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Autonomismo

Les autonomies sont une source inépuisable...

Les autonomies sont une source inépuisable... Le autonomie personali, sociali, territoriali sono una fonte inesauribile di buon senso, senso civico, libertà, responsabilità, capacità d'includere, valorizzazione di diversità e biodiversità, comprensione che il proprio buon vivere dipende dal benessere dei nostri vicini e della nostra comunità, riforme nella Repubblica delle Autonomie, cooperazione nell'Europa delle regioni, solidarietà internazionale e pace nel mondo.

Le autonomie si conservano e si valorizzano a partire dalla vita materiale, dalle esigenze più semplici e più quotidiane, in un groviglio inestricabile di diritti inalienabili e di doveri imprescindibili.

Autonoma deve essere la missione dell'agricoltore. Deve poter vivere anche la più piccola impresa agricola, anche quella meno "produttiva" ma che comunque genera custodia delle tradizioni e dell'ambiente.

Autonome devono essere l'impresa artigiana, i laboratori, i negozi di prossimità, i locali, i circoli, gli studi e ogni tipo di botteghe, perché queste realtà sono la spina dorsale di una convivenza a misura di persona umana.

Autonomo deve essere il medico di famiglia, a cui deve essere restituita la libertà scientifica e organizzativa necessaria per potersi occupare, in scienza e coscienza, di una popolazione con un'età media alta come mai prima nella storia.

Autonomi devono essere i servizi pubblici e sociali presenti in ciascun quartiere, rione, frazione, paesino. Nessuno meglio di chi vive il territorio sa come affrontare i problemi che riguardano la propria vita quotidiana e quella dei suoi vicini.

Autonomi devono essere i comuni. I piccoli municipi, in particolare, devono avere poteri e risorse sufficienti. Non possono essere travolti dalla metastasi normativa di origine regionale, statale, unionale. Si deve accettare una seria discussione su come le attività pubbliche possano e forse debbano finanziarsi senza contrarre debiti sul "mercato".

Autonome devono essere le persone cittadine, quando esercitano il loro diritto-dovere di eleggere i rappresentanti del loro collegio o di votare su referendum locali. La Svizzera è vicina, è il cuore pulsante della democrazia europea, dovrebbe essere una fonte d'ispirazione. Eppure la nostra Repubblica e l'Unione Europea si ostinano a impantanarsi nel centralismo autoritario, nella tecnocrazia, nella sorveglianza universale.

Autonomi, prima di tutto dai pregiudizi e dal conformismo, oltre che dalle piramidi politiche del nostro tempo, devono essere i nostri storici movimenti autonomisti e territorialisti e i nuovi civismi, se vogliamo che essi possano liberare le energie e le competenze di una nuova generazione di leader locali, interterritoriali, europei.  

Prato di Sant'Orso, Valle d'Aosta, 22 giugno 2025, Corpus Domini

A cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

 

Lettura pubblica integrale delle PAROLE VIVE della Carta di Chivasso

  • Autore: Gruppo di studio interterritoriale Forum 2043 - 11 marzo 2023
Ciò che i rappresentanti di queste valli hanno affermato,
vale per tutte le regioni italiane,
per i piccoli popoli che formano quel tutto
che è il popolo italiano
(Émile Chanoux, Federalismo e autonomie,
in P. MOMIGLIANO LEVI (a cura di), Écrits, Institut Historique de la Résistance en Vallée d'Aoste,
Aosta, 1994, p. 399, p. 422)

I contenuti del nostro seminario online dedicato alle parole vive della Carta di Chivasso (qui il testo integrale), tenutosi ieri sabato 11 marzo 2023, sono pubblici e disponibili attraverso il prezioso archivio politico di Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente

Per un approfondimento delle conclusioni politico-culturali e una sinossi completa degli interventi:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/117-parole-vive-per-le-autonomie-e-l-ambiente

Attraverso il nostro canale YouTube diffondiamo l'estratto della lettura pubblica integrale della Carta di Chivasso, pochi minuti ma di grandissimo valore:

https://www.youtube.com/watch?v=wSLSjx0PJ0c

 

La Carta di Chivasso, dopo ottant'anni dal 19 dicembre 1943, ci definisce, ci unisce, ci aiuta a tramandare i nostri valori, ci sostiene nel nostro impegno per la Repubblica delle Autonomie personali, sociali, territoriali.

Aiutateci a diffonderla e a farla conoscere, attraverso le reti sociali:

https://twitter.com/rete_aea/status/1634869894306058240?s=20

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Massimo Moretuzzo candidato presidente

E' il passo giusto, una disponibilità data con umiltà e serietà. Massimo Moretuzzo è il candidato espresso dall' #autonomismo alle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia. La lista Patto per l'Autonomia sarà un punto di riferimento per una nuova generazione di leader locali civici, ambientalisti, autonomisti.

Per approfondire il lavoro svolto dal Patto per l'Autonomia per arrivare a essere, con Massimo Moretuzzo, un punto di riferimento per tutti, si approfondiscano i temi su cui il partito autonomista e i suoi alleati civici, insieme con il gruppo consiliare regionale, hanno lavorato: https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie.

Il candidato presidente Massimo Moretuzzo ha il supporto di gran parte delle forze di centrosinistra e dei movimenti che hanno rappresentato l'opposizione alla opaca giunta uscente (quella guidata da uno degli ultimi epigoni del morente leghismo, Fedriga).

Le elezioni della regione autonoma speciale Friuli-Venezia Giulia si svolgeranno domenica e lunedì 2-3 aprile 2023.

Alcuni approfondimenti:

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1200-regionali-del-2-3-aprile-2023-massimo-moretuzzo-candidato-presidente

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1194-accordo-elettorale-tra-civica-fvg-e-patto-per-l-autonomia

https://www.pattoperlautonomia.eu/tutte-le-notizie/1195-no-compatto-delle-opposizioni-alla-reintroduzione-delle-province

A Massimo Moretuzzo, ai candidati del Patto per l'Autonomia aperto ai civici e ai localisti, a tutte le forze della coalizione, gli auguri più sinceri di buon lavoro da tutta la sorellanza di Autonomie e Ambiente.

 

 

Memento Trentino

Urne ancora calde in Trentino con alcuni esiti in attesa di ballottaggio - previsto per domenica 18 maggio 2025 - ed il comune maggiore, Trento capoluogo, che supera l’esame diretto al primo turno.

Nel capoluogo di regione l’indice di affluenza alle urne si ferma al minimo storico del 49,93%, col candidato sindaco del centro sinistra autonomista riformista vincente col 54,65% e quello della destra centro fermo al 26,60%.

Sono stati 85 i comuni che hanno avuto un solo candidato sindaco, oltre la metà dei comuni totali. In 84 di essi è stato superato il quorum del 40% di votanti, limite di legge per evitare il commissariamento.

Tale norma transitoria è stata introdotta in questa tornata elettorale abbassandola dal 50%. In virtù di un previsto calo di partecipazione: si è preferito intervenire sulla legge anziché sul sintomo, questi sono evidentemente i tempi sbrigativi della politica anche in terra che fu di grande ascolto e mediazione.

Oggi, coi sovranisti al governo ed una parte dell’ autonomismo storico a gonfiarne il petto, diventa normale la forzatura istituzionale ed il bullismo politico. La gente non vota? Abbassiamo del 10% il limite sotto il quale il voto è invalido.

In più della metà dei comuni del Trentino dunque in questa legislatura non ci sarà una minoranza, privando l’ente delle condizioni necessarie alla costruzione e creazione di competenza, ponendo poi grave pregiudizio in termini di sano e democratico confronto partecipativo.

Esclusa Trento, le comunità più grosse chiamate al voto vanno al ballottaggio: si tratta di Pergine Valsugana, Riva del Garda, Arco, Cles, Borgo Valsugana, Avio, Cavalese, Mori, Novella, Ville d’ Anaunia, Volano.

Geometrie variabili quanto ad alleanze coalizionali, con gravi accordi mancati in alcuni casi come a Pergine Valsugana, coesi a destra con la complicità dell’autonomismo sovranista delle due Stelle Alpine, praticati col civismo locale in altri.

Poi, matrimoni contro natura a Riva del Garda con i Fratellisti, e a Cles in cui il fu partito autonomista storico, quello che governò in più riprese la Provincia Autonoma, sigla ufficiale accordo al secondo turno neanche con la coalizione di centro destra che non c’è, ma per non sbagliare indirizzo, direttamente con i sovranisti di Fratelli d’Italia che, unica forza, la rappresenta.

Con gli Autonomisti diasporati e la candidata sindaca di Casa Autonomia - Paola Demagri - costretta in questo ad una coraggiosa rimonta.

Il “movimentismo” degli autonomisti storici del Partito Autonomista Trentino Tirolese è uno dei dati locali che balza immediatamente all’occhio, in questa tornata elettorale che si concluderà con i ballottaggi di domenica prossima. La rinuncia ad un dialogo fattivo con tutte le forze autonomiste frantumatesi in mille rivoli, da parte del Partito autonomista che fu di riferimento per anni nell’universo trentino, assume una sua specifica connotazione.

E’ il cambio di paradigma rispetto ad una storia che vide il PATT protagonista di una sua centralità fino a quando decise di respingere - siamo soprattutto negli ultimi dieci anni - un ruolo di scudo contro i mascherati tentativi di infiltrazione nazionalIsta-leghista, spacciata per "comunanza" politica verso un autonomismo che con quella roba nulla centrava.

La proposta forte di coinvolgimento elettorale da parte di quella Lega sovranista (che altro era ed è rispetto al modello di Miglio), per interpretare la pancia demagogica e populista del peggior nazionalismo italiano e non solo, è la grande impostura di questo ex-autonomismo trentino, asservito alla destra nazionalista ed illiberale, che tenta di spadroneggiare non solo in Europa.

Qui la destra ha il volto di un governatorato a guida leghista edulcorato nei modi, solido nella volontà pervasiva di assicurarsi la perpetuazione di quello che altro non è se non un galleggiamento amministrativo. Galleggiamento amministrativo che non punta ad un governo di scelte, ma di scelte quasi sempre di ordinaria amministrazione, in un regime che richiederebbe urgenze anche qui in tema soprattutto di welfare e potere salariale.

La muscolatura operativa è messa invece in campo con sagacia e rigore “cencellico”, in presenza di nomine specifiche e occupazione precisa di ruoli ritenuti imprescindibili e funzionali.

La recente nomina del giudice laico al Tar di Trento, o la deroga al terzo mandato, nei metodi mostra l’attitudine ad imporre muscolarmente, in ed in violazione di ogni condivisione, puntando unicamente al voto in più, in un’ Aula consiliare spesso sorda, sempre attonita.

