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Autonomie

Autonomie anche alla Camera

Grazie all'impegno, fra gli altri, dell'on. Franco Manes (Union Valdôtaine), finalmente dopo 25 anni anche alla Camera dei Deputati qualcosa cambia per le autonomie.
Era il 2001, XIV Legislatura, quando al Senato Augusto Rollandin insieme a Giulio Andreotti, Helga Thaler Ausserhofer e Alois Kofler, costituirono per la prima volta il gruppo “Per le autonomie” per dare una collocazione autonoma a senatori indipendenti, civici, regionalisti e delle minoranze linguistiche del Trentino-Alto Adige/Südtirol e della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste.
Nel panorama politico nazionale di allora fu una rivoluzione in quanto per la prima volta fu data voce ad un gruppo territoriale e non ideologico, che non si è mai definito primariamente lungo l'asse sinistra/destra, collocandosi invece pragmaticamente a sostegno dei governi che garantivano stabilità istituzionale, tutela delle autonomie, attenzione alle diversità territoriali e alle minoranze linguistiche.
Sino ad oggi tale possibilità era sempre stata preclusa alla Camera dei Deputati, seppur ci fossero stati innumerevoli tentativi di cambiare il regolamento.
Finalmente ieri, martedi 17 febbraio 2026, l’Aula ha approvato la modifica del regolamento e a partire dalla prossima legislatura anche alla Camera dei Deputati potrà essere costituito il gruppo delle Autonomie.
Un risultato importante, che nasce da un lavoro continuo di mediazione in questi tre anni e mezzo di legislatura, attraverso le iniziative del deputato valdostano Franco Manes e dei colleghi sudtirolesi Schullian, Steger e Gebhard. Mediazioni fondamentali per convincere i rappresentanti dei partiti nazionali che tale evenienza non rappresentava un pericolo ma un valore aggiunto per il Parlamento, parificando il sistema della Camera a quello del Senato.
Se ci saranno le condizioni, dopo le elezioni politiche del 2027, avremo sia al Senato che alla Camera, la voce delle autonomie.
Roma, 18 febbraio 2026 - Le Ceneri - fonte: l'ufficio del deputato Franco Manes

Qui il post Facebook con cui è stato dato l'annuncio

 

Firmate le ennesime "preintese" leghiste

Apprendiamo da Palazzo Chigi che sono state firmate le ennesime "preintese" tra il  Governo e le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Continuano i magheggi del ciarlatano in capo Roberto Calderoli in materia di "autonomia differenziata". All'incontro di approvazione degli "schemi di intesa preliminare" per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, hanno partecipato il presidente della regione Liguria Marco Bucci, il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. Si recita un altro atto di una commedia che sta mettendo in pericolo la Repubblica delle autonomie che ci sono e ancora di più quelle che ci potrebbero essere. Autonomie e Ambiente resta ferma, con le porte aperte, a tutti i veri autonomisti che sono stanchi di essere presi in giro.

Roma, 19 febbraio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente AeA - partner EFA nella Repubblica Italiana

 

2026 02 19 ennesime pre intese Calderoli

 

Il leghismo è morto e va sepolto

L'autonomista friulano Roberto Visentin è stato per anni un protagonista delle prime leghe regionali. Quando il movimento finì sotto la tirannia del Bossi solo al comando, scelse di ritirarsi da quella che vedeva come una degenerazione delle aspirazioni autonomiste originarie dei diversi territori. Qui una sua interessante intervista a Marco Ballico del Messaggero Veneto, sulla morte del leghismo e sulla necessità di superarlo definitivamente. Oggi Roberto Visentin, dopo essere stato uno degli ispiratori del Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia, è presidente di Autonomie e Ambiente e vicepresidente europeo di EFA, la famiglia politica europea delle autonomie e dei civismi.

Con l'invenzione della "Padania", con il "nordismo", il leghismo è diventato una piramide politica nel nord della Repubblica. Il tentativo di Roberto Maroni e di altri autonomisti storici di farla ritornare una casa plurale di autonomie è purtroppo abortito, anche per la prematura scomparsa di "Bobo". Quando a capo della piramide leghista è arrivato Matteo Salvini, al "comandante" il nord è rimasto stretto. La piramide è diventata italianista, nazionalista, centralista, autoritaria, bigotta e reazionaria. Così Salvini ha potuto aspirare a diventare podestà d'Italia invocando pieni poteri dalle spiagge del Papeete. Ancora oggi, pur ridimensionato, continua a imperversare come "pontefice" del faraonico nastro di cemento da innalzare nel cielo dello Stretto di Messina.

Udine, 20 giugno 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente (AeA)