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Europa delle regioni

2024 - 05 - EFA in Milan, 16 May 2024, with Maylis Roßberg - SAVE THE DATE!

SAVE THE DATE! (Italian version)

European Free Alliance
and "Autonomies and Environment"
in Milan on 16 May 2024

FAIR ELECTIONS
STRONG AUTONOMIES
IN A EUROPE FOR ALL

Where:
Meeting center "Slow Mill" (www.slowmill.it - Dora e Pajtimit, Italian-Albanian non-profit association "The hand of reconciliation")
Via Volturno 32,Milan (ISOLA neighborhood, ISOLA metro station)

With:
Maylis Roßberg, EFA Spitzenkandidatin
Lorena López de Lacalle, EFA President
Mauro Vaiani, "Autonomies and Environment"
 
along with other leaders of civism and territorialism

Program of the day (tbc):

-11.00 (11 am) - Press conference (journalists and media operators are asked to register via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

- 14.00 (2 pm) - Maylis Roßbergmeets young local leaders of civicism, autonomism and territorialism (register at the email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Translation English-to-Italian and Italian-to-English will be provided.

 

2025 - 05 - EFA wants Europe governed by the Parliament and the Committee of the Regions

REDEFINING LEGISLATIVE POWER IN EU

1.
Introduction
Old and new forms of centralism are endangering the hard core of our values: personal,
social and territorial autonomies. From an “emergency” to another, peoples are reduced to
silence, and are threatened by continuous erosion of democracy in Europe. We, EFA, as the
European political family of those who believe in self-government for everyone and
everywhere, and in subsidiarity as a founding principle of the European institutions, must
mobilize for what we believe in. Unlike other European political families, we have a strong
message, a serious alternative narrative to both declining technocracies and rising
extremisms: a case for Europe as a family of strong local democracies. Since 1981, as EFA,
we have preserved our spiritual, historical, cultural, political heritage, as the most credible
opponent of any concentration of power and wealth. Since ever, we put in discussion
contemporary centralized states of “Jacobin imprint”. We are rooted in 1943 anti-Fascist
and anti-centralist Chivasso Charter. We are inspired by the long-standing experience of
Swiss confederalism. Our founders, Maurits Coppieters and many others, dedicated their
entire life to preserve and deliver to future generations ancient instances of self-
government, protection of minorities and diversities, international solidarity and anti-
colonialism.

2.
EFA’s vision about European Union legislative power
Having left for decades legislative initiative and power in the hands of a narrow and
technocratic executive power (the Commission) has produced a legislative metastasis that
citizens are suffering with increasing discomfort. This must change, to bring Europe back
on the path of our vision: a Europe of peoples, regions, territories, where laws are proposed
by peoples’ representatives if and when believed necessary for all peoples. In the medium-
long term – gradatim - we must find courage, competence, and alliances, to support radical
reforms of the European institutions, inspired by subsidiarity, solidarity, democracy,
starting with increasing the legislative power of the Parliament and the Committee of
the Regions, while reducing the role of the Commission and the Council of Heads of State
and Government.

Created in Florence, 25 March 2025

Adopted unanimously by EFA General Assembly in Nantes, 9 May 2025

Motion number 27

Introduced by Mauro Vaiani

(in the picture part of the presidency of Nantes EFA Assembly; from left to right: Jordi Solé and Lydie Massard) 

Presented by: Patto per l’Autonomia – FVG, Siciliani Liberi, Ora Toscana, Rumâgna Unida

 

 

 

50° anniversario della morte di Emilio Lussu

Cinquanta anni fa moriva Emilio Lussu (Armungia, 4/12/1890 - Roma, 5/3/1975), uno dei padri della Repubblica delle Autonomie e dell'Europa delle Regioni.

Il profilo morale, intellettuale e politico di Emilio Lussu si definisce attraverso una serie di grandi vicende storiche: soldato sardo arruolato nella terribile Grande Guerra; fondatore del movimento sardista per l'autogoverno dell'isola insieme a Camillo Bellieni; la lotta contro il fascismo; la partecipazione alla Resistenza con Giustizia e Libertà e con il Partito d'Azione; l'impegno nella Costituente per le autonomie, intese come necessità radicale di autogoverno popolare dal basso; l'aspirazione a un socialismo autonomista, umanitario, libertario. Fu un grande scrittore e fra le sue molte e famose opere, deve essere riscoperto e riletto il suo feroce e tragico "Marcia su Roma e dintorni", pubblicato nel 1974, poco prima della sua scomparsa.

Il cinquantesimo della sua scomparsa è stato ricordato dai consigli regionali delle regioni autonome di Sardegna e Valle d'Aosta, oltre che in Senato, su iniziativa di Carla Bassu (docente dell’Università degli Studi di Sassari).

Olbia, 6 marzo 2025 - A cura della segreteria interterritoriale

 

 

 

 

Amnistia per l'Europa, non solo per la Catalogna

Udine,24 settembre2021

Amnistia e dialogo per l’Europa,
non solo per la Catalogna

Comunicato della Presidenza di Autonomie e Ambiente

Esprimiamo la solidarietà della rete di forze territoriali Autonomie e Ambiente all’on. Carles Puigdemont, oggi eurodeputato catalano esiliato e perseguitato dalla magistratura spagnola. Il suo arresto, già inconcepibile, diventa particolarmente doloroso perché è avvenuto al suo arrivo nella città catalana di Alghero, nell’isola di Sardegna che lotta per il proprio autogoverno.

Siamo di fronte alla conferma delle nostre preoccupazioni sulle condizioni in cui è ridotto lo stato di diritto nella Repubblica Italiana, tenuta in scacco da pulsioni centraliste e autoritarie.

Ribadiamo che una larga e comprensiva amnistia è la precondizione imprenscindibile per riavviare il necessario dialogo tra il Regno di Spagna e le istituzioni di autogoverno della Catalogna. Restiamo in contatto con i parlamentari autonomisti italiani ed europei e con l’Alleanza Libera Europea (European Free Alliance, ALE-EFA), per seguire l’evolversi della situazione.

Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per le criticità giuridiche che evidentemente sono insite nell’istituto del mandato di cattura europeo, che non dovrebbe in alcun modo, come ribadito anche recentemente dalla Corte europea di giustizia, essere usato per perseguitare dissidenti politici. E’ l’Europa intera, non solo la Catalogna, che ha bisogno di amnistia e dialogo, contro il centralismo e l’autoritarismo.

Per approfondimenti e contatti:

https://www.autonomieeambiente.eu

https://www.autonomieeambiente.eu/strumenti/newsletter

https://www.youtube.com/channel/UCPGdjn5giLSANVvnw-yZFow

https://twitter.com/rete_aea

https://www.facebook.com/AutonomieeAmbienteUfficiale/

https://www.facebook.com/AutonomieeAmbienteUfficiale/posts/374403657500375

https://e-f-a.org/2021/09/24/efa-press-release-arrest-of-carles-puigdemont/

:https://twitter.com/albertlaniece/status/1441287448273702917?s=20

https://t.me/carlespuigdemont

 

 

 

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Autonomie e Ambiente in tutti i territori - Incontro con la segreteria

A seguito del notevole interesse riscosso dal contributo di OraToscana al Forum 2043 sulla dignità e i poteri del consigliere comunale, Mauro Vaiani, membro della segreteria interterritoriale, ha accettato di commentarlo, affrontando anche altri temi d'attualità, nella nostra resistenza al centralismo autoritario e, nell'attualità politica, al presidenzialismo. La sintesi della conversazione, rivolta a tutti gli amministratori locali civici, ambientalisti, autonomisti, è una occasione per uno sguardo d'insieme sulla rete Autonomie e Ambiente. La sorellanza è uno strumento politico ed anche elettorale (per combattere le leggi elettorali ingiuste, che impediscono alle comunità di eleggere i loro leader locali). Sotto la guida del Patto per l'Autonomia, vogliamo incidere, non in solitudine ma insieme ad altre forze civiche, ambientaliste, localiste, riformiste, sul futuro della Repubblica delle Autonomie e, ancora di più, per una nuova Europa delle autonomie personali, sociali, territoriali, a partire dalle elezioni europee del maggio 2024. Undici minuti di ascolto.