L’ autonomismo a forte vocazione ambientalista che il Trentino ha sostanzialmente sfarinato in questo ultimo decennio, in sigle che lo hanno deprivato di grip elettorale sufficiente, mostra in questa fase il volto ferito di una potenzialità inespressa.

E’ venuto meno l’elemento collante che rendeva unificante e federativo quell’autonomismo, che partiva dalle periferie ma incontrava forti simpatie, seppur minori, anche nei centri urbani.

Oggi un patto federativo tra tutte le forze orizzontalmente presenti nel panorama trentino sembrerebbe tecnicamente un passo scontato e l’opzione più necessaria. Pregiudizievole è stata, purtroppo, la non messa a terra di un serio, severo, esigente pragmatismo politico, quello fondato su solidi confini valoriali.

Da questi, con assoluto rigore e chiarezza, occorre ripartire per affermare che non può essere il collante dell’utilità a descrivere le traiettorie dei movimenti.

Troppo comodo ma anche troppo rischioso perché in termini assoluti tutto sarebbe allora fungibile in favore di declinazioni ego rivolte e prive di respiro collettivo.

Solo il discrimine legato a precisi riferimenti ideali potrebbe permettere di creare politiche reali, argomentate da prospettive comuni di società. Il resto è chimica politica con la quale nelle migliori delle ipotesi vincere un’elezione e celebrarne subito dopo la sua lapidazione.

Autonomia, solidarismo, pacifismo, ambientalismo, diritti civili, autogoverno, pietre miliari di una base di partenza, ma anche molto, molto altro, da cui ricostruire. Chi a questa famiglia non vuole aderire, appartiene a qualcosa che non è certamente migliore o peggiore, ma è altro e diverso. Diverso per idea stessa di mondo che si desidera, e che poco rileva se non per questioni di tipo politico lessicale chiamare in un modo o nell’altro secondo rappresentazioni storiche di modelli dello scorso secolo.

Guai però a pensare che al di là delle definizioni geopolitiche della citata storiografia politica del recente passato, oltre quindi le ragioni semantiche di termini oggi - forse - desueti come destra e sinistra, progressisti e conservatori, non sussistano nei fatti ancora oggi gli elementi strutturali di differenza, che rimandano a visioni di società basate su altri capisaldi.

Anche e soprattutto per questo le scorciatoie machiavelliche messe in campo in questa tornata elettorale trentina dall’autonomismo oscurantista lego-nazionalista, lasciano l’amaro nei palati del cittadino.

Esse deludono perché preludono nei fatti all’ idea di una politica mercantile arrogante e disposta ad ogni accordo al ribasso pur di auto-alimentare la propria bulimica, autorigenerante visione di chi lavora partendo dall’oggi per arrivare al proprio domani, e non al domani comune. Perché all’oggi e solo all’ oggi è rivolta.

E’ questo che certo “Autonomismo” ha qui fatto il 4 maggio scorso: infilando una strada acefala di valori, commerciale nei fatti, che al netto dei futuri ballottaggi, ha già perso la partita, prima che con l’urna, con la storia.

Sappiano anche queste vicende di ordinario, convulso “autonomismo nazionalista” fungere da sentinella, monito e speranza, in favore di esperienze virtuose capaci di trarre insegnamento dagli altrui sbagli.

Trento, 13 maggio 2025

Walter Pruner

 

Niscemi, l'ennesimo disastro del centralismo

Nel mondo delle autonomie, ogni volta che vediamo dispiegarsi un disastro naturale, ci mobilitiamo perché arrivino aiuti, secondo principi di prossimità, sussidiarietà e solidarietà, per superare l'emergenza. Contemporaneamente ci dedichiamo a studiare se e quanto sia mancata la prevenzione, che è il fondamento del buongoverno del territorio, delle comunità, degli ecosistemi locali.

Anche a Niscemi e in altri territori recentemente colpiti dalla forza della natura, in Sicilia e nel Sud, troviamo ancora una volta i disastri del centralismo. Le autonomie locali sono da decenni tradite, deresponsabilizzate, definanziate, svuotate di competenze e risorse, riempite di un personale politico subalterno ai poteri centrali, che si preoccupa solo di compiacere i propri capi (siano essi a Palermo, a Napoli, a Roma, a Bruxelles).

Il centralismo domina anche imponendo la pigrizia mentale, culturale, politica, ottenendo che poco o nulla venga fatto di quello che era possibile fare localmente, per tempo e in tempo, con le proprie forze, senza affidarsi ad altri, più in alto, altrove.

Non manca mai, negli stati centralisti, dopo il danno la beffa: coloro che sono stati resi impotenti, incompetenti, dipendenti dalle autorità centrali, vengono poi anche additati o persino derisi, per non esser stati previdenti ed efficienti...

Dietro ogni disastro naturale c'è quasi sempre un disastro politico, stavolta incarnato emblematicamente da figure del centralismo italiano che sono da decenni al potere come Nello Musumeci (detto Nullo, nella vox populi siciliana), ma anche dalla sinistra parabola populista dei seguaci di Cateno De Luca, che dopo essersi fatti megafoni dell'assurdo progetto del ponte di Messina, oggi si sono improvvisamente convertiti alla richiesta (peraltro giusta) di abbandonare quella follia e dirottare quelle enormi risorse sulla manutenzione dei territori. 

Risuonano, ancora una volta, le terribili e profetiche parole di una pagina di Tocqueville, scritte all'inizio della nostra modernità centralista e autoritaria. Leggetele, se volete essere davvero autonomisti e anticentralisti, con animo riformista, competenza e passione per un vero autogoverno di tutti dappertutto.

Niscemi, 30 gennaio 2026 - a cura della segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente 

 

Approfondimenti:

https://www.sicilianiliberi.org/2026/01/22/ciclone-harry-lindifferenza-dopo-la-tempesta/

https://autonomieeambiente.eu/news/91-una-pietra-sopra-il-ponte-di-messina

https://autonomieeambiente.eu/news/54-gli-aspiranti-faraoni-d-italia-riparlano-di-ponte-sullo-stretto

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/182-il-centralismo-paralizza-soffoca-e-infine-uccide

 

Fonte della foto:

https://www.siciliainprogress.com/niscemi-disastro-annunciato/

 

Oltre il 7% in Friuli-Venezia Giulia

Quella di Massimo Moretuzzo, del Patto per l'Autonomia, con il sostegno di gran parte del centrosinistra, era una proposta di nuovo governo autonomista. I cittadini del Friuli-Venezia Giulia che sono andati a votare, purtroppo sempre meno, hanno preferito confermare l'uscente Massimiliano Fedriga e la sua lista di indipendenti, sostenuta dal centrodestra. I risultati sono questi e vanno accettati, oltre che approfonditi e meditati. Come sempre, gli attivisti, i candidati, i capi della campagna troveranno di che rammaricarsi e migliorarsi.

Massimo Moretuzzo, insieme ad altri quattro consiglieri nuovi eletti del Patto per l'Autonomia più, salvo sorprese nei riconteggi ufficiali, il consigliere della forza sorella Slovenska Skupnost, si preparano quindi a rappresentare una opposizione autonomista, civica, ambientalista, riformista e democratica nel prossimo quinquennio.

Il nostro mondo autonomista e territorialista è sempre molto aperto al dialogo e alla collaborazione politica con tutti, quando ci sono, come oggi, emergenze sociali e ambientali drammatiche. Erano anni che non stabilivamo una collaborazione con forze di centrosinistra, ma si era creata una opportunità, attraverso il sostegno spontaneo alla candidatura di Massimo Moretuzzo, da parte delle opposizioni della passata legislatura nella regione autonoma.

Per il Patto per l'Autonomia, per la forza sorella Slovenska Skupnost, ottenuto il supporto civico e ambientalista di Adesso Trieste e di altre figure indipendenti dai diversi territori, è stata una sfida difficilissima, ma infine vinta.

Non siamo capipopolo, non siamo populisti, non siamo giustizialisti, non abbiamo né soldi né potere. Non ci aspettiamo ondate di voti di protesta come quelle che hanno raggiunto i vari aspiranti "sindaci d'Italia" e "capi politici" nell'ultimo decennio.

Siamo una parte, piccola forse, ma essenziale nella storia e soprattutto per il futuro della Repubblica delle Autonomie e di una nuova confederazione europea. Stiamo raccogliendo forze sufficienti, nei territori dello stato italiano, perché la Repubblica e l'Unione Europea non sbandino verso forme di centralismo autoritario (non accetteremo mai, in nessuna forma, il presidenzialismo italiano o europeo, ricordiamolo).

Moderati nei toni, riformisti per cultura, audaci negli obiettivi sociali, daremo fino in fondo il nostro contributo per fermare l'impoverimento delle persone e delle comunità, per la salute, per i beni comuni, per una transizione ambientale fatta democraticamente e inclusivamente dal basso, per frenare le storture della globalizzazione, per la pace, per tutte le autonomie personali, sociali, territoriali nel mondo.

Nelle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia abbiamo raccolto più consenso e più seggi di cinque anni fa, superando il 7% e sfiorando i 30.000 voti (sommando i risultati delle nostre due forze sorelle: il Patto per l'Autonomia e la Slovenska Skupnost).

Nelle elezioni comunali di Udine, il prof. Alberto Felice De Toni, candidato civico indipendente con l'appoggio del Patto per l'Autonomia, va al ballottaggio e la sua lista civica De Toni Sindaco supera il 12%.

Grazie a coloro che si sono impegnati, perché un risultato c'è e da questa piccola luce che si è accesa a Nordest possiamo proseguire per obiettivi ancora più ambiziosi.

--- dalla segreteria di Autonomie e Ambiente - Udine - Firenze - Palermo - 4 aprile 2023

Segnaliamo a chi può approfondire i cinguettii di Twitter con cui Autonomie e Ambiente ha seguito lo scrutinio:

https://twitter.com/rete_aea/status/1641708940923641856?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642896112137773062?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642898144877850626?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1642919533244555264?s=20

https://twitter.com/rete_aea/status/1643217211518066689?s=20

 

Oltre la crisi dell'autonomismo veneto

Il Veneto terrà le sue elezioni regionali i prossimi 23-24 novembre 2025.

La regione che, al di fuori delle autonomie storiche e speciali, ha la più grande cultura politica e storia amministrativa autonomista si avvia al voto in una situazione di grave crisi.

In poche altre regioni d'Europa l'elettorato autonomista è stato così sfacciatamente imbrogliato e strumentalizzato, fino a essere spinto ad allontanarsi dalle urne oppure a votare per i partiti centralisti. Un caso esemplare di patologia politica, prima ancora che di analfabetismo civile e civico, o di conformismo mediatico - che pure ci sono e rappresentano condizionamenti pesanti.

