dalla hybris che sta conducendo la specie umana verso l'autodistruzione.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla segreteria del Movimento Siciliani Liberi:

 

Siciliani Liberi, partito della tradizione indipendentista per l'autogoverno, aderirà al corteo "No Ponte del 9 agosto 2025 in piazza a Messina. Il partito scende in piazza accanto ai cittadini per protestare contro una decisione capestro che non apporterà nessun beneficio e schiaccia i diritti dei cittadini attraverso pratiche scorrette. Alla manifestazione parteciperà anche la Segretaria del partito, Eliana Esposito,  candidata alla presidenza della Regione Siciliana alle ultime regionali.

Ancora una volta Siciliani Liberi è al fianco del comitato "No Ponte", che riunisce tante realtà associative e civiche, per ribadire il proprio NO ad una infrastruttura che devasterebbe il nostro territorio senza che ve ne siano i benefici. 

La Sicilia è centro del Mediterraneo e non periferia o Terminal d'Europa. La Sicilia deve cambiare prospettiva. Dobbiamo divenire un centro logistico del Mediterraneo, crocevia di flussi turistici e commerciali sostenibili fra Europa, Medio Oriente, Africa e Asia.

Segreteria Siciliani Liberi

Palermo - Catania - Messina, 8 agosto 2025

- - - Approfondimenti - - -  

La storica "pietra" sopra il ponte del prof. Massimo Costa  

 

 

L'intervento contro l'ecomostro faraonico dell'arch. Ciro Lomonte

2021 11 22 Ciro Lomonte Alleanza x Palermo