 

Per contattare la rete Autonomie e Ambiente: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Autonomismi storici e nuovi civismi si riuniscono a Nantes

Da domani, mercoledì 8 maggio 2025, fino a sabato 10, si riunisce a Nantes la famiglia politica europea European Free Alliance (EFA), per l'annuale assemblea generale.

Nella Cité des Congrès (5 Rue de Valmy) di Nantes, la "Naoned" capitale della Bretagna storica, si incontrano i delegati di circa quaranta regioni e territori europei.

EFA, riunendo storiche formazioni autonomiste e nuove formazioni civiche locali, coltiva l'antico ideale di una Europa delle regioni, dei territori, dei popoli. E' la nostra Europa, quella che si ispira ai valori della Carta di Chivasso del 1943, che sono più attuali e necessari che mai, per il futuro delle autonomie, delle economie locali, nell'interesse delle generazioni future.

EFA è rappresentata nel Parlamento europeo: alcuni eurodeputati formano con i Verdi il gruppo Greens-EFA; altri sono iscritti al gruppo dei Conservatori europei. Nel Comitato delle Regioni dell'Unione Europea è collegata con la European Alliance, che riunisce amministratori delle regioni europee uniti attorno al principio della sussidiarietà.

La famiglia politica europea degli autonomismi e delle reti civiche è una delle organizzazioni politiche registrate presso le istituzioni dell'Unione Europea, ma accoglie anche movimenti politici locali da altri paesi europei non UE e ha relazioni internazionali con movimenti e attivisti impegnati per l'autogoverno di popoli e realtà territoriali; fra le molte, ricordiamo quelle degli Armeni dell'Artsach, dei Saharawi e di altri popoli berberi, dei Curdi, della Groenlandia, del Quebec, di Portorico.

A Nantes, in parallelo con l'assemblea EFA, si riuniscono anche la collegata fondazione Coppieters e l'organizzazione giovanile EFAy.

Le realtà territoriali della Repubblica italiana che partecipano alla vita di EFA sono collegate nella rete Autonomie e Ambiente (AeA). L'attuale presidente di AeA, il friulano Roberto Visentin e mentore del locale Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia, è anche vicepresidente uscente di EFA.

Questi sono i delegati in arrivo dall'Italia:

L'assemblea generale EFA sarà chiamata al rinnovo della propria dirigenza. La studiosa e attivista basca Lorena López de Lacalle, espressione del movimento Eusko Alkartasuna, stimata presidente uscente, è ricandidata per portare avanti un programma di rinnovamento e allargamento della famiglia politica europea.

Le formazioni politiche e civiche provenienti dai territori italiani si impegneranno con Lorena López per fare di EFA la casa comune degli storici autonomismi e dei nuovi civismi territoriali, perno di un largo e inclusivo movimento europeo per la sussidiarietà, la valorizzazione delle diversità e delle biodiversità, la promozione delle culture e delle economie locali, la resistenza contro vecchie e nuove forme di centralismo autoritario che stanno erodendo la democrazia, minando la pace, mettendo in pericolo la vita delle generazioni future.

Nantes, 7 maggio 2025 - a cura della segreteria interterritoriale

Per maggiori informazioni:

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EFA Secrétariat Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Avanti con il passo giusto

La rivista online del Patto Autonomia Friuli-Venezia Giulia, "Il passo giusto", dopo le anticipazioni di fine 2023, si propone di diventare uno dei punti di riferimento del civismo, dell'ambientalismo, del territorialismo. L'iniziativa viene presentata da un editoriale di Elia Mioni e Massimo Moretuzzo. Da sottolineare l'impegno a pubblicare interventi in tutte e quattro le lingue medie in uso nella regione: friulano, sloveno, tedesco, italiano. I media italiani, non solo la stampa cartacea, sono soggetti a processi preoccupanti di concentrazione. Fra gli esiti immediati ci sono da una parte un maggiore conformismo e dall'altra una perdita costante di credibilità e di pubblico. Per reagiare a questo declino, il Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia ha creato una rivista di servizio pubblico, perché l'informazione non è una merce come altre. E' l'aria necessaria a far vivere una comunità politica meno cinica, più seria.

Cacciari cavat lapidem

Massimo Cacciari ha pubblicato un articolo su La Stampa dal titolo "Il riformismo che manca all'opposizione" (pag. 25, La Stampa di domenica 30 novembre 2025).

Cogliamo questa occasione per esprimere, per prima cosa, solidarietà al quotidiano di Torino, che è stato vittima di un atto di squadrismo sè-dicente "rosso".

Approfittiamo però di questo intervento di Cacciari per riconoscergli, una volta di più, il grande contributo che il filoso, politico e amministratore veneziano - e veneto, italiano, europeo, conosciuto e studiato in tutto il mondo - ha saputo dare nel tempo a un pensiero e a un'azione anticentraliste, antiautoritarie, civiche, ambientaliste, federaliste e confederaliste.

Ancora una volta Cacciari ci ricorda che il potere deve centralizzato, che servono cambiamenti istituzionali per separare e responsabilizzare le funzioni, che non c'è alternativa senza riforme decentraliste, che non si possono battere i centralisti senza un supplemento d'anima, di cultura, di un riformismo amico delle autonomie.

I leader mediatici che oggi comandano in Italia stanno ballando su una sorta di titanic, che sta per scontrarsi con l'iceberg della secessione dei cittadini dalla coesione sociale, di cui il crescente astensionismo non è altro che una sinistra anticipazione. Serve una reazione dal basso, dal mondo delle autonomie, della sussidiarietà, della responsabilità.

Cacciari non può essere facilmente silenziato dai media dominanti, ma la sua voce può essere apparsa debole, negli anni. Eppure somiglia molto alla goccia che spacca le pietre, evocata nell'antico motto latino gutta cavat lapidem.

Un antico riformismo autonomista sembra essere stata cancellato dalla scena mediatica, dopo la timida apertura che al tema fu concessa sul finire del secolo scorso (quando tutti si dicevano federalisti).

Ci sono state certamente timidezze, incapacità, errori da parte dei leader locali e territoriali - lo stesso Cacciari ha spesso parlato dei suoi - ma c'è stata anche una vera e propria "reazione" conservatrice, violenta, autoritaria, feroce contro la sussidiarietà e la responsabilità delle autonomie personali, sociali, territoriali.

La lettura dell'intervento di Cacciari di oggi su La Stampa ribadisce e insiste: la questione federalista in Italia, in Europa, nel mondo, non è eludibile.

Vale la pena di ripercorrere a ritroso la profondità, la continuità, la necessità del suo magistero.

Rileggiamo Cacciari che mette a fuoco i disastri della Lega nel 2025:
https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/venezia-mestre/politica/25_marzo_14/massimo-cacciari-il-progetto-federalista-e-stato-l-ultima-utopia-oggi-non-e-rimasto-nulla-la-lega-ha-fatto-disastri-f1474cbc-03ba-4dd6-bb1a-1b68cb9bexlk.shtml

Riascoltiamo Cacciari, in questa bella tavola rotonda del 2015, con Ilvo Diamanti, Mario Bertolissi, Paolo Zabeo, in cui venne anche commemorato Giuseppe "Bepi" Bertolussi: 

 

Cacciari contro una politica in cui gli schieramenti, il leaderismo, gli slogan avevano già sostituito i progetti, nel 2006:
https://www.filcams.cgil.it/article/rassegna_stampa/_intervista_m_cacciari_la_politica_non_ha_piu_progetti_#

Cacciari, quando da sindaco di Venezia, sollevò il tema del federalismo dal basso, nel 1995:
https://ilmanifesto.it/archivio/1995016346

Senza questa continuità di pensiero federalista e decentralista, senza queste radici, la Repubblica delle Autonomie e l'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli, saranno spazzate via da vecchie e nuove forme di centralismo autoritario.