La responsabilità principale è della sé-dicente Lega Veneta salviniana e del suo "leader" Zaia, ma anche di vecchi e stantii "autonomisti" venetisti, come i candidati della lista "zombie", la Łiga Vèneta (ŁV). Un partito morto da anni, guidato da pochi improbabili personaggi che, al solo fine di favorire il centrodestra, è ancora una volta sulle schede elettorali, in cambio di qualche posticino per uno o due dei suoi capetti.

Altri autonomisti sono finiti nel frullatore di liste estremiste e cospirazioniste.

La maggior parte, inevitabilmente, resterà a casa.

Resta un piccolo segnale di speranza: la possibilità di dialogare con chi si è candidato nella lista Popolari per il Veneto, guidata dal candidato presidente Franco Bui. Un tentativo di tenere accesa una piccola luce nell'oscurità di una regione dominata dal conformismo e da una insana polarizzazione politica.

Il Veneto, una delle regioni più cementificate e inquinate d'Europa, avrebbe bisogno di una scossa.

Può venire solo dalla rivolta di chi, territorio per territorio, ha cercato di fare qualcosa per il bene comune, tenendosi distinto e distante dagli estremisti di sinistra, di destra, di centro, di Zaia (uomo immagine ma anche vero specchietto per le allodole autonomiste). Fra di loro vogliamo ricordare le persone straordinarie che animano la sanità di prossimità di Cavarzere e Cona 

Auguriamoci che ci sia, ma se non ci sarà stavolta, sarà per la prossima, perché il popolo è come l'acqua: non si può tenere per sempre. Quello veneto non farà eccezione, se non nel breve, sicuramente nel medio-lungo termine.

Venezia, 15 novembre 2025 - A cura della segreteria interterritoriale

Approfondimenti:

https://www.popolariperilveneto.it/il-veneto-nella-palude-dellautonomia-tradita-serve-un-risveglio-politico-regionale/

https://www.popolariperilveneto.it/

 

 

 

Omaggio delle autonomie a Pier Paolo Pasolini

Le autonomie d'Italia e d'Europa ricordano Pier Paolo Pasolini, nel cinquantenario del suo tragico e misterioso assassinio, consumato a  Ostia il 2 novembre 1975.

Pier Paolo Pasolini non è stato solo uno dei più grandi poeti, scrittori, cineasti, intellettuali del Novecento. E' stato un grande amico delle autonomie personali, sociali, territoriali. Non solo del suo materno Friuli, ma di tutte le culture vernacolari e tradizionali che la modernità ha in parte cancellato e tuttora cerca di distruggere.

A Pasolini è dedicata una pagina del nostro Forum 2043, che vi invitiamo a leggere.

Da non perdere, nella pagina del Forum 2043 dedicata a Pasolini, uno struggente ricordo scritto da Gianni Repetto, un noto territorialista piemontese, amico di Autonomie e Ambiente.

Casarsa, 2 novembre 2025, solennità dedicata alle anime dei defunti - a cura della segreteria interterritoriale

L'immagine di corredo al post riproduce un verso di Pasolini (da "Le ceneri di Gramsci"), dettaglio fotografato dalle pagine dedicate a Pasolini dal Corriere della Sera del 28 ottobre 2025, nel supplemento "La lettura" (ndr)

 

Parole vive per le autonomie e l'ambiente - Tutti gli interventi e le conclusioni politiche

Sabato 11 marzo 2023 si è tenuto il seminario online organizzato dal Forum 2043, in collaborazione con Autonomie e Ambiente, sul tema "Parole vive per le autonomie e l'ambiente - Rilettura integrale della Carta di Chivasso". Siamo già entrati nell'ottantesimo anno da quando la Carta fu scritta, nel 1943, eppure le parole di Chivasso sono vive, giovani, profumano di primavera per la democrazia, le autonomie, l'ambiente, la pace,  la libertà. Sono ancora essenziali per coloro che credono nella Repubblica delle Autonomie, nell'Europa dei popoli, in un mondo liberato da autoritarismi, colonialismi e militarismi.

Com'era nelle intenzioni degli organizzatori, il seminario ha rafforzato tutti i movimenti civici, ambientalisti, storicamente autonomisti, modernamente decentralisti, che hanno partecipato. Essi hanno il compito di portare avanti la visione del partigiano e martire Émile Chanoux e promuovere gli ideali di autogoverno dei territori, sussidiarietà verticale e orizzontale, autonomie personali, sociali e territoriali, che sono incisi nella Costituzione italiana, grazie all’impegno di padri costituenti come Giulio Bordon, Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Andrea Finocchiaro Aprile, Emilio Lussu, Aldo Spallicci, Tiziano Tessitori.

Le due sessioni, di un'ora ciascuna circa, sono state registrate e sono disponibili attraverso l'archivio politico multimediale di Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente

Sul canale YouTube di Autonomie e Ambiente è stata pubblicata, in estratto, la lettura pubblica integrale della Carta di Chivasso.

Come ha sintetizzato Roberto Visentin (presidenza Autonomie e Ambiente, AeA) nelle sue conclusioni, la Carta di Chivasso è ciò che ci unisce e ci definisce. I suoi valori ci sostengono e ci consentono di essere come acqua nel deserto della politica di questa incompiuta "Repubblica delle Autonomie". Le nostre sconfitte sono lezioni. Le nostre differenze sono attrezzi per affrontare e realizzare davvero, territorio per territorio, il grande cambiamento ambientale che ci aspetta.

Hanno partecipato, fra gli altri, Massimo Moretuzzo (nella foto), candidato alla presidenza del Friuli - Venezia Giulia alle elezioni dei prossimi 2-3 aprile 2023, esponente autonomista, civico, ambientalista del Patto per l'Autonomia, sostenuto da gran parte del centrosinistra. E' intervenuto anche Erik Lavevaz, già presidente della Valle d'Aosta, ed esponente dell'Union Valdôtaine, fortemente impegnato nel profondo rinnovamento in corso all'interno dello storico Mouvement e per la ricomposizione delle posizioni autonomiste, che devono riunirsi contro l'eterno ritorno del centralismo.

La rete di Autonomie e Ambiente (AeA) è una larga e inclusiva sorellanza di forze e gruppi politici territoriali attivi nelle varie regioni e province autonome della Repubblica Italiana. Con la collaborazione della famiglia politica europea degli autonomisti, l'Alleanza Libera Europea (ALE - European Free Alliance, EFA), si sta organizzando per la partecipazione alle elezioni europee del 2024.

Di seguito la sinossi completa dell'evento:

2022 07 06 repubblica delle autonomie ancora diversificata FORUM 2043 piccola

Sabato 11 marzo 2023 ore 16-18

Seminario pubblico

PAROLE VIVE

PER LE AUTONOMIE
E L'AMBIENTE

Evento organizzato dal Forum 2043
in collaborazione con Autonomie e Ambiente

Interventi

Parte prima ore 16-17

Mauro Vaiani (OraToscana – segreteria di Autonomie e Ambiente – coordinamento Forum 2043) - Apertura lavori

Eliana Esposito (Siciliani Liberi) – Canto dell’autogoverno

Mauro Vaiani – Introduzione

Sara Borchi e Stefano Fiaschi – Lettura integrale della Carta di Chivasso

Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia Friuli-Venezia Giulia)

Erik Lavevaz (Union Valdôtaine – già presidente della Valle d’Aosta)

Silvia Fancello "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)

Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi)

Andrea Acquarone (autonomista ligure e animatore di "Che l'inse!")

Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera, attivista per l'autogoverno e per la salute in Sardegna)

Parte seconda ore 17-18.00

Samuele Albonetti (Rumâgna Unida, già coordinatore del Movimento per l’Autonomia della Romagna)

Maria Luisa Stroppiana (Assemblada Occitana - Valadas)

Gino Giammarino (editore e attivista per l'autogoverno di Napoli e del Sud, Forum 2043)

Walter Pruner (autonomista trentino)

Silvia Fancello "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)

Giovanna Casagrande (Sardegna Possibile)

Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi)

Milian Racca (Liberi Elettori Piemonte)

Roberto Visentin (vicepresidente europeo EFA-ALE, presidente AeA) – Conclusioni politiche

Mauro Vaiani – Saluti finali

A conclusione dell'evento si è lanciato un appello per le donne, la vita, la libertà di tutti, e per la pace, dappertutto, con l’ascolto della canzone Baraye di Shervin Hajipour nella versione remix di DJ Siavash (fonti: https://youtu.be/I0bEMX6Avp0 - https://djsia.com/)

Hanno mandato un messaggio perché non sono potute intervenire le persone amiche:

Alfredo Gatta (Pro Lombardia, vicepresidente di AeA)

Lucia Chessa (RossoMori - Sardegna)

Luana Farina Martinelli (Caminera Noa)

* * *

Per seguire gli sviluppi dell'evento è indispensabile iscriversi al canale Telegram del Forum 2043: https://t.me/Forum2043

Si ringrazia per la collaborazione tecnica e creativa: Renzo Giannini - Il Lampone - https://www.youtube.com/lorenxman

Informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Per autonomie che facciano crescere altre autonomie

  • Autore: Geremia Gios, autonomista trentino - 13 marzo 2023

Riprendiamo, con minimi adattamenti al contesto delnostroForum 2043, l’intervento che Geremia Gios hagiàpubblicato su Il Nuovo Trentino (di domenica 12 marzo 2023). Gios è professore di agraria ed è stato sindaco di Vallarsa (TN): https://www.iltrentinonuovo.it/index.php/author/geremia/ - (per la foto di Geremia Gios si ringrazia il sito https://www.territoriocheresiste.it/)

 

La possibilità di attivare la cosiddetta “autonomia differenziatanelleregioni a statuto ordinario ha riacceso il dibattito attorno all’autonomia trentinae in definitiva attorno all’autonomia di tutti i territori.

Al fine di portare un contributo ritengo sia opportuno partire da una considerazione sull’autonomia in generale.

Per autonomia si può intendere la possibilità di determinate comunità di organizzarsi, all’interno di linee guida o normative di carattere generale, in maniera diversa da quella di altre comunità.

