Giovanna Casagrande sul 25 febbraio 2024, un voto decisivo per l'autogoverno sardo, a cui non si può essere indifferenti
ELEZIONI REGIONALI IN SARDEGNA - AL VOTO IL 25 FEBBRAIO 2024
Intervento di Giovanna Casagrande
(Sardegna Possibile, in dialogo con Autonomie e Ambiente)
Nuoro, 3 febbraio 2024
La Sardegna voterà il 25 febbraio 2024, con una legge elettorale infame non consente una rappresentanza democratica.
Per poter partecipare alle elezioni e superare la soglia di sbarramento si deve partecipare a delle coalizioni. Da anni, ciò significa piegarsi a entrare in uno dei due blocchi italiani: centrodestra o centrosinistra.
L'indipendentismo sardo non gode di buona salute. Anche Liberu, che è il maggior partito di quell'area, ha scelto di schierarsi prima nel cosiddetto campo largo, poi in assenza di primarie che consentissero una scelta del/della presidente della giunta regionale sarda, ha scelto di appoggiare Renato Soru.
Soru, dopo aver chiesto invano le primarie, ha deciso di proporsi per la presidenza con un campo autonomo. Sono confluiti nel progetto denominato Coalizione Sarda alcuni soggetti politici sardi: Progetto Sardegna, Irs, Progres, Sardegna chiama Sardegna. Partecipano anche i liberali italiani di Azione e Più Europa, anch’essi in forte disagio con l’attuale bipolarismo forzato.
Coalizione Sarda vede in campo persone che da anni lottano per una politica sarda, svincolata da partiti italiani. Il fatto che fra gli alleati ci siano alcuni partiti italiani ha determinato critiche anche feroci, volte a disconoscere questo percorso.
Personalmente ho scelto di sostenere un giovane candidato di Liberu – Antonio Fronteddu - che, nel Nuorese, rappresenta per età, competenze e visione, il futuro che va sostenuto.
Sono consapevole che solo in questo modo si possa provare a rinnovare, se non a sostituire, vecchi modelli che hanno soffocato, in campo indipendentista, non solo un ricambio generazionale, ma anche la possibilità di un diverso approccio alla politica. Occorre superare un atteggiamento settario, quindi di scarsa influenza nella società.
Coalizione Sarda rappresenta quindi, ai miei occhi, una seria opportunità di ricostruire un tessuto connettivo con le comunità, aprendo a un modello in cui soggetti poco connessi possano incontrarsi per affrontare nuove sfide che sono, come da programma, un nuovo modelli di istruzione, una transizione energetica che non soccomba alla speculazione, una rinnovata tutela ambientale, un nuovo approccio su politiche sociali e di genere, il superamento della legge elettorale e degli assetti istituzionali verticali oggi vigenti.
Chi critica l'operazione politica, e la candidatura di Renato Soru, dovrebbe interrogarsi sul perché, a dieci anni dal percorso di Sardegna Possibile, che vide candidata Michela Murgia e che fu stroncato non dai numeri ma da una impietosa legge elettorale, il mondo indipendentista non abbia espresso altre figure all'altezza della sfida contro i poli del colonialismo politico italiano.
A tuttə noi va il merito di aver sfidato un bipolarismo che ha visto sin qui l'elettorato sardo costretto a un plebiscito su due nomi entrambi espressi dal sistema che, inutile dirlo, fa capo a Roma e non a Cagliari.
Credo fermamente che occorra insistere e strutturare un percorso politico sardo, sganciato dalle ingerenze italiane. Per questo, comunque vada il voto, "abbiamo già vinto" come dice Renato Soru, ormai instradato in un percorso di autodeterminazione.
Sarà il 26 febbraio a rivelarci i nuovi rapporti di forza, ma noi comunque dobbiamo continuare il nostro lavoro sui territori, per l’autogoverno della Sardegna.
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