Altro che alternativa, altro che Europa, altro che pace, altro che transizione ambientale, ci aspetta,no se tutti coloro che sono gocce del decentralismo non si concentrano sui punti che possono spaccare le pietre del conformismo imposto dalle grandi concentrazioni di potere politico, economico, tecnologico.

Torino-Venezia, 30 novembre 2025 - A cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

 

Centenario di Pruner

Omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner, nel centernario della nascita

Ripubblichiamo qui, pressoché integralmente, un omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner che fu scritto l'anno scorso dal figlio Walter Pruner, in preparazione del centenario della nascita: 24/01/1922 - 24/01/2021.  Ringraziamo Piercesare Moreni e Walter Pruner per la segnalazione.

Omaggio a Heinrich (Enrico) Pruner

La lunga marcia di avvicinamento verso l’Autonomia passa oggi attraverso il ricordo di un uomo che questa marcia iniziò, il 25 luglio 1948, con la fondazione del Partito Popolare Trentino Tirolese, e condusse fino alla sua scomparsa.

Enrico Pruner nacque a Frassilongo il 24 gennaio 1922: la comunità politica trentina, non solo quella autonomista, rimase l’8 settembre 1989 orfana di un politico che mise al centro della sua narrazione politica la persona, l’ Autonomia, l’Europa. Il suo orizzonte politico fu il benessere del singolo in un contesto di Autonomia diffusa ai territori e in un quadro di Europa dei popoli. Visione europeista ante litteram, azione politica tra la gente e per la gente, lettura di contesto e capacità di rapido cambio di passo ma non di rotta, lesse anche da sognatore l’attualità di allora in chiave di visione virtuosa di Trentino autonomista, orgoglioso e solidale.

Una eredità politica coerente ma complessa, quella lasciata dal leader mocheno, al quale una intera Comunità può guardare con gli occhi di chi l’Autonomia intese quale forma autentica e sincera di autogoverno, oltre ogni interesse di parrocchia.

La parte biografica del suo poliedrico impegno, che lo ha visto più che calcare, interpretare il proscenio della politica regionale per otto legislature, dalla 2^ alla 9^, è ampiamente nota.

Forse lo sono meno alcuni tratti di contorno che in ognuno di noi performano il nostro essere uomo e donna sociali. Non c’è persona senza una dimensione politica che non sia influenzata da quella personale. Portati di esperienze individuali sociali, culturali, familiari, fanno parte del bagaglio anche politico del singolo ad ogni livello, dal semplice elettore allo statista internazionale.

La nascita di Enrico nel cuore della Valle dei Mocheni è un dato determinante per comprenderne il carattere e la sua cultura interetnica. Alcuni semplici spunti. La povertà, la estrema arretratezza economica, l’insistenza di un dato linguistico diverso rispetto alla comunità trentina cui apparteneva, con un idioma identitario totalmente differente e che induceva nella migliore delle ipotesi la comunità altra ad un sospetto, ad una diffidenza preventiva, indussero la gens mochena a vivere, obtorto collo, da un lato il disagio di dover difendere una propria evidente peculiarità per nulla capita dalla mentalità nazionalista e post fascista del dopoguerra; dall’altra ad obbligarsi all’ adozione di adeguati contrappesi alla ricerca di un proprio riscatto sociale ed economico indurito, in questa gara della grande ricostruzione post bellica, da una indigenza e limitatezza di partenza senz’altro molto più grave che altrove.

All’interno di questo panorama il giovane Heinrich Pruner, come veniva chiamato fin da bambino, conclusi gli studi obbligatori, a soli 14 anni venne inviato al Liceo in lingua tedesca di Bolzano, con i soldi faticosamente accantonati dal papà Stephan, kromer come tantissimi capifamiglia mocheni, una sorta di venditore porta a porta che a piedi raggiungeva i masi dell’Alto Adige per vendere di ogni bene, rientrando due volte all’anno con i parchissimi guadagni ottenuti.

La bicicletta per raggiungere da Frassilongo la stazione di Pergine Valsugana, per qualche mese mimetizzata tra la vegetazione circostante, alla volta di Bolzano, il giovane quindicenne l’avrebbe poi ripresa da lì a molto tempo a Natale e Pasqua per rientrare nella sua Frassilongo solo per le pause scolastiche.

Ultimo di cinque figli, ancora adolescente rimase orfano di madre. L’unica donna di famiglia, la sorella maggiore Irma, entrò nel ruolo di madre e come accadeva normalmente in Valle, privata nella stragrande maggioranza dei casi della presenza del padre lavoratore fuori sede, ne diventò anche mater familias.

Conclusi gli studi liceali in lingua tedesca, passò a quelli universitari laureandosi a Bologna in Agraria. Convolerà a nozze il 2 maggio 1956 con Emma Pallaoro, con cui avrà quattro figli, Cristina, Sonia, Walter e Nadia.

E’ in questo connubio forte tra cultura rurale vissuta in prima persona, cultura universitaria fuori il proprio piccolo cortile di valle, e la curiosità insita nell’indole di Heinrich, che si formò l’approccio popolare alla politica. Quell’approccio che lo rese robusto e forgiato. Capace di rapportarsi empaticamente con l’ultimo dei contadini come con il primo dei funzionari. Con l’ultimo dei diseredati come con il capo di Partito. Storici i suoi comizi e le disfide con avversari sempre rispettati ma mai destinati di regalie o cortigianerie. Il cambio di passo, lo sguardo istrionico, la scelta dei tempi scenici e della metafora adatta lo hanno reso comprensibile ad ogni latitudine e longitudine sociale.

Quattro probabilmente le fasi politiche fondamentali, tra loro comunicanti, che si possono azzardare:
- Il periodo asarino formativo con la nascita del PPTT (Partito Popolare Trentino Tirolese) e la sua candidatura ed elezione a consigliere regionale nel 1952.
- Il periodo del governo regionale con l’assessorato alle Foreste e Agricoltura (1960/64) e il sanguinoso periodo delle bombe degli anni ‘60. Periodi di schedature, censure, informative e pedinamenti di cui fu vittima lo stesso Pruner.
- Gli anni ’70 e il secondo Statuto. Le grandi intuizioni della seconda metà degli anni ‘70 con le battaglie sugli espropri, la Pirubi, i terreni ex Sloi, le Asuc, la lingua tedesca nelle scuole elementari, la Samatec, le acciaierie di Borgo Valsugana, l’uranio in Val Rendena, contro il confino in domicilio coatto dei malavitosi e le manifestazioni di Sant’Orsola e Trento.
- La spaccatura del Partito dei primi anni ‘80 e la ricomposizione lenta e dolorosa con il Congresso di unificazione del gennaio 1988.

Un forte vento europeista lo sospinse agli inizi degli anni ‘80 sul fronte “estero” con accelerazioni politiche di illuminata intuizione, originalità e modernità. Oltre ai rapporti stretti con la Baviera di Strauss, quelli con Jacques Chirac in Francia, i Catalani ed i Baschi in Spagna, alimentò l’impegno per l’Europa delle Regioni e dei popoli, con lo sguardo verso la Mitteleuropa ed il Tirolo quale approdo naturale.

La rete di contatti coi partiti federalisti europei lo fecero un antesignano delle successive e postume declinazioni euroregionali. Ma è anche all’interno dei confini nazionali che coltivò ambizioni di stretta collaborazione coi partiti autonomisti dello Stivale, da quello friulano alla Unione Piemonteisa, dalla Sardegna alla Valle D’Aosta, dai movimenti siciliani a quelli veneti.

In una dimensione di grande apertura, purtroppo da pochi in quella fase storica compresa, incarnò il destino di chi guarda avanti, oltre le turbolenze del presente, per immaginare il futuro e prefigurarne orizzonti, scenari e risposte. Volando oltre i gas di scarico del compromesso elettorale al ribasso o del populistico tornaconto di maniera.

A fianco della gente, mai sopra la gente.

Buon compleanno giovane Enrico Pruner.

(lo scritto di Walter Pruner è stato reso noto attraverso le reti sociali per il 99° compleanno di Heinrich Pruner, il 24/1/2021 - AeA lo recepisce pressoché integralmente per il centenario della nascita, il 21/1/2022 - ndr)

Fonte dello scritto:

https://www.facebook.com/100005963704891/posts/1842842682591171/?d=n

 

Con i giovani verso l'Europa delle Regioni, l'unica possibile

Patrocinato dal Gruppo consiliare regionale del Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia, venerdì 6 marzo 2026 si tiene un incontro dedicato al tema: L’EUROPA DELLE REGIONI: VERSO UN NUOVO ASSETTO EUROPEO?

Il dibattito è anche momento di incontro, studio e lavoro politico del direttivo della European Free Alliance Youth (EFAY).

Interverranno:

- Olaf Stando: segretario del Primo Ministro Scozzese, che parlerà dello Scottish National Party (SNP) e delle imminenti elezioni del 7 Maggio in Gran Bretagna.

- Maylis Roßberg, già candidata dalla European Free Alliance (EFA) alla presidenza della Commissione Europea, che porterà un contributo sul futuro dell’Unione Europea e del risultato eccezionale ottenuto alle scorse elezioni al Bundestag da parte della sua formazione politica regionale per l'autogoverno dello  Schleswig-Holstein, il movimento SSW

- Frèdèric Piccoli, collaborate alla Camera dei Deputati nel Gruppo delle Autonomie e co-autore del manifesto elettorale dell’ Union Valdôtaine, reduce dallo storico risultato delle regionali di settembre 

- Gabriele Violino, dirigente EFAy ed esponente del movimento giovanile del Patto, esponente di una generazione di autonomisti friulani

Concluderà i lavori Massimo Moretuzzo, leader del Patto per l'Autonomia e capogruppo in Consiglio regionale

Le regioni d'Europa possono essere protagoniste cruciali nella costruzione di una nuova Europa fondata sul federalismo e la sussidiarietà.

Udine,  3 marzo 2026 - a cura dei giovani autonomisti del Patto per l'Autonomia - F-VG (la forza guida di Autonomie e Ambiente, partner EFA in Italia)

 

 

Congresso ALE/EFA a Strasburgo

I prossimi 13 e 14 ottobre 2023 a Strasburgo si terrà il congresso del nostro partito politico europeo, l'Alleanza Libera Europea - ALE (Free European Alliance - EFA).

ALE/EFA, per la prima volta nella sua storia più che quarantennale, esprimerà una coppia di "Spitzenkandidaten", una donna e un uomo, indicati all'opinione pubblica come potenziali leader di una commissione europea profondamente diversa dall'attuale. Verrà discusso e approvato anche un manifesto di principi per le elezioni europee previste per il giugno 2024. Il nostro Patto Autonomie e Ambiente parteciperà alle elezioni europee grazie al partito europeo ALE/EFA e al partito territoriale che guida la nostra sorellanza nella Repubblica, il Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia.

Il congresso si svolgerà al palazzo IRCAD di Strasburgo. Il partito regionale dell'Alsazia, Unser Land, nostra forza sorella sarà l'ospite dell'evento.

La prima giornata, il 13 ottobre, sarà riservata ai delegati e agli invitati, provenienti da una quarantina di movimenti e gruppi presenti in 19 stati. Verranno discussi il testo del manifesto elettorale e altri temi che emergono dal lavoro dei partiti locali.

Il 14 ottobre, al mattino, ci sarà l'evento pubblico in cui si presenteranno i due "Spitzenkandidaten". Sarà affidato loro il compito di rappresentare nei dibattiti pubblici europei i temi dell'autogoverno promossi da ALE/EFA e da tutte le organizzazioni a essa collegate.

Alle scorse elezioni europee del 2019 EFA aveva un candidato di spicco, Oriol Junqueras, ma il leader repubblicano catalano al tempo era in prigione per aver promosso democraticamente l'autogoverno della Catalogna, partecipando all'organizzazione del referendum del 1 ottobre 2017, che fu represso nel sangue dalle forze dell'ordine dello stato spagnolo.

Per la stampa:: I giornalisti e gli operatori dei media interessati a seguire il congresso EFA possono registrarsi QUI. Per qualsiasi informazione si scriva a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo...

L'annuncio del congresso sul sito EFA:

https://e-f-a.org/2023/09/14/save-the-date-efa-congress/

A cura della segreteria interterritoriale - Lucca, 29 settembre 2023

 

 

Die Autonomien geben Würde

Die Autonomien geben Würde - Le autonomie danno dignità

 

Wir kehren mit Stolz zur Autonomie und zum Autonomismus zurück.
Wir engagieren uns als denkende Bürger und Wähler, unabhängige Kandidaten, Bürgerbewegungen und territoriale Parteien.
Wir glauben an ein Europa der Regionen.
Setzen wir uns für Subsidiarität ein!
Wir widerstehen allen Möchtegern "Napoleons".

- - -

Torniamo con orgoglio all'autonomia e all'autonomismo.
Ci impegniamo come cittadini pensanti ed elettori, candidati indipendenti, movimenti cittadini e partiti territoriali.
Crediamo in un'Europa delle regioni.
Sosteniamo la sussidiarietà!
Opponiamoci a tutti gli aspiranti "Napoleoni".

- - -

Abbiamo tutti bisogno di una lingua franca europea delle autonomie personali, sociali, territoriali, che sono la roccaforte di coloro che vogliono una vita a misura di persona umana. Le autonomie che difenderemo in Europa, con i fatti e non con le parole, sono e saranno sempre più la cartina tornasole della libertà e della prosperità raggiunte e conservate per le generazioni future.

L'autonomia è cruciale per ogni persona umana, che deve essere in grado di vivere serenamente godendo del frutto del proprio lavoro e custodendo ciò che ha ereditato dai propri avi.

L'autonomia è vitale per ciascuna famiglia, che deve avere una propria casa, un proprio spazio privato inviolabile, in cui far crescere i figli e invecchiare i propri anziani.

L'autonomia è fondamentale per la comunità locale, perché ciascun essere umano è veramente libero e sicuro solo se pienamente corresponsabile di una comunità locale che si autogoverna, secondo principi di buon senso civico, diritto, libertà e giustizia, con metodo democratico. A nessuna autorità superiore, vecchi stati o nuove tecnocrazie, è lecito togliere alla comunità locale la responsabilità di ciò che essa può fare con le proprie forze.

La maggior autonomia possibile, nella solidarietà e nella responsabilità, è necessaria per l'agricoltore, l'allevatore, l'artigiano, il maestro di scuola, il medico di famiglia, il piccolo imprenditore, il libero professionista, la persona in pensione, la persona disabile o per vari motivi fragile, il negozio di prossimità, il piccolo bar, il circolo locale, la palestra, la piscina, l'oratorio, per tutte le persone, le attività, le strutture locali, che non possono essere soggette alle stesse regole delle grandi organizzazioni e delle grandi imprese.

A ben vedere, dal mancato rispetto delle autonomie personali, sociali, territoriali, traggono origine tutti i conflitti in corso a noi noti, tutte le violenze, le persecuzioni, le incarcerazioni arbitrarie, lo sfruttamento del lavoro umano, la distruzione dell'ecosistema. A noi è ben chiaro e siamo certi che chi non è prigioniero di ideologie, pregiudizi, settarismi, pian piano arriverà a capirlo.

Autonomie e Ambiente, EFA partner nella Repubblica Italiana, augura una estate serena a tutti coloro che ci seguono e ci leggono.

Non andiamo esattamente in vacanza, perché daremo attenzione e solidarietà a coloro che in Valle d'Aosta, Veneto, Marche, Toscana, Campania e Puglia s'impegneranno già da questa estate per il rinnovo delle proprie istituzioni regionali, con i valori tanto antichi quanto sempre più necessari delle autonomie.

Per raccontarci come nei vostri territori state lavorando per il vostro autonomo buongoverno e per l'unica vera Europa possibile, l'Europa delle Regioni, scriveteci, nella vostra lingua madre, a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Bozen-Bolzano, 14 luglio 2025, festa degli infermieri e anniversario della caduta della Bastiglia - a cura della segreteria interterritoriale 

(Nella foto una vista sull'Europa secondo la proiezione di Peters - fonte: https://autonomiae.bz.it/de/)

EFA a Milano - 16 maggio 2024 - conferenza stampa pubblica

European Free Alliance
e Autonomie e Ambiente
a Milano il 16 maggio 2024

DEMOCRAZIA PER TUTTI:
ELEZIONI CORRETTE
ED AUTONOMIE FORTI
IN UN'EUROPA PER TUTTI

Dove:
Centro Slow Mill
(
www.slowmill.it - Dora e Pajtimit, associazione no-profit italo-albanese "La mano della riconciliazione")
Via Volturno 32,Milano (quartiere ISOLA, stazione metroISOLA)

Alle ore 11 - Conferenza stampa
Maylis Roßberg, "spitzenkandidatin" EFA
Lorena López de Lacalle, presidente EFA
Mauro Vaiani, Autonomie e Ambiente


insieme ad altri leader civici, territoriali,
della prossimità e delle economie locali,
impegnati per le generazioni future

Sarà assicurato un servizio di traduzione Inglese-Italiano e Italiano-Inglese.

Ufficio stampa: Alberto Mazzotti, 338 8556129

Alle ore 14 - Incontro riservato
Maylis Roßberg incontra giovani leader di civismo, ambientalismo,autonomismo, territorialismo, solidarismo

Per maggiori informazioni:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

EFA a Milano, 16 maggio 2024, con Maylis Roßberg - SEGNATEVI LA DATA!

SEGNATEVI LA DATA! (English version)

European Free Alliance (EFA-ALE, Alleanza Libera Europea)
e Autonomie e Ambiente
a Milano il 16 maggio 2024

ELEZIONI CORRETTE
AUTONOMIE FORTI
IN UN'EUROPA PER TUTTI

Dove:
Centro Slow Mill (www.slowmill.it - Dora e Pajtimit, associazione no-profit italo-albanese "La mano della riconciliazione")
Via Volturno 32,Milano (quartiere ISOLA, stazione metroISOLA)

Con:
Maylis Roßberg, "spitzenkandidatin" EFA
Lorena López de Lacalle, presidente EFA
Mauro Vaiani, Autonomie e Ambiente

insieme ad altri leader di civismo e territorialismo

Programma della giornata (dettagli da confermare):

-11.00 - Conferenza stampa (giornalisti e operatori dei media si registrino via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

- 14.00 - Maylis Roßberg incontra i giovani leader di civismo,autonomismo and territorialismo (registrarsi via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Sarà assicurato un servizio di traduzione Inglese-Italiano e Italiano-Inglese.

 

EFA e AeA insieme per la Repubblica delle Autonomie

Sono uscite questa settimana le newsletter di EFA e di Autonomie e Ambiente.

Sono strumenti indispensabili per capire chi siamo e perché le nostre famiglie politiche si sono organizzate per partecipare alle elezioni europee del 2024 con la lista PATTO AUTONOMIE AMBIENTE.

Per cui chi usa la mail, si iscriva, usando le caselle d'iscrizione che si trovano ai piedi di praticamente ogni pagina dei nostri siti.

Siamo in campo per l'autogoverno di tutti dappertutto, per progetti di buongoverno, contro il bipolarismo all'italiana (competizione fra sinistra e destra a chi è più ignorante e strumentale).

Cagliari, 23 febbraio 2024 - a cura della segreteria interterritoriale

- nella foto Roberto Visentin e Silvia Fancello (Lidia) durante l'ultimo congresso EFA a Strasburgo

 

 

 

Giovanni Poggiali con alcuni leader delle autonomie della Repubblica

Nella serata di venerdì 31 maggio 2024 Giovanni Poggiali ha incontrato online diversi leader delle autonomie nella Repubblica Italiana. Il viticoltore romagnolo Poggiali, un esponente di rilievo dell'autonomismo europeo, è candidato indipendente di Romagna Unita (parte di Autonomie e Ambiente e quindi espressione della famiglia politica europea delle autonomie, dei popoli, delle regioni, dei territori, EFA - European Free Alliance), nella lista di Azione - Siamo Europei nell'Italia nordorientale.

Si è discusso delle motivazioni fondamentali di questa partecipazione autonomista nelle liste allargate di Azione - Siamo Europei: l'opposizione al bipolarismo sterile; la frenata contro l'elezione diretta del podestà d'Italia; problemi storici lasciati insoluti da trent'anni dai ciarlatani dell'autonomia "differenziata", come la territorializzazione delle imposte; i cambiamenti necessari per porre fine all'avvelenamento del mondo; un attenta revisione dei trattati di libero scambio (il cibo non è una merce qualsiasi); la necessità di una profonda democratizzazione dell'Europa e della piena attuazione del principio di sussidiarietà, in una Europa delle Regioni, più coesa ma anche più giusta.

Gli autonomisti non hanno potuto presentarsi in forma più visibile e con altri candidati, anche perché impediti da leggi elettorali ingiuste (e cambiate in corsa dalla maggioranza di centrodestra). Quella di Giovanni Poggiali con Azione è quindi anche un atto di generosità in un momento di emergenza democratica, in cui il centralismo e il conformismo vorrebbero cancellare le autonomie personali, sociali, territoriali.

Giovanni Poggiali ha potuto parlare agli altri autonomisti delle radici, dello spessore politico e culturale, dell'importanza dell'autonomismo romagnolo per il futuro di una rinnovata Repubblica delle Autonomie e nel cammino verso l'ideale di una Europa delle Regioni, dei territori, dei popoli.

Questa sotto il link a una registrazione della parte finale della conversazione a cui hanno partecipato, fra gli altri: Roberto Visentin (presidente di Autonomie e Ambiente, vicepresidente di EFA, mentore del Patto per l'Autonomia Friuli-Venezia Giulia); Alfonso "Alessandro" Nobile (Siciliani Liberi - siciliano che vive nel Nordest); Silvia "Lidia" Fancello (Autonomie e Ambiente - EFA in Sardegna); Danilo Lampis (Sardegna Chiama Sardegna); Samuele Albonetti (Romagna Unita); Manuel Pirino (lista civica Generazione Sassari); Mauro Vaiani (garante di OraToscana, vicepresidente segretario di Autonomie e Ambiente), che ha moderato la conversazione e la cui voce introduce e conclude l'intervento di Giovanni Poggiali.

 

Ravenna, 31 maggio 2024 - a cura della segreteria interterritoriale

 

I lavori del Forum 2043

Sono partiti i lavori del Forum 2043, l'iniziativa politico-culturale che Autonomie e Ambiente ha deciso di ospitare sul proprio sito, in una sezione apposita. Il progetto si propone di consegnare alle prossime generazioni i valori di una Repubblica delle Autonomie e di una Europa delle regioni, dei popoli e dei territori. Si vorrebbe arrivare a celebrare il centenario della Carta di Chivasso, il 19 dicembre 2043, avendo contribuito a costruire un moderno decentralismo, capace di mobilitare non solo gli storici autonomismi, ma una più vasta rete di movimenti civici, ambientalisti, localisti, impegnati per il buongoverno e l'autogoverno dei propri territori.

Sono già stati pubblicati contributi di intellettuali e attivisti come Gino Giammarino, Piercesare Moreni, Claudia Zuncheddu. Il coordinamento del Forum 2043 è affidato a Mauro Vaiani. Sono attesi contributi, prevalentemente dall'esterno della rete di Autonomie e Ambiente.

L'indice degli approfondimenti è disponibile a questo link: https://www.autonomieeambiente.eu/forum-2043 .

Per seguire il Forum 2043 e per contribuire ai suoi lavori, ci si iscriva al canale Telegram https://t.me/forum2043 .

Il Fatto Quotidiano intervista Lorena López sulla sconcertante esclusione di EFA dallo Eurovision Debate

La presidente EFA, Lorena López de Lacalle Arizti, è stata intervistata oggi, 23 maggio 2024, da Marco Pasciuti per il Fatto Quotidiano, in merito alla sconcertante esclusione di EFA, una delle dieci famiglie politiche europee, dall'odierno Eurovision Debate:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/23/europee-european-free-alliance-noi-invitati-e-poi-esclusi-dal-dibattito-su-eurovision-tra-gli-spitzenkandidaten-il-nostro-romeva-che-e-catalano-da-fastidio/7559351/

 

Insieme all'Union Valdôtaine

Lo storico impegno della Union Valdôtaine per la Repubblica delle Autonomie e per l'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli,  si è concretizzato con il ritorno dell'antica forza autonomista nella famiglia politica dell'Alleanza Libera Europea (Alliance Libre Européenne - ALE / European Free Alliance - EFA). Una delegazione della Union ha partecipato il 13-14 maggio 2022 all'assemblea generale ALE-EFA convocata alle Canarie. La Union Valdôtaine era stata una delle forze fondatrici dell'organizzazione ALE-EFA, nel 1981. E' un felice ritorno all'interno della comunità di movimenti territoriali impegnati per l'autogoverno di tutti i territori d'Europa e del mondo. Per questa "reunion" ha lavorato Autonomie e Ambiente, sin dai suoi inizi, nel 2019. Questo ritorno al lavoro politico interterritoriale insieme con i più autorevoli e credibili gruppi politici d'Italia e d'Europa, è stato il modo migliore per onorare il 78° anniversario della morte di Emile Chanoux.

Per approfondire, qui il comunicato stampa integrale della Union:

https://www.unionvaldotaine.org/nouvelles.asp?id=1396&cat=4&l=1&n=3456

Per sostenere il lavoro politico della Union, si può devolvere alla storica forza autonomista il due per mille (2 x 1000) nella dichiarazione dei redditi, utilizzando il codice Y27.

2xmille UV Y27 2021

 

 

L'idea euroregionalista

  • Autore: Andrea Acquarone - Genova-Barcellona, 28 luglio 2023

Rielaborazione per il Forum 2043 di temi trattati da Andrea Acquarone - autonomista ligure, fondatore e animatore di “Che l’inse!” (che inizi!) - in precedenti lavori, raccolti nel libro “Un’idea di Liguria – Analisi e proposte per combattere il declino”, De Ferrari Editore, Genova, 2020. Acquarone è anche autore del breve ma denso saggio “Una tranquilla ora d'Europa - Appunti per una rivoluzione possibile”, Tapa blanda (Athenaeum), 2019 (tradotto anche in catalano).

Introduzione

Nel libro bianco di “Controvento. Associazione ligure per il dibattito pubblico (2014), iniziativa nobile promossa a Genova, fra gli altri, da Mauro Barberis, si leggeva: «Siamo genovesi con i piedi nel territorio e la testa nel mondo». La frase non è altro che una delle tante varianti del motto «agisci localmente, pensa globalmente», che qualcuno sintetizza con la crasi glocalismo: (da global + local), spesso strumentalizzandolo, riducendolo cioè a una operazione di marketing dai soliti colonizzatori del mondo, che vogliono spacciare a tutti gli stessi prodotti, mascherandoli con tocchi di colore locale.

Eppure dobbiamo andare orgogliosi, seguendo sempre uno spunto di Barberis, del fatto che il glocalismo è un tratto nativo dell’anima genovese e ligure: nati stretti fra i monti e il mare, i genovesi si sono dati da fare per guardare di là degli orizzonti, fino a diventare, nel bene e nel male, per un periodo importante della loro storia, una potenza d’Europa e del Mediterraneo.

Oggi da Genova e dalla Liguria dobbiamo, non solo possiamo, contribuire all’idea euroregionalista, sdoganandola in ambienti politici e istituzionali, che ne sono rimasti finora impermeabili. Non solo per fermare il declino della nostra terra, ma di tutti i territori. Non solo perché, nel profondo di ogni cultura, si trova un imperativo basilare ma ineludibile, quello di “continuare”, ma anche, non sembri una esagerazione, per consentire una vita pienamente umana alle generazioni future.

Il senso del declino di una comunità e di un territorio è un circolo vizioso che si autoalimenta. Intorpidisce il dibattito pubblico, svaniscono le competenze, invecchia la popolazione, perché i giovani cercano futuro altrove. Passata da antica e prospera nazione mediterranea a territorio periferico dello stato italiano, la Repubblica di Genova, simile ad un anziano abbandonato, si trova di fronte a sfide che non è in grado di affrontare e, senza che il mondo se ne accorga, se non succede qualcosa in questa nostra generazione, potrebbe lasciare la scena di questo mondo.

Lo stato centralista italiano ha impedito alla Liguria di tenere vivo il sistema di valori e i simboli di una organizzazione sociale che avevano connotato per quasi un millennio la nazione ligure, quasi fossero vergogne da cancellare. Lo stato genovese, originale e complicata esperienza di repubblica aristo-anarchica, è stato ridotto alla macchietta di una “repubblica marinara” al servizio della Spagna, fino alla “redenzione” dell’unificazione savoiarda.

Sopraffatti da un secolo che hanno lasciato guidare a poteri altri, lontani, estranei, i liguri hanno imparato a pensare che per essere degni della contemporaneità, dovevano dissimulare la loro identità: non parlare o zeneise, anzi denigrarlo col nome di “dialetto”, tacciare ogni discorso che si ricolleghi all’esperienza storica della Repubblica come passatista e fuori dal tempo, rinunciare persino alla propria antichissima bandiera, sostituita dall’assurdo vessillo che rappresenta oggi l’Ente regionale.

Così sono gli stessi liguri, ormai da diverse generazioni, che si fanno per primi fautori della deligurizzazione, riducendo una cultura autonoma, strutturata e in rapporto di reciproco arricchimento con l’esterno, al pesto, alla focaccia, al folklore sportivo e poco altro. E’ nostro dovere storico ritrovare il nostro autogoverno, per traghettare la nostra gente e il nostro territorio attraverso il mare tempestoso della globalizzazione.

Siamo qui a scriverne, forti dell’esperienza di una voce forte che si è levata in difesa di una certa idea di Liguria, ovvero quella del collettivo Che l’inse!,di cui chi scrive è stato fondatore e animatore per anni. Lo facciamo qui nel Forum 2043, quindi riconnessi con le parole antifasciste e anticentraliste di Chivasso del 1943, parole vive che parlano ancora a tutti e in tutti i territori, perché non è ancora arrivato, per la Liguria e per tutti i territori, almeno qui in Europa, il punto di non ritorno. Esso è vicino, ma siamo ancora in tempo a invertire la rotta, a dare ascolto alla corrente che ormai è lecito chiamare decentralism international, un’idea, resa universale proprio dalla globalizzazione, di decentramento e di recupero di “autogoverno per tutti dappertutto”, espressione cara a Mauro Vaiani. Un’idea che, nell’ambito delle istituzioni europee, che riconosce i territori regionali interni a ciascuno stato membro, ha preso appunto il nome di euroregionalismo.

Euroregionalismo come speranza

Le crisi mondiali che sono arrivate – il disastro della finanza globalizzata, la pandemia (e la sua gestione autoritaria), il ritorno del confronto militare fra stati europei e Federazione Russa, la difficoltà dei rapporti fra comunità democratiche e vecchie e nuove autocrazie, le migrazioni spesso talmente malgestite da essere ridotte a tratta di persone umane – hanno scosso molte certezze, ma hanno sicuramente confermato che i vecchi stati centralisti e autoritari, se non ne sono direttamente responsabili, non sono in grado di porre in essere rimedi strutturali e presidi duraturi.

Per le generazioni che sono cresciute in Europa dopo il 1989, la speranza è sempre stata riposta nel sistema delle istituzioni europee. La loro crisi, e il contemporaneo risorgere dei nazionalismi dei vecchi stati, è triste e allarmante.

Gli stati centralisti, se sono grandi abbastanza, rallentano e spesso rifiutano la cooperazione europea, oppure strumentalizzano le stesse istituzioni continentali. Quelle che in Europa chiamiamo “regioni”, al contrario, guardano all’Europa in modo molto più aperto e lungimirante, come realtà di solidarietà e di pace.

Queste regioni sono, in gran parte, “nazioni storiche”, antichi e autentici componenti di una vera “Europa dei popoli”, territori il cui autogoverno nell’Ottocento fu sacrificato sull’altare dell’uno o l’altro stato-nazione.

Esse devono ritornare in primo piano, quali unità territoriali, politiche ed economiche di base del confederalismo europeo.

Non solo la Catalogna, la Corsica, la Scozia, ma tutte queste antiche o meno antiche realtà territoriali dovrebbero essere promosse come entità politiche autonome. La loro moltiplicazione ed effervescenza le renderà protagoniste del processo confederale, proprio perché, diventandone “cantoni”, esse ne saranno i pilastri.

V’è infatti una differenza sostanziale tra il nazionalismo degli stati-nazione e quello delle “piccole patrie”: l’uno è un ostacolo alla costruzione di un’Europa unita, l’altro la favorisce. Bisogna superare perciò la diffidenza verso i “separatismi”, dato che l’integrità territoriale dello stato non è un valore assoluto, ma relativo, ossia utile nella misura in cui è utile l’esistenza dello stato a cui si riferisce. Oggi tutto sembra indicare che lo stato-nazione ottocentesco – tipo Italia, Spagna, Francia, Germania - sia desueto, mentre le regioni d’Europa, compresa quindi la Liguria, devono tenersi pronte a svolgere un ruolo importante nell’Europa e nel mondo del XXI secolo.

Per una vita migliore, non per un europeismo vuoto

Inseriamo qui anche un modesto caveat contro coloro che si rifiutano di mettere in discussione lo status quo dell’attuale conduzione degli affari europei, magari facendo girare appelli pro Europa (più Europa, soprattutto Europa) nell’imminenza delle elezioni (nel 2019 andò così e per il 2024 si intravede una preoccupante coazione a ripetere).

Nonostante gli eccessi di sovranismi e populismi, molti Europei voteranno contro l’attuale Unione Europa e le attuali realtà del globalismo, ignorando le grida dell’intellighenzia. Che poi i leader di partiti che in campagna elettorale sono stati ferocemente nazionalisti, giunti al potere, si moderino, è possibile, ma darlo per scontato comporta il rafforzare le paure e il senso di distacco fra le persone e le istituzioni europee e internazionali: se il voto non serve per produrre cambiamenti politici, la gente smetterà di votare, ma dubitiamo che questo porterà bene, nel medio-lungo termine.

Il fatto è che le politiche europee e la globalizzazione hanno dei perdenti e che questi perdenti sono sempre di più, a partire dai territori più marginali (ma ormai si vedono anche nelle periferie delle capitali d’Europa e della globalizzazione). L’unificazione dei mercati , non mediata a dovere, ha lasciato indietro larghi strati della popolazione e questo processo emarginante è tuttora in corso.

L’ordoliberismo, con la connessa esasperazione della concorrenza su scala continentale e, mai totalmente rinnegato, il feticcio dell’austerità, cioè l’ideologia incisa negli attuali trattati dell’Unione Europea, hanno dei contraccolpi. A lungo le conseguenze negative le hanno pagate i paesi poveri (ex colonie europee), ma ora sono arrivate a toccare le società europee. Non ci sono ricette semplici per affrontarla, ma questa realtà non può essere negata. Chi la subisce in prima persona - poveri, lavoratori poveri, classi medie impoverite - si volgerà verso chi promette di occuparsene, non importa quanto brutto, sporco, cattivo lo dipingeranno i media mainstream.

Occorrono idee e pratiche nuove, per il governo dell’Europa e della globalizzazione, che sappiano tenere conto dello spaesamento che proviene dai territori. Anche per questo siamo euroregionalisti: per andare oltre una Unione Europea che appare un opaco club di grandi stati e banche multinazionali.

Dobbiamo avvicinare una grande parte dei poteri di governo ai cittadini, proprio per rendere tollerabile che altre decisioni, d’interesse continentale o mondiale, si siano allontanate. La proposta euroregionalista è indispensabile per una rifondazione dell’Europa a partire dalle regioni, per colmare così rapidamente un vuoto politico pericoloso.

Il futuro dell’Europa, se ve n’è uno, passa per il rafforzamento delle regioni, nazioni storiche e moderni territori, fino a farle assurgere al rango di unità costitutive della confederazione.

Vogliamo ribadirlo con nettezza: il ritorno all’autogoverno, presidio delle autonomie personali, sociali, territoriali, è indispensabile proprio per affrontare i grandi temi globali del nostro tempo: la sfida ecologica, la produzione di buon cibo, la salute pubblica, il mantenimento del welfare, la gestione dei flussi di persone, la crescita civile e culturale – tutti temi che sono sempre stati presenti nel discorso di Che l’inse!.

Rendersi conto che il loro svolgimento non può prescindere dall’affrontare la prima parte del ragionamento, la richiesta di autogoverno, è quel che rafforza e differenzia il pensiero euroregionalista dalle forze politiche dominanti, anche nel campo popolare progressista - che è stato, in un passato lontano ma non dimenticato, quello più vicino agli autonomismi.

Non ci sarà progresso sociale, transizione ecologica, integrazione tra genti di diversa provenienza, tutela dei beni comuni e dei servizi pubblici essenziali, stabilità demografica, senza una fortissima autonomia, nella nostra terra e nelle altre.

Come in un circuito, da ovunque lo si prenda il ragionamento ritorna al punto di partenza. Certamente servono buone idee civiche e ambientaliste, ma senza i poteri, i fondi, l’autonomia per realizzarle, territorio per territorio, esse non diventeranno mai realtà. Perché dall’alto, da lontano, da altrove, si distrugge il mondo, non lo si migliora affatto, come dimostrano platealmente le scelte ecocide e suicide di tutte le grandi potenze e di tutte le concentrazioni di potere (politico, economico, militare) del nostro tempo.

Neomunicipalismo antiregionalista?

Ben poco possiamo aggiungere al confronto con coloro che rifiutano ideologicamente l’euroregionalismo, perché statalisti, siano essi veteronazionalisti o neosovranisti di area progressista (convinti, non senza motivazione, che la Costituzione italiana sia più “sociale” dei trattati europei).

Più insidiosa è l’obiezione ideologica che ci muovono i “neomunicipalisti”. Anch’essi sono convinti dei limiti del vecchio stato-nazione e più o meno convinti della necessità di far avanzare l’istanza europeista. Partono da premesse simili alle nostre, ma giungono a conclusioni parecchio differenti.

Il neomunicipalismo è stato rappresentato internazionalmente dalla sindaca di Barcellona Ada Colau, oltre che da altre esperienze europee. In Italia lo hanno interpretato, fra gli altri, Beppe Sala (sindaco di Milano) e Luigi De Magistris (per dieci anni sindaco di Napoli). L’idea ha una attrattiva, in ottica decentralista e progressista, ma anche una profonda debolezza, rispetto al nostro discorso euroregionalista.

L’impostazione neomunicipalista, in buona sostanza, concepisce un “noi” di riferimento, necessario a qualunque politica che non voglia cadere nell’esaltazione dell’individualismo neoliberista, come una “comunità di progetto” – secondo la terminologia di Manuel Castells – e non già come una comunità territoriale (nazionale o regionale). L’identità non è assente dal discorso neomunicipalista, ma è declinata in modo minimalista, svincolata da ogni retaggio storico o culturale, e non senza ragione: all’interno della comunità urbana – specie della contemporaneità metropolitana - il legato culturale delle appartenenze precedenti alla decisione di diventare residenti della città è meno visibile, più avanti nel processo di dissoluzione, quando non addirittura totalmente cancellato.