Un mondo globalizzato, condizionato dal prevalere della componente finanziaria difficilmente può lasciare spazio all’autonomia (se non a quella della finanza medesima). L’attività finanziaria sfrutta le economie di scala (più si è grandi più si può guadagnare), ma questo è possibile se ci si sono visioni del mondo, obiettivi, consumi, comportamenti uniformi. L’uniformità facilità la rapidità nel trasferimento dei capitali e, quindi, la possibilità di fare profitti. Del resto ancora gli antichi romani dicevanopecunia non olet. Tale detto si potrebbe tradurre in linguaggio moderno come: i capitali sono tutti ugualmente profittevoli, indipendentemente dal luogo, dalle modalità di impiego, dalle attività che gli hanno generati. Per la grande finanza che frequentemente riesce ad imporre, a livello centralestatale eanche attraverso istituzioni sovranazionali, regole che le sono favorevoli, avere a che fare con specificità locali comporta aumento di costi, perdita di opportunità, minori guadagni. In questo scenario le autonomie non servono anzi sono dannose.

Il mondo naturale, al contrario, è il regno della diversità ossia di modalità autonome e differenziate dei diversi organismi di organizzarsi in associazioni diverse tra loro. Prendiamo ad esempio le piante. La capacità di trasformare la luce in energia utilizzabile si basa su meccanismi assai simili nella maggior parte delle piante, ma nonostante questo, una foresta tropicale, la macchia mediterranea, la foresta alpina o la taiga siberiana sono assai diverse tra loro. Non serve essere botanici esperti per constatarlo: basta uno sguardo.

Nelle nostre valli basta considerare, con un po’ di attenzione, due versanti opposti di una stessa montagna per rendersi conto che la vegetazione che ricopre i medesimi è diversa. Perché? La risposta è, tutto sommato, semplice. Anche se le modalità di utilizzare la luce solare sono simili, ci sono differenze tra le tipologie di terreno, le necessità di acqua, l’intensità della luce, le temperature e molti altri componenti che servono per completare il ciclo vitale. Per poter utilizzare al meglio tutti i fattori disponibili sono necessarie non solo piante aventi caratteristiche diverse, ma anche associazioni differenti tra le medesime. Nel mondo vegetale capacità autonome e diversificate di organizzazione sono indispensabili. Siamo all’opposto di quanto chiesto dalla finanza.

Sotto il profilo sociale probabilmente siamo in una situazione intermedia tra mondo finanziario e mondo vegetale. Tutti gli uomini hanno pari dignità, ma unaorganizzazione economica e sociale che sia sostenibile, ossia possa durare nel tempo, deve potersi articolare in maniera diversa a livello locale In funzione delle esigenze differenti in contesti territoriali diversi.

In tale contesto parlare di autonomia significa riferirsi a regole che possono almeno in parte essere modificate da forme di autogoverno locale.

Limitiamoci a esaminare tre insiemi di regole, ognuno dei quali risulta efficace solo se applicato a beni o funzioni aventi certe caratteristiche e non altre. Tali insiemi - definibili anche come istituzioni o ordinamenti – sono: mercato, stato (o organizzazione gerarchica), gestione dei beni collettivi.

Senza approfondire, in questa sede le caratteristiche di queste istituzioni si può osservare che in relazione al problema delle autonomie mercato e stato possono funzionare, entro certi limiti, con regole che non hanno bisogno di articolazioni locali (e quindi di autonomie).

Tuttavia mercato e stato per poter durare nel tempo hanno bisogno, fra il resto, che vi sia tra la popolazione fiducia e senso di appartenenza. Senza la presenza di queste caratteristiche all’interno delle comunità interessate nessuna organizzazione (neppure lo stato o il mercato) può funzionare. Tuttavia fiducia e senso di appartenenza hanno le caratteristiche dei beni collettivi. Né lo stato né il mercato sono in grado di gestire questi beni. La fiducia, per esempio, non si può né comprare né imporre per legge.

Va riconosciuto che per avere fiducia e senso di appartenenza è necessario applicare linee guida proprie delle gestione dei beni collettivi che sono, ovviamente, diverse da quelle di stato e mercato. Tra i principi che è necessario rispettare nella logica della gestione dei beni collettivi vi è quello che in presenza di condizioni locali - sia ambientali sia sociali- specifiche deve essere data alle comunità locali la possibilità di organizzarsi in maniera autonoma.

Va da sé che la gestione della conoscenza necessaria per adottare decisioni corrette e condivise non può basarsi solo su informazioni accentrate come nel caso dell’organizzazione gerarchica (stato) o disperse come nel caso del mercato. Tra questi due livelli è indispensabile un livello intermedio che consenta di modificare localmente principi generali decisi altrove. Questo livello è il livello dell’autonomia.

Come sarebbe poco efficace cercare di riprodurre una foresta tropicale sulle Alpi così risulta controproducente voler applicare regole specifiche uniformi dalla Vetta d’Italia a Lampedusa.

In altri termini pensare che per gestire le comunità umane possono bastare il mercato (che organizza la conoscenza dispersa) e lo stato (che richiede conoscenze accentrate) è un errore drammatico. Un errore che porta da un lato ad una degenerazione burocratica – frutto del tentativo di controllare tutta la realtà – e, dall’altro a considerare elementi essenziali per la vita (quali ad esempio la solidarietà o molti beni ambientali) da non valutare perché privi di un “prezzo”.

Inconclusione,l’autonomia è una componente indispensabile non solo per le comunità chegiàne godono, ma per tutte le comunità. Al tempo stesso l’autonomia può durare solo se fa crescere al proprio interno e tra le comunità vicine altre autonomie. Solo chi, con sguardo miope, ritiene che autonomia significhi semplicementerivendicazione di“maggiori risorse” -invece che di maggiori responsabilità -può pensare il contrario.

L’attuazione di altre forme di autonomia, se perseguita con competenza e senza ipocrisie,non rappresenta, pertanto, un pericolo bensì uno stimolo per rivitalizzare l’autonomiadi tutti, compresa quella di cui il Trentino già gode.

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Per la Costituzione, non solo per la Romagna

 

Il Senato della Repubblica ha chiuso ieri, con un voto favorevole definitivo, il lunghissimo iter della legge per il passaggio dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna, dalla provincia di Pesaro e Urbino alla provincia di Rimini.

I due comuni romagnoli avevano chiesto di tornare in Romagna nel 2007, con un referendum popolare organizzato ai sensi dell'art. 133 della Costituzione, dove la volontà popolare si era espressa in maniera schiacciante per il passaggio.

Montecopiolo è un comune di poco più di 1.000 abitanti, Sassofeltrio ha circa 1.300 abitanti. Il fatto che la volontà popolare di due comunità così piccole sia stata contrastata e repressa, oltraggiata e vilipesa, per quattordici anni, la dice lunga sulle condizioni in cui è ridotta la nostra Repubblica delle Autonomie.

Il voto del Senato, oltre che a essere stato finalmente rispettoso per le due comunità interessate e per la Romagna, salva la Costituzione, di cui si stavano calpestando principi indisponibili a chiunque.

Autonomie e Ambiente si congratula con il Comitato promotore del passaggio dei due comuni, che ha lavorato generosamente per tanti anni e ancora vigilerà perché nei vari passaggi amministrativi non si trascurino mai più gli interessi delle persone e delle comunità. Ringraziamo la forza sorella Movimento per l'Autonomia della Romagna per averci coinvolto e consentito di dare umilmente il nostro appoggio alla causa. Ringraziamo il sen. Albert Lanièce, della 'Union Valdôtaine (UV), per essersi sempre informato e interessato della vicenda.

L'opposizione, spesso con motivazioni opache e per assurde impuntature da parte dei partiti centralisti e autoritari, a simili correzioni dei confini amministrativi italiani (che spesso furono cambiati arbitrariamente sotto il fascismo) deve finire. Deve tornare a essere pienamente rispettata, ovunque, la volontà popolare, ovviamente informata e ponderata, espressa nelle dovute forme.

Chi non rispetta la democrazia e la Costituzione nelle piccole cose, non la rispetterà nelle situazioni più grandi, questo deve essere chiaro. Vigiliamo!

 

 

 

Per la dignità del consigliere comunale

  • Autore: A cura di OraToscana - lunedì dell'Angelo, 10 aprile 2023

Un appello da OraToscana nel Forum 2043 per tutti i consiglieri comunali della Repubblica

Prato – Santa Luce – San Vincenzo – Siena – Vecchiano, lunedì dell’Angelo, 10 aprile 2023

Introduzione

Alle persone che vengono elette nei consigli di ogni comune vorremmo che fossero restituiti dignità e poteri, necessari non a loro ma alle comunità locali, nell’interesse di molti oggi e delle generazioni future, per migliorare concretamente le cose.

Chi conosce la storia delle gloriose istituzioni comunali, sa bene che nulla garantisce nel tempo una saggia amministrazione quanto la conoscenza reciproca, l’intimità vorremmo dire, la condivisione dello stesso destino fra governanti e governati, esattamente quella che è possibile, appunto, in un comune.

Coloro che possono ascoltare questo appello, discuterlo, migliorarlo, farlo proprio, diventarne attivisti e promotori, militanti solidali fra di loro fino al punto da trasformarsi in un movimento interterritoriale capace d’imporre le riforme necessarie, sono primariamente coloro che consiglieri comunali lo sono, lo sono stati, abbiano tentato di diventarlo, o almeno siano stati vicini a una persona investita di questo gravoso e, oggi, ingrato incarico.

logo Autonomie e Ambiente AeA OraToscana

Proposte

  1. Il consigliere comunale deve godere di permessi dal lavoro durante il suo mandato (e di un sostegno al suo reinserimento lavorativo al termine dello stesso); di un compenso adeguato all’entità del suo impegno; di una tutela previdenziale e assicurativa; di un ufficio da cui condurre la sua attività istituzionale, oltre che portare avanti le proprie convinzioni e battaglie politiche.
  2. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere da sé, considerando le risorse e le dimensioni del suo territorio, di quanti consiglieri debba essere composto.
  3. Solo il consigliere comunale eletto deve essere impiegato a tempo pieno nell’amministrazione (come assessore o in altri incarichi).
  4. Ogni consiglio comunale è in grado di decidere in autonomia quanti dei suoi membri debbano essere amministratori a tempo pieno e garantire loro un compenso adeguato.
  5. Ferma restando la centralità ordinamentale della figura del primo cittadino, ai consigli comunali deve essere consentito adottare una forma di governo direttoriale (collegiale, quindi con consigli che siano anche giunte), specie nelle comunità più piccole.
  6. Come raccomanda da ottant’anni la Carta di Chivasso, si dovrebbe essere elettori o eleggibili solo dopo un certo periodo che si è residenti e contribuenti del proprio comune, lasciando allo statuto comunale di determinare la lunghezza di tale periodo.
  7. Premesso che l’unico modo per imparare davvero a fare il consigliere comunale è quello di farlo, chi si candida al consiglio comunale dovrebbe aver dimostrato conoscenza delle lingue locali, parlate e scritte, ed avere - almeno - la formazione e la buona condotta richieste al giudice popolare.
  8. Per quanto le persone siano (giustamente) diffidenti nel dare il potere a chi non ha un mestiere o una istruzione, si deve prendere atto che nella vita politica sono indispensabili esperienza, competenza e anzianità: per qualcuno la politica può diventare una professione, non solo una vocazione, e di questo ogni comunità dovrebbe tenere conto nel decidere i pur necessari limiti ai mandati (consecutivi o non consecutivi).
  9. La carica di consigliere comunale dovrebbe essere incompatibile con ogni altra e sarebbe opportuno che nessuno potesse essere eletto o nominato in istituzioni superiori senza prima essere stato eletto consigliere comunale.
  10. L’espressione di candidature al consiglio comunale dovrebbe essere resa possibile a tutti coloro che ne abbiano i requisiti, con il minimo di formalità, eventualmente stabilendo un numero minimo di concittadini che la supportino.
  11. La campagna elettorale comunale dovrebbe essere organizzata e pagata dall’amministrazione, assicurando a tutti le stesse opportunità e gli stessi spazi, imponendo divieti, o almeno limiti e controlli rigorosi, alla spesa privata o di parte.
  12. La scelta dei consiglieri comunali deve essere fino in fondo nelle mani dei cittadini, quindi ogni elettore dovrebbe, obbligatoriamente, votare non più solo un simbolo o uno schieramento, ma prima di tutto una persona (massimo due, di genere diverso), fra i candidati della sua circoscrizione, trovandone i nomi già sulla scheda.
  13. I comuni devono potersi aggregare in libere associazioni intercomunali, in modo tale da garantire l’esercizio di funzioni associate, secondo principi di sussidiarietà; è opportuno che gli organi di tali associazioni di comuni siano eletti dai consiglieri comunali stessi.
  14. In tutti i casi in cui il comune, per dimensione demografica o per estensione geografica, sia composto di più comunità distinte (municipi, quartieri, frazioni, altro), si lasci alle popolazioni locali la possibilità di trasformarlo in una unione di comunità.
  15. Si deve riprendere, con ritrovato entusiasmo per l’autogoverno comunale e territoriale, l’abolizione delle prefetture e di ogni altra istituzione intermedia fra le regioni (o le province autonome) e le libere associazioni o unioni di comuni.
  16. Al comune, singolarmente o in associazione con altri del territorio, deve tornare il potere di cambiare concretamente le cose, secondo Costituzione, ponendo fine alla paralisi provocata dalla metastasi normativa regionale, statale, europea.

Note

A coloro che si preoccupano delle risorse, ricordiamo che siamo impegnati per la territorializzazione delle imposte, perché esse restino sui territori e perché ci siano fondi di perequazione. I comuni, peraltro, non devono vivere di soli Euro: possono e quindi dovrebbero essere create monete locali complementari, per creare uno scambio di beni e servizi all’interno della comunità o dei territori: l’autonomia energetica con fondi rinnovabili; la produzione sostenibile di cibo lobale; asili e scuole a cui i bambini possano andare a piedi; ambulatori medici di vicinato; riuso del patrimonio abitativo esistente e affitti equi; servizi pubblici locali, fondati sul lavoro cooperativo locale, staccati dal mercato dove tutto si misura in Euro.

Guardiamo con ammirazione a tante iniziative che puntano a restituire risorse alle nostre democrazie locali, come, in ultimo, la campagna "Riprendiamoci il Comune", ma a tanti amministratori, consiglieri, attivisti, gruppi, comitati, noi chiediamo di fare, insieme, qualcosa di molto più radicale: una lunga marcia per decentrare il potere, distribuire le risorse oggi centralizzate, delegificare, restituire dignità e poteri a ciascun comune e ai territori.

Le autorità comunitarie europee e lo stato (e, di riflesso, le regioni e le province autonome) devono finirla di alimentare la metastasi legislativa, che sta paralizzando senza assicurare protezione. Devono, per essere ancora più nitidi, smettere di legiferare sovrapponendosi sulle stesse materie, in plateale disprezzo al principio della sussidiarietà. Devono trattenersi dall’emanare “grida” per tutti i comuni, imponendo le stesse regole a municipi come Santa Luce, San Vincenzo, Vecchiano, Siena, Livorno, Prato, Firenze, come se fossero uguali.

Nel nostro mondo civico, ambientalista, autonomista, confederalista, siamo ostili ai leaderismi, ai presidenzialismi (anche quelli dei presidenti-governatori regionali e dei sindaci-podestà), alle tifoserie mediatiche, all’antipolitica, al populismo, al giustizialismo, all’antistatalismo tardoliberista, a irragionevoli proibizionismi, che riempiono il dibattito pubblico riducendolo a un fatuo chiacchiericcio mediatico, conducendo la Repubblica delle Autonomie alla rovina.

A noi pare evidente che i consiglieri comunali eletti devono urgentemente riprendersi dignità e poteri, perché essi possano davvero fare la differenza, essendo vicini alle persone, alle comunità, al territorio. Poteri e ovviamente doveri, perché eleggendo consiglieri comunali come accade ora, persone senza radici, senza cultura, senza consenso, senza responsabilità, stiamo sprofondando nella palude del ciarlatanismo politico.

Ai comuni è stato imposto, dal 1992 a oggi, di abbandonare beni comuni, di chiudere servizi pubblici universali, di rinunciare a svolgere funzioni economiche, sociali, ambientali, di lasciare potere a opache tecnocrazie (pubbliche ma sempre più spesso private). Ai politici dei comuni è stato imposto di lasciare potere a “tecnici”, che sono diventati un opaco mandarinato, a cui nessuno può chiedere mai di rendere conto. Questo svuotamento dei comuni e questa cancellazione della politica, però, tanto più moltiplica aziende esternalizzate, enti funzionali, agenzie, commissariati, sovrintendenze, autorità, garanti, agende, progetti, conferenze, piani, pubblicazioni, raccomandazioni, circolari, tanto meno protegge concretamente le persone, le comunità, i territori.

Qualcuno ricorderà il 1981 non solo per una sciagurata scelta di privatizzazione dei debiti pubblici, ma anche per un importante documento dei vescovi cattolici italiani sulle prospettive del paese. Da allora, dobbiamo ammetterlo con franchezza, ogni tentativo di fermare il declino agendo sul potere centrale italiano (o europeo) è sostanzialmente fallito. La Repubblica, schiacciata da troppe leggi ma senza più legge, sta letteralmente sprecando la vita di decine di migliaia di funzionari pubblici, spesso qualificati lavoratori del diritto e della conoscenza, ma ormai persone perse, che ricevono stipendi, magari importanti, ma il cui lavoro nelle burocrazie del centralismo è totalmente inutile se non controproducente per le comunità e per i territori.

Siamo debitori, per questo appello, ai costituenti che hanno voluto sancire i principi di “sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza” (art. 118 della Costituzione); a coloro che ispirarono, scrissero, attuarono la rivoluzionaria, per i tempi, legge 142 del 1990 (onoriamo il ricordo di persone come Fiorenzo Narducci e Alfredo Gracili); ai fondatori delle liste verdi storiche (in particolare l’avventuara umana, politica e amministrativa di Giannozzo Pucci); alle tradizioni politiche della Firenze che è stata la città di Giorgio La Pira e dalla sua “giunta parallela”, composta da Mario Fabiani, Tristano Codignola, Romano Bilenchi; ai pionieri della rivoluzione paesana e rionale; alle tante realtà civiche che sono riuscite a vincere la guida del proprio comune, con le proprie forze, senza l’aiuto di alcun partito o di alcun potentato (o che ci stanno provando, come il Polo Civico di FabioPacciani nella Siena di questa primavera 2023); a coloro che, come i socialisti di Vecchiano, custodiscono le migliori tradizioni della politica dei partiti popolari della Repubblica delle Autonomie; a coloro che contribuiscono al Forum 2043 e che si stanno impegnando per costruire un grande movimento interterritoriale per le autonomie e l’ambiente.

Un caveat conclusivo

Siamo in una situazione grave: stiamo invecchiando, impoverendoci, spopolandoci nei nostri territori periferici rispetto alla globalizzazione; siamo minacciati dalla nostra stessa civiltà industriale che distrugge l’ambiente e disumanizza la vita; in poche mani sono concentrati strumenti di digitalizzazione e virtualizzazione talmente potenti da cancellare la stessa realtà, sostituendola con un sinistro conformismo planetario, un orwelliano appiattimento culturale e spirituale; le elite della finanza globale concentrano ricchezze immense e praticano un capitalismo predittivo che ci telecomanda nei nostri consumi e, in una prospettiva paurosa, nei nostri stessi pensieri e desideri; pochi poteri politici praticano la sorveglianza universale, con una pervasività mai vista prima nella storia; i loro apparati militari-industriali ci ordinano di amare gli oppressori e odiare gli oppressi, rendendo accettabili ai nostri occhi le loro guerre infinite. Non c’è più tempo da perdere: è il momento di una riscossa popolare.

Non possono farla gli ultimi, i troppo anziani, i malati, gli oppressi, i rifugiati, gli sradicati, i diseredati della Terra. Nemmeno la faranno coloro che sono integrati nella mentalità dominante, né, d’altra parte, coloro che sono stati abbagliati da prospettive settarie, cospirazioniste, apocalittiche. Come scrive Mauro Vaiani nel suo Cosmonauta Francesco, la rivoluzione la devono fare i penultimi: le persone che ancora hanno una cultura, una memoria, un’identità, un lavoro, una loro proprietà o un’attività economica privata, una capacità di comprendere in modo critico la parola scritta, una minima connessione alle reti sociali globali contemporanee, una capacità “donmilianiana” di avanzare i propri dubbi con parole chiare e appropriate, una spiritualità se non una fede. Persone che sanno distinguere se una cosa funziona meglio in Svizzera piuttosto che in Cina o negli Stati Uniti, a San Marino piuttosto che a Bruxelles, con un’anima libertaria e una cultura riformista, ma ancorate a una etica della responsabilità, piuttosto che della fanatica convinzione.

Sorgano quindi cavalieri di civismo, ambientalismo, autonomismo del XXI secolo, in difesa dei molti, contro i pochi, perché la vita resti umana e il pianeta abitabile: una nuova generazione di leader locali, a chilometro zero, capaci di generosità e sacrificio, disposti a concorrere alle loro elezioni locali e determinati a vincere.

* * *

Per aderire a questo appello e trasformarlo insieme in azione politica, elettorale, legislativa:

Se - e solo se - siete in grado di impegnarvi con una lista civica nel vostro comune in Toscana e volete essere parte della rete di OraToscana:

Per partecipare, con Autonomie e Ambiente, alla costruzione del movimento per l’autogoverno dei territori del XXI secolo:

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Per le aree interne, cioè per tutti

Riceviamo e volentieri diffondiamo un invito a mobilitarsi per il futuro delle comunità locali nelle cosiddette "aree interne":

L'associazione Give Back Giovani-Aree Interne, con l'appoggio dell'associazione Comuni Virtuosi, ha lanciato una petizione su Change.org per sostenere una proposta di legge dedicata alle aree interne, che nel nostro Paese rappresentano oltre il 60% del territorio nazionale ma che sono spesso trascurati dalle politiche nazionali e dall'opinione pubblica.

La proposta nasce dall'esperienza del policy lab "Yes I Am" organizzato tra luglio e agosto 2025 a Bagnoli Irpino, coinvolgendo cinquanta giovani provenienti da tutta Italia con background diversi (amministratori, ricercatori, professionisti, semplici appassionati). L'associazione crede che non bastino soltanto fondi o interventi temporanei: ciò che serve davvero sono strumenti e competenze che rendano le comunità autonome e protagoniste del loro sviluppo sociale, economico e culturale.

La proposta di Give Back vuole stimolare la partecipazione dei cittadini delle aree interne alla vita pubblica, attraverso la creazione di assemblee civiche, Forum dei Giovani, sportelli informativi sulle opportunità europee e hub di prossimità con uffici di progettazione autonomi. Oltre a questi strumenti di governance locale, la proposta include interventi concreti per la vita quotidiana dei territori: il rafforzamento della sanità territoriale attraverso la figura dell'infermiere di prossimità, l'implementazione di servizi di trasporto a chiamata, la formazione digitale per pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini (soprattutto anziani) e poli di innovazione per le politiche rurali.

Chiediamo al Governo un impegno che vada oltre l'erogazione di semplici opportunità, per garantire il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

Sostenere la proposta dell'associazione significa mettere le persone al centro delle politiche per le aree interne, garantendo strumenti concreti per restare, tornare e costruire futuro nei territori che li hanno visti nascere.

È possibile sostenere la proposta firmando la petizione al link qui di seguito: https://www.change.org/p/restare-%C3%A8-un-diritto-una-legge-per-le-aree-interne 

Prato, 4 febbraio 2026 - a cura di Salvatore Bimonte

Perché Giacomo Matteotti è importante per le Autonomie

Il Forum 2043 ha pubblicato un ricordo di Giacomo Matteotti, a cent'anni dal suo ultimo discorso alla Camera del Regno d'Italia. Mauro Vaiani spiega perché Matteotti è così importante per tutti, ma perché lo è in modo incredibile per noi che lottiamo per le Autonomie personali, sociali, territoriali.

Visitate il Forum 2043 e leggete l'approfondimento su Giacomo Matteotti:

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/313-giacomo-matteotti-vive

Rovigo, 30 maggio 2024 - A cura della segreteria interterritoriale

 

Presentazione della sorellanza Autonomie e Ambiente

(ultima modifica 15 marzo 2026)

 

Autonomie e Ambiente (AeA) è una sorellanza di forze e gruppi politici territoriali, una rete di civismo, ambientalismo, storico autonomismo e moderno decentralismo.

E' stata registrata l’11 novembre 2019, dopo una lunga serie di contatti e incontri preliminari tra diverse forze italiane aderenti alla Alleanza Libera Europea, ALE (European Free Alliance, EFA) e altre forze locali attive in diversi territori dello stato italiano. La sorellanza ha tenuto la sua prima assemblea generale e si è presentata all'opinione pubblica a Udine il 21 febbraio 2020.

La rete unisce forze politiche locali e territoriali, autonomiste e civiche, ciascuna delle quali ha la propria storia di impegno per l'autogoverno e contro il centralismo: civica, localista, territorialista, autonomista, federalista, confederalista, anticolonialista, indipendentista.

Ciascuna delle forze sorelle è e resta una organizzazione autonoma, attiva secondo quanto stabilito dall'art. 49 della Costituzione. AeA associa movimenti, realtà, gruppi e singoli attivisti che ne condividono le finalità e sono gelosi della propria autonomia politica e territoriale. Autonomie e Ambiente è in rete anche con movimenti, gruppi, centri politico-culturali autonomisti che non partecipano alle elezioni nei loro territori.

AeA ha stabilito uno stretto rapporto politico con ALE-EFA, assumendo un ruolo di sostegno alle forze locali della Repubblica Italiana nel loro cammino di collaborazione e, in prospettiva, di adesione diretta alla famiglia politica europea dell'autogoverno di tutti dappertutto, del civismo, dell'ambientalismo, degli autonomismi, del confederalismo, delle aspirazioni delle comunità locali.

Le forze di AeA si sono unite nella sorellanza per condurre la Repubblica Italiana e l'Unione Europea verso un radicale decentralismo, cominciando dalla piena attuazione della Costituzione e degli Statuti regionali (speciali e ordinari) vigenti, che disegnerebbero una ideale Repubblica delle Autonomie, nel contesto di una Europa dei popoli, dei territori, delle regioni, ma che da decenni vengono costantemente disapplicati o addirittura traditi.

Le crisi del nostro tempo hanno reso drammaticamente evidente la necessità dell'autogoverno dei territori, anche a coloro che non hanno una formazione e una cultura autonomista o anticolonialista. Sta crescendo la consapevolezza globale che quanto è necessario per garantire alle generazioni future la pace e l'ambiente, la libertà e la giustizia, il cibo e l'acqua, la salute e la cultura, potrà essere realizzato solo attraverso forti, competenti e determinate autorità locali, capaci di cambiare le cose concretamente, territorio per territorio.

Per decenni e in particolare dopo la riforma costituzionale del 2001, che con tutti i suoi difetti può essere considerata comunque l'ultima riforma autonomista italiana, le promesse di decentramento e sussidiarietà sono state tradite da tutti: sinistre, centrismi, destre, tecnici, populisti, politici di vecchi e nuovi movimenti, compresi quelli che pure erano cresciuti proprio proclamando di voler restituire più potere alle comunità locali e ai cittadini (come le prime leghe, liste verdi, gruppi di cittadinanza attiva, fra gli altri). Cosa è andato storto? E’ successo che tutti i partiti italiani "nazionali”, cioè centralisti e verticisti, guidati da leader soli al comando o comunque da cerchie ristrette (non di rado avide del potere e delle ricchezze concentrate nelle istituzioni centraliste), hanno mostrato di essere carenti di competenza legislativa e di autentiche convinzioni riguardo ai principi di sussidiarietà e solidarietà.

L'autonomismo vive anche di orizzontalità organizzativa. Da forze politiche organizzate in modo verticale, centralista e autoritario, non potranno mai essere realizzate riforme decentraliste, evidentemente. E' quindi missione fondamentale di Autonomie e Ambiente tenere in vita ed allargare una famiglia politica di forze politiche territoriali, che credano nelle autonomie personali, sociali, territoriali, dimostrandolo prima di tutto restando fedeli alla propria autonomia organizzativa, civica e politica. L'antico problema gandhiano della coerenza tra strumenti e fini va compreso, una volta per tutte: non accetteremo mai più "un partito" di autonomisti o con programmi autonomisti; vogliamo invece tanti partiti autonomisti, almeno uno per ciascun territorio. Se si crede davvero nella Repubblica delle Autonomie, in una nuova Europa delle regioni, dei territori e dei popoli, nel confederalismo e nel decentralismo internazionali, occorre confederalismo anche nell'organizzazione politica.

La rete confederale di Autonomie e Ambiente è e resterà governata collegialmente, con meccanismi di selezione di dirigenti competenti per l'oggi e di formazione di una nuova generazione di leader territoriali per il domani.

AeA è stata concepita attraverso un lungo dialogo preparatorio tra forze antiche e nuove, facendo tesoro delle preziose esperienze di collaborazione politica tra forze territoriali che ci sono state in passato, come le liste Federalismo, e altri sforzi congiunti portati avanti dalle forze autonomiste storiche nelle aule parlamentari e nella società.

La sorellanza si riconosce nei valori della Carta di Chivasso, firmata il 19 dicembre 1943, durante un convegno antifascista clandestino, a cui contribuirono, tra gli altri, figure come Émile Chanoux e Federico Chabod.

Nella Carta di Chivasso fu sancita la rivolta contro “i venti anni di malgoverno livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma»”, ma più in generale contro il centralismo, il colonialismo, il militarismo, che avevano caratterizzato lo stato unitario italiano, scatenando “OPPRESSIONE POLITICA, attraverso l'opera dei suoi agenti politici ed amministrativi (militi, commissari, prefetti, federali, insegnanti), piccoli despoti incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale, di cui furono solerti distruttori; ROVINA ECONOMICA...; DISTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE...”. Contro i guasti del centralismo autoritario, la Carta di Chivasso propose “un regime repubblicano democratico a base regionale e cantonale”, con un evidente riferimento alla Confederazione Svizzera e quindi con un respiro europeo. 

Nella Carta riecheggano aspirazioni autonomiste ancora più risalenti della resistenza al centralismo nazionalista prima e fascista poi: le tradizioni autonomiste e federaliste del Risorgimento (Cattaneo, Ferrari, Pisacane e tanti altri); l'anticolonialismo (in Sicilia, in Sardegna e oltre); il neutralismo di socialisti, popolari, liberali, conservatori contrari all’ingresso del Regno d’Italia nella “Inutile Strage” 1915-1918.

Autonomisti e federalisti furono eletti nella Costituente del 1946 e furono attivi negli anni della Ricostruzione. La generazione successiva partecipò all'istituzione delle regioni a cui si giunse nel 1970. Siamo stati protagonisti delle lotte per i diritti civili e per le riforme antipartitocratiche, antiautoritarie, anticentraliste, che sono fiorite negli anni Ottanta e in particolare dopo il 1989.

Il nostro decentralismo contemporaneo ha quindi radici profonde, ricche, diverse, territorio per territorio. Le forze sorelle di Autonomie e Ambiente sono fedeli a queste radici e guardano con fiducia al futuro, perché, come amano dire gli attivisti dell’autogoverno della Catalogna, siamo “siamo qui per cambiare secolo, non solo per cambiare stato".

La lista aggiornata delle formazioni politiche sorelle e di tutte le realtà e persone a noi associate è mantenuta sul nostro sito (voce "rete").

Autonomie e Ambiente, attraverso il Forum 2043 e la collaborazione con altre reti civiche e politiche, sta allargando il proprio raggio d'azione, in vista della partecipazione alle prossime elezioni, a ogni livello in cui le leggi elettorali impongano la presentazione di cartelli interterritoriali.

Per approfondire:

 

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Radio Radicale, un grande servizio pubblico anche per le piccole autonomie

In vista delle celebrazioni dei cinquant'anni del monumentale servizio pubblico fornito da Radio Radicale e dal suo preziosissimo archivio digitale, anche il mondo delle autonomie vuole esprimere un sentito e necessario omaggio.

Exegi monumentum aere perennius
(Orazio, incipit dell'Ode III, 30)

Radio Radicale iniziò le trasmissioni il 26 marzo 1976, sull'onda della grande stagione delle radio libere. L'omaggio delle autonomie al 50° della radio si estende, naturalmente, al ricordo dei 70 anni del Partito Radicale, che la ha partorita, e del grande attivista della nonviolenza e dei diritti civili, oltre che mentore del mondo radicale, Marco Pannella, a dieci anni dalla morte. Lo condividiamo con rispetto e con ogni incoraggiamento per il Partito Radicale, dopo la conclusione del suo 43° congresso.

Senza l'archivio di Radio Radicale tanta parte della storia politica contemporanea, non solo della Repubblica Italiana e delle istituzioni europee ma di gran parte del mondo, sarebbe incomprensibile.

Conducendo una agile ricerca nell'archivio digitale della radio, per conto del Forum 2043 (il gruppo di approfondimento culturale e di formazione politica di Autonomie e Ambiente), abbiamo selezionato dieci importanti documenti su oltre trent'anni di storia del nostro mondo di attivisti delle autonomie personali, sociali, territoriali, più una piccola perla: un documento con la viva voce di Aldo Capitini, risalente al 1963.

I dieci documenti che ci riguardano vanno dal 1990, subito dopo la caduta del Muro di Berlino, fino alla fondazione di Autonomie e Ambiente, come rete contemporanea delle realtà territoriali, indenni o liberate dalle degenerazioni sovraniste, nazionaliste, estremiste (in particolare da quelle dei salvinisti). Realtà che, attraverso Autonomie e Ambiente, sono collegate con la famiglia europea delle autonomie, EFA. 

Riportiamo qui gli undici documenti, in ordine cronologico:

01) 06 AGO 1963 - Seminario sul federalismo dal basso per una società nonviolenta (recupero archivistico della voce di Aldo Capitini e altri) - https://www.radioradicale.it/scheda/449420/seminario-internazionale-di-discussioni-sulle-tecniche-della-nonviolenza

02) 09 DIC 1990 - L'assemblea verde di Castrocaro in cui furono sconfitti federalisti e localisti - https://www.radioradicale.it/scheda/38060/assemblea-di-fondazione-dei-verdi-italiani-e-convenzione-programmatica

03) 20 NOV 1991 - Proposte della UnionValdôtaine per uno stato federale - https://www.radioradicale.it/scheda/43385/norme-per-la-costituzione-dello-stato-federale

04) 25 GEN 1992 - III Dieta delle originarie leghe territoriali - https://www.radioradicale.it/scheda/44893/proposte-e-riforme-istituzionali

05) 08 GEN 1993 - L'Europa delle regioni come futuro di pace (convegno organizzato con La Rete, a Prato) - https://www.radioradicale.it/scheda/62631/leuropa-delle-regioni-un-futuro-attraverso-la-solidarieta-la-comprensione-lapertura-ai
 
06) 12 APR 2000 - Un federalismo referendario di stile "svizzero" contro i neonazionalismi - https://www.radioradicale.it/scheda/129946/federalismo-referendario-svizzero-come-alternativa-al-neo-nazionalismo-padano
 
07) 07 GIU 2006 - Riforme federaliste o rischio di neocentralismo? Un dibattito pacato fra Augusto Barbera e Giuseppe De Vergottini (una pacatezza a cui dovrebbero tornare molti che oggi si scatenano in modo settario contro il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo 2026) - https://www.radioradicale.it/scheda/238569/si-tratta-veramente-di-una-riforma-da-rifare
 
08) 03 FEB 2011 - L'organizzazione federalista dello stato, l'Europa, il regionalismo, la Lega, i Radicali - https://www.radioradicale.it/scheda/320652/lorganizzazione-federalista-dello-stato-leuropa-il-regionalismo-la-lega-i-radicali
 
09) 14 FEB 2014 - Chiusura della campagna di Michela Murgia per l'autogoverno della Sardegna - https://www.radioradicale.it/scheda/403661/elezioni-regionali-in-sardegna-chiusura-della-campagna-elettorale-di-michela-murgia
 
10) 25 GEN 2019 - La riscoperta del federalismo riparte anche da Roma, capitale del centralismo - https://www.radioradicale.it/scheda/564300/il-futuro-del-federalismo

11) 11 MAR 2023 - In vista dell' 80° anniversario della Carta di Chivasso: parole vive per le autonomie e l'ambiente - https://www.radioradicale.it/scheda/693128/parole-vive-per-le-autonomie-e-lambiente
 
Grazie di esserci, Radio Radicale. Il mondo delle autonomie sarà sempre schierato per il finanziamento pubblico di questo servizio pubblico e per la conservazione nel tempo del suo archivio digitale, come bene culturale di rilievo internazionale.
 
Firenze, 8 febbraio 2026 - a cura di Mauro Vaiani (segretario di Autonomie e Ambiente - AeA)

 

RiBelli per tutti i territori della Toscana e oltre

OraToscana, rete di civismi appassionati di autonomie nata nel 2021 ma erede di una tradizione pluridecennale di attivismo civico, autonomista, ambientalista in Toscana, ha tenuto sabato 22 novembre 2025, per la festa di Santa Cecilia, la propria III Assemblea confederale dei delegati dei territori. L'assemblea si è tenuta nella sala parrocchiale di Nodica di Vecchiano, grazie al supporto organizzativo della lista civica locale "Un Cuore per Vecchiano". L'evento è stato totalmente autofinanziato dai partecipanti.

La realtà politica OraToscana fa parte della rete italiana Autonomie e Ambiente (AeA) e della European Free Alliance, la confederazione europea degli storici autonomismi e dei nuovi territorialismi, impegnata per l'Europa delle regioni e dei popoli. Il tema dell'assemblea era ispirato dall'esperienza fiorentina della lista civica RiBella Firenze: "RiBellarsi per amore dei territori e delle comunità in Toscana e oltre". L'intento è quello di "RiBellarsi" allo status quo anche nel senso di tornare a fare bello il posto in cui viviamo, con competenza, diligenza, cura.

Sono stati adottati dei cambiamenti statutari per promuovere un'azione politica confederale, una scelta controcorrente e ambiziosa in una politica toscana e italiana dominata da pochi leader mediatici, dove gli attivisti locali sono ormai ridotti a tifosi dei loro capi.

E' stata eletta la nuova Moderazione, l'organo di coordinamento fra i gruppi e le liste civiche che aderiscono alla rete, mantenendo peraltro la totale autonomia del proprio impegno civico e politico locale. Ne fanno parte sette moderatori, ciascuno dei quali espresso dai territori già connessi: Francesca Marrazza (presidente di RiBella Firenze, per la città di Firenze); Ione Orsini (Vecchiano, San Giuliano, Pisa); Alberto Andreoli (Pontedera e Valdera); Marco Cannito (storico leader di Città Diversa, per Livorno e provincia); Riccardo Galimberti (Grosseto e provincia); Andrea Ridi (Valdelsa fiorentina); Mauro Vaiani (Prato e provincia). Vaiani è stato anche confermato garante della rete e responsabile dei rapporti di OraToscana con le altre reti italiane ed europee. 

E' stata confermata la volontà di amicizia e collaborazione con gli altri civismi toscani, in particolare con Toscana Civica, i civici indipendenti, i giovani leader civici della "Toscana dei cittadini" e tutte le realtà civiche e territoriali collegate attraverso l'iniziativa "L'Altra Toscana".

Ha partecipato all'assemblea il presidente di Autonomie e Ambiente, Roberto Visentin, che ha portato anche il saluto di Lorena Lopez, la presidente europea di EFA. E' intervenuto l'on. Franco Manes, deputato della Valle d'Aosta, anche a nome del presidente della Union Valdôtaine, Joel Farcoz, annunciando l'impegno dello storico movimento autonomista per riportare le autonomie, i territori, i civismi al centro della vita politica della Repubblica e dell'Europa, contro vecchi e nuovi centralismi, autoritarismi, militarismi.

Samuele Albonetti ha portato il saluto del movimento Rumâgna Unida, forza sorella di OraToscana nella rete Autonomie e Ambiente. Hanno inviato un messaggio Silvia Lidia Fancello, dirigente AeA ed EFA attiva in Sardegna, e Paolo Marrocchesi di Toscana Civica.

Laura Nieddu, una delle coordinatrici della lista ospite Un Cuore per Vecchiano, ha presentato il progetto civico per le elezioni comunali che a Vecchiano si terranno nel 2026. Esponenti e gruppi di OraToscana, peraltro, saranno impegnati in molte elezioni comunali l'anno prossimo in Toscana, fra cui Prato, Pistoia, Sesto Fiorentino, Figline e Incisa Valdarno. 

Sono intervenuti alcuni consiglieri comunali del territorio aderenti a questo civismo in rete, fra cui Vincenzo Carnì (Un Cuore per Vecchiano) ed Elisabetta Mazzarri (Civica di San Giuliano Terme). Ha portato un saluto Mario De Luca, consigliere di Vecchiano eletto in una lista moderata locale.

OraToscana ha confermato di essere un punto di riferimento per un civismo che ha radici storiche profonde nella cultura delle autonomie che in Toscana si ricollega direttamente a Piero Calamandrei e Tristano Codignola, ma anche con l'eredità politica e culturale di portata italiana ed europea dei martiri antifascisti Giacomo Matteotti ed Émile Chanoux.

Confermato l'impegno per leggi elettorali ed ordinamenti politici più giusti per tutti, per fermare l'erosione della democrazia e riportare i cittadini al voto e alla partecipazione, a partire dall'impegno per restituire dignità e poteri ai consiglieri comunali. E' intervenuto all'assemblea Bartolomeo Nicolotti, dell'Associazione per la Rappresentanza Voto Libero ed Eguale, alle cui proposte di legge d'iniziativa popolare per superare l'odioso Rosatellum, OraToscana darà il proprio sostegno.

OraToscana promuoverà iniziative per correggere la legge elettorale toscana, in modo da restituire maggiore rappresentantività ai territori e alle minoranze. Su questo tema è stato portato un importante contributo da Davide Bacarella, dirigente riformista-europeista vicino al neoeletto consigliere regionale Federico Eligi.

I temi di un impegno civico amico delle autonomie personali, sociali, territoriali sono sempre più urgenti: riorganizzare le nostre comunità e i nostri servizi per una popolazione di anziani; la sanità pubblica riorganizzata secondo principi di prossimità e restituendo centralità al rapporto fra le persone e il proprio medico di fiducia; l'impegno per la montagna e per i territori più periferici; la centralità delle piccole imprese nell'economia locale; la restituzione di competenze e risorse ai territori e alle comunità locali, anche alle più piccole e marginali, contro i rischi di spopolamento e desertificazione sociale, economica e culturale. La Moderazione raccoglierà tutti i contributi raccolti nel dibattito generale e nei gruppi locali in un documento politico che sarà diffuso al più presto.

Vecchiano, sabato 22 novembre 2025, festa di Santa Cecilia - A cura di Mauro Vaiani, garante di OraToscana

Nella foto in alto a sinistra l'intervento dell'on. Franco Manes alla III Assemblea confederale di OraToscana. Alla sua destra Mauro Vaiani e Ione Orsini che hanno fatto parte della presidenza dell'adunanza.

 2025 11 22 foto gruppo III assemblea OraToscana

Una foto di un gruppo di partecipanti alla III Assemblea. Da sinistra si riconoscono: Riccardo Barea, Alessandro Tritoli, Laura Nieddu, Domenico Zucca, Marco Cannito, Riccardo Galimberti, l'ospite Bartolomeo Nicolotti (attivista anti-Rosatellum), Mauro Vaiani, Andrea Ridi, Elisabetta Mazzarri, Elisabetta Scatena, Vincenzo Carnì, Ione Orsini.

2025 11 22 presidenza Galimberti Orsini Vaiani

Nella foto i membri della presidenza della III Assemblea confederale di OraToscana del 22 novembre 2025. Da sinistra: Riccardo Galimberti, Ione Orsini, Mauro Vaiani.

 

Ringraziamento a Il Nuovo Trentino

Come ha scritto Walter Pruner, nei suoi dieci mesi di presenza nelle edicole, "Il Nuovo Trentino", liberamente e con coraggio guidato in questi mesi dall’ ottimo Paolo Mantovan, ha arricchito il quadro della comunicazione locale e territoriale, fuori da logiche compromissorie e di subalternità ai poteri forti.

Il quotidiano nato lo scorso ottobre dalle ceneri de “Il Trentino” (che era stato chiuso nel gennaio 2021) uscirà per l'ultima volta nelle edicole il prossimo 13 agosto 2023. L'editore SIE ha annunciato che i giornalisti saranno ricollocati all'interno del sito web, che continuerà le pubblicazioni e anzi sarà potenziato. Ce lo auguriamo di tutto cuore, perché anche in rete c'è assoluto bisogno di testate d'informazione locale e territoriale di qualità.

Dal nostro patto per le autonomie, l'ambiente, l'Europa, la pace, esprimiamo sincera solidarietà e l'augurio che questa voce amica delle autonomie personali, sociali, territoriali non si spenga.

Siamo grati a "Il Nuovo Trentino" per aver ospitato i nostri principali leader e attivisti, anticipando e lanciando a un pubblico molto più vasto alcuni degli interventi che hanno poi arricchito il nostro Forum 2043.

Auguriamo al direttore Mantovan, ai giornalisti, a tutti i lavoratori e collaboratori, ogni bene per il proseguo.

(a cura della segreteria interterritoriale - 6 agosto 2023)

Qui una selezione degli autori e degli scritti che abbiamo avuto l'onore di condividere con "Il Nuovo Trentino":

Autonomisti in rinnovamento, unico argine al centralismo

Erik Lavévaz, Union Valdôtaine (già presidente della Valle d'Aosta) - Aosta-Trento, 12 aprile 2023

Imparare a essere autocritici dal Friuli al Trentino e oltre

Roberto Visentin, presidente di Autonomie e Ambiente - Udine-Trento, Pasqua, 9 aprile 2023

Per autonomie che facciano crescere altre autonomie

Geremia Gios, autonomista trentino - 13 marzo 2023

Dibattito sulle autonomie ospitato da Il Nuovo Trentino

Mauro Vaiani, Claudia Zuncheddu, Ciro Lomonte, Roberto Visentin - 28 febbraio / 3 marzo 2023

La più forte Autonomia potrebbe anche autodistruggersi?

Walter Pruner, autonomista trentino - Trentino, 29 novembre 2022

 

 

 

 

Seminario sulle parole vive di Chivasso

Seminario online

PAROLE VIVE PER LE AUTONOMIE E L'AMBIENTE

Sabato 11 marzo 2023, ore 16
(conclusione lavori prevista per le ore 18 circa)

Promosso dal Forum 2043
in collaborazione con la presidenza di Autonomie e Ambiente (AeA)

Piattaforma: https://zoom.us/j/97267541503?pwd=KytzRmNzcngzeDIxUnpVNW1mdnE5Zz09

Presentazione

Crediamo in una primavera politica animata da valori civici, ambientalisti, autonomisti. Al deserto di idee e progetti, alle regole elettorali antidemocratiche, alla mancanza di dibattito civile su una stampa libera e pluralista, reagiamo rivendicando il nostro posto e assumendoci le nostre responsabilità in Italia e in Europa. I nostri movimenti, gruppi, intellettuali, attivisti territoriali sono ancorati ai principi della Carta di Chivasso del 1943, di cui quest'anno celebreremo l'ottantesimo anniversario.

Le parole di Chivasso sono vive, qui e ora, per noi che crediamo nella Repubblica delle Autonomie, nell'Europa dei popoli, in un mondo liberato da autoritarismi, colonialismi e militarismi.

Il nostro compito è portare avanti la visione del partigiano e martire Émile Chanoux e promuovere gli ideali di autogoverno dei territori, sussidiarietà verticale e orizzontale, autonomie personali, sociali e territoriali, che sono incisi nella Costituzione italiana, grazie all’impegno di padri costituenti come Giulio Bordon, Piero Calamandrei, Tristano Codignola, Andrea Finocchiaro Aprile, Emilio Lussu, Aldo Spallicci, Tiziano Tessitori.

Ciò che la nostra storia di lotte per l'autogoverno ci tramanda è essenziale per chi vuole difendere l’acqua, la terra, la salute, le autonomie, le nostre comunità ed economie locali, i doveri dei contemporanei e i diritti delle generazioni future.

I nostri pensieri devono essere lucidi, le nostre azioni risolute, oggi più di sempre, contro i cialtroneschi avventurieri di un falso autonomismo "differenziato" che in realtà tradiscono da venticinque anni le autonomie esistenti e vogliono condurci verso il disastro del presidenzialismo, come se l'Italia non fosse già uno stato sufficientemente centralista e autoritario, dove chi è temporaneamente al potere crede ancora, ottant'anni dopo, in "Roma doma".

Programma

  • Lettura pubblica della Carta di Chivasso (le voci sono di Sara Borchi e Stefano Fiaschi)
  • Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia Friuli - Venezia Giulia)
  • Mauro Vaiani (OraToscana, segreteria di AeA, coordinamento del Forum 2043)
  • Silvia Fancello, "Lidia" (rappresentante EFA-ALE e referente AeA in Sardegna)
  • Alfonso Nobile, "Alessandro" (Siciliani Liberi, vicepresidente di AeA)
  • Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera, attivista per l'autogoverno e per la salute in Sardegna, Forum 2043)
  • Andrea Acquarone (autonomista ligure e animatore di "Che l'inse!")
  • Samuele Albonetti (Rumâgna Unida, già coordinatore del MAR)
  • Gino Giammarino (editore e attivista per l'autogoverno a Napoli e nel Sud, Forum 2043)
  • Alfredo Gatta (Pro Lombardia, vicepresidente di AeA)
  • Maria Luisa Stroppiana (Assemblada Occitana - Valadas)
  • Milian Racca (Liberi Elettori Piemonte)
  • Walter Pruner (autonomista trentino)
  • Erik Lavevaz (Union Valdôtaine)
  • Roberto Visentin (Patto per l'Autonomia Friuli - Venezia Giulia, vicepresidente EFA-ALE, presidente AeA)

 

Per accedere all'evento è indispensabile iscriversi al canale Telegram del Forum 2043: https://t.me/Forum2043

Collaborazione tecnica: Renzo Giannini - Il Lampone - https://www.youtube.com/lorenxman

 Collegamento sulla rete sociale:

https://www.facebook.com/events/502898198487883/

Informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

Senza paura verso nuove autonomie

“Chi ha paura delle autonomie? Oltre il dibattito sull’autonomia differenziata” è il titolo dell’incontro promosso dal Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia-Civica F-VG, che si è tenuto mercoledì 5 luglio 2023, nella Sala Pasolini della sede della Regione Friuli-Venezia Giulia a Udine.
L'incontro è stato introdotto e moderato da Elia Mioni del Patto per l’Autonomia.
E' intervenuto Marco Boato, già parlamentare e componente della Commissione Affari costituzionali per diverse legislature, che ha fatto un significativo riassunto della storia di decenni di fallimento delle riforme costituzionali, ammonendo che uno dei motivi di questo fallimento è lo scontro, ancora irrisolto in questa Repubblica, fra centralisti e coloro che ispirano a forme più avanzate di autonomie personali, sociali, territoriali.
Da remoto è intervenuto Danilo Lampis, portavoce di “Sardegna chiama Sardegna” (una iniziativa civica, ambientalista, per nuove forme di autogoverno, recentemente promossa da una rete di giovani dell'isola). Lampis ha ribadito che gli attuali progetti di autonomia differenziata sono, oltre che impraticabili, tesi a cristallizzare rapporti di dipendenza e le disparità derivanti da una lunga storia di colonialismo interno. Ha tuttavia invitato a un rilancio, in Italia e in Europa, un contrattacco di coloro che aspirano ad autogovernarsi, nella solidarietà fra territori, contro i riflessi centralisti e autoritari.
E' intervenuta Elena Ostanel, consigliera regionale del Veneto con la lista “Il Veneto che Vogliamo”, che ha espresso le preoccupazioni del mondo civico per il centralismo non solo statale, ma anche regionale.
Infine, Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica F-VG nel consiglio regionale di Trieste, ha invitato ad accettare le sfide dell'autonomia, un'autonomia diffusa e capillare, che riguardi tutte le comunità. Una autonomia che può consentire a tutti e ovunque di sperimentare e realizzare soluzioni più avanzate di quelle che ci stanno riservando al momento i centri del potere statale ed europeo.
L'autonomia differenziata di Calderoli e della Lega, essendo un imbroglio politico ed essendo minata da pesanti contraddizioni interne, fallirà. E' tempo che civismo, ambientalismo, autonomismo, movimenti per l'autodeterminazione, si preparino, dialogando e collaborando, a un rilancio, innovativo e coraggioso, per una cultura e buone pratiche di autogoverno, di respiro europeo.