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Come si voterà?


Roma, 7 febbraio 2025

L'erosione della democrazia in Italia e in Europa sta continuando. Non per colpa di Trump, Putin, o Xi. Siamo noi ad aver perso la bussola, ormai da decenni. Nulla lascia pensare che i partiti centralisti, le tecnocrazie, i media, mostrino segni di ravvedimento. Ci stanno nuovamente dicendo che cambierà il modo di votare, ma quello a cui stanno veramente lavorando è trovare nuovi modi per impedirci di esprimere un voto personale ed eguale, libero e segreto, secondo Costituzione (art. 48).

Quest'anno si voterà in Campania, Toscana e Veneto con leggi elettorali che rivendicano - senza alcuna vergogna - che i governatori eletti debbano avere assicurata una maggioranza di fedelissimi nelle rispettive assemblee. Si salva solo la piccola Valle d'Aosta, grazie alla tradizione autonomista democratica, con una legge elettorale non certo perfetta, ma che almeno non impedisce l'ingresso in consiglio di voci indipendenti e civiche.

Il tentativo del Comitato Besostri, l'anno scorso, di risvegliare le coscienze con i quesiti referendari anti-Rosatellum, non ha avuto successo, anzi l'iniziativa è stata soffocata sul nascere nel silenzio assordante di tutti i media più potenti (compresi alcuni che si definiscono "indipendenti", di "opposizione", o addirittura "anti-sistema"). E' stato facile, del resto, nasconderne la stessa esistenza a una pubblica opinione già di per sé sfiduciata e disgustata.

Per le elite di sinistra, centro e destra, che sono incistite al potere da trent'anni, il disastro delle leggi elettorali italiane ed europee, che tiene lontane sempre più persone dalle urne, è una situazione ideale: meno candidati nuovi si presentano, meno gente va a votare, più esse si vedono garantita una facile riconferma. Se vanno a votare solo tifosi e clienti, si può stare certi che gli oligarchi al potere non saranno minimamente messi in discussione.

Forse - sottolineiamo forse - si sta frenando sull'infausta prospettiva di estendere i marchingegni elettorali dell'elezione diretta di sindaci e presidenti regionali anche all'elezione del "sindaco" d'Italia e del "presidente" d'Europa. Eleggere direttamente un podestà d'Italia o un napoleone d'Europa è parso troppo anche a coloro che attualmente controllano le grandi concentrazioni di potere mediatico. Senza contare che, se organizzi le elezioni come un grande circo mediatico virtuale, è inevitabile che prima o poi a vincere siano degli improbabili fantocci o degli autentici aspiranti tiranni, anzi è già successo.

Messo momentaneamente da parte il sindaco d'Italia (da parte del centrosinistra) e il premierato (da parte del centrodestra), si lavora però per perpetuare il sinistro bipolarismo all'italiana: una delle due coalizioni deve vincere e avere assicurata nel Parlamento una maggioranza di fedelissimi ai capi. Lo esige la "governabilitah"! Su questo sono ostinati: non ci deve essere spazio per nessuna altra voce, per forze politiche minori, per realtà territoriali, per candidati indipendenti. Anche le preferenze, se e quando saranno almeno parzialmente reintrodotte, saranno regolate in modo che esse siano espresse dal minor numero possibile di persone. Nessun nuovo leader locale potrà facilmente sfidare i capi della sua piramide politica.

Autonomie e Ambiente continuerà a lottare, insieme al Comitato Besostri e a ogni altra forza disponibile del civismo territoriale, del mondo cristiano-sociale, delle piccole forze politiche ancora riformiste, perché si continui a resistere al degrado morale e civile dell'Europa e della Repubblica Italiana.

Vogliamo più rappresentanza, per fare spazio a una nuova generazione di leader locali, in una democrazia compiuta.

Serve maggior pluralismo politico e culturale nel mondo dell'informazione e dei nuovi media.

Sono urgenti norme di finanziamento pubblico dei partiti che consentano anche alle più piccole formazioni, anche all'ultima lista civica nel più piccolo comune, di avere le risorse e le opportunità di presentare i propri candidati.

Sono necessarie riforme che ripristinino una rigida separazione fra cariche monocratiche e assemblee, fra potere esecutivo e potere legislativo. Chi governa deve avere una assemblea che lo controlli, non che gli obbedisca.

Lottiamo per norme elettorali che consentano al maggior numero possibile di persone - anche singoli indipendenti - di presentarsi alle elezioni. Serve che la scelta del rappresentante, da parte dell'elettore, sia generalizzata, se non addirittura obbligatoria. Gli elettori devono conoscere, se possibile anche di persona, i candidati nel proprio collegio. Non devono votare per un "simbolo" mediatico italiano od europeo, bensì scegliere una donna o un uomo del loro territorio.

Non c'è un solo modo per rimetterci in cammino verso la democrazia, in Europa e in Italia, né Autonomie e Ambiente ha una ricetta precotta, però abbiamo dei principi risalenti eppure attualissimi, che continueremo a promuovere e a difendere dai centralisti, dai populisti, dagli autoritari che oggi ci dominano.

A cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

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Per approfondire, seguite:

  • il lavoro politico con cui la Union Valdôtaine si prepara alle regionali della Valle
  • il lavoro civico e politico di OraToscana
  • il convegno per una nuova legge elettorale sarda in programma a Olbia il prossimo 6 marzo 2025 (responsabile dell'organizzazione la vicepresidente Silvia Lidia Fancello)
  • le iniziative civiche e territoriali nel Sud del Comitato Charta di Melfi con il vicepresidente Gino Giammarino
  • una voce civica dagli Abruzzi per una legge elettorale giusta: Abruzzo Insieme