A Milano si sente difficilmente parlare milanese (mentre in provincia il lombardo è tuttora in uso). Un’analoga dicotomia esiste, ovviamente in proporzioni differenti, fra Barcellona e la Catalogna.

Le città sono sempre luoghi in cui la popolazione è più varia, in quanto a radici culturali, e questo facilita – quasi obbliga – a fare appello a un senso di comunità civica basato sulla costruzione, anzi la ricostruzione continua, di strutture sociali. E’ una identità, quella municipale o metropolitana, che trae il suo vigore dalla proiezione in un futuro condiviso, piuttosto che nella valorizzazione di un passato comune.

Le città, o meglio le aree metropolitane, sono dunque nell’idea neomunicipalista il vero centro del progresso civile, economico e sociale, e pertanto sono meritevoli di maggiori autonomie, facoltà di decidere e normare, per assecondare questa loro rilevanza a discapito di entità statali che sono sempre più superate dai tempi.

Tutto bene, fin qui, ma il territorio che le circonda? Secondo molti sindaci di questa corrente politico-culturale, esso verrà coinvolto per osmosi, di riflesso, nella costruzione di questa identità nuova, che supererà finalmente le distinzioni nazionali, nell’apertura a forme del vivere nuove e più coerenti con le necessità che l’epoca impone.

Le principali città europee sono in effetti, quale più quale meno, cosmopolite, inclusive, dinamiche. A loro il mondo non fa paura. In Italia lo sono anche molte città piccole. Molti sindaci, anche di cittadine e comuni relativamente piccoli, sono affascinati da questa prospettiva. Peccato, però, che ci si trova di fronte a una seduzione, più che a un osmosi, a un’attrazione più che a una inclusione. Il cittadino delle periferie e delle province rurali non è affatto uguale ai cittadini dei centri delle città, anche delle più socialiste e più democratiche.

Una grande città inserita nella globalizzazione può giustamente, in una stagione di confederalismo, aspirare a essere una città-cantone o una città-stato. Ma i territori circostanti le assomigliano poco e hanno, a nostro parere, bisogno di forme di autogoverno non solo altrettanto ma diversamente inclusive.

Nel neomunicipalismo la stessa espressione ‘cittadini europei’ rischia di diventare nei fatti ristretta alla sua etimologia: europeo si sente chi è di città (anche se possiede un buen retiro in posti rurali signorili...). La Le Pen non vincerà mai a Parigi, la Lega di Salvini non avrà mai più Milano. Magra consolazione se il resto dell’Europa diventa anti-europeo e anti-cittadino. Il neomunicipalismo, per dirla in modo semplice, può partorire molti “gilet gialli”.

L’antico cleavage città/campagna, specie di fronte agli immensi cambiamenti necessari per la transizione ecologica, è sempre più forte e richiede un buongoverno su scala territoriale più appropriata, come quella proposta da un serio e innovativo euroregionalismo.

Il necessario scetticismo nei confronti del macroregionalismo

Poiché il regionalismo contemporaneo è stato spesso calato dall’alto, a volte a casaccio, anche in Italia, ci ritroviamo anche con enti regionali con un’identità storica e dei confini molto incerti (anche se ormai cinquant’anni di regionalismo italiano ed europeo sono comunque un patrimonio che dovrebbe essere maneggiato con prudenza).

Per come è andata sviluppandosi la storia delle regioni, specie quelle di dimensioni geografiche e demografiche contenute, a molti pare ovvio che la prospettiva più plausibile sia quella dell’accorpamento all’interno di una regione più ampia. Così già avviene, per esempio, in molti campi delle realtà commerciale, associativa e civile, in cui la Liguria è accorpata al Piemonte e alla Val d’Aosta.

È chiaro che chi ha a cuore le sorti della Repubblica delle Autonomie non può che ostacolare questo macroregionalismo grossier.

Ci sono macroregionalisti che sono sinceramente europeisti, che credono, come noi, che il vecchio stato-nazione possa dissolversi nel sistema confederale europeo, che possa avanzare una Europa delle regioni… Purché non siano le attuali, ma per forza più grosse, le macroregioni.

Essi si ritengono più pragmatici degli euroregionalisti, contestando che se si andasse in quella direzione ci sarebbero troppe entità regionali, di dimensione troppo piccola… La loro astrazione arriva a immaginare accorpamenti con criteri analoghi a quelli con cui in età napoleonica si disegnavano dipartimenti e compartimenti: distanze, dimensioni, statistiche insomma. Nella migliore delle ipotesi, i meno fantasiosi, passerebbero dai NUTS2 (le attuali regioni europee) ai NUTS1 (le macroregioni già in uso nelle statistiche europee). A queste realtà più grandi essi concederebbero volentieri più risorse e più potere.

A chi scrive pare che dietro molte costruzioni macroregionaliste ci sia, innanzitutto, una debolezza di pensiero confederalista: la sussidiarietà si costruisce dal basso, non dall’alto.

C’è poi in molti casi una malcelata ignoranza di quello che i territori sono stati nei secoli, mettendo per di più esigenze di (presunta) efficienza amministrativa, omogeneità dell’ampiezza dei mercati, facilitazioni ai traffici, davanti alle ragioni culturali, ambientali e storiche di quelle che non sono “divisioni amministrative”, ma, prima di tutto, democrazie locali.

Per una buona politica, fondata sulle libertà e sulle autonomie, si devono valorizzare tutti gli aspetti dell’esistenza, anche quelli meno materiali e meno organizzativi, ma non meno rilevanti.

Del resto nulla vieta, in un contesto euroregionalista, che le singole regioni, della dimensione confacente alla loro storia e cultura (e volontà popolare debitamente informata), facciano rete fra di loro (come fanno già le Euregioni, o come prevede la Costituzione italiana per la collaborazione fra regioni vicine), condividendo strutture e servizi, senza bisogno di privare le popolazioni di un governo che le rappresenti.

Ai macroregionalisti, in sostanza, sfugge il nocciolo del discorso euroregionalista: avvicinare il governo ai territori, far sentire i territori arbitri del proprio destino, in un’epoca in cui i centri di potere diventano globali, quindi lontani e irrangiungibili. Questo non è possibile se si privano regioni storiche della propria entità amministrativa, per metterle insieme ad altri territori solo per fallace “funzionalismo”.

Conclusioni

L’euroregionalismo si pone dunque come un pensiero profondo e una azione praticabile, nella grande avventura necessaria per salvare l’idea stessa di Europa: in varietate concordia.

Per diventare prospetticamente egemone il discorso euroregionalista deve ovviamente abbandonare tutti i folklorismi e i ciarlatanismi. Il ché non significa affatto perdere il romanticismo dell’amore per la propria madreterra, o la passione per la sua storia, o la consapevolezza delle ingiustizie che abbiamo subito dai centralismi autoritari.

Anzi, l’euroregionalismo va autorevolmente proposto, senza scadere in argomenti obsoleti e in fin dei conti regressivi, proprio per proteggere i nostri territori, da nuove e sempre più sofisticate forme di centralismo autoritario, non solo politico-amministrativo, ma anche tecnologico e finanziario.

L’euroregionalismo è una idea vincente, per una vera Europa dei popoli, e deve iniziare a sentirsi tale.

Genova-Barcellona, 28 luglio 2023

* * *

se determinata a far valere la propria dignità,
anche una piccola nazione come quella ligure
può sviluppare una mobilitazione volta a conquistare l’autogoverno,
un diritto inalienabile riconosciuto a tutti i popoli,
compresi quelli della vecchia Europa.

Franco Monteverde (1933-2019)

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Per chi non conoscesse Franco Monteverde, qui un affettuoso necrologio in ricordo di colui che è considerato il padre dell'autonomismo ligure del XX secolo